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Tarocchi

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I Tarocchi sono un tipo di carte che nasce in Europa, tra la fine del Medioevo e il Rinascimento. Formati da 78 carte dette anche lame, sono suddivisi in 2 sottogruppi: il primo è di 22 carte illustrate con figure simboliche, anticamente chiamate Trionfi, e solo dal XIX secolo, Arcani maggiori, l'altro in 56 carte suddivise in 4 serie, gli Arcani minori che, a seconda dei paesi possono mutare tipo di insegna. Gli Arcani Minori includono quattro figure: fante, cavallo, donna, re, e 10 carte numerali. Le carte sono suddivise in insegne: nei paesi latini sono più usate coppe, danari, bastoni e spade; in Francia cuori, quadri, fiori, picche; ulteriori sistemi di segni, sono quelli tedeschi e svizzeri.

I Tarocchi sono stati inventati esclusivamente come carte da gioco o a scopo istruttivo; il loro uso divinatorio cominciò a diffondersi solo dopo il XVIII secolo, specialmente nella forma italiana.

Carta della Fortezza, dai Tarocchi detti del Mantegna (Ferrara, 1460-65)

Indice

Significato del termine

La parola Tarocco venne utilizzata circa un secolo dopo l'invenzione del mazzo. La sua origine rimane tuttora oscura. Fino al 1500, le carte erano soprannominate Ludus trionphorum[1]. L'allusione ai Trionfi, è tuttora controversa. Si ipotizzano alcune possibilità:

  1. un rapporto diretto con un'opera letteraria omonima, Triumphi, di Francesco Petrarca, le cui sei allegorie sono state spesso rappresentate in modo simile alle icone trionfali dei Tarocchi: Trionfo dell'Amore = Amanti (Arcano VI), Trionfo della Castità = Temperanza (Arcano XIV), Trionfo della Morte = Morte (Arcano XIII), Trionfo della Fama = Giudizio (Arcano XX), Trionfo del Tempo = Eremita (Arcano IX), Trionfo dell'Eternità = Mondo (Arcano XXI);
  2. un rapporto con i carri trionfali che nel Medioevo accompagnavano le processioni carnevalesche.[2]

Storia

L'origine delle carte da gioco è orientale. Esse comparvero per la prima volta in Europa nel XIV secolo. Tuttavia il mazzo di tarocchi comprendente gli Arcani maggiori è una creazione italiana. Potrebbe, forse, essere documentato per la prima volta a Ferrara, nel 1442, poiché in due inventari del ducato estense è citato il pagamento della fornitura di Carte da trionphi[3]. Tuttavia non è certo che si trattasse delle stesse carte conosciute come Tarocchi in quanto a quell'epoca esistevano altri giochi denominati "Triumphi", per esempio il "gioco dei Trionfi del Petrarca", conosciuto tramite un inventario fiorentino della prima metà del Quattrocento.

Qualche anno più tardi, anteriormente al 1447, fu eseguito un mazzo per Filippo Maria Visconti (morto nel 1447). Questo mazzo di tarocchi è il più antico tra quelli conosciuti ed è conservato alla Yale University Library di New Haven (Connecticut). Un altro mazzo praticamente identico a questo, ma più frammentario, è conservato alla Pinacoteca di Brera a Milano. In entrambi i casi tutte le carte sono miniate, col fondo in foglia d'oro e lavori di punzonatura. Il suo prezzo non è pervenuto ma era certamente molto alto; simili opere erano riservate solo alle corti signorili. Fu dipinto quasi certamente dal pittore di corte Bonifacio Bembo come si evince dalle affinità stilistiche con altre opere dello stesso artista [4] .

Ulteriori frammenti di mazzi sono origine ferrarese: per esempio i tarocchi detti di Carlo VI conservati alla Biblioteca Nazionale di Parigi, quelli detti "di Alessandro Sforza" conservati al Museo di Castel Ursino a Catania e quelli di Ercole I d'Este conservati alla Yale University Library. Il fatto che quasi tutti mazzi siano giunti frammentari è evidentemente legato alla fragilità del supporto cartaceo e alle persecuzioni che subirono le carte da gioco, a volte soggette a roghi, a volte sciolte nel macero per ricavarne cartapesta da riutilizzare.

Non prima del 1450 fu realizzato il mazzo più completo a noi pervenuto, cioè i tarocchi di Francesco Sforza, legato alla famiglia Visconti nel governo del ducato di Milano, sul cui schema si modellarono in parte le carte successive. Lo stemma e il motto Visconteo à bon droyt compaiono assieme ai simboli araldici della famiglia, come il sole raggiante, tre anelli con diamanti intrecciati, il biscione. Il mazzo, conservato in tre gruppi separati, si trova all'Accademia Carrara di Bergamo (26 carte), alla Pierpont Morgan Library di New York (35 lame) mentre 13 carte sono di proprietà della famiglia Colleoni di Bergamo. I mazzi si diffusero dapprima nell'Italia settentrionale, con diverse interpretazioni illustratrive dei Trionfi: nei tarocchi ferraresi la Luna era rappresentata da uno o due astrologi, mentre in quello dei Visconti una donna tiene una mezza luna nella mano destra. Emblematico è il Matto, che nei tarocchi ferraresi è un buffone tormentato da alcuni bambini, mentre in quelli lombardi è un mendicante gozzuto, evidente allusione al gozzo, tipica malattia dei montanari della zona prealpina. A volte i mazzi erano realizzati in occasione di matrimoni signorili. In tal caso gli emblemi dei due sposi erano dipinti sulla carta dell'Innamorato.

Nelle lunghe serate di corte tutti, uomini e donne, giocavano a carte. I primi mazzi non erano numerati, il che presuppone che i giocatori ne conoscessero a memoria il valore. Verso la metà del XV secolo, le tecniche di stampa furono perfezionate prima con la xilografia, poi con la calcografia e, alla fine del secolo, con l'invenzione dei caratteri mobili. Il progresso della stampa fece nascere le prime fabbriche di mazzi di tarocchi, che erano stampati su un unico foglio, numerati, rozzamente colorati e tagliati. Il prezzo era superiore alle carte comuni, dato il maggior numero, come ci informa un registro fiscale bolognese del 1477[5]. Tuttavia la stampa introdusse sul mercato mazzi a basso costo, favorendo la diffusione del gioco. Nel tempo gli stili variarono a seconda della regione o del paese di provenienza, e non sempre gli Arcani maggiori furono disposti secondo il più importante ordine attualmente noto, quello dei tarocchi di Marsiglia. Anche i nomi delle figure potevano cambiare: l'Eremita era chiamato a volte Il Gobbo, l'Appeso era detto anche l'Appiccato o il Traditore, la Torre era menzionata come la Saetta, l'Inferno, la Casa del diavolo, la Casa di Plutone, mentre il nome attualmente conosciuto, La casa di Dio le fu attribuito a partire dal XVII secolo. Notevoli furono le diatribe attorno alle figure del Papa e della Papessa, poiché si considerava indecoroso che tali alte cariche religiose fossero associate a un mazzo di carte da gioco.

Purtroppo manca una doviziosa documentazione scritta prima del XVI secolo che ci ragguagli sull'uso e la disposizione delle carte, che probabilmente variava da regione a regione. Nel 1480 comparve il Sermones de ludo cum aliis dove un anonimo predicatore domenicano si scagliava contro l'uso dei tarocchi, e in particolare dei Trionfi. L'importanza di tale documento è dovuta al fatto che vengono elencate le figure con i nomi e la disposizione attualmente noti, con una nota di profondo sdegno perché Angeli, Virtù cardinali, Imperatore e Papa e perfino Dio padre erano raffigurati nel gioco profano. Il predicatore termina condannando l'inventore del mazzo, il Diavolo, colpevole di trascinare l'uomo nel vizio [6]. Sappiamo inoltre che la pratica di condannare il gioco di carte era diffusa, se persino San Bernardino da Siena le stigmatizzò in un suo famoso sermone tenuto a Bologna nel 1423, dopo il quale fu acceso un rogo dove furono bruciati mazzi di carte, dadi, ed altre vanità. Nei secoli successivi furono fatti ulteriori tentativi dai vari governi per reprimere o almeno limitare il gioco, senza peraltro risultati convincenti. Alla fine si giunse al compromesso di tassare le carte e creare disposizioni di fabbricazione e commercio in modo da scoraggiare evasioni, contraffazioni e contrabbando. Il bollo, ora non più in uso, era applicato solitamente sull'Asso di Denari.

L'antico gioco del Tarocco

Purtroppo non ci sono pervenuti manuali quattrocenteschi con precise regole di gioco; i più recenti manuali d'uso risalgono al XVIII secolo: la ricostruzione dei giochi più antichi è praticamente impossibile, anche perché le regole potevano variare da città a città e i tipi di giochi erano numerosi, con complesse strategie. Conosciamo però alcune indicazioni di base: al gioco potevano partecipare da due a sette persone, a cui era permesso lanciare segnali ai giocatori e scommettere sulla posta. Si potevano tenere in mano fino venti carte per ciascuno. Il tarocco era (ed è) un gioco di presa, in cui si cala una volta per uno e si è obbligati a rispondere al seme o alla carta in modo ciclico. Le briscole, ossia i Trionfi, battono le carte numerali compreso l'Asso, che non ha una posizione di privilegio. La numerazione dei Trionfi permetteva a quello più alto di vincere su quello più basso. Il Matto non gioca e vale solo come punteggio. Alla fine della partita vince chi ha totalizzato il massimo dei punti.

Il Tarocco come esercizio intellettuale e satirico

I giochi di abilità verbale erano molto diffusi nelle lunghe serate a corte, e non di rado si utilizzavano i tarocchi anche per comporre frasi e motti che dovevano ispirarsi alle figure estratte. I 22 Trionfi potevano inoltre essere abbinati (o appropriati, come si diceva) a persone e gruppi, specialmente gentildonne oppure note cortigiane. Molti di questi sonetti sono giunti fino a noi: poesiole comiche, satiriche, mordaci, scritte solitamente in ambiente cinquecentesco. Probabilmente in questo ambito colto vanno a collocarsi due mazzi: quello cosiddetto del Mantegna, e il Tarocco Sola-Busca, realizzato con la tecnica dell'acquaforte tra il XIV e il XV secolo. I quest'ultimo le carte numerali rappresentano scene della vita quotidiana, mentre nei Trionfi sono raffigurati guerrieri dell'antichità classica e biblica. Anche Pietro Aretino si occupò di tarocchi nella sua opera Le carte parlanti che ebbe un discreto successo e godette di varie ristampe[7].

I mazzi storici

I Tarocchi del Mantegna

Probabilmente inciso prima del 1467, questo mazzo di 50 carte fu erroneamente attribuito ad Andrea Mantegna, ma per lo stile è collegato all'ambito ferrarese. Questo Tarocco non ha alcun riferimento iconografico alle carte Visconti - Sforza : mancano infatti totalmente i semi e in parte gli onori (ossia Fante, Cavallo, Regina, Re) nonché i classici Trionfi, a parte alcune allusioni al Matto e all'Imperatore. Il mazzo, di cui si conoscono due serie, soprannominate E ed S è suddiviso in cinque gruppi di dieci carte. L'ordine numerico corrisponde a una precisa gerarchia d'importanza. Ogni gruppo inizia con Le condizioni umane, prosegue poi con Apollo e le Muse, le Arti e le scienze , con particolare riferimento alle Arti Liberali , ossia a quel complesso di conoscenze teoriche considerato indispensabile all'uomo libero. Nel Medioevo cristiano erano considerate superiori alle Arti meccaniche tra cui figuravano quelle visive. Successivamente si passa agli Spiriti e alle Virtù, poi ai Pianeti e le Stelle dell'Universo, aderenti alla classica visione di Tolomeo e infine all'Ottava Sfera, al Primo Mobile e alla Prima Causa, cioè Dio.

Non sappiamo come veniva usato questo mazzo: più che carte da gioco i Tarocchi del Mantegna, sembrerebbero un'opera didattica e istruttiva, cosa tutt'altro che rara in epoche dove la diffusione delle idee non aveva la velocità odierna. Il contenuto stimolava quindi il giocatore ad un'ascesa verso la perfezione, simile al viaggio di Dante dall'Inferno al Paradiso.

I Tarocchi di Marsiglia

Non abbiamo riferimenti per la datazione dei Tarocchi di Marsiglia così chiamati per la città della Francia che ha goduto di una posizione di monopolio nella produzione di questo tipo di carte pur non avendole inventate; sebbene i primi mazzi conosciuti risalgano al XVIII secolo, lo stile delle carte a semi italiani fa propendere per l'origine latina di questo tipo di mazzo, probabilmente diffusosi dalla Lombardia in territorio francese. Uno dei modelli più conosciuti dei Tarocchi di Marsiglia fu inciso su legno dal francese Claude Burdel nel 1751. Egli aveva contrassegnato Il Carro con le sue iniziali, mentre la sua firma per esteso compare sul 2 di denari. Le figure sono intere, e - relativamente agli Arcani maggiori - recano la denominazione in francese e sono contrassegnati da numeri romani. La morte non aveva nome. Le scritte erano in un francese sgrammaticato, spesso privo di accenti e apostrofi. Gli abiti delle figure, pur nella loro forte stilizzazione, si riferiscono a prototipi rinascimentali. Il mazzo fu poi rielaborato correttamente dal francese Grimaud, e ristampato nel XIX secolo.[8]

I Tarocchi di Besançon

Come per Marsiglia, la città non può vantare la paternità di queste carte da Tarocco a semi italiani. Il più antico mazzo di questo genere databile con certezza risale al 1746, e ne conosciamo sia il fabbricante - Nicolas Laudier - sia l'incisore, Pierre Isnard. Le eccezioni più notevoli sono i Trionfi II, la Papessa, trasformata in Giunone, e il V, il Papa, diventato Giove tonante.

La composizione dei Trionfi marsigliesi

È questa forse la principale forma definitiva che attualmente usiamo per la divinazione. Molti tarocchi fantastici si ispirano a quelli marsigliesi. Vale quindi la pena di darne una descrizione più accurata:

I - Il Bagatto (le Bateleur). La parola ha origini latine e sta ad indicare "figura da poco", "bagatella", cosa di nessun conto. Rappresenta un giovane uomo con un grande cappello e abiti vistosi, posto in piedi davanti a un tavolo, su cui figurano monete, vasetti, dadi, coltelli, una borsa. L'uomo regge nella mano sinistra un bastone dorato.

II - La Papessa (La Papesse). È forse una delle figure che ha dato luogo a maggiori discussioni, dal momento che nessuna donna ha mai avuto accesso al soglio di Pietro. In taluni mazzi è stata sostituita da Divinità o altre carte. La donna ha un triregno in capo, è seduta su un trono ricoperto da un velo e ha in mano un libro aperto.

III - L'Imperatrice (L'Imperatrice). Una donna in trono, con la corona in testa, ha in mano uno scettro col globo sormontato dalla croce (da sempre simbolo di impero). Regge con la mano destra uno scudo con un'aquila araldica, e ha due ali aperte sulla schiena.

IV - L'Imperatore (L'Empereur). Un uomo barbuto, seduto in trono di profilo, con una gamba incrociata sull'altra, regge uno scettro con la destra. Sotto al Trono è appoggiato uno scudo con un'aquila araldica.La carta è evidentemente collegata col potere terreno.

V - Il Papa (Le Pape). Seduto in posizione frontale, il Pontefice col Triregno regge un pastorale a croce con tre traverse. Ai suoi piedi, di statura notevolmente inferiore, sono inginocchiati due chierici. Il Papa ha la barba canuta, probabile allusione alla sua saggezza.

VI - L'innamorato (L'Amoreux). Sotto a un grande cupido alato, pronto a scoccare la sua freccia, un giovane sta in piedi tra due figure femminili, una vestita più poveramente dell'altra. I critici sono concordi nell'identificare questa lama col mito di Ercole, che dovette scegliere tra Vizio e Virtù.

VII - Il Carro (Le Chariot). Un carro visto in modo rigidamente frontale, è condotto da un giovane guerriero incoronato, mentre trattiene saldamente due cavalli, uno blu ed uno rosso, che tendono a scartare in posizioni opposte.

VIII - La Giustizia (la Justice). È questa una delle tre Virtù cardinali citate nel mazzo, da cui manca la Prudenza. Una donna in trono regge con la mano sinistra una bilancia dai piatti allineati, e con la destra una spada. Questo Trionfo contiene in sè l'idea di equilibrio e di punizione.

IX - L'Eremita (L'Hermite). Un vecchio barbuto, appoggiandosi ad un bastone, avanza reggendo una lampada. Non si può fare a meno di pensare a Diogene che, reggendo una lampada affermava di cercare l'uomo.

X - La Ruota della fortuna (La Roue de Fortune). Questa immagine, largamente conosciuta e rappresentata nel Medioevo, raffigura una ruota sormontata da una sfinge alata con corona e spada, con due esseri mezzo uomo e mezzo animale arrampicati ai suoi lati. Già in epoca medievale la Ruota era usata per ricordare la vanità delle conquiste e dei beni terreni.

XI - La Forza (La Force). Una donna con un ampio cappello in testa chiude le fauci di un leone. È una delle tre Virtù cardinali raffigurata nel mazzo.

XII - L'Appeso (Le Pendu). Un uomo è appeso per un piede a un palo retto da nodose travi di legno. La gamba libera è piegata verso l'interno. La carta raffigura una pena praticata realmente durante il Medieovo, sia dal vero sia in effigie, a chi si rendeva reo di tradimento. Questo tipo di pittura, detta infamante, era solitamente affidata a mestieranti, ma a volte ad artisti di rilievo, come Sandro Botticelli e Andrea del Sarto.

XIII - La Morte (a volte lasciata senza scritta) - Uno scheletro con una falce cammina in un campo cosparso di mani e di teste. La figura è collegata con l'iconografia medievale del Trionfo della Morte molto diffusa nel Medioevo e nel Rinascimento, in cui uno o più scheletri si trascinano, in fila o in una danza macabra, regnanti, Papi e altri soggetti solitamente di alto livello sociale.

XIV - La Temperanza (La Temperance). Altra virtù cardinale. Un Angelo con la veste bipartita in due zone di colore blu e rosso, versa un liquido da un'anfora all'altra reggendole entrambe con le mani.

XV - Il Diavolo (Le Diable). Un essere cornuto dal viso sghignazzante, le ali di pipistrello, i seni femminili, i genitali maschili, le gambe caprine, sta in cima a un piccolo ceppo a cui sono legati due diavoletti. Gli zoccoli e il ghigno osceno sono mutuati dalle classiche immagini greche del dio Pan.

XVI - La casa di Dio (La Maison Dieu). Una torre che ha come tetto una corona, viene scoperchiata da una lingua di fuoco, mentre due figure umane cadono al suolo e piccole sfere riempiono l'aria. La costruzione evoca la Biblica torre di Babele, talmente alta che Dio punì gli uomini confondendo il loro linguaggio.

XVII - La Stella (L'etoile). Con questa carta si abbandona il mondo umano e si entra in quello spiritualmente superiore. Otto stelle, di cui la centrale molto più grande, sormontano una donna nuda che versa per terra acqua da due anfore. Sul fondo, un minuscolo albero su cui canta un piccolo uccello.

XVIII - La Luna (La Lune). Seconda lama della serie degli astri la Luna splende rotonda in cielo ma con il volto raffigurato di profilo, mentre gocce colorate partono dalla terra verso di essa. In primo piano un Gambero, legato zodiacalmente al segno del Cancro, esce da una pozza d'acqua. Due cani ululano e due torri sullo sfondo sembrano custodire il paesaggio.

XIX - Il Sole (Le Soleil). Un grande sole radiante sparge gocce su due gemelli ritti in piedi vicino a un basso muretto in mattoni.

XX - Il Giudizio (Le Jujement). Un angelo esce da un nembo colorato suonando la tromba, mentre tre piccoli corpi sorgono da un avello Anche questa immagine, frequentissima nel Medioevo, può farsi risalire ai numerosi miti sulla fine del mondo presenti in molte religioni antiche. Il più importante riferimento è certamente l'Apocalisse di San Giovanni, ultimo libro del Nuovo Testamento. Questa carta corrisponde all'Angelo di altri mazzi da gioco.

XXI - Il Mondo (Le Monde). La carta rappresenta una donna seminuda che regge due bastoncini nelle mani. Essa è circondata da una mandorla di foglie, mentre ai quattro lati della carta compaiono i simboli Tetramorfi degli Evangelisti: un Angelo (San Matteo) un'Aquila (San Giovanni) un Toro (San Luca) e un Leone (San Marco). La carta compendia, se pur in forma elementare due figure geometriche, il cerchio e il quadrato, che erano considerate il simbolo della perfezione.

Il Matto (Le Fou). La lama non è numerata e può essere inserita sia all'inizio sia alla fine del mazzo. Un giullare girovago, col cappello a sonagli, che regge su una spalla un fagottino con le sue poche cose, si avvia verso una strada non meglio identificata, rincorso da un cane che gli sta lacerando una calza. Una figura analoga si trova nel Tarocco del Mantegna, me è chiamato il Misero.[9]

Le Minchiate

Comparso a Firenze, questo curioso mazzo di novantasette carte fu chiamato così con probabile attinenza al membro virile, ma anche per indicare che il gioco di carte non era da prendersi sul serio. Godette di grande fortuna soprattutto nell'Italia centro settentrionale, ma fu poi gradualmente abbandonato. Le Minchiate sono una curiosa variante regionale, completamente alterata, del Tarocco tradizionale. Le prime trentacinque carte, dette Papi sono seguite da cinque carte chiamate Arie: la Stella, la Luna, il Sole, il Mondo e il Giudizio finale detto Le trombe. I semi sono Denari, Coppe, Bastoni, Spade. Gli onori sono detti Cartiglia e presentano centauri al posto dei cavalieri. Tra le altre carte mancano la Papessa e il Papa, mentre sono state aggiunti il Granduca, le quattro Virtù Cardinali, le tre Teologali, i quattro Elementi, i dodici Segni zodiacali.

Il Tarocchino bolognese

Bologna, che è stata uno dei centri in cui il gioco era più attivamente praticato, non ci ha lasciato alcun mazzo completo prima del XVII secolo. I questo periodo si giocava una nuova forma di Tarocco a mazzo ridotto di 62 carte, anche se non abbiamo indicazioni precise sulla data in cui vennero eliminate determinate carte. I tagli erano relativi alle carte numerali, ad esclusione degli Assi. Nè il Tarocchino è l'unico esempio di contrazione del mazzo: a Venezia il gioco della Trappola prevedeva trentasei carte.

Il Tarocchino bolognese trionfò in questo periodo grazie a vicissitudini particolari: tra il 1663 e il 1669 un artista bolognese fantasioso e versatile, Giuseppe Maria Mitelli (1634 - 1718)m incise un libro sui tarocchini dedicato a Prospero Bentivoglio. I fogli dovevano poi essere tagliati e incollati dal giocatore. In periodo della Controriforma e con sensibilità tutta barocca, il Mitelli trasformò il mazzo eliminando la figura della Papessa e ridisegnando i Trionfi. Così l'Appeso è un uomo condannato alla pena capitale che aspetta che il boia gli fracassi il cranio con un martello; la Stella è un mendicante che avanza nella notte con una lanterna; la Luna e il Sole sono ispirati ad Artemide e ad Apollo, il mondo è un globo sorretto da un gigantesco Atlante. Anche le carte numerali hanno disegni fantasiosi, mentre nell'Asso di denari l'artista ha inciso il suo ritratto con la firma.

Un altro tipo di Tarocchino bolognese, tuttora usato se non altro per la divinazione, risale al 1725 e fu ideato dal canonico Montieri. L'autore aveva indicato le diverse forme di stati europei, audacemente situando Bologna sotto un governo misto, laico-clericale. Dal momento che la città era inserita nei domini dello Stato Pontificio, la cosa fu giudicata irrispettosa e l'audace prelato fu incarcerato. Il senato bologese trovò un accordo facendo sostituire le icone irriverenti con figure di mori.[10] In una data non precisata della seconda metà del Settecento, il Tarocchino fu uno dei primi mazzi che suddivise le figure in due metà speculari.

Il Tarocco Piemontese

Grazie alla sua vicinanza alla Francia, ma forse anche per influenza dell'Italia settentrionale, il Piemonte conobbe e usò ben presto i Tarocchi, che sono ancora uno dei pochissimi mazzi di questo genere in produzione. Alla fine del XIX secolo fu introdotto il tipo a due teste, senza dubbio utile ai giocatori che non dovevano girare le carte ogni volta che si presentavano rovesciate. Le poche variazioni rispetto al mazzo tradizionale sono date dall'uso dei numeri arabi al posto di quelli romani, dalla testa del Matto, Associata a una farfalla, dal Giudizio, detto Angelo, dove i morti emergono dalle fiamme, collegandosi con l'iconografia popolare delle anime del Purgatorio.

I Tarocchi contemporanei

Lo straordinario interesse che si è sviluppato intorno ai tarocchi dall'Ottocento in avanti ha spinto numerosi artisti contemporanei a reinterpretare le misteriose figure. Fra gli italiani si possono ricordare Franco Gentilini, Renato Guttuso, Emanuele Luzzati [1], Ferenc Pinter e Sergio Toppi. Fra gli artisti non italiani spiccano Salvador Dalì e Niki de Saint-Phalle, autrice del fantastico Giardino dei Tarocchi costruito a Garavicchio, presso Capalbio.

Numerosi illustratori hanno realizzato nuovi mazzi, talvolta in collaborazione con storici e letterati. Per esempio, i Tarocchi di Dario Fo sono stati dipinti dal figlio Jacopo su progetto del Premio Nobel Dario Fo, mentre allo scrittore Giordano Berti si deve la sceneggiatura di dieci mazzi realizzati da vari illustratori.

A Riola, in provincia di Bologna, è stato istituito da tempo un Museo dei Tarocchi con un'ampia raccolta di carte.

Il gioco dei Tarocchi

Il gioco tradizionale giocato coi Tarocchi sin dalla sua origine è variato poco, anche se innumerevoli varianti ne esistono in tutta Europa. Si tratta di un gioco di prese simile al tressette, alla briscola, al whist o al bridge, in cui i Trionfi o Arcani giocano il ruolo delle "briscole", cioè delle carte più forti.

Il mazzo è composto da 22 Arcani Maggiori o Trionfi e da 56 carte divise in quattro semi, quindi ogni seme è costituito da 14 carte, le prime dieci numerate da uno a dieci più quattro carte vestite: Re, Regina, Cavaliere e Fante.

Il Tarot nouveau.In Francia si usa il Tarot nouveau; qui le regole sono fissate dalla Fédération Française de Tarot.

La forza delle carte

Per decidere le prese l'ordine di priorità delle carte dalla più alta alla più bassa è:

  1. Gli Arcani Maggiori a partire dal XXI (Il Mondo) fino allo 0 (Il Matto)
  2. I Re
  3. Le Regine
  4. I Cavalieri
  5. I Fanti
  6. Le carte numerate dal dieci all'uno (Asso)

A parità di carta giocata, la forza è decisa dal seme.

La forza dei semi

In ordine decrescente:

  1. spade
  2. coppe
  3. denari
  4. bastoni

Quindi, ad esempio, il tre di denari è più basso del tre di spade.

Il valore delle carte

Al termine della mano il valore delle carte per determinare il punteggio è:

  • Il Mondo (XXI) vale 5 punti
  • Il Bagatto (I) vale 5 punti
  • Il Matto (0) vale 4 punti.
  • Il Re vale 5 punti
  • La Regina vale 4 punti
  • Il Cavaliere vale 3 punti
  • Il Fante vale 2 punti
  • Tutte le altre, dal X al I, ogni 3 carte 1 punto.

Il mazziere

Il mazziere, cioè colui che distribuisce le carte all'inizio di ogni mano, è sorteggiato mediante la pesca di una carta da parte di tutti i giocatori all'inizio della partita. Chi pesca la carta più bassa sarà il primo mazziere. La carta considerata più bassa è l'asso di bastoni, quella più alta è l'Arcano XXI (Il Mondo). Il giocatore che pescasse l'Arcano 0 (Il Matto) dovrà ripetere il sorteggio.

Una volta scelto il mazziere, egli farà mescolare il mazzo da chi sta di fronte a lui, farà tagliare a chi è immediatamente alla sua sinistra e distribuirà le carte in senso antiorario partendo da chi è immediatamente alla sua destra. Nel caso di una partita a tre giocatori il mazziere distribuisce 25 carte agli altri due giocatori e 28 a se stesso, mentre nel caso di una partita a quattro le carte distribuite sono 19 ed al mazziere ne rimangono 21.

Successivamente il mazziere deve scartare un numero di carte pari a quello eccedente rispetto a quello degli altri giocatori, che vanno così a far parte del suo monte (cioè delle sue prese) seguendo però queste regole:

  1. Non è possibile scartare Trionfi.
  2. È possibile scartare un Re solo nel caso in cui non si abbia nemmeno un Trionfo.

La mano

Il giocatore che sta immediatamente a destra del mazziere, inizia il gioco calando una carta. Gli altri giocatori sono obbligati a giocare una carta dello stesso seme; nel caso non ne abbiano devono giocare un Trionfo, nel caso non abbiano nemmeno Trionfi possono giocare una carta a loro scelta. Chi ha giocato la carta più forte le prende tutte e tre e le raccoglie nel proprio monte. Sarà lui a continuare il gioco giocando la carta che preferisce.

Il Matto

Il Matto è indubbiamente la carta più caratteristica dei Trionfi, e può essere giocata in qualunque momento facendole assumere un qualsiasi valore corrispondente ad un'altra carta; è usata nel conteggio dei punti come carta speciale al posto di un'altra carta che non si possiede.

Il matto

È interessante notare il parallelo tra il Matto dei tarocchi e la figura del Jolly nelle carte francesi (rappresentato spesso come un giullare): il soggetto rappresentato e il loro uso sono simili.

Gioco in Piemonte

In Piemonte, nel gioco dei tarocchi sono presenti alcune prassi e alcune eccezioni alle regole basi.

Prassi

> Il mazziere distribuisce le carte ad ogni giocatore, tutte insieme (25 se si gioca in 3, 19 se si gioca in 4)

> Se un giocatore all'inizio della mano non ha né figure né tarocchi le carte devono essere distribuite di nuovo

> Il mazziere non può mai scartare un Re nemmeno se non ha tarocchi

> Non si può iniziare la prima mano con tarocchi

Eccezioni

> se in una mano vi sono sia il Trionfo n° 20 ("L'Angelo") e il n° 21 ("Il Mondo"), il 20 prende sul 21

> se in una mano non vi sono né figure né tarocchi, nei semi lunghi (spade e bastoni) prende la più alta, nei semi corti (denari e coppe) la più bassa

Il conteggio dei punti

Finite le carte, ogni giocatore prende quelle che formano il suo monte e le conta a tre per volta nel caso di partita a tre o quattro per volta nel caso di partita a quattro.

I punti realizzati variano a seconda della composizione delle tre o quattro carte che si contano a fine mano, se fra queste carte c'è una sola carta di quelle specificate sopra, il valore sarà dato da quella carta (per es. il Re 5 punti, la Regina 4 e così via). Se nelle 4 carte sono presenti due o più figure si sottrae un punto ogni figura in più (ad es: un Re, una Regina + due carte semplici il valore invece di 9 sarà 8).

Il pareggio si ottiene a 26 punti, chi ne fa di più vanta un credito corrispondente ai punti realizzati oltre i 26, chi ne fa di meno ha un debito. Quando si è completato il giro, cioè ogni giocatore ha fatto da mazziere, il vincitore della partita è quello che ha più crediti.

Nella variante a quattro normalmente si gioca in coppia ed il pareggio si raggiunge a 36 punti.

Giocare da fuori

In alcune zone, nel gioco a 3, è permesso giocare da fuori: nella 3^ mano, il giocatore che raggiunge un credito di 26 punti, può dichiarare di aver vinto (a prescindere dal punteggio che raggiungeranno gli altri) e, da quel momento in poi, deve giocare in modo da non favorire nessuno degli altri due. Le regole sono

> Quando si è di mano si devono giocare prima tutte le carte franche o supposte tali, poi tutti i tarocchi

> Quando si risponde si deve giocare sempre la più alta delle più piccole.

È necessario annotare che i puristi del gioco non amano chi "gioca da fuori"

Il Tarocco esoterico

Fu nel Settecento ossia nell'epoca dei lumi, che si cominciò a prendere in considerazione una possibile origine esoterica ed ermetica dei Tarocchi.

Sull'origine dei tarocchi esistono numerose teorie esoteriche, senza alcun fondamento storico. La più nota vuole che i Tarocchi provengano dall'Antico Egitto e fossero stati inventati direttamente dal dio Thot. Le elucubrazioni esoteriche sui tarocchi si svilupparono fra il ed il XIX secolo a partire dagli studi pubblicati da Antoine Court de Gebelin. Jean-Baptiste Alliette e che ne postularono un'antica origine, non validata da alcuna fonte storica, legata ai miti dell'antico Egitto o della Cabala ebraica. Il primo a lanciare queste teorie fu il poligrafo francese Antoine Court de Gebelin, alla fine del Settecento. Nella metà del secolo seguente Alphonse Louis Constant, meglio conosciuto come Eliphas Levi, indicò le origini dei tarocchi nella cabala ebraica, per via del fatto che i Trionfi sono ventidue come le lettere dell'alfabeto ebraico.

Un mazzo di tarocchi, di qualsiasi tipo, si costituisce comunque di 78 carte. Le 22 figure denominate in origine Trionfi e ribattezzate dagli esoteristi Arcani Maggiori, mostrano un'iconografia di chiara derivazione cristiana (ad esempio Il Diavolo, L'Angelo, La Forza, La Temperanza, La Giustizia, Il Papa ecc.). Le 56 figure denominate Arcani minori consistono nelle tradizionali carte da gioco a semi italiani (coppe, denari, bastoni e spade) e precedono di almeno 40 anni le carte dei Trionfi. Ciò significa che il mazzo dei tarocchi risultò dall'unione di due diversi mazzi.

La differenza tra le due sequenze è stata sottolineata dagli esoteristi in questo modo: gli Arcani maggiori contengono simboli universali, riconducibili ad esperienze di vita particolari, mentre i minori sono una sorta di punteggiatura dei responsi.

Nel 1927 Oswald Wirth cercò di riassumere in un manuale (ancora oggi pubblicato) le chiavi interpretative assegnate a ciascuna carta dai membri della fratellanza alla quale era legato: l'Ordine Cabalistico della Rosa+Croce. La trattazione viene completata con un mazzo di 22 Arcani Cabbalistici disegnati dallo stesso Wirth nel 1889.

L'uso dei tarocchi come carte da gioco si trova ancora in molte aree italiane e francesi. Il tarocco siciliano è utilizzato a Barcellona Pozzo di Gotto ed a Calatafimi. A Bologna si usa il Tarocchino bolognese, le cui regole originali sono conservate dall'Accademia del Tarocchino bolognese. A Pinerolo si usa il Tarocco ligure-piemontese. In Francia si usa il Tarot nouveau; qui le regole sono fissate dalla Fédération Française de Tarot.


I primi cartomanti furono affascinati dal significato simbolico di queste carte; in seguito attribuirono agli arcani maggiori ulteriori significati legati sia alle raffigurazioni, sia al loro nome, sia alla numerologia associata al numero indicato sulle carte. Queste ulteriori interpretazioni furono poi simbolizzate e inserite nelle nuove rappresentazioni delle carte, arricchendole sempre più sia dal punto di vista iconografico sia dal punto di vista simbolico.

In seguito anche gli Arcani minori furono sottoposti a un analogo studio e seguirono un'analoga evoluzione.

Note

  1. ^ Michael Dummet - Il Mondo e l'Angelo - I Tarocchi e la loro storia, pagina 18 - Edizione Bibliopolis - Napoli, 1993
  2. ^ Franco Cardini - La fortuna, il gioco, la corte, pag.11 e seguenti in: Le carte di Corte, i Tarocchi - Gioco e magia alla corte degli estensi - Nuova Alfa Editoriale, 1987
  3. ^ Michael Dummett; Cecilia Gatto Trocchi e Franco Solmi, I tarocchi per le corti: i tarocchi miniati in I tarocchi: le carte di corte, op. cit., p. 21
  4. ^ Sandrina Bandera,I Bonifacio Bembo. Tarocchi Viscontei della Pinacoteca di Brera, Martello, Milano 1991
  5. ^ Giordano Berti, Pietro Marsilli - Il Castello dei destini, pag.11 - Editore Marsilio - Padova, 1989
  6. ^ Giordano Berti, Pietro Marsilli - Il Castello dei destini, pag.16 - Editore Marsilio - Padova, 1989
  7. ^ Giordano Berti, Pietro Marsilli - Il Castello dei destini, pagine 41 e 83 - Marsilio editore, Padova
  8. ^ Stuart R. Kaplan - I Tarocchi - pagine 36, 38, 39 - Ed. Mondadori, Milano - 1981
  9. ^ Claude Burdel - I Tarocchi di Marsiglia - Lo scarabeo, Torino, 2009
  10. ^ Girolamo Zorli - Il Tarocchino bolognese, pag.33 - Arnaldo Forni Editore, Sala Bolognese, 1992

Bibliografia

  • Michael Dummet - Il Mondo e l'Angelo - I Tarocchi e la loro storia, - Edizione Bibliopolis - Napoli, 1993
  • (EN) Michael Dummett; Sylvia Mann, The game of Tarot: from Ferrara to Salt Lake City, Londra, Duckworth, 1980, ISBN 978-0-7156-1014-5
  • Giuliana Algeri (a cura di) I tarocchi: le carte di corte. Gioco e magia alla corte degli Estensi, Catalogo della mostra al Castello Estense di Ferrara, Nuova Alfa, 1987, ISBN 88-7779-016-4
  • Giordano Berti, Pietro Marsilli - Il Castello dei destini - Editore Marsilio - Padova, 1989
  • Giordano Berti, Andrea Vitali, Tarocchi. Arte e Magia. Catalogo della mostra al Museo Civico Archeologico di Bologna. Le Tarot, Faenza, 2005.
  • Stuart R. Kaplan - I Tarocchi - Ed. Mondadori, Milano - 1981
  • Girolamo Zorli - Il Tarocchino bolognese - Arnaldo Forni Editore, Sala Bolognese, 1992
  • Cecilia Gatto Trocchi - I Tarocchi - Newton, Roma, 1995
  • (EN) Ronald Decker; Thierry Depaulis e Michael Dummett, A wicked pack of cards: the origins of the occult tarot, Londra, St Martin's Press, 1996, ISBN 978-0-7156-2713-6
  • Giordano Berti, Storia dei Tarocchi. Verità e leggende sulle carte più misteriose del mondo, Oscar Storia, 454, Milano, Mondadori, 2007, ISBN 978-88-04-56596-3
  • Giordano Berti e Ram (a cura di) Il grande libro dei Tarocchi, Milano, RCS Libri S.p.A., aprile 2007. ISBN 978-88-451-4105-8
  • Diego Meldi, Tarocchi. Il manuale completo, Firenze, Giunti Demetra, novembre 2007. ISBN 978-88-440-3488-7
  • Claude Burdel - I Tarocchi di Marsiglia - Lo scarabeo, Torino, 2009

Arcani maggiori

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Gli arcani maggiori o trionfi sono un gruppo di carte dei tarocchi.

Nei mazzi moderni sono ventuno carte, generalmente numerate da 1 a 21, più il Matto, che nel gioco di carte è una carta che ha un ruolo particolare.

Nella cartomanzia gli arcani maggiori rappresentano le carte più dense di significato.

Indice

Elenco degli arcani maggiori

Come si giocano

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Tarocchi.

Nel gioco dei tarocchi, possono essere utilizzati oltre alle 56 carte tradizionali anche i trionfi. Questi possono essere considerati come il quinto seme del mazzo e giocano il ruolo della "briscola" o dell'"atout" ossia del seme più forte.

Come si leggono

Esistono tecniche di lettura nella cartomanzia che prevedono l'utilizzo dei soli arcani maggiori; generalmente sono considerate tecniche di lettura rapida.

Le tecniche più complesse prevedono invece l'utilizzo di tutte e 78 le carte dei mazzi moderni. Quando si utilizzano queste tecniche, gli arcani maggiori sono le carte più dense di significato, contrapposte agli arcani minori che servono solamente a precisare il contesto in cui i cartomanti interpretano gli arcani maggiori.

Influenze nella letteratura

  • Pietro Aretino, Sonetto XXXII in Pasquinata per l'elezione di Adriano VI (1521). È sicuramente divinatorio il metodo scelto dall'Aretino per scegliere il futuro papa: a ciascun cardinale viene distribuita una carta degli Arcani maggiori.
  • Matteo Maria Boiardo, ''Cinque capituli sopra el Timore, Zelosia, Speranza, Amore et uno Triompho del Mondo (1523). In queste terzine ci sono giochi verbali in relazione ad alcune figure dei Tarocchi.
  • Troilo Pomeran, Triomphi (1534). I Trionfi sono abbinati a sonetti laudativi, dedicati a famose gentildonne.
  • Pietro Aretino, Le carte parlanti (1543). Un curioso dialogo in prosa sul significato del gioco della vita. Un cartaio si lamenta delle sue carte, scompigliate sicuramente da un diavolo. Le carte, offese, gli rispondono raccontando le loro origini mitiche.
  • Teofilo Folengo, Chaos del Tri per uno (1546). Sonetti in relazione con i Trionfi.
  • Italo Calvino, Il castello dei destini incrociati (1973). La narrazione è accompagnata, quasi in ogni pagina, da riproduzioni di carte dei Tarocchi, in varie combinazioni. Da queste Calvino fa scaturire diversi racconti.
  • Un romanzo di Lynn C. Miller, The Fool's Journey (2002), è diviso in 22 capitoli che iniziano con il Matto e terminano con il Mondo.[1]

Note

  1. ^ Berti, op. cit.

Bibliografia

Il Matto

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Il Matto (detto anche Il Folle o Il Follo) è un arcano maggiore dei tarocchi. Altri nomi: Il Misero, il Vagabondo. Francese: Le Mat, Le Fou, Le Fol. Inglese: The Fool, The Foolish Man.

Nel gioco di carte può essere giocato in sostituzione di una qualsiasi carta.

Nella cartomanzia rappresenta l'innocenza o la follia.

Indice

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Rappresentazione [modifica]

Il Matto è raffigurato in genere come un uomo vestito con abiti laceri o molto poveri. In alcuni tarocchi ha i piedi nudi, in altri indossa calzari e porta un lungo bastone appoggiato sulla spalla al quale spesso è legato un fagotto. In alcuni tarocchi un cane o un animale lo assale o lo segue.

Nei mazzi Visconti-Sforza nei capelli dell'uomo sono infilate alcune piume, e l'immagine è chiaramente ispirata alla Stultitia dipinta da Giotto nella Cappella degli Scrovegni. Nei mazzi successivi le piume non sono presenti, mentre è invece costante lo sguardo rivolto verso il cielo o perso verso l'orizzonte.

Nei tarocchi marsigliesi l'uomo è raffigurato con abiti da giullare; questa rappresentazione, ripresa in altri mazzi di tarocchi, ha influenzato anche la rappresentazione del jolly, il cui utilizzo nei moderni giochi di carte è analogo a quello del Matto.

Nei tarocchi marsigliesi è stata introdotta anche la figura dell'animale in agguato, che è sempre presente in tutti i mazzi successivi. Questo animale generalmente è un cane o un gatto, anche se in alcuni mazzi particolari può essere rappresentato da belve, di solito un grosso felino.

Nei tarocchi Rider-Waite l'uomo cammina sull'orlo di un precipizio e ha in mano una rosa (vedi simbolismo rosacroce).

In alcuni mazzi l'uomo ha anche un bastone da passeggio, e quasi sempre è raffigurato nell'atto di camminare, noncurante del disturbo dell'animale o del pericolo che sta correndo.

Nei mazzi per la divinazione è spesso presente il numero 0, indicando che la carta è precedente al Bagatto; più raramente può essere presente il numero 22, indicando che la carta è seguente al Mondo, oppure non essere presente alcun numero.

Simbolismi [modifica]

In origine questa carta rappresentava la stoltezza. Nei tarocchi rinascimentali è rappresentata da un demente, preso in giro da un gruppo di ragazzini. Solo in seguito venne a rappresentare la follia, quando cominciarono a chiamarla "il Matto" in analogia alla "matta" di altri mazzi di carte tradizionali. Come simbolo esoterico, la follia pura è ciò che permette di affacciarsi alla vita di nuovo per ricrearla dal principio.

Lo sguardo perso simboleggia il distacco dalla realtà. Il fagotto rappresenta le esperienze che un uomo si porta con sè. L'animale in agguato rappresenta l'istinto ed è l'unico elemento, insieme al bastone da passeggio, che lega l'uomo al mondo reale.

L'uomo che cammina rappresenta il viaggio, simbolo a sua volta del passaggio dell'uomo sulla Terra; è l'uomo che ha attraversato il mondo e conosciuto ogni seme e ogni via.

Il numero 0 ha il significato numerologico del "moltiplicatore universale": ogni numero, moltiplicato per zero, è ancora zero, e rappresenta dunque l'unità del tutto; essendo il primo di tutti i numeri, rappresenta anche un nuovo inizio.

Significati divinatori [modifica]

Il significato del Matto assume tutte le sfumature tra l'innocenza e la follia, compresi l'istinto, l'originalità, la spensieratezza, le azioni incomprensibili, il distacco della mente. È la parte irrazionale dell'uomo, che può condurlo sia nel bene che nel male. Simboleggia un evento determinante e inatteso. In senso spirituale, può rappresentare il passaggio ad un altro livello di consapevolezza.

Aspetti positivi [modifica]

In positivo è la forza della vita che raccoglie tutto il cammino fatto e ci proietta ad un nuovo inizio; può rappresentare una novità, spesso imprevedibile o inaspettata. È però carta duplice: genio e/o follia. Molti la ritengono solo negativa. Infatti è difficile cogliere le differenze.

Aspetti negativi [modifica]

In negativo è la follia, intesa come alienamento dalla realtà, il restare confinati nel proprio, piccolo mondo. Può indicare indifferenza, depressione, vuoto. È anche irresponsabilità, esibizionismo, immaturità, schiavitù, soggezione, nullità, inesperienza, superficialità, rassegnazione nociva. Per il Wirth rappresenta la perdita del libero arbitrio.

Corrispondenze [modifica]

In astrologia corrisponde al cerchio dello zodiaco, al pianeta Marte e all'elemento Aria.

Nella cabala corrisponde alla lettera shin dell'alfabeto ebraico, secondo la Scuola esoterica francese avviata da Eliphas Levi; secondo la Scuola inglese, avviata da Samuel Lidell Mathers, il matto corrisponde alla lettera aleph. Perciò nell'Albero della vita può avere posizioni due differenti: per la Scuola inglese corrisponde all'11°sentiero (da Kether, la Corona, a Chokmah, la Sapienza). Alcuni la mettono in relazione con il segno LVI de I Ching, Il viandante. In magia è il subcosciente.

Nell'alchimia corrisponde all'allume, che non coincide con il composto chimico ma va considerato esotericamente; come spiegava Oswald Wrth, è "il Sale che genera gli altri sali, il substrato immateriale di ogni materialità, il fuoco della vita intellettuale". Altri paragonano il Matto alla moltiplicazione alchemca.

Galleria [modifica]

Influenze nella letteratura [modifica]

Una poesia del 1928 di Anne Osmont (1872-1959), Le Fou, apparsa sulla rivista esoterica "Le Voile d'Isis", è dedicata al "vecchio zingaro, portatore dei Tarocchi", ovvero "il Folle che girovaga", il detentore delle XXII chiavi del Paradiso, colui che incantò il serpente sull'Albero di Smeraldo.[1] Antonin Artaud (1896-1948), in Les nouvelles revelations de l'Etre (1937) identificò se stesso con il Folle dei Tarocchi, "solitario; disperato e saggio".[1]

Note [modifica]

  1. ^ a b Berti, op. cit.

Bibliografia [modifica]

  • (EN) Arthur Edward Waite, The Pictorial Key to the Tarot, Rider, London 1910
  • (EN) Juliette Wood, Folklore 109 (1998):15-24, The Celtic Tarot and the Secret Tradition: A Study in Modern Legend Making (1998)
  • (EN) Hajo Banzhaf, Tarot and the Journey of the Hero (2000)
  • (EN) G. Ronald Murphy, S.J., The Owl, The Raven, and The Dove: Religious Meaning of the Grimm's Magic Fairy Tales (2000)
  • Giordano Berti, Storia dei Tarocchi, Oscar Storia, Milano, Mondadori, 2007.
  • Giordano Berti e Ram (a cura di) Il grande libro dei Tarocchi, Milano, RCS Libri S.p.A., aprile 2007.
  • Diego Meldi, Tarocchi. Il manuale completo, Firenze, Giunti Demetra, novembre 2007.
  • G. van Rijnberk, I Tarocchi. Storia, Iconografia, Esoterismo, Roma, Stile Regina, aprile 1989.
  • Oswald Wirth, I Tarocchi, Roma, Mediterranee, novembre 1973.
  • Papus, I Tarocchi, Roma, Napoleone, novembre 1972.

Il Bagatto

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Il Bagatto è la prima carta degli arcani maggiori dei tarocchi; è conosciuta anche come il Mago , il Giocoliere, l'Artigiano. Francese: Le Bateleur, Le Joueur de Gobelets. Inglese: The Magician, The Juggler, The Pagad.

Nel gioco di carte è l'arcano maggiore di valore inferiore.

Nella cartomanzia ha il significato di abilità o inganno.

Indice

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Rappresentazione [modifica]

File:RWS-01-Magician.jpg
Il Bagatto rappresentato nei tarocchi Rider-Waite

Nei primi mazzi il Bagatto è rappresentato come un giovane artista di strada, un prestigiatore; su un tavolo ci sono gli attrezzi del suo mestiere. In alcune raffigurazioni gli attrezzi ricordano i quattro semi degli arcani minori: una coppa, una moneta, una spada e un bastone. Nei mazzi Visconti-Sforza ha un mantello rosso su una tunica verde. Ricorda anche il ciarlatano e il prestigiatore nelle fiere e nei mercati medievali.

A partire dai tarocchi marsigliesi il prestigiatore tiene il bastone nella mano sinistra, come se fosse una bacchetta magica; il giovane artista solitamente non guarda verso lo spettatore ma in un punto distante dal suo stesso tavolo. Sulla carta comincia a comparire il numero 1 in cifre romane (I). L'abito è rosso e blu con alcuni particolari in giallo, particolare ripreso in molti mazzi successivi.

In seguito il Bagatto è stato raffigurato anche come un artigiano intento a svolgere la sua arte nel proprio laboratorio, per poi evolversi nel Mago delle raffigurazioni cartomantiche contemporanee.

Nei tarocchi Rider-Waite l'uomo guarda lo spettatore ma questa è una rappresentazione poco seguita in seguito; è un mago che indossa un mantello rosso su una tunica bianca e sulla testa ha il simbolo dell'infinito. È circondato da fiori e ha la bacchetta nella mano destra sollevata, mentre la mano sinistra è abbassata.

Simbologia [modifica]

Fin dal principio il Bagatto, il prestigiatore, rappresenta l'abilità ma anche l'inganno.

La direzione dello sguardo o la postura delle mani servono a sviare l'attenzione dello spettatore.

Gli attrezzi rappresentano i quattro elementi: la moneta è la terra, la coppa è l'acqua, la spada è l'aria e il bastone è il fuoco.

Il simbolo dell'infinito è l'evoluzione del cappello dei tarocchi marsigliesi, che assomiglia a un otto rovesciato; simboleggia la divinità dell'uomo, la capacità di pensare in tutte le direzioni.

Il numero 1 è il simbolo numerico del principio, dell'inizio e dell'unità.

Significati divinatori [modifica]

Nella cartomanzia il Bagatto assume i significati tra abilità e inganno, quindi a seconda del contesto può significare adattabilità, potenzialità, trasformazione, fantasia, volontà, diplomazia, manipolazione.

Aspetti positivi [modifica]

Quando è in aspetto positivo suggerisce al consultante che ha le capacità di ottenere ciò che desidera. Può rappresentare anche la presenza vicina di una persona abile o il momento propizio per iniziare ad operare verso il proprio obiettivo. È in genere carta sempre favorevole e positiva, che indica fecondità in ogni senso.

Aspetti negativi [modifica]

Quando è in aspetto negativo può indicare inganno, seduzione, eccesso di fiducia. È l'uomo che non è riuscito a dominare la natura.

Corrispondenze [modifica]

Nella cabala è legata alla lettera alef dell'alfabeto ebraico; nell'albero della vita rappresenta il dodicesimo sentiero, dall'intelligenza alla corona.

Nell'alchimia rappresenta l'alchimista. Per altri, l'estrazione.

Nell'astrologia rappresenta Mercurio oppure il Sole in Leone.

Ne I Ching, affinità con il segno I, Il Creativo.

In magia, è la preparazione, fisica e mentale, necessaria per operare bene.

Bibliografia [modifica]

  • (EN) Arthur Edward Waite 1910 The Pictorial Key to the Tarot
  • (EN) Most works by Joseph Campbell
  • (EN) Lewis Hyde, Trickster Makes this World: Mischief, Myth, and Art (1998).
  • (EN) Juliette Wood, Folklore 109 (1998):15-24, The Celtic Tarot and the Secret Tradition: A Study in Modern Legend Making (1998)
  • Giordano Berti e Ram (a cura di) Il grande libro dei Tarocchi, Milano, RCS Libri S.p.A., aprile 2007.
  • Diego Meldi, Tarocchi. Il manuale completo, Firenze, Giunti Demetra, novembre 2007.

La Papessa

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bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Papessa.

La Papessa è la seconda carta degli arcani maggiori dei tarocchi; è conosciuta anche come La Sacerdotessa, La Sacerdotessa di Iside, La sposa divina, Giunone. Francese: La Papesse. Inglese: The High Priestess, The Female Pope, The Popess, Junon.

Nel gioco di carte è di valore immediatamente superiore al Bagatto e di valore immediatamente inferiore all'Imperatrice.

Nella cartomanzia rappresenta generalmente la conoscenza segreta e la dualità tra l'universo materiale e l'universo spirituale.

In alcuni mazzi antichi era chiamata La Fede, in particolare nel mazzo di Filippo Maria Visconti, che conteneva anche le carte della Speranza e della Carità.

Indice

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Rappresentazione [modifica]

File:RWS-02-High Priestess.jpg
La Papessa raffigurata nei tarocchi Rider-Waite

La Papessa viene generalmente raffigurata come una sacerdotessa o una monaca che indossa un copricapo, una veste e un mantello. Un simbolo simile ad una croce può apparire sul copricapo oppure sulla veste; nei tarocchi Visconti-Sforza la croce appare su un bastone impugnato dal personaggio. Il copricapo generalmente è una triplice corona (tiara). In mano tiene un libro appoggiato in grembo, che può essere aperto o chiuso; anche quando il libro è aperto, la donna non lo legge, ma guarda dritto con sguardo fiero.

La donna siede su un trono, e in alcune raffigurazioni i suoi piedi sono appoggiati su un cuscino. Alle spalle della donna c'è un drappo con delle decorazioni. Nei mazzi più recenti il trono è affiancato da due colonne.

Nei tarocchi Rider-Waite le colonne hanno colori opposti (nero e bianco) con incise le lettere "B" (la nera) e "J" (la bianca), secondo la simbologia massonica. Il copricapo talvolta ha la forma di tre fasi lunari (crescente, plenilunio e ultimo quarto). Sul drappo, in alcuni tarocchi, sono dipinti fiori e frutti (melagrane), e sul rotolo che tiene in mano sono incise, in alcuni, le lettere "TORA", in altri, i simboli Yin e Yang. Ai piedi della donna c'è una falce di luna.

In alcuni mazzi questa carta raffigura la leggendaria Papessa Giovanna. In mazzi più recenti raffigura una sacerdotessa della dea Iside.

Simbolismi [modifica]

Fin dall'origine la Papessa simboleggia la fede, una delle tre virtù teologali del Cristianesimo.

Il mantello che ricopre parzialmente la veste simboleggia la conoscenza; la Papessa è Colei che sa, ma svela solo in parte il suo sapere. Il libro, per alcuni, rappresenta la Torah, che è la legge ebraica. La Papessa non ha bisogno di leggere perché ha già la conoscenza, e questo le dà modo di tenere alta la testa e fiero lo sguardo verso il futuro.

Le due colonne e il numero 2 con cui la carta è indicata rappresentano la dualità (la vita e la morte, il bene e il male e così via); questa dualità può essere sottolineata anche da altri simboli, come due file di pietre nella corona o due chiavi.

La tiara o il copricapo con le fasi lunari rappresentano l'essenza femminile e le tre fasi di essa (fanciulla, madre, anziana).

Nei tarocchi di Wirth-Knapp stringe nella sinistra due chiavi, «che aprono l'interno delle cose».

Nei tarocchi Rider-Waite le lettere "B" e "J" sono le iniziali di Boaz e Jakin, i nomi delle colonne del tempio di Salomone; simboleggiano la forza e la giustizia, principi della saggezza. La falce di luna, dove è presente, è simbolo femminile e simbolo religioso insieme; a seconda della tradizione simboleggia la Madonna, la Grande Madre o la dea Iside, quindi la chiaroveggenza, l'intuizione e la percezione dei mondi sottili.

Le melagrane raffigurate nel velo dei tarocchi Rider-Waite simboleggiano la purezza della conoscenza spirituale.

Significati divinatori [modifica]

La Papessa rappresenta la conoscenza segreta in tutte le sue forme, come la legge, la scienza, il passato, il presente e il futuro. La dualità di questa carta rappresenta l'universo materiale e l'universo spirituale.

Aspetti positivi [modifica]

La Papessa che appare in aspetto positivo generalmente è una carta positiva, e indica consigli morali (per le persone rette). Risolve i problemi di coloro che mettono impegno nelle loro azioni, però non suggerisce le risposte.

Aspetti negativi [modifica]

Se la carta della Papessa appare in aspetto negativo rappresenta ignoranza, ipocrisia, falsità, bigottismo e superficialità. Il contrario di tutti i significati generali. Indica cattivi consigli e diventa un peso per tutto ciò che è intorno (confronta le carte vicine della smazzata).

Corrispondenze [modifica]

Nell'astrologia questa carta è legata alla Luna e all'influenza della sua energia sulla Terra, come le maree.

Ha una corrispondenza cabalistica con la lettera bet dell'alfabeto ebraico; nell'Albero della Vita rappresenta il tredicesimo sentiero, dalla Corona alla Bellezza.

In alchimia è l'attrazione.

Ne I Ching è in analogia con il segno V, L'Attesa e il segno XLIV, Il Farsi Incontro.

In magia è la conoscenza per operare bene.

Galleria [modifica]

La Papessa.jpg Bonifacio Bembo.jpg

Bibliografia [modifica]

  • (EN) Arthur Edward Waite 1910 The Pictorial Key to the Tarot
  • (EN) Hajo Banzhaf, Tarot and the Journey of the Hero (2000)
  • (EN) Most works by Joseph Campbell
  • (EN) G. Ronald Murphy, S.J., The Owl, The Raven, and The Dove: Religious Meaning of the Grimm's Magic Fairy Tales (2000)
  • (EN) Riane Eisler, The Chalice and the Blade (1987)
  • (EN) Mary Greer, The Women of the Golden Dawn
  • (EN) Merlin Stone, When God Was A Woman
  • (EN) Robert Graves, Greek Mythology
  • (EN) Harold Bloom, Jesus and Yahweh: The Names Divine (2005)
  • (EN) Juliette Wood, Folklore 109 (1998):15-24, The Celtic Tarot and the Secret Tradition: A Study in Modern Legend Making (1998)
  • Giordano Berti e Ram (a cura di) Il grande libro dei Tarocchi, Milano, RCS Libri S.p.A., aprile 2007.
  • Diego Meldi, Tarocchi. Il manuale completo, Firenze, Giunti Demetra, novembre 2007.

L'Imperatrice

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L'Imperatrice è la terza carta degli arcani maggiori dei tarocchi. Altri nomi: Madre celeste, Venere Urania, La Fecondità universale.

Indice

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Descrizione [modifica]

Una donna di aspetto regale, abbastanza giovane, con la corona; è serena. Siede, con lo sguardo impassibile, sul trono e tiene con la sinistra lo scettro e con la destra lo scudo. La sua presa è ferma e sicura. In genere sullo scudo compare un'aquila. I piedi in alcuni tarocchi sono coperti, in altri si intravedono appena. Nel tarocco di Wirth-Knapp, un piede poggia su una mezzaluna rovesciata. In alcuni, compare una spalliera molto alta, in altri, compaiono due ali, che imitano i contorni dello schienale.

Significati generali [modifica]

Rappresenta abbondanza e intelligenza insieme. È anche implicito un considerevole senso pratico e non manca una grande ambizione. Ci mostra colei che, con le sue grandi capacità e la sua caparbia volontà, è in grado di dare vita a tutte le cose. Indica anche riflessione e erudizione.

  • carta diritta: è carta favorevole nei rapporti familiari. Influenza in senso positivo le carte vicine. Indica l'azione positiva di una persona che ci è cara. In generale: una madre autoritaria ma molto comprensiva.
  • carta rovesciata: è carta che indica sterilità. aridità nei sentimenti, sperpero, vuoto anche sentimentale, inutile e infruttuoso spreco, vanità. È una carta negativa soprattutto per una donna.

Nella cartomanzia rappresenta in genere il comando.

Curiosità e analogie [modifica]

  • Nell'astrologia questa carta rappresenta Mercurio in Gemelli; per altri, è sottoposta a Venere.
  • Ha una corrispondenza cabalistica con la lettera G, gimel dell'alfabeto ebraico.
  • In alchimia è la calcinazione.
  • Ne I Ching è in analogia con il segno LXIV, Prima del Compimento.
  • In magia è l'azione magica già operativa.

Altri aspetti simbolici della carta:

  • Il grande potere femminile. Il Matriarcato.
  • La posizione di comando, simile a quella dell'Imperatore.
  • Il possesso dello scettro, simbolo del comando, e dello scudo, simbolo di capacità difensive.
  • Madre natura.
  • Simbolo di Venere, ma anche di intelletto e grazia.
  • Nei mazzi più antichi l'Imperatrice era anche un'icona del potere temporale, visto attraverso un'immagine femminile.
  • Implica l'aspetto percettivo e ricettivo dell'autorità, ma anche la rappresentanza.

Riferimenti storici e iconografici [modifica]

L'imperatrice di Bisanzio Teodora Comnena, sposa di Giustiniano.

Bibliografia [modifica]

  • Giordano Berti, Storia dei Tarocchi, Milano, Mondadori, marzo 2007.
  • Giordano Berti e Ram (a cura di) Il grande libro dei Tarocchi, Milano, RCS Libri S.p.A., aprile 2007.
  • Diego Meldi, Tarocchi. Il manuale completo, Firenze, Giunti Demetra, novembre 2007.
  • G. van Rijnberk, I Tarocchi. Storia, Iconografia, Esoterismo, Roma, Stile Regina, aprile 1989.
  • Oswald Wirth, I Tarocchi, Roma, Mediterranee, novembre 1973.
  • Papus, I Tarocchi, Roma, Napoleone, novembre 1972.

L'Imperatore

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L'Imperatore è la quarta carta degli arcani maggiori dei tarocchi. Altri nomi: Volontà creatrice, Dominatore.

Indice

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Descrizione [modifica]

Un sovrano con una lunga barba grigia o brizzolata, seduto maestosamente sul trono (però nel tarocco di Papus è un faraone). Nella mano destra tiene lo scettro (in alcuni tarocchi è sormontato da un globo con la croce, in altri da un fiordaliso). La sinistra, in alcuni, è chiusa a pugno, segno di fermezza, in altri, regge il globo. Accanto, alcuni presentano uno scudo con un'aquila. Sono quasi tutti di profilo, rivolti verso la nostra sinistra. Nel tarocco di Gebelin, l'Imperatore è rivolto verso destra, e nel tarocco di Rider-Waite è rivolto di fronte e sembra un re sassone. Le gambe sono in genere leggermente incrociate (ma non nel tarocco di Rider-Waite).

Significati generali [modifica]

Rappresenta il potere terreno, cioè potenza attiva della materia e intelligenza acuta e creativa. Traboccante energia materiale che bisogna essere in grado di controllare e dominare.

  • carta diritta: ha grande influenza su tutte le carte vicine e le indirizza al meglio. Carta in genere positiva e di apporti pratici e efficaci. Indica consigli favorevoli e determinati. Influenza le altre carte senza ovviamente farsi influenzare.
  • carta rovesciata: rappresenta il potere che diventa schiavo di se stesso: la tirannia inflitta o subita. Denota grande immaturità esistenziale. Indica ostacoli insormontabili e risultati contrari. Il principe saggio diventa un despota crudele e spietato.

Nella cartomanzia rappresenta in genere l'amministrazione.

Curiosità e analogie [modifica]

Simbolismo generale [modifica]

Rappresenta la sicurezza totale, l'Autorità, il carattere forte, la ferrea Volontà, la virilità prorompente, la ricchezza, la costanza, l'Energia creativa. È colui che è consapevole della sua grande forza e del suo grande potere, che gli consentono di dominare tutti gli altri. In questo mondo è la rappresentazione suprema.

Altri aspetti della carta: Colui che regna e governa con saggezza. In mano, alcuni (per esempio nel tarocco di Papus) tengono la chiave di Ankh. La chiave che apre la porta tra i due regni, quello dei vivi e quello dei morti. La chiave del sapere. Nel tarocco di Wirth-Knapp, siede su un trono cubico (il quadrato rappresenta il 4, numero della carta). Rappresenta il potere attivo. Alcuni paragonano l'Imperatore a Plutone, altri ad Atlante, altri ancora a Zeus-Giove. Il Wirth lo avvicina allo Zolfo alchemico.

Riferimenti storici e iconografici [modifica]

È stato paragonato ad Alessandro Magno e all'imperatore Carlo Magno. In origine, forse, rappresenta un alto magistrato (confronta: le gambe incrociate secondo l'antico diritto germanico), che è diventato in seguito una figura regale

Bibliografia [modifica]

  • Giordano Berti, Storia dei Tarocchi, Milano, Mondadori, marzo 2007.
  • Giordano Berti e Ram (a cura di) Il grande libro dei Tarocchi, Milano, RCS Libri S.p.A., aprile 2007.
  • Diego Meldi, Tarocchi. Il manuale completo, Firenze, Giunti Demetra, novembre 2007.
  • G. van Rijnberk, I Tarocchi. Storia, Iconografia, Esoterismo, Roma, Stile Regina, aprile 1989.
  • Oswald Wirth, I Tarocchi, Roma, Mediterranee, novembre 1973.
  • Papus, I Tarocchi, Roma, Napoleone, novembre 1972.

Il Papa

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Il Papa è la quinta carta degli arcani maggiori dei tarocchi. Rappresenta la lealtà, la franchezza, il rispetto degli altri, il buon consiglio spassionato, la vocazione in tutti i suoi aspetti spirituali e materiali. È infatti colui che, mosso da una profonda vocazione, inizia i discepoli ai misteri della vita e li aiuta a superare tutte le difficoltà.

  • carta diritta: è il giusto equilibrio tra lo spirito e la materia. Rappresenta l'insegnamento esemplare, che ci giunge dalle carte che precedono nella smazzata. Il Wirth gli attribuisce discrezione, riservatezza, meditazione.
  • carta rovesciata: mette in risalto gli aspetti grotteschi del Sacro e la sua esasperazione. Diventa pertanto simbolo di falso moralismo, bigottismo, intolleranza. Il Maestro diviene un falso profeta. Rovesciata è una carta tendenzialmente negativa. Sempre per il Wirth: influenza saturnina passiva.

Nella cartomanzia rappresenta in genere la fede.

Altri aspetti della carta: In alcuni tarocchi, tiene tra le mani la triplice croce, la croce di Malta, la croce di sant'Andrea, la croce dei 3 mondi. La croce di Malta ha 8 punte e sono dipinte sul dorso dei guanti che il Papa, in alcuni tarocchi, indossa. Simbolo dei guanti (dove sono presenti): le mani che non accettano doni. Sta seduto tra i due pilastri (lo schienale) della vita e della morte, come la Papessa. Altri paragonano le due colonne a quelle del Tempio di Salomone. Simbolo della fede religiosa e del potere religioso. In alcuni tarocchi, ha davanti a sé due discepoli, uno con lo sguardo chino (la fede che obbedisce) e uno che guarda il papa stesso (colui che vuol comprendere e imparare). In altri tarocchi sono solo due chierici.

Bibliografia [modifica]

  • Giordano Berti, Storia dei Tarocchi, Milano, Mondadori, marzo 2007.
  • Giordano Berti e Ram (a cura di) Il grande libro dei Tarocchi, Milano, RCS Libri S.p.A., aprile 2007.
  • Diego Meldi, Tarocchi. Il manuale completo, Firenze, Giunti Demetra, novembre 2007.
  • G. van Rijnberk, I Tarocchi. Storia, Iconografia, Esoterismo, Roma, Stile Regina, aprile 1989.
  • Oswald Wirth, I Tarocchi, Roma, Mediterranee, novembre 1973.
  • Papus, I Tarocchi, Roma, Napoleone, novembre 1972.

Gli Amanti (tarocchi)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da L'Innamorato)

Gli Amanti è la sesta carta degli arcani maggiori dei tarocchi; è conosciuta anche come l'Innamorato o l'Amore.

Indice

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Iconografia [modifica]

L'iconografia è molto varia. In genere, rappresenta un uomo tra due persone in procinto di sposarsi; altre volte, un uomo tra due donne, altre volte ancora, una donna tra due uomini. Dietro campeggia un angelo in un disco solare, a volte sostituito da Eros, da Cupido, che scocca la freccia.

La figura centrale, in alcuni tarocchi, ha il volto rivolto verso uno dei personaggi laterali ma il corpo e i piedi rivolti verso l'altro personaggio. In altri casi, ha i piedi rivolti verso entrambi gli innamorati.

Simboli [modifica]

La posizione dei due innamorati, in alcuni tipi di tarocchi, è di unione nella parte inferiore del corpo e distaccato dal busto in su, ricordando una "y", il che suggerisce, in questo caso, la lettura della carta come rappresentazione di un bivio, di una scelta a livello amoroso.

Significato [modifica]

L'ottimismo e i buoni sentimenti, i voti, i desideri, ma anche le tentazioni piacevoli. Il vero amore è sempre coinvolgente e non sempre rispetta le situazioni già consolidate (matrimonio, fidanzamento). Confronta i grandi amori impossibili, per esempio Lancillotto e Ginevra. L'amore è la forza più potente dell'Universo. Per altri, più che l'amore la carta rappresenterebbe il libero arbitrio, la scelta tra bene e male (non a caso a volte nella rappresentazione iconografica le tre figure sono sostituite da Adamo ed Eva). L'uomo innamorato si trova a dover scegliere, è nell'incertezza. Il desiderio d'amore.

  • carta diritta: generalmente favorevole ma duplice nel significato. Può avere sviluppi negativi o positivi, a seconda delle carte che precedono o seguono nella smazzata. Simpatia o antipatia: in amore tutto è lecito.
  • carta rovesciata: le debolezze e i dubbi che ognuno di noi conserva nascosto nel suo cuore vengono alla luce e turbano la nostra esistenza. Ciò può essere causa di separazioni. Per il Wirth: desideri non realizzati.

Bibliografia [modifica]

  • Giordano Berti, Storia dei Tarocchi, Milano, Mondadori, marzo 2007.
  • Giordano Berti e Ram (a cura di) Il grande libro dei Tarocchi, Milano, RCS Libri S.p.A., aprile 2007.
  • Diego Meldi, Tarocchi. Il manuale completo, Firenze, Giunti Demetra, novembre 2007.
  • G. van Rijnberk, I Tarocchi. Storia, Iconografia, Esoterismo, Roma, Stile Regina, aprile 1989.
  • Oswald Wirth, I Tarocchi, Roma, Mediterranee, novembre 1973.
  • Papus, I Tarocchi, Roma, Napoleone, novembre 1972

Il Carro

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Il Carro è la settima carta degli arcani maggiori dei tarocchi.

Nel gioco di carte, è di valore immediatamente superiore agli Amanti e di valore immediatamente inferiore alla Giustizia.

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Raffigurazioni [modifica]

La figura rappresenta di solito un Re o un guerriero che conduce un carro (o una biga) trainato da due cavalli, in alcuni casi uniti nella parte finale del corpo. A volte la biga è alata.

Il Re o il guerriero ha generalmente un copricapo, a volte (se è un Re) una corona. I cavalli sono spesso di due colori diversi. A volte trainano il carro in direzioni diverse, ma producendo sempre un avanzamento in avanti.

Nei tarocchi Rider-Waite, nei tarocchi Wirth-Knapp, nei tarocchi di Papus, ai due cavalli si sostituiscono due sfingi.

Simbolismi [modifica]

A seconda del tipo di tarocchi si possono fare diverse ipotesi. Il Re o il guerriero è colui che tiene tra le mani le redini del proprio agire. La vittoria e il trionfo; a volte addirittura la vendetta. È colui che si trova a confronto con la consapevolezza di poter decidere del proprio destino.

I cavalli che trainano il Carro sono in numero pari: a seconda dei tipi, una coppia guarda a destra, l'altra a sinistra, oppure, in altri casi, entrambi i cavalli guardano nella stessa direzione. Essi rappresentano, secondo alcuni, le due colonne del Tempio di Salomone (Boaz e Jachin), ovvero la Legge e la Giustizia. I cavalli rappresentano, per alcuni, nei loro opposti colori, la capacita' di "guidare" il corso degli eventi in una data situazione.

Inoltre, il Carro può rappresentare la scelta: un cavallo tira a destra, l'altro tira a sinistra (ma non in tutti i tarocchi). Non si sa quale cavallo il conducente seguirà.

Questa carta è inoltre collegata alla simbologia platonica dell'anima che, dopo la morte, nell'Empireo viene filosoficamente trascinata in due direzioni da un carro in cui gli unici due cavalli, uno bianco ed uno nero (tipici nei disegni di questa carta) vanno uno verso il basso (rappresentante l'Istinto) ed uno verso l'alto (rappresentante la Ragione).

Corrispondenze [modifica]

La medesima simbologia la si ritrova nell'albero delle Sephiroth.

Ha corrispondenze astrologiche con il segno del Sagittario, segno dell'ambizione e del desiderio di emergere.

Nell'Albero della Vita è il diciottesimo sentiero che collega l'Intelletto (Binah) alla Severità (Geburah).

Significato divinatorio [modifica]

Rappresenta la fedeltà e l'equilibrio, ma anche, ovviamente la gloria. Sono però implicite la perizia e la prudenza, il valore di chi deve condurre un mezzo tra possibili ostacoli, poiché chi sa valutare sempre i fattori contrastanti sarà in grado di trionfare su tutto e tutti. Il Carro è, in fondo, un arcano di vittoria e trionfo sugli eventi. Per alcuni, la traversata pericolosa dell'uomo nella materia per raggiungere il mondo spirituale. Si può leggere anche un futuro dubbio, in cui il soggetto avrà di fronte due strade.

  • carta diritta: è abbastanza favorevole e positiva, soprattutto per chi sa condurre una vita ordinata, armonica e serena. Ti conduce dove vuoi. È carta trainante sempre di ciò che la precede nella smazzata.
  • carta rovesciata: mette in risalto i difetti pratici; chi infatti evidenzia una falsa maestria è destinato inevitabilmente al fallimento. È anche un avviso a non abusare del proprio corpo (medicine, alcol, droghe).

Bibliografia [modifica]

  • Giordano Berti, Storia dei Tarocchi, Milano, Mondadori, marzo 2007.
  • Giordano Berti e Ram (a cura di) Il grande libro dei Tarocchi, Milano, RCS Libri S.p.A., aprile 2007.
  • Diego Meldi, Tarocchi. Il manuale completo, Firenze, Giunti Demetra, novembre 2007.
  • G. van Rijnberk, I Tarocchi. Storia, Iconografia, Esoterismo, Roma, Stile Regina, aprile 1989.
  • Oswald Wirth, I Tarocchi, Roma, Mediterranee, novembre 1973.
  • Papus, I Tarocchi, Roma, Napoleone, novembre 1972.

La Giustizia

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La Giustizia è l'ottava carta degli arcani maggiori dei tarocchi, è detta anche la Legge universale, Osiride, la vergine Astrea. Francese: La Justice. Inglese: Justice.

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Descrizione [modifica]

Una donna severa, ma imparziale, amministra la giustizia. Sguardo fisso, come se non ci fosse altro che la interessa se non ciò per cui è stata incaricata. In alcuni tarocchi ha un cappuccio, in altri un copricapo o una corona. È seduta su uno scranno con un alto schienale e stringe nella destra la spada della fatalità e nella sinistra la bilancia. In alcuni tarocchi lo schienale è sostituito da due colonne.

Significati generali [modifica]

Equità, armonia, virtù e onore sono gli aspetti più evidenti di questa carta. È una protezione per l'uomo giusto e rappresenta anche la completa guarigione di coloro che hanno saputo ritrovare il giusto equilibrio. Chi rispetta la Legge non patirà nessuna punizione (che spetta solamente ai colpevoli). La Legge deve essere comunque rispettata. Nessuna violazione della Legge rimarrà impunita. La giustizia può essere paragonata a una imperatrice che ha lasciato lo scettro e lo scudo per un gladio e una bilancia; in lei coabitano il bene e il male, entrambi parte integrante dell' equilibrio universale. La giustizia trova un equilibrio perfetto grazie ad un travaglio interiore simboleggiato dalla bilancia. Per mantenere questo equilibrio bisogna mettere ogni cosa al suo posto e dargli il loro vero valore. La giustizia possiede un alto livello di conoscenza. Questa carta di equilibrio simboleggia pertanto l'armonia esistenziale che è appunto raggiunta da coloro che possiedono rettitudine e onore, ma anche rigore.

  • carta diritta: è carta positiva e favorevole soltanto per le persone rette. Chi è coscienzioso non ha nulla da temere: l'uomo giusto è sempre salvato da Dio (vedi Noè, Giobbe, ecc.)
  • carta rovesciata: l'equilibrio, l'armonia, interrotti, portano malattie e depressione. L'ingiustizia trionfa in ogni campo; qualsiasi causa difficilmente viene vinta. Denota insofferenza, misantropia, ingratitudine. Rivela contestazioni sfavorevoli.

Curiosità e analogie [modifica]

  • in alchimia, è la decomposizione
  • in astrologia, per alcuni è Marte in Scorpione o Venere in Cancro
  • nella cabala, corrisponde alla lettera H (ebraico eth)
  • ne I Ching, corrispondenza con il segno VI, La vita, e con il segno LX, La delimitazione
  • in magia, è l'equilibrio magico

Simbolismo generale [modifica]

È la Legge suprema, severa, incorruttibile ma giusta. L'intelligenza cosmica che amministra con giustizia il mondo. La potenza giusta e conservatrice delle cose.

Riferimenti storici e iconografici [modifica]

È stata avvicinata all'Arcangelo Michele, i cui attributi sono la spada e la bilancia. Ricorda anche la pesa e la punizione dell'anima dopo la morte, tipica dell'iconografia egizia. Confronta anche Osiride, pesatore delle anime dei defunti. È stata paragonata anche a Temi, dea greca del Diritto. A Dike, a Era-Giunone, ad Astarte. Astrologicamente è Astrea.

Bibliografia [modifica]

  • Giordano Berti, Storia dei Tarocchi, Milano, Mondadori, marzo 2007.
  • Giordano Berti e Ram (a cura di) Il grande libro dei Tarocchi, Milano, RCS Libri S.p.A., aprile 2007.
  • Diego Meldi, Tarocchi. Il manuale completo, Firenze, Giunti Demetra, novembre 2007.
  • G. van Rijnberk, I Tarocchi. Storia, Iconografia, Esoterismo, Roma, Stile Regina, aprile 1989.
  • Oswald Wirth, I Tarocchi, Roma, Mediterranee, novembre 1973.
  • Papus, I Tarocchi, Roma, Napoleone, novembre 1972.

L'Eremita

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L'Eremita è la nona carta degli arcani maggiori dei tarocchi. Altri nomi: il Vecchio, il Vegliardo, il Saggio, Diogene, il Cappuccino, il Tempo, il Povero, il Gobbo. Francese: L'Ermite. Inglese: The Hermit.

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Descrizione [modifica]

Un vecchio saggio, con una lunga barba bianca, cammina lentamente sorreggendosi ad un bastone o a una canna. Nella destra sorregge una lampada che gli illumina il cammino. In alcuni tarocchi, guarda fisso in avanti senza guardare la strada. Invece, nei tarocchi di Rider-Waite guarda in basso. Ha il saio tipico di un frate mendicante o del pellegrino. Il cappuccio gli copre il capo, una corda gli stringe la vita. In alcuni tarocchi (per esempio in quelli del Mitelli) è un vecchio angelo che si regge su due grucce. In altri (per esempio in quelli cosiddetti di Carlo VI), invece della lampada tiene in mano una clessidra.

Significati generali [modifica]

Rappresenta la sapienza e l'ascesi, ma anche la cautela e la prudenza (Eliphas Lévi). L'isolamento può anche essere sintomo di misantropia o forse anche di misoginia. D'altra parte, chi è impegnato nell'eterna ricerca della verità deve vivere isolato dal mondo e soprattutto dalla gente. Rappresenta anche la ricerca mirata e la filosofia analitica. Per Wirth è l'esperienza. È colui che sta solo e cerca la conoscenza e il sapere. Il saggio, lo studioso. Si appoggia ad un bastone, a rappresentare il passato e ha in mano una piccola luce che lo guida (una lanterna) e gli permette di individuare i pericoli sul suo cammino (nei tarocchi di Wirth-Knapp, un serpente).

  • carta diritta: è una carta che indica prudenza (controllare sempre le carte vicine). Illumina sempre le carte precedenti della smazzata e fugge dalle seguenti. È il silenzio, l'attesa. Per il Wirth è patrimonio imperituro del passato.
  • carta rovesciata: è una carta che, ovviamente, mette in evidenza l'ipocrisia, l'imprudenza e naturalmente l'egoismo. Indica oscurità e tutto ciò che comporta l'assenza della luce (spirituale e materiale). Per il Wirth indica scetticismo, avarizia e povertà.

Curiosità e analogie [modifica]

  • in alchimia, è la putrefazione
  • in astrologia, per alcuni è Giove in Sagittario o Giove in Leone
  • nella cabala, corrisponde alla lettera TH (ebraico teth)
  • ne I Ching, corrispondenza con il segno LXI, La verità intrinseca, e in senso negativo con il segno XXXVI, L'ottenebramento della luce.
  • in magia, è l'ascesi magica ma anche il segreto da non rivelare

Simbolismo generale [modifica]

Alcuni vi hanno visto il grande Maestro, che aiuta coloro che si sono persi e che si fidano di lui. Per l'occultista Papus, rappresenta la Prudenza. È considerato anche la verità velata, che solo un filosofo è in grado di svelare. Per alcuni, è l'essere che sta per divenire. Gli occultisti paragonano l'Eremita al corpo astrale. È la luce sul sentiero. Infine, il mistico che ha invocato la Divinità nel suo cuore.

Riferimenti storici e iconografici [modifica]

Per la sua incessante ricerca è paragonato al filosofo Diogene. Per l'età, a Matusalemme. Per gli aspetti magici, a Apollonio di Tiana, mago e taumaturgo. Non mancano gli aspetti che lo avvicinano al cieco Tiresia, profeta e indovino, che si dice visse sette generazioni umane. Nella dietrologia, è il Grande Vecchio.

Bibliografia [modifica]

  • Giordano Berti, Storia dei Tarocchi, Milano, Mondadori, marzo 2007.
  • Giordano Berti e Ram (a cura di) Il grande libro dei Tarocchi, Milano, RCS Libri S.p.A., aprile 2007.
  • Diego Meldi, Tarocchi. Il manuale completo, Firenze, Giunti Demetra, novembre 2007.
  • G. van Rijnberk, I Tarocchi. Storia, Iconografia, Esoterismo, Roma, Stile Regina, aprile 1989.
  • Oswald Wirth, I Tarocchi, Roma, Mediterranee, novembre 1973.
  • Papus, I Tarocchi, Roma, Napoleone, novembre 1972.

 

La Ruota della Fortuna (tarocchi)

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La Ruota della Fortuna nei tarocchi di Marsiglia di Jean Dodal (inizio XVIII secolo)

La Ruota della Fortuna è la decima carta degli arcani maggiori dei tarocchi; è conosciuta anche come La Fortuna o La Ruota.

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Descrizione [modifica]

Nei tarocchi di Marsiglia la carta raffigura una ruota della fortuna con tre figure: in alto vi è una sfinge con una spada, simbolo della giustizia, sulla destra, in fase ascendente, una cane con collare, simbolo di sottomissione, mentre sulla sinistra, in fase discendente, una scimmia che simboleggia la decadenza.

File:RWS-10-Wheel of Fortune.jpg
La Ruota della Fortuna nei tarocchi Waite

Nei tarocchi di A. E. Waite troviamo ai quattro lati della carta i simboli dei quattro evangelisti, mentre sulla ruota vi sono la sfinge, una figura umana con testa canina ed un serpente, simbolo del peccato. Sulla ruota trovano posto i simboli dei quattro elementi naturali e la scritta TARO, anagramma di ROTA (ruota in lingua latina).

Simbolismo [modifica]

La carta simboleggia il fato, l'equilibrio precario e la mutevolezza della sorte: tutto evolve e ciò che sta in alto cadrà e viceversa.

Bibliografia [modifica]

  • Giordano Berti, Storia dei Tarocchi, Milano, Mondadori, marzo 2007.
  • Giordano Berti e Ram (a cura di) Il grande libro dei Tarocchi, Milano, RCS Libri S.p.A., aprile 2007.
  • Diego Meldi, Tarocchi. Il manuale completo, Firenze, Giunti Demetra, novembre 2007.
  • G. van Rijnberk, I Tarocchi. Storia, Iconografia, Esoterismo, Roma, Stile Regina, aprile 1989.
  • Oswald Wirth, I Tarocchi, Roma, Mediterranee, novembre 1973.
  • Papus, I Tarocchi, Roma, Napoleone, novembre 1972

La Forza

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La Forza nei tarocchi di Marsiglia di Jean Dodal (inizio XVIII secolo)

La Forza è uno degli arcani maggiori dei tarocchi, ed è numerata XI o VIII a seconda del mazzo di carte usato.

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Iconografia [modifica]

La carta raffigura una donna con il copricapo a forma di otto orizzontale, simbolo dell'infinito, che tiene aperta la bocca di un leone.

Simbolismo [modifica]

La donna simboleggia la fortezza, la disciplina, la forza interiore, il coraggio, la sicurezza.

Nel mazzo Rider-Waite la carta presenta il numero otto, invece dell'undici, che ha invece La Giustizia, per l'influenza della posizione astrologica dei segni zodiacali del Leone e della Bilancia, simboli delle carte.

Bibliografia [modifica]

  • Giordano Berti, Storia dei Tarocchi, Milano, Mondadori, marzo 2007.
  • Giordano Berti e Ram (a cura di) Il grande libro dei Tarocchi, Milano, RCS Libri S.p.A., aprile 2007.
  • Diego Meldi, Tarocchi. Il manuale completo, Firenze, Giunti Demetra, novembre 2007.
  • G. van Rijnberk, I Tarocchi. Storia, Iconografia, Esoterismo, Roma, Stile Regina, aprile 1989.
  • Oswald Wirth, I Tarocchi, Roma, Mediterranee, novembre 1973.
  • Papus, I Tarocchi, Roma, Napoleone, novembre 1972.

L'Appeso

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L'Appeso o L'Impiccato è la dodicesima carta degli arcani maggiori dei tarocchi; nei mazzi più antichi lo stesso arcano viene talvolta indicato anche come Il Traditore. Viene utilizzato sia nei giochi di carte sia a scopo divinatorio.

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Rappresentazioni [modifica]

Nelle rappresentazioni moderne, l'Appeso è un giovane che appare capovolto, appeso per una caviglia al ramo di un albero o allo stipite superiore di una cornice. Ha una gamba piegata dietro l'altra e i polsi dietro la schiena, presumibilmente legati (Tarocchi Visconti), poiché la posizione nel complesso è associata a un supplizio pubblico. Nei mazzi più antichi, in cui l'arcano si chiama "Il Traditore" (ad esempio nei Tarocchi di Carlo VI), l'appeso tiene in mano due sacchetti di monete talvolta stilizzati in semplici sfere, a rappresentare il prezzo del suo tradimento.[1]

L'appeso in una carta illustrata da Jean Dodal nel XVIII secolo.

Sebbene la carta descriva un supplizio, il giovane appeso viene tradizionalmente raffigurato con un volto sereno, in preda all'estasi più che al dolore o all'umiliazione. In alcuni casi, come nel caso dei tarocchi Rider-Waite, ha anche il volto contornato da una aureola.[2] A questi elementi, oltre che alla intrinseca ambiguità grafica della carta (che si presta a essere osservata capovolta) si riconducono molti dei significati simbolici associati all'Appeso in cartomanzia, che lo associano all'accettazione, all'armonia interiore o alla capacità di trascendere le convenzioni e osservare il mondo da un punto di vista più spirituale.[3]

L'appeso nella letteratura [modifica]

La carta dell'appeso è l'immagine che chiude la storia dell'Orlando pazzo per amore nel libro di Calvino Il Castello dei destini incrociati.
Orlando, il paladino impazzito e già rappresentato dal Matto, viene legato a testa in giù e, recuperato il senno, afferma: «Lasciatemi così. Ho fatto tutto il giro e ho capito. Il mondo si legge anche all'incontrario. Tutto è chiaro».

La Morte (tarocchi)

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La Morte è la tredicesima carte degli arcani maggiori dei tarocchi; è conosciuta anche come l'Arcano senza nome in quanto nei tarocchi marsigliesi è l'unica carta degli arcani maggiori ad essere contrassegnata solamente dal numero.

Nel gioco di carte è di valore immediatamente superiore all'Appeso e di valore immediatamente inferiore alla Temperanza.

Nella cartomanzia rappresenta la trasformazione oppure il termine.

In alcuni mazzi questa carta non è presente, ed è sostituita con la Filosofia.

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Rappresentazione [modifica]

Nei mazzi tradizionali è rappresentata come uno scheletro armato di falce, come nell'iconografia comune. Nei mazzi Visconti-Sforza anziché una falce impugna un arco.

Spesso lo scheletro è avvolto in un mantello e falcia teste e membra umane tra germogli di piante. Nei tarocchi marsigliesi non veniva riportato il nome sulla lamina ma solo il numero 13, per paura che, nominandola, la morte potesse giungere inaspettata; al timore attorno a questa carta è collegato uno dei tanti atteggiamenti superstiziosi che si collegano al numero 13.

Nei tarocchi Rider-Waite è rappresentata come uno scheletro vestito con un'armatura nera su un cavallo bianco, che regge uno stendardo che raffigura una rosa a cinque petali. Al passaggio del cavaliere, un re è già caduto, alcuni fanciulli sono in agonia e un vescovo è ancora in piedi ma in procinto di cadere. Sullo sfondo il sole sta tramontando o sorgendo tra due torri.

In altri mazzi è raffigurata come Anubi, il dio egizio dei morti.

Simbolismi [modifica]

Lo scheletro è il simbolo della morte. Il significato originale di questa carta è un memento mori, un invito a riflettere sulla fragilità della vita e a occuparsi delle cose spirituali.

La falce simboleggia il momento del raccolto e quindi per le messi è la fine di una fase e l'inizio di un nuovo significato.

Le spoglie umane si rifanno alla mitologia egizia, secondo la quale il dio Seth uccise Osiride e fece il suo corpo in 13 pezzi, che furono poi ricomposti dalla dea Iside.

La rosa a cinque petali è il simbolo dei Rosa Croce e della rinascita. La rinascita è simboleggiata anche dall'ambiguità della posizione del sole, che potrebbe sorgere ovvero tramontare.

Come simbolo esoterico, la morte va intesa come rinnovamento, trasformazione, momento necessario di cambiamento in cui chiudere con il passato e guardare al futuro; l'erba del prato infatti è normalmente rappresentata con un colore verde acceso per suggerire la vitalità insita nella carta.

Significati generali [modifica]

Il tredicesimo arcano è il simbolo della trasformazione, della rinascita, della liberazione e rappresenta la fine di un ciclo. Tutto cambia e si evolve. Il suggerimento è di cavalcare il tempo.

Indica la fine di una determinata situazione, presupponendo una rinascita, ovvero l'inizio di una fase successiva più evoluta, matura o semplicemente radicalmente diversa.

Rivolto alla salute la morte normalmente indica un periodo di fiacchezza o di non positività. Indica malattia grave, lunga convalescenza e morte fisica solo se in posizione negativa (ad esempio rovesciata) e accompagnata da altre carte che confermino questo significato.

Aspetti positivi [modifica]

Se in posizione favorevole, indica rinnovamento e avverte di usare prudenza nell'affrontare i cambiamenti.

Aspetti negativi [modifica]

Morte, malattia, suicidio, disonore, aggravamento della situazione attuale, delusione.

Corrispondenze [modifica]

Ha corrispondenze astrologiche col pianeta Saturno, con l'elemento Acqua e col segno zodiacale dello Scorpione.

Ha corrispondenze cabalistiche con la lettera ebraica Mem; nell'Albero della vita corrisponde al ventiquattresimo sentiero, dall'equilibrio alla vittoria.

Bibliografia [modifica]

  • (EN) Arthur Edward Waite, The Pictorial Key to the Tarot , RedWheel, 2008. ISBN 978-0877282181
  • James Frazer, Il ramo d'oro, Bollati Boringhieri, 1990. ISBN 978-8833905532
  • (EN) Hajo Banzhaf, Tarot and the Journey of the Hero (2000)
  • (EN) Most works by Joseph Campbell
  • (EN) G. Ronald Murphy, S.J., The Owl, The Raven, and The Dove: Religious Meaning of the Grimm's Magic Fairy Tales (2000)
  • (EN) Riane Eisler, The Chalice and the Blade (1987)
  • (EN) Mary Greer, The Women of the Golden Dawn
  • (EN) Merlin Stone, When God Was A Woman
  • (EN) Robert Graves, Greek Mythology
  • (EN) Joan Bunning, Learning the Tarot
  • (EN) Juliette Wood, Folklore 109 (1998): 15-24, The Celtic Tarot and the Secret Tradition: A Study in Modern Legend Making (1998)
  • Giordano Berti e Ram (a cura di) Il grande libro dei Tarocchi, Milano, RCS Libri S.p.A., aprile 200

La Temperanza

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File:RWS-14-Temperance.jpg
La temperanza nei tarocchi Rider-Waite.

La Temperanza è la quattordicesima carta degli arcani maggiori dei tarocchi.

Solitamente è rappresentata come una figura femminile che travasa dell'acqua da un recipiente in un altro. La figura può diventare un angelo o una dea in alcune rappresentazioni, mentre i recipienti sono solitamente due anfore o due coppe.

Nei mazzi Visconti-Sforza questa donna è l'allegoria della temperanza o moderazione, una delle virtù cardinali del Cattolicesimo. In seguito allo sviluppo pittorico e all'analisi esoterica dell'immagine a questa figura sono state in seguito attribuite la ricerca di equilibrio, diventare coppa per accogliere.

Bibliografia [modifica]

  • Giordano Berti e Ram (a cura di) Il grande libro dei Tarocchi, Milano, RCS Libri S.p.A., aprile 2007.

 

Il Diavolo

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Il Diavolo è la quindicesima carta degli arcani maggiori dei tarocchi.

Iconografia [modifica]

Vi sono rappresentate tre figure in piedi. In mezzo, su un piedistallo, vi è il diavolo con tutte le caratteristiche tipiche (ali di pipistrello, piedi caprini, testa cornuta), questa figura è un ermafrodito perché ha gli organi maschili ma i seni sviluppati. Le due figure sono un uomo e una donna rappresentati nudi legati da una catena per il collo al piedistallo.

Simboli [modifica]

La simbologia è semplice, due uomini di sesso diverso si fronteggiano e sono legati all'altare del demonio che regna su di loro.

Significato [modifica]

È la carta che rappresenta la lussuria, la debolezza umana verso gli eccessi, la seduzione, gli istinti più selvaggi ma soprattutto il legame inconscio a sentimenti istintivi e deleteri. Puo' indicare a volte semplicemente una forte arrabbiatura o nei consulti per l'amore, una grande carica erotica ma in senso negativo, come una carica che porta solo all'aspetto peggiore delle cose

La Torre (tarocchi)

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La Torre è la sedicesima carta degli arcani maggiori dei tarocchi; è conosciuta anche come Il Fulmine.

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Iconografia [modifica]

Nel mazzo Reader-Waite la carta raffigura una montagna con una torre, con una corona in cima, colpita dal fulmine. Due personaggi, di cui uno incoronato, cadono dalla torre.

Nella tradizione più antica, riconducibile ai tarocchi di Marsiglia, la carta viene definita come La Maison Dieu ("La casa di Dio") e raffigura una torre scoperchiata da cui esce una fiamma che sale al cielo.

Simbolismo [modifica]

La Maison Dieu, di Jean Dodal (inizio XVIII secolo)

La carta simboleggia la superbia e la presunzione, che vengono punite con il castigo. Secondo questa lettura rappresenterebbe la Torre di Babele, abbattuta dal fulmine divino.

Bibliografia [modifica]

  • Giordano Berti, Storia dei Tarocchi, Milano, Mondadori, marzo 2007.
  • Giordano Berti e Ram (a cura di) Il grande libro dei Tarocchi, Milano, RCS Libri S.p.A., aprile 2007.
  • Diego Meldi, Tarocchi. Il manuale completo, Firenze, Giunti Demetra, novembre 2007.
  • G. van Rijnberk, I Tarocchi. Storia, Iconografia, Esoterismo, Roma, Stile Regina, aprile 1989.
  • Oswald Wirth, I Tarocchi, Roma, Mediterranee, novembre 1973.
  • Papus, I Tarocchi, Roma, Napoleone, novembre 1972.

La Stella

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bussola Disambiguazione – Se stai cercando il racconto, vedi La stella.
La Stella nei tarocchi di Marsiglia di Jean Dodal (inizio XVIII secolo)

La Stella è la diciassettesima carta degli arcani maggiori dei tarocchi; è conosciuta anche come Le Stelle.

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Iconografia [modifica]

Nel mazzo Reader-Waite ed in quello di Marsiglia la carta raffigura una donna nuda, in riva ad un ruscello. Ha nelle mani due brocche con una delle quali versa un liquido nell'acqua e con l'altra sulla terra.

In cielo brilla una grande stella ad otto punte, attorniata da altre sette stelle più piccole.

Nei mazzi più antichi è raffigurata una donna in piedi con il viso rivolto ad una stella.

Simbolismo [modifica]

La carta simboleggia la speranza e l'attesa di una nuova alba.

La stella viene interpretata come la Stella cometa che guida i Re Magi.

L'uccello appollaiato sull'albero è un ibis, simbolo dell'anima.

Bibliografia [modifica]

  • Giordano Berti, Storia dei Tarocchi, Milano, Mondadori, marzo 2007.
  • Giordano Berti e Ram (a cura di) Il grande libro dei Tarocchi, Milano, RCS Libri S.p.A., aprile 2007.
  • Diego Meldi, Tarocchi. Il manuale completo, Firenze, Giunti Demetra, novembre 2007.
  • G. van Rijnberk, I Tarocchi. Storia, Iconografia, Esoterismo, Roma, Stile Regina, aprile 1989.
  • Oswald Wirth, I Tarocchi, Roma, Mediterranee, novembre 1973.
  • Papus, I Tarocchi, Roma, Napoleone, novembre 1972.

La Luna

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La Luna è la diciottesima carta degli arcani maggiori dei tarocchi.

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Iconografia [modifica]

Iconograficamente è rappresentata da due lupi (o cani) che ululano alla luna fra due torri, e da un gambero che emerge dall'acqua. I due cani fanno guardia all'unico passaggio a volte rappresentato da un sentiero che passa fra le due torri, mentre la luna, vista piena o in primo quarto, irradia con la sua luce il paesaggio.

Simboli [modifica]

Il gambero rappresenta l'inconscio o l'immaginazione che emerge verso percorsi difficili e pericolosi (il passaggio tra i due cani e tra le torri verso luoghi minacciosi).

Significato [modifica]

Il principio creativo femminile (la parte sinistra). L'infanzia, la femminilità, la donna, la madre, il sonno e il sogno.

Tale carta indica un viaggio lungo e tormentato o una difficile conquista della verità, comunque invita l'uomo a ricercare il significato reale delle cose affrontando difficoltà e pericoli.

Il Sole (tarocchi)

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Il Sole in un mazzo di tarocchi di Marsiglia settecentesco

Il Sole è una carta dei tarocchi, ed è il diciannovesimo dei trionfi o arcani maggiori .

In tutte le versioni della carta, il globo solare, quasi sempre antropomorfo, splende nella parte alta, ma gli altri elementi sono variabili per ognuna delle diverse rappresentazioni. Nei tarocchi marsigliesi sono presenti gocce d'acqua disposte intorno ai raggi solari, e due gemelli sono raffigurati a braccetto o mentre stanno giocando, di fronte a un muro.

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Il Sole nella versione Rider-Waite

In una versione della carta introdotta in Belgio nel XVII o XVIII secolo[1], un solo bambino è raffigurato, a volte nudo, mentre cavalca un cavallo bianco reggendo una bandiera scarlatta.

In altre versioni successive, in luogo dei gemelli sono raffigurati due giovani amanti.

Sullo sfondo, oltre all'immagine di un muro, sono talvolta presenti dei girasoli.

Note [modifica]

  1. ^ Paul Huson, Mystical origins of the tarot, Inner Traditions / Bear & Company, 2004, pp 142-144

Il Giudizio

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Il Giudizio è la ventesima carta degli arcani maggiori dei tarocchi; è conosciuta anche come l'Angelo.

Iconografia [modifica]

Un arcangelo suona la tromba del giudizio e 3 figure nude, dove si riconosce chiaramente almeno un uomo e una donna, escono da una tomba.

Simboli [modifica]

In parecchi mazzi viene chiamato "Il Giudizio" e infatti la simbologia della carta stessa rimanda l'idea del Giudizio Universale.

Significato [modifica]

Segna il tempo che passa. È la clessidra di Saturno.

Di ottimo auspicio sia nei consulti che nella meditazione. Indica guarigione, evoluzione emotiva e spirituale, ottime notizie in arrivo. In significato più dettagliato indica qualcosa che era fermo da tempo che trova una soluzione, positiva o negativa.

Il Mondo (tarocchi)

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Il Mondo nei tarocchi Rider-Waite

Il Mondo è la ventunesima carta degli arcani maggiori dei tarocchi; è conosciuta anche come la Terra o l'Universo o trionfo XXI.

Rappresentazioni [modifica]

Il Mondo nei tarocchi di Marsiglia

 

 

Arcani minori

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Gli arcani minori sono un gruppo di carte dei tarocchi.

Nei mazzi moderni sono cinquantasei carte, divise in 4 semi bastoni, coppe, denari e spade, trasformati nelle carte "francesi" rispettivamente in fiori, cuori, quadri e picche. I mazzetti ogni seme sono costituiti da quattordici carte suddivise in carte scoperte e carte coperte o figure. Le carte scoperte sono numerate da uno a dieci e hanno in rappresentazione tanti oggetti rappresentanti i seme quanti sono rappresentati dal numero che identifica la carte. LE carte coperte o figure sono rispettivamente fante, cavallo, regina e re. Dagli arcani minori dei tarocchi derivano le moderne carte da gioco, sia quelle cosiddette da briscola sai quelle cosiddette da ramino.

Nella cartomanzia gli arcani minori rappresentano lo svolgersi della vita. Anche le sibille da divinazione derivano dagli arcani minori.

 

Come si leggono [modifica]

Esistono tecniche di lettura nella cartomanzia che prevedono l'utilizzo dei soli arcani minori che servono a divinare i significati più vicini alla vita di tutti i giorni.

Le tecniche più complesse prevedono invece l'utilizzo di tutte e 78 le carte dei mazzi moderni

Carta da gioco

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Caravaggio, I bari, olio su tela, 1594 (Fort Worth, Kimbell Art Museum).

Una carta da gioco è normalmente una tessera di forma rettangolare (rotonda in India) di carta pesante o di plastica, delle dimensioni di una mano, usata per fare giochi di carte. Una serie completa di carte viene detta mazzo. Le carte da gioco sono alcuni degli strumenti più usati dagli illusionisti, così come nelle pratiche occulte quali la cartomanzia. Diversi giochi di carte coinvolgono (o comunque supportano) il gioco d'azzardo e subiscono la disapprovazione di alcuni gruppi religiosi. Sono anche oggetto di collezionismo (distintamente dalla carte realizzate apposta per giochi di carte collezionabili): mazzi nuovi o speciali sono prodotti comunemente per i collezionisti, spesso con temi politici, culturali o educativi.

Un lato di ogni carta, il fronte o la faccia, porta dei segni che la distinguono dalle altre e determinano il suo uso nelle regole di un particolare gioco, mentre l'altro, il dorso o il retro, è identico per tutte le carte di un mazzo, generalmente con motivo astratto. Nella maggioranza dei giochi le carte sono raggruppate in un mazzo ed il loro ordine viene reso casuale mediante una procedura detta mescola, per fornire un elemento di casualità nel gioco.

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Storia [modifica]

Origini [modifica]

Sei di denari del mazzo di carte mamelucche del XV secolo.

L'origine delle carte da gioco è ignota, ma le prime testimonianze del loro uso risalgono alla Cina poco dopo l'invenzione della carta, forse attorno al X secolo. Le antiche cinesi "carte moneta" avevano tre "semi": Jian o Qian (monete), Tiao (stringhe di monete, dove il nome stringa implica il foro che le monete cinesi hanno per poterle appendere e impilare su una corda), Wan (diecimila), e a questi si aggiungevano altre tre carte singole Qian Wan (Migliaia di Diecimila), Hong Hua (Fiore Rosso) e Bai Hua (Fiore Bianco). Queste erano rappresentate da ideogrammi con numerali da 2 a 9 sui tre semi. Wilkinson suggerisce che le prime carte siano state in realtà denaro reale e che fossero contemporaneamente lo strumento di gioco e la posta scommessa[1]. Le tessere del moderno Mahjong e del domino si sono probabilmente evolute da queste prime carte da gioco. La parola cinese p'ai viene usata per descrivere sia le carte che le tessere da gioco.

Il tempo ed i modi dell'introduzione delle carte da gioco in Europa è oggetto di discussioni. Il 38º canone del Concilio di Worcester (1240) viene spesso citato come dimostrazione dell'esistenza delle carte in Inghilterra alla metà del XIII secolo, ma i giochi de rege et regina che vi vengono menzionati più probabilmente erano gli scacchi. Se le carte da gioco fossero un fenomeno diffuso in Europa già nel 1278, Francesco Petrarca ne parlerebbe nel De remediis utriusque fortunae a proposito dei giochi d'azzardo, ma non è così. Altri scrittori dell'epoca (tra cui Giovanni Boccaccio e Geoffrey Chaucer) citano o si riferiscono a vari giochi, ma non esiste un singolo passaggio che si possa attribuire alle carte. In altre opere coeve, supponiamo dunque che la parola "carte" sia frutto di una errata traduzione o interpolazione.

È probabile che le antenate delle moderne carte da gioco siano arrivate in Europa attraverso i contatti con i Mamelucchi egiziani alla fine del XIV secolo, e per quell'epoca avevano già assunto una forma molto simile a quella odierna. In particolare il mazzo dei Mammelucchi conteneva 52 carte, che formavano quattro semi: Jawkân (bastoni da polo), Darâhim (denari), Suyûf (spade) e Tûmân (coppe). Ogni seme conteneva dieci carte, numerate da 1 a 10, e tre figure (o carte di corte) chiamate malik (re), nā'ib malik (viceré o deputato del re) e thānī nā'ib (secondo o sotto-deputato). Le figure mamelucche mostravano disegni astratti senza ritrarre persone (a causa della legge islamica che vietava di ritrarre figure umane), ma riportavano il nome di ufficiali dell'esercito. Un mazzo completo di carte da gioco mamelucche fu scoperto da Leo Ary Mayer nel Topkapi Sarayi Museum di Istanbul nel 1939; questo mazzo particolare non fu realizzato prima del XV secolo, ma le sue carte si accoppiavano a quelle di un frammento datato tra il XII e il XIII secolo. Ci sono alcune prove che suggeriscono che questo mazzo si sia evoluto da un mazzo precedente composto da 48 carte che aveva solo due figure per seme ed alcune altre prove sembrano suggerire che le prime carte cinesi arrivate in Europa siano passate per la Persia che a sua volta ha influenzato i Mamelucchi.

Si ignora se queste carte abbiano influenzato le carte indiane usate nel gioco della Ganjifa o se sia avvenuto il contrario. In ogni caso le carte indiane si distinguono per alcune caratteristiche: sono rotonde, generalmente dipinte a mano con schemi intricati e comprendono più di quattro semi (a volte fino a dodici).

Diffusione in Europa e prime modifiche dell'aspetto [modifica]

Comparazione tra il re di cuori ed il re di denari di due mazzi del XVI secolo.
Fante di denari del mazzo «Italia 2», 1390-1410.
Georges de La Tour, "il baro", museo del Louvre, Parigi.
Regina di cuori di un mazzo di Claude Valentin (metà del XVII secolo). Si noti che la regina, personificazione di Caterina de' Medici nelle intenzioni dell'autore, impugna lo scettro anziché stringere un ventaglio. Questo particolare sottolinea il disprezzo dei francesi dell'epoca per Enrico III (raffigurato come re di cuori con il ventaglio). E sicuramente anche a causa delle disposizioni decretate da questo re a sfavore dei produttori di carte da gioco.[2]

Alla fine del XIV secolo l'uso delle carte da gioco si diffonde rapidamente in Europa. Tra i primi riferimenti, notevoli i seguenti:

  • 23 maggio 1376: un'ordinanza fiorentina vieta il gioco delle naibbe (naibe), nome arcaico per le carte da gioco, probabilmente derivato da 'nā'ib (dall'arabo "deputato", peraltro nome di una delle figure delle carte mamelucche);
  • 1377: nel sermone Tractatus de moribus et disciplina humanae conversationis di un frate domenicano di Basilea descrive un gioco di carte.
  • 1377: un'ordinanza parigina vieta il gioco delle carte nei giorni feriali
  • 26 ottobre 1380 a Barcellona, nell'inventario del mercante Nicolas Sarmona viene elencato «un gioco di carte (nayps) di 44 pezzi».

Il mazzo di carte europeo più antico che ci si conosca è il mazzo chiamato «Italia 2», datato tra il 1390 ed il 1410.[3] Un altro mazzo tanto antico è il Stuttgarter Kartenspiel («Mazzo di Stoccarda») risalente al 1430. I mazzi più famosi e più antichi di tarocchi che siano pervenuti sino a noi sono invece i mazzi popolarmente chiamati dei Visconti.[4][4][5]

Gli europei variarono molto la struttura e l'aspetto delle carte da gioco nel XV secolo. Le figure delle carte cambiarono per rappresentare le famiglie reali europee ed i loro vassalli, originariamente "re", "cavalieri" e "servi". La regina venne introdotta in modi differenti: nei più antichi mazzi tedeschi arrivati fino a noi (1440 circa) la rimpiazza il re in due dei semi come carta di maggior valore. Durante il XV secolo sono comuni mazzi da 56 carte contenenti re, regina, cavaliere e servo. Anche i semi variano, molti produttori non ritennero che fosse necessario avere un insieme tipico di nomi per i semi, quindi i primi mazzi ne hanno varietà differenti (pur essendo sempre in numero di quattro). Gli stampatori tedeschi produssero carte usando cuori, campane, foglie e ghiande, semi presenti anche nei mazzi della Germania meridionale e orientale per il gioco dello Skat, e nei mazzi bavaresi per il gioco del Watten e del Mao Mao (diffusi anche in Alto Adige). Le più tarde carte italiane e spagnole del XVI secolo usano spade, bastoni, coppe e denari. È probabile che il mazzo dei tarocchi venga inventato in Italia in questo periodo, sebbene si creda erroneamente che sia stato importato in Europa dagli zingari. I tarocchi nacquero essenzialmente per il gioco dei tarocchi, ma oggi trova il suo uso più frequente come strumento di cartomanzia e per altre pratiche esoteriche: uno sviluppo cominciato nel 1780 circa, quando i filosofi occulti vollero associare i simboli sulle carte dei tarocchi ai geroglifici egizi.

I quattro semi cuori, quadri, picche e fiori hanno origine in Francia approssimativamente nel 1480 e sono probabilmente prevalsi perché più facili ed economici da riprodurre rispetto a disegni più elaborati (si vada tecniche di produzione). Il trèfle (così chiamato per la somiglianza alla foglia del trifoglio) deriva probabilmente dalla ghianda dei semi tedeschi, e così anche il pique, derivato dal seme della foglia tedesca (tuttavia assumendo il nome dell'arma, seguendo l'esempio delle spade italiane). In Inghilterra vengono usati i semi francesi, nominandoli hearts (cuori), clubs (bastoni, ma sono i fiori nostrani), spades (vanghe, a indicare le picche) e diamonds (quadri). Chatto si pronuncia sui nomi dei semi come segue:

  « Se le carte erano realmente conosciute in Italia e Spagna alla fine del XIV secolo, non è improbabile che il gioco sia stato introdotto in questo Paese [l'Inghilterra] da alcuni dei soldati inglesi che servirono sotto Hawkwood e altri capitani mercenari nelle guerre di Italia e Spagna. Comunque pare certo che le prime carte da gioco comunemente usate qui siano state dello stesso tipo, per quanto riguarda i segni dei semi, di quelle usate in Italia e Spagna. »
   

Le figure sulle carte similmente attraversano alcuni cambiamenti in aspetto e nome. Sulle prime carte si ritrovano figure intere, e in Francia spesso hanno il nome di particolari eroi storici o fiabeschi. Rouen diventa un centro prolifico di produzione nel XVI secolo, da dove si originano molti degli elementi delle carte di corte ancora presenti nei mazzi moderni. È probabile che le carte di Rouen siano importate in Inghilterra diventandovi di uso comune, sebbene altri stili siano più popolari in Europa a quel tempo. Le figure sulle carte prodotte dagli artigiani di Rouen hanno il nome, in corrispondenza dei re di picche, cuori, quadri e fiori, rispettivamente di «David», «Alexander», «Caesar», «Charles», individuati nei personaggi storici di Davide, Alessandro Magno, Giulio Cesare e Carlo Magno. I fanti (inglese knave o, molto più tardi, jack, in francese valet) sono rispettivamente «Hector», Ettore (principe di Troia), «La Hire», il soprannome di Etienne de Vignoles (comandante francese al tempo di Giovanna d'Arco), «Ogier», ovvero Uggeri il Danese (un cavaliere di Carlo Magno) e «Judas», Giuda Maccabeo (che guidò la rivolta ebraica contro i siriani). Le regine sono «Pallas» (Pallade Atena), «Rachel», (Rachele la madre biblica di Giuseppe), «Argine» (di origine ignota, forse un anagramma di «regina») e «Judith», Giuditta (altra figura biblica). La tradizione parigina usa gli stessi nomi, ma assegnandoli a semi diversi: il re di picche, cuori, quadri e fiori erano rispettivamente Davide, Carlo Magno, Giulio Cesare e Alessandro Magno; le regine erano Pallade, Giuditta, Rachele e Argine; i fanti erano Uggeri, La Hire, Ettore e Giuda Maccabeo. Stranamente i nomi parigini ottengono più successo nei tempi a venire, anche con le carte prodotte a Rouen.

Un'altra suggestiva interpretazione[6] suggerisce che probabilmente Argine è una storpiatura di «Argeia», leggendaria principessa di Argo (nonché nome di vari personaggi della mitologia greca). Sempre secondo questa ipotesi Rachel sarebbe la storpiatura del nome «Ragnel», moglie di sir Gawain, uno dei cavalieri della tavola rotonda. In questo modo i personaggi sarebbero equamente suddivisi se accettiamo anche l'ipotesi che in realtà La Hire sia la storpiatura di «Aulus Hirtius», Aulo Irzio, uno dei comandanti di Cesare. La suddivisione è la seguente:

  • personaggi biblici: David - Judith - Judas
  • personaggi della mitologia greca: Alexander - Argeia - Hector
  • personaggi di epoca romana: Caesar - Pallas - Aulus Hirtius
  • personaggi cristiani: Charlemagne - Ragnel - Ogier

Inizialmente le carte del mazzo comunemente conosciuto come «a semi francesi» furono disegnate a figura intera, prendendo a prestito lo stile spagnolo. Molto simile al re di cuori era ad esempio il re di denari del mazzo di Phelippe Ayet.[7] Col passare dei secoli il disegno è divenuto man mano più schematico ed alcuni particolari sono andati perduti. Il re di cuori infatti brandiva un'ascia sopra la testa e non una spada dietro la testa. Il fante di picche portava una lancia che poi è divenuta l'indecifrabile oggetto che si può osservare sulle carte di fabbricazione odierna. In ultimo, verso la fine dell'Ottocento, si è deciso di capovolgere quelle figure che avevano il seme a destra per aumentare la leggibilità delle carte quando sono disposte a ventaglio.[8]

Modifiche successive [modifica]

Nei primi giochi i re sono la carta di valore maggiore, con nessuna eccezione. Già a partire dalla fine del 1400 si iniziò a dare un significato speciale alla carta nominalmente di valore minore, ora detto asso, tanto da renderla di valore maggiore (e dare al 2 il valore minore). Questo concetto può essere stato affrettato dalla Rivoluzione francese dove si comincia a fare giochi in cui l'Asso diventa il simbolo del sorgere in potere delle classi inferiori contro la nobiltà.

Le indicazioni del valore della carta sugli angoli e sui bordi cominciano a comparire alla metà del XIX secolo per permettere di tenere le carte ravvicinate a ventaglio con una sola mano e controllarle comunque tutte (in precedenza le carte si distribuivano e si leggevano tra le due mani).

L'innovazione successiva fu quella delle figure simmetriche (o a «due teste»), in modo che un giocatore non fosse tentato di capovolgere la carta per averla dritta, dato che questo poteva dare indicazioni agli altri giocatori di quali carte avesse in mano. Questa innovazione richiese l'abbandono di alcune delle caratteristiche delle figure precedenti che erano rappresentate per intero sulla carta.

La matta, o joker in inglese, è una creazione inizialmente per il gioco alsaziano dell'Euchre, e si diffonde dall'Europa all'America assieme al Poker, gioco nel quale oggi non è usata. Nonostante la somiglianza con il Pazzo dei tarocchi si ritiene che non ci sia alcuna correlazione. Nei mazzi moderni uno dei due joker è generalmente più colorato e dettagliato dell'altro, sebbene questa distinzione non sia sfruttata dalla maggioranza dei giochi. I due joker sono normalmente detti «Rosso» e «Nero». Diversamente dalle figure lo stile dei joker varia grandemente, e molti produttori lo usano come per imprimervi il loro marchio registrato.

Carte da gioco oggi [modifica]

Francesi [modifica]

I semi francesi
Seme Suit Hearts.svg SuitDiamonds.svg SuitClubs.svg SuitSpades.svg
Francese
Inglese
Italiano
Islandese
Spagnolo
Portoghese
Tedesco
Giapponese
Cœur
Hearts
Cuori
Hjarta
Corazones
Copas
Herz
Haato (ハート?)
Carreau
Diamonds
Quadri
Tigull
Diamantes
Ouros
Karo
Daiya (ダイヤ?)
Trèfle
Clubs
Fiori
Lauf
Tréboles
Paus
Kreuz
Kurabu (クラブ?)[9]
Pique
Spades
Picche
Spaði
Picas
Espadas
Pik
Supeedo (スペード?)

Il mazzo principale in uso oggi consiste di 54 carte, ed include 13 carte per ognuno dei 4 semi (picche ♠, cuori , quadri e fiori ♣, figure simmetriche sullo stile delle carte di Rouen) e due jolly (uno dei quali più colorato dell'altro). Le 13 carte per ogni seme sono composte da dieci carte numeriche, dall'1 (l'asso) fino al 10 (ognuna delle quali riportante tanti simboli del suo seme corrispondenti al suo valore numerico - il simbolo dell'asso è notevolmente più grosso di quello delle altre carte), da un fante, da una regina e da un re. Generalmente su due angoli opposti, quello in alto a sinistra e in basso a destra, (o, in alcuni casi, su tutti e quattro gli angoli) è riportato il valore della carta per facilitarne l'identificazione quando sono tenute in mano a ventaglio.

L'asso di picche ha un simbolo di solito più grosso e decorato degli altri, in una tradizione iniziata dopo una legge promulgata da Giacomo I d'Inghilterra che richiedeva una stampigliatura su quella carta come prova del pagamento della tassa sulla produzione delle carte da gioco.

alcune varianti dello stile internazionale: da sinistra carte da bridge, poker, blackjack, regionali, regionali con indici

Sebbene alcuni elementi delle figure siano raramente usati in gioco alcuni sono degni di nota:

  • Il fante di picche e quello di cuori sono disegnati di profilo e pertanto vennero soprannominati (nei paesi anglosassoni) one-eyed Jack («fante con un occhio solo»), mentre gli altri di fronte;
  • Il re di cuori ha alle volte una spada dietro alla sua testa e pertanto venne soprannominato re suicida. Originariamente, come spiegato più sopra, era un'ascia che la figura brandiva e che si è trasformata a causa del deterioramento dei dettagli nel tempo [10].

Le carte da gioco hanno una dimensione tipica, detta bridge size (3,5 pollici - 89 mm di altezza × 2,25 pollici di larghezza - 57 mm), che è quella più utilizzata. La poker size ha la stessa altezza ma è lievemente più larga (2,5 pollici - 62 mm).

I mazzi di Blackjack per casinò alle volte includono dei segni per essere identificate da una macchina[senza fonte], e in generale i mazzi da casinò hanno indici su tutti e quattro gli angoli anziché solo su due. Molti dei mazzi hanno grandi indici per l'uso in giochi di stud poker dove la possibilità di leggere le carte da lontano è un beneficio e le dimensioni delle mani di gioco sono piccole.

Per abbreviare il nome delle carte si usa generalmente (per le carte numeriche) il suo valore seguito dal suo seme (eccetto l'Asso indicato con "A"), mentre per le figure si usa "J", "Q" e "K" rispettivamente per "Fante", "Regina" e "Re" (sono le abbreviazioni dei nomi inglesi Jack, Queen e King). Per esempio le carte del seme di picche sono: "A♠", "2♠", "3♠", "4♠", "5♠", "6♠", "7♠", "8♠", "9♠", "10♠", "J♠", "Q♠", "K♠".

In Croazia, nella regione di Zagora, queste carte si chiamano hrvatice (le croattine). I cuori si chiamano "srce", i quadri si chiamano "dijamant", i fiori si chiamano "ditelina" e le picche si chiamano "list".

Italiane [modifica]

Tipici semi latini
Seme nelle carte piacentine Suit Spade.svg Suit Coppe.svg Suit Denari.svg Suit Bastoni.svg
Seme nelle carte napoletane Seme spade carte napoletane.svg Seme coppe carte napoletane.svg Seme denari carte napoletane.svg Seme bastoni carte napoletane.svg
Seme nelle carte siciliane Seme spade carte siciliane.svg Seme coppe carte siciliane.svg Seme denari carte siciliane.svg Seme bastoni carte siciliane.svg
Seme nelle carte romagnole Seme spade carte romagnole.svg Seme coppe carte romagnole.svg Seme denari carte romagnole.svg Seme bastoni carte romagnole.svg
Seme nelle carte sarde Seme spade carte sarde.svg Seme coppe carte sarde.svg Seme denari carte sarde.svg Seme bastoni carte sarde.svg
Seme nelle carte bergamasche Seme spade carte bergamasche.svg Seme coppe carte bergamasche.svg Seme denari carte bergamasche.svg Seme bastoni carte bergamasche.svg
Seme nelle carte trevisane Seme spade carte trevisane.svg Seme coppe carte trevisane.svg Seme denari carte trevisane.svg Seme bastoni carte trevisane.svg
Seme nelle carte triestine Seme spade carte triestine.svg Seme coppe carte triestine.svg Seme denari carte triestine.svg Seme bastoni carte triestine.svg
Seme nelle carte trentine Seme spade carte trentine.svg Seme di coppe carte trentine.svg Seme denari carte trentine.svg Seme di bastoni carte trentine.svg
Seme nelle carte bresciane Seme spade carte bresciane.svg Seme coppe carte bresciane.svg Seme denari carte bresciane.svg Seme bastoni carte bresciane.svg
Seme nelle carte bolognesi Seme spade carte bolognesi.svg Seme coppe carte bolognesi.svg Seme denari carte bolognesi.svg Seme bastoni carte bolognesi.svg
Italiano
Spagnolo
Tedesco
Giapponese
Spade
Espadas
Schwerter
Tsurugi (?)
Coppe
Copas
Kelche
Kappu (カップ?)
Denari
Oros
Münzen
Kahei (貨幣?)
Bastoni
Bastos
Stäbe
Konbō (棍棒?)

I mazzi di carte italiane sono normalmente composti di 40 carte di 4 diversi semi (tipiche napoletane), ma c'è una grande varietà stilistica nel disegno delle carte. In alcune regioni sono diffuse le carte di stile italiano o spagnolo, con i semi di bastoni (a volte chiamati anche mazze), coppe, denari e spade e con le figure fante, cavallo e re; in altre sono diffuse carte illustrate con i semi francesi, cuori, quadri, fiori e picche, con le figure fante, donna e re. Di ogni seme troviamo i numeri 2, 3, 4, 5, 6, 7, più l'asso e le figure. Le carte regionali italiane possono essere iscritte a quattro gruppi:

  • tipo Italia settentrionale: derivano dai tarocchi del XIV-XV secolo; hanno le spade in forma di scimitarre e i bastoni in forma di scettri. Gli assi elaborati possono riportare un motto. Esistono nelle versioni a 36 carte (raro), 40 o 52. Appartengono a questo gruppo le bergamasche, le bolognesi, le bresciane, le trevisane (o venete), le triestine e le trentine. Sono diffuse nelle regioni del nord est.
  • tipo spagnolo: hanno i bastoni in forma di tronchi e le spade più corte e dritte con figura intera, tranne che le piacentine di "tipo moderno" (dopo il 1950). Appartengono a questo gruppo le piacentine (le più diffuse tra il tipo spagnolo insieme alle napoletane), le napoletane, le romagnole, le siciliane e le sarde. Sono diffuse nelle regioni del centro-sud, o in tutta Italia (napoletane e piacentine).Esistono solo nella versione a 40 carte. Un particolare gruppo di carte appartenenti a questo gruppo sono le romane, nate negli anni settanta, hanno incontrato poca fortuna tra i giocatori e non sono state più prodotte; queste carte avevano le figure che si rifacevano alla tradizione romana: legionario, centurione, imperatore.
  • tipo francese: hanno i semi delle carte francesi e normalmente senza indici. Appartengono a questo gruppo le genovesi, le milanesi (o lombarde), le fiorentine (o toscane), le piemontesi. Hanno le figure intere, tranne le genovesi (figure di tipo francese o belga). Sono diffuse nel nord-ovest. Esistono nelle versioni a 36 (genovesi e piemontesi), 40 o 52 carte.
  • tipo tedesco: hanno i semi di tipo tedesco (cuori, ghiande, foglie e campane) e sono diffuse nella provincia di Bolzano, dove sono conosciute con il nome di "Salisburghesi" (o "Salzburger"); sono a figura intera e in Austria sono conosciute anche come Einfachdeutsch (ovvero tedesche a figura intera) per distinguerle dalle "Bavaresi" che hanno la figura doppia (Doppeldeutsch). Nate come mazzo da 36 carte negli anni ottanta è stato introdotto il mazzo da 40 che oggi è l'unico diffuso in Alto Adige (la versione da 36 è ancora diffusa in Austria).

Carte bergamasche [modifica]

Le carte bergamasche sono carte in stile italiano. Il quattro di spade è chiamato anche margì per la donnina disegnata al centro. Il mazzo è composto da 40 carte con figure a due teste e misura 50×94 mm. Sull'asso di bastoni è presente il motto "VINCERAI". Inoltre in mazzi di alcune produzioni sono presenti 4 carte supplementari di cui 2 recano i numeri dall'1 all'8 e due che recano i numeri dall'1 al 10.

Carte bergamasche
 

Carte bolognesi o primiera bolognese [modifica]

Le bolognesi sono carte in stile italiano dalla forma piuttosto stretta (misurano 49×104 mm), diffuse per lo più nella zona di Cento. Questo mazzo è la derivazione diretta del mazzo del tarocco o tarocchino bolognese. A quest'ultimo sono stati tolti i trionfi, le regine e le carte numerali dall'8 al 10, aggiungendo i valori numerali dal 2 al 5. Hanno figure a due teste.

Carte bolognesi
 

Carte bresciane [modifica]

Le bresciane sono carte in stile italiano. È l'unico mazzo regionale che esiste solo nella versione a 52 carte, poiché servono per giocare a cicera bigia, un gioco tipico della provincia di Brescia. Le carte dall'otto al dieci sono detti scartini, in quanto per alcuni giochi, ad esempio la briscola, è necessario che tali carte vengano scartate. Le figure intere sono di tipo "naive" con colori piatti e proporzioni del corpo approssimative e faccia bianca. Come tutte le carte di "tipo italiano" hanno le spade in forma di scimitarre, e i bastoni in forma di scettri. Gli assi sono elaborati. Le carte bresciane sono strette, con un rapporto lunghezza/larghezza superiore a 2, e sono le più piccole d'Italia misurando soltanto 43×88 mm. Nella provincia, i numeri 2 dei vari semi delle carte bresciane hanno dei soprannomi: il due di spade è la "Felepa sensa pei", il due di bastoni è "la figa de legn" il due di denari "Le bale del'orso" e il due di coppe non ha soprannome, infatti nella variante di briscola a 3 giocatori (a 39 carte) è proprio il due di bastoni che viene scartato dal mazzo.

Carte bresciane
 

Carte genovesi [modifica]

Diffuse in tutta la Liguria, le carte genovesi sono a semi francesi con figure doppie a linea di divisione diagonale. Il loro stile è molto simile a quello francese tradizionale (il cosiddetto stile di Parigi) e ancor più a quello belga, dal quale di distinguono solo per piccoli dettagli (mancanza di indici). Il mazzo tradizionale misura 58×88 mm ed è composto da 40 carte, ne esistono tuttavia versioni a 36 carte meno diffuse. Il mazzo di 52 carte usato per il Baccarà e lo Chemin de fer è composto da carte in stile genovese.

Carte genovesi
 

Carte lombarde o milanesi [modifica]

Le carte milanesi sono carte a seme francese di forma piuttosto stretta (misurano 50×94 mm). Le figure sono molto elaborate, con figure doppie in stile "svizzero" a divisione orizzontale. Esiste una versione di carte lombarde, chiamate "lombarde estero" diffuse nel Canton Ticino, che presentano gli indici e le scritte "fante", "regina" e "re" sulle rispettive figure.

Carte napoletane [modifica]

Le carte napoletane sono carte in stile spagnolo. Sono tra le carte regionali più diffuse in Italia, essendo utilizzate nella maggior parte del Sud Italia. Notare che il "fante" viene chiamato "la donna" e la raffigurazione è effettivamente piuttosto femminea[11]. Il mascherone centrale del tre di bastoni è detto gatto mammone[12] e viene utilizzato per alcuni giochi tipici.Il re di denari è detto "matta" e può assumere qualsiasi valore gli si voglia dare in giochi come il sette e mezzo. Il mazzo da 40 carte è a figure intere e misura 50×83 mm.

Carte napoletane
 

Carte siciliane [modifica]

Sono simili alle napoletane, ma con dimensioni talvolta inferiori e proporzioni diverse. Anche qui la donna prende il posto del fante. Il re di denari è detto matta ed ha un ruolo particolare in giochi come il sette e mezzo ed il cucù. I bastoni vengono comunemente chiamati mazze. Sono di dimensioni più piccole rispetto ad altre carte regionali e con figure meno elaborate, ma con presenza di disegni supplementari su diverse carte (es. sul 5 di spade). Il mazzo è da 40 carte e le figure sono intere. Probabilmente sono la derivazione (con l'esclusione dei trionfi e di alcune carte numerali) del Tarocco Siciliano le cui carte sono molto simili, se non addirittura uguali, al mazzo delle siciliane. Il mazzo del Tarocco Siciliano è composto da 64 carte.

Carte nuoresi [modifica]

Le nuoresi sono carte a seme francese, con figura doppia divisa orizzontalmente.

Carte piacentine [modifica]

Le carte piacentine sono carte in stile spagnolo. Il mazzo contiene 40 carte ed ha figure a due teste. Fino agli anni '50 le figure erano intere. Create nella città di Piacenza, importato probabilmente sotto l'occupazione francese. I soldati francesi, infatti, usavano mazzi spagnoli per giocare ad Aluette. Questo mazzo si è diffuso nelle regioni del centro durante il XIX secolo, quando i territori dello Stato Pontificio arrivavano a toccare le città emiliane. Forse l'aspetto finale venne raggiunto in quegli anni.

Il mazzo piacentino trova molti punti di contatto con un mazzo spagnolo, disegnato da Phelippe Ayet nel 1575 circa, e ritrovato nella Torre de los Lujanes a Madrid durante la demolizione (si visiti questo collegamento). Tutte le figure sono in piedi, al contrario dei mazzi del nord Italia dove solitamente i re sono assisi su un trono. L'asso di denari è detto localmente "la Polla", mentre il cinque di spade ha la particolare caratteristica del motivo vegetale che contraddistingue anche il mazzo piacentino, e molte delle pose delle figure sono analoghe. Anche l'impostazione generale delle carte numerali è molto simile. Non faceva eccezione il quattro di bastoni, nella versione spagnola sorretto dalle mani e dai piedi di un putto (in alcuni mazzi è una scimmia). I primi disegni delle piacentine infatti avevano i gambi dei bastoni tutti verso il basso, mentre sugli esemplari più moderni sono verso il centro.

Gli esempi più eleganti e dettagliati di questo stile furono disegnati da Ferdinando Gumppemberg (o Guppemberg, o Gumppenberg) nei primi dell'Ottocento, oggi impossibili da reperire. Un disegno abbastanza diffuso, invece, è quello eseguito dall'incisore Antonio Lamperti, ad una testa, e riprodotto da Modiano (da non confondere con il disegno classico usato da Modiano, dal 1950 a due teste). Misurano 50×94 mm.

Carte piacentine
 
 

Carte piemontesi [modifica]

Le carte piemontesi sono simili alle Genovesi, dalle quali probabilmente discendono; sono carte a semi francesi, con le figure doppie di stile franco-belga. La divisione orizzontale delle figure le rende facilmente riconoscibili da quelle genovesi. Un ulteriore differenza rispetto ad altre carte di derivazione francese è la presenza di un ornamento ellittico intorno al seme degli assi, di colore identico a quello del seme o nero. Sono diffusi mazzi da 40 carte, da 36 (con asso, fante, donna e re e le carte numerali 6, 7, 8, 9 e 10) e da 52 (come tutto il classico mazzo di carte anglo-francesi esclusi i due jolly). Sono le carte a seme francese più piccole d'Italia: misurano infatti 50×83 mm.

Carte romagnole [modifica]

Le romagnole sono carte in stile spagnolo alquanto simili alle napoletane, a figura intera, con mazzo da 40 carte. Usate nelle province di Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna, Ferrara, a Imola e nella Repubblica di San Marino. Misurano 58×88 mm.

Carte romagnole
 

Carte romane [modifica]

Oggi non più in uso e diffuse soprattutto in Italia centrale [13], erano a seme italiano. Nonostante la produzione e il consumo di carte da gioco romane nel Cinque-Seicento siano stati ingenti (addirittura tra i maggiori a livello internazionale), oggi ne restano solo pochi esemplari: un foglio comprendente dodici carte si conserva fortunosamente all'Archivio di Stato di Roma nella rilegatura di un volume datato 1585 [14].

Carte sarde [modifica]

Più che un mazzo di carte italiane tende più allo stile del mazzo di carte spagnolo: la somiglianza è fortissima e denuncia i forti rapporti culturali fra Spagna e Sardegna. I semi sono cuppas (coppe), oros (denari), bastos (bastoni, dallo spagnolo "bastos") e ispadas (spade). Il mazzo è composto di 40 carte a figura intera e misura 56×88 mm; similmente alle carte spagnole, le carte sarde presentano due piccoli indici: pur essendo un mazzo da 40 carte ed il valore del fante (in sardo sutta, dallo spagnolo "sota") è 8, del cavallo (caddu) 9 e del re (re) 10, gli indici riportati sulle carte numerali vanno da 1 (assu) a 7 mentre sulle figure l'indice riporta rispettivamente il numero 10, 11 e 12, proprio a riprova delle 48 carte del mazzo spagnolo in cui sono presenti anche l'8 ed il 9 come carte numerali.

Carte toscane e fiorentine [modifica]

Le carte toscane sono a seme francese, a figura intera con mazzo da 40 carte e vengono utilizzate in tutta la Toscana (le fiorentine solo a Firenze e dintorni). Si differenziano tra loro per il formato: le toscane misurano 58×88 mm mentre le fiorentine, che sono le carte da gioco più grandi d'Italia, misurano 67×101 mm. In passato le toscane presentavano figure con atteggiamenti diversi e solo nei primi del '900 sono state uniformate alle fiorentine. Fante e re vengono chiamati anche rispettivamente gobbo e regio.

Carte trentine [modifica]

Le trentine sono carte in stile italiano. Il mazzo è composto da 40 carte; le "figure" (o "carte vestite") sono intere, di disegno arcaico, con soli cinque colori privi di sfumature (bianco, nero, blu, giallo, rosso). Misurando 50×94 mm, sono più tozze delle trevigiane. Il valore delle carte dal 2 al 7 è riportato negli angoli.

Carte trevisane [modifica]

Le carte trevisane, diffuse in tutto il Veneto, sono a seme italiano. Possono essere 40, od in alternativa 52, in quest'ultimo caso, quando si gioca allo scarabocio o ai trionfi. Sono dette anche venete o trevigiane. Esiste anche un mazzo da 54 carte a cui si aggiungono, rispetto al mazzo tradizionale da 40, le carte numerali dell'8, del 9 e del 10, oltre alle due matte. Le figure sono a due teste. In particolare si distinguono per i motti citati.

Sull'asso di coppe si legge: "Per un punto Martin perse la capa";

sull'asso di bastoni troviamo: "Se ti perdi tuo danno";

sull'asso di spade: "Non ti fidar di me se il cuor ti manca";

sull'asso di denari (talvolta): "Non val sapere a chi ha fortuna contra".

Il fante di spade è chiamato comunemente "a vecia" ovvero "la vecchia", il sette e il dieci di ori (chiamati Denari) vengono detti Sette Bello (come in ogni altra parte d'Italia) e Dieci Bello. Assieme alle bolognesi sono le carte più lunghe d'Italia: misurano infatti 49×104 mm.

Carte trevisane.
 
Gli 8, i 9 e i 10 di ogni seme delle carte trevisane.
 

Carte triestine [modifica]

Assai simili alle trevigiane, dalle quali discendono, le triestine presentano le figure più stilizzate che denotano l'influenza stilistica austriaca e dimensioni più tozze (53×98 mm). Il mazzo è da 40 carte e presenta figure a due teste. Le carte numerali sono indicizzate dall'1 al 7 mentre le figure sono indicizzate con l'11, il 12 ed il 13. Come a far ricordare che probabilmente in antichità il mazzo fosse completato dagli 8, dai 9 e dai 10 numerali. Una particolarità è che sugli assi sono presenti i motti: "son gli amici molto rari quando non si ha danari" (mazzi del fabbricante Dal Negro) oppure "non val saper chi ha fortuna contra" (mazzi di Modiano) sull'asso di denari, "molte volte le giuocate van finire a bastonate" sull'asso di bastoni, "il giuoco della spada a molti non aggrada" sull'asso di spade e "una coppa di buon vin fa coraggio fa morbin" sull'asso di coppe. Le carte triestine sono diffuse non solo a Trieste, ma anche in parte della Slovenia, e nelle località della costa croata, non solo tra i cittadini della minoranza italiana.

Carte viterbesi [modifica]

Estinte e diffuse soprattutto in Italia meridionale, erano un ibrido tra le piacentine e le romagnole, con le quali spesso venivano confuse; queste carte di altezza uguale alle romagnole erano però più strette. La similitudine con le piacentine era evidente soprattutto per l'asso di denari raffigurante un'aquila.

Spagnole [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Baraja (carte da gioco).

Gli spagnoli hanno un mazzo speciale, detto baraja española, i cui semi sono Bastos (bastoni), Oros (Ori), Espadas (Spade), Copas (Coppe). Normalmente il mazzo comprende 40 carte, ma a seconda dei giochi può averne anche 48 o 50. Di norma, dopo le prime 7 carte (dall'asso, as, al 7) vengono le figure: sota "fante" (valore 10), caballo "cavallo" (11) e rey "re" (12). Il mazzo di 48 carte comprende anche l'8 e il 9; inoltre, in alcuni giochi vi sono anche 2 comodines "jolly" che portano a 50 il totale.

Questo mazzo è diffuso non solo in Spagna, ma anche in alcune ex-colonie, come nelle Filippine o in Porto Rico. Si usano anche in Francia, a Milano, Roma, Palermo e in Portogallo.

Semi spagnoli
Seme Seme spade carte spagnole.svg Seme coppe carte spagnole.svg Seme denari carte spagnole.svg Seme bastoni carte spagnole.svg
Spagnolo Espadas Copas Oros Bastos
Italiano Spade Coppe Denari Bastoni

Tedesche ed austriache [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Watten (gioco).
Semi tedeschi
Seme Bay eichel.svg Bay gras.svg Bay herz.svg Bay schellen.svg
Tedesco Eichel Gras
Grün
Laub
Blatt
Schippen
Pik
Herz
Rot
Schellen
Italiano Ghiande Foglie Cuori Campanelli

Le carte tedesche e austriache hanno un aspetto diverso. Per esempio, in molti mazzi tedeschi le carte di quadri sono gialle o arancio, mentre le picche sono verdi. Nella Germania del sud e nell'Austria sono diffusi i mazzi tradizionali con cuori, campanelli, foglie e ghiande (che sostituiscono rispettivamente cuori, quadri, fiori e picche). Si usano anche in Slovenia, Ungheria, Croazia e nelle aree d'Italia ove sono presenti minoranze di lingua tedesca. Ad esempio, nella Valcanale (Friuli Venezia Giulia) si gioca a "Schnaps" (variante più semplice del "Bauernschnapsen" austriaco), un gioco con venti carte e di conseguenza con partite molto brevi. Il mazzo di carte regionali a semi tedeschi usato nella provincia di Bolzano è detto Salisburghese (Salzburger), composto un tempo da 36 ed ora più frequentemente da 40 carte a figure intere. Il particolare che più lo differenzia (oltre ai semi) dagli altri mazzi regionali italiani sono i valori. Nell'ordine sono presenti l'asso, le carte numerali del 5, del 6, del 7, dell'8, del 9 e del 10 e le figure sono l'Under (il Fante o Valletto Inferiore) l'Ober (il Fante o Valletto Superiore) ed il König (il Re).

Svizzere [modifica]

Per giocare al gioco nazionale svizzero, chiamato Jass, ad est della linea Brünig-Napf-Reuss si usa un mazzo di 36 carte, che ha due semi in comune con le carte tedesche (ghiande - Eicheln e campanelli - Schellen) e due semi diversi (scudi - Schilten e rose - Rosen). I valori vanno dal sei al nove, la Bandiera (Banner) corrisponde ai 10, poi vi sono le figure Under, Ober, König ed infine un Due con valore di Asso (As, Sau, Daus). Ad ovest della linea Brünig-Napf-Reuss e nell'area di lingua romancia sono impiegate carte a seme francese.
Nel Canton Ticino, infine, viene utilizzata una variante del mazzo lombardo denominata localmente "carte da tressette" (note in Italia come "lombarde estere").

Semi svizzeri
Seme EichelndeutschschweizerBlatt.svg SchellendeutschschweizerBlatt.svg SchiltendeutschschweizerBlatt.svg RosendeutschschweizerBlatt.svg
Tedesco Eichel Schellen Schilten Rosen
Italiano Ghiande Campanelli Scudi Rose

Tecniche di produzione [modifica]

La manifattura delle carte era interamente artigianale, in una tecnica piuttosto costosa e che non consentiva la produzione di massa. Alcuni sostengono che l'arte di incidere il legno, che portò alla stampa, sia nata addirittura per la necessità di stampare le carte da gioco. Ammesso che sia vero, bisogna dunque assumere che i primi produttori o pittori di carte di Ulma, Norimberga e di Augusta risalenti a un periodo tra il 1418 e il 1450 furono probabilmente anche incisori di legno.

Quel che è certo è che le carte vengono inizialmente stampate con il metodo della xilografia: sui fogli di carta vengono impressi i disegni medianti matrici incise nel legno, quindi colorate a mano sovrapponendo varie mascherine e utilizzando tamponi imbevuti di inchiostro - il che, per le produzioni più economiche implicava numerose sbavature. Il motivo principale del successo dei semi francesi e della loro diffusione nel mondo è legato probabilmente all'economicità della loro stampa: data la colorazione a tinta unita di questi semi le carte numerali possono essere prodotte direttamente mediante la sovrapposizione delle maschere senza dover passare per la xilografia (comunque necessaria per le figure).

Non si ha notizia di evoluzione nella stampa delle carte fino all'inizio del 1800 quando venne introdotta la litografia, più economica della xilografia, ma si deve arrivare al 1900 e all'introduzione della cromolitografia per poter produrre le carte da gioco senza bisogno di doverle colorare a mano.

Il processo produttivo che porta alla realizzazione di un mazzo di carte da gioco inizia col scegliere il materiale più adatto: cartoncino o plastica.

Le carte così, vengono impresse su fogli unici che, in successivamente, vengono sovrapposte da uno strato di vernice per aumentarne la luminosità e brillantezza dei colori, per la viscosità e incrementarne la durata nel tempo.

Nel mercato odierno, sono presenti alcuni prodotti HQ che, grazie a particolari trattamenti superficiali quali la calandratura e telatura, garantiscono grandi performance in termini di resa per un uso casalingo e professionale della carta da gioco.

Successivamente, i fogli vengono tagliati e predisposti in bande, cioè in strisce verticali che, a loro volta, vengono passati in una lama e quindi tagliati in singole carte. I mazzi di carte ottenuti, attraversano i processo automatizzato di arrotondamento degli angoli, per giungere quindi alla forma, rettangolo arrotondato tipico della carta da gioco.

Infine, ogni mazzo viene confezionato ed avvolto in cellophan ed inserito nell'astuccio pronto per la distribuzione e l'utilizzo.

Simboli delle carte da gioco in Unicode [modifica]

Lo standard Unicode definisce 8 caratteri per i semi delle carte, da U+2660 a U+2667:

Semi in Unicode
Seme
nome picche
nere
cuori
bianchi
quadri
bianchi
fiori
neri
picche
bianche
cuori
neri
quadri
neri
fiori
bianchi
valore U+2660 U+2661 U+2662 U+2663 U+2664 U+2665 U+2666 U+2667

Note [modifica]

  1. ^ The Chinese origin of playing cards
  2. ^ Portrait d'Allemagne sul sito The International Playing Cards Society.
  3. ^ Il mazzo moresco Italia 2
  4. ^ a b I tarocchi dei Visconti.
  5. ^ Giordano Berti, Storia dei Tarocchi. Verità e leggende sulle carte più misteriose del mondo. Mondadori, Milano, 2007. ISBN 978-88-04-56596-3
  6. ^ (EN) Paris and Rouen pattern figures
  7. ^ Phelippe Ayet, 1754
  8. ^ (EN) The Decline of English Court Cards Over Time
  9. ^ I nomi giapponesi dei semi delle carte francesi derivano dai nomi inglesi: "Haato" è la versione giapponese di "Heart", "Daiya" di "Diamond" e "Supeedo" di "Spade". Nel caso di "Kurabu", derivato dall'inglese "Club", esiste anche la variante Kuroobaa (クローバー?) proveniente dalla parola inglese "Clover" e giustificata dalla somiglianza del seme con un trifoglio ("clover" in inglese, appunto).
  10. ^ Playing-cards Frequently Asked Questions
  11. ^ FIERI Boston - Cards
  12. ^ Guida alle carte da gioco
  13. ^ Centro di produzione delle cosiddette "carte romane da giocare" era Ronciglione, dalle cui stamperie erano confezionati migliaia di mazzi: cfr. Francesco Maria D'Orazi, Stamperie, carte e cartiere nella Ronciglione del 17. e 18. secolo, Ronciglione, Centro ricerche e studi, 1996, p. 16. Ronciglione del resto fu centro della produzione di carte da gioco per lo Stato pontificio dal 1588 al 1678: cfr. "Ludica: annali di storia e civiltà del gioco", voll. 9-10 (2003), p. 190, scheda 159.
  14. ^ Cfr. "Ludica:annali di storia e civiltà del gioco", voll. 9-10 (2003), p. 190, scheda 159.

Bibliografia [modifica]

  • Salvatore Spoto, Le carte da gioco italiane: storia e mistero, Roma, Logart Press, 1994.
  • Alberto Milano. Le carte da gioco milanesi.

Sibilla

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  « Là, sovra i gioghi dell'Appennin selvaggio[1], fra l'erte rupi una caverna appar: vegliano le sirene quel faraggio, fremono i canti e fanno delirar. »
 
(Giulio Aristide Sartorio, Sibilla, poema drammatico)

La Sibilla (in latino Sibylla; greco Σίβυλλα) è una figura esistita storicamente, ma presente nella mitologia greca e in quella romana. Le sibille erano vergini dotate di virtù profetiche ispirate da un dio (solitamente Apollo), ed erano in grado di fornire responsi e fare predizioni, per lo più in forma oscura o ambivalente. Uno dei più famosi responsi di una sibilla latina è la frase «Ibis redibis numquam peribis in bello»

Tra le più conosciute, la Sibilla Eritrea, la Sibilla Cumana e la Sibilla Delfica, rappresentanti altrettanti gruppi: ioniche, italiche ed orientali.

Il perdurare della loro presenza dà risposte, nel mondo classico, al perdurare di domande alle quali i riti e i culti "diurni" in onore degli dei del Pantheon patriarcale sia romano che greco, non sapevano dare risposte.

Nei suoi scritti Platone ne cita solo una, anche se in seguito le sibille divennero una trentina.

Lo scrittore reatino Marco Terenzio Varrone (116-27 a.C.) ne enumera dieci in ordine di antichità: Persica, Libica, Delfica, Cimmeria, Eritrea, Samia, Cumana, Ellespontica, Frigia, Tiburtina.

Una delle sibille non citate da Varrone in quanto sorta in epoca medievale è la Sibilla Appenninica detta anche "Oracolo di Norcia" che viene legata alla Grotta della Sibilla situata sul Monte Sibilla, nella catena dei Monti Sibillini.

Indice

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Origini del nome [modifica]

Etimologia del nome [modifica]

L'etimologia del nome è ignota. Varrone (in Lattanzio, Divinae Institutiones, I, 6, 7) ce ne riporta una popolare che la farebbe derivare dal greco sioù-boùllan al posto di theoù-boulèn, che indicherebbe ‹la volontà, la deliberazione di dio›.

Abbiamo anche la forma Symbulam, che è molto suggestiva (lei sarebbe ‹un segno, un avvertimento di dio›), ma si tratta di una trascrizione errata che ricorre solo sui manoscritti medievali.

Il nome Sibylla [modifica]

In origine Sibilla (dal greco Sibylla) era un nome proprio di persona. Probabilmente era quello di una delle sibille più antiche, la Sibilla Libica, come ci attesta Pausania. Pausania si rifà ad Euripide che nel prologo di una delle sue tragedie perdute (la "Lamia") avrebbe riferito il gioco di parole Sibylla - Libyssa, dove Sibyl sarebbe la lettura al contrario di Libys.

Da nome proprio, col tempo "Sibilla" è diventata una definizione, un epiteto, passando a designare un tipo particolare di profetessa. Ciò avvenne in seguito al sorgere in diversi luoghi sacri di santuari nei quali venivano proferiti degli oracoli, ed al parallelo fiorire di raccolte di profezie. Così all'originario nome proprio di Sibylla fu necessario aggiungerne un altro (che divenne quello geografico della località interessata) che permetteva di distinguerle l'una dall'altra.

Nella maggioranza dei casi i nomi delle sibille sono nomi geografici (se ne contano per quelle di epoca greco-romana circa 30). Ma poiché nell'immaginazione degli antichi qualche sibilla - a causa della sua longevità millenaria - passava da un luogo all'altro per soggiornarvi lunghi periodi, ogni volta venendo chiamata con un nuovo nome geografico benché fosse sempre la stessa persona, essi sentirono il bisogno di ridare un nome proprio alle sibille più conosciute (p. es. "Erofile").

Le Sibille nell'arte [modifica]

Le sibille hanno ispirato l'arte cristiana dall'XI secolo in poi ispirando numerosi cicli pittorici, scultorei ed incisori. L'iconografia cattolica rinascimentale mantenne le Sibille poiché, essendo dotate di poteri di preveggenza, preannunciarono la venuta del Cristo.[senza fonte]

Pittura [modifica]

Martino Bonfini, Sibilla Chimica dipinta nel Santuario della Madonna dell'Ambro. (Foto in B/N)

Sculture e rilievi [modifica]

  • a Napoli nel Museo di San Martino tra le più antiche statue lignee presepiali vi è qualche figura di Sibilla (di Giovanni e Pietro Alamanno, 1478-1484).
  • S. Casa di Loreto: statua della Sibilla
  • Sibille graffite sul pavimento del Duomo di Siena
  • Palermo, Chiesa di S. Maria degli Angeli (detta della Gancia): gruppo in stucco "Visione della Sibilla Cumana da parte dell'imperatore Augusto" di Giacomo Serpotta (1710 ca.)

Incisioni [modifica]

Musica [modifica]

Nomi geografici [modifica]

Sibille orientali [modifica]

Sette sibille appartengono al gruppo orientale: [senza fonte]

Sibille greco-ioniche [modifica]

La Sibilla Delfica dipinta nella Cappella Sistina da Michelangelo.

Diciassette sibille appartengono al gruppo ionico:[senza fonte]

Sibille greco-italiche [modifica]

Sei sibille appartengono al gruppo italico: [senza fonte]

Sibille medioevali [modifica]

Nomi di sibille sorti forse in epoca medievale, alcuni di essi si riferiscono ad una stessa sibilla: [senza fonte]

Nomi di persona [modifica]

Nomi propri di sibille [modifica]

[senza fonte]

Nomi di veggenti spacciate per sibille [modifica]

[senza fonte]

Bibliografia [modifica]

Giordano Berti, Divine Veggenti. Le Sibille nelle incisioni dei secoli XV-XVIII, in CHARTA n°53, luglio-agosto 2001 [1]

Mario Polia "Tra Sant'Emidio e la Sibilla. Forme del sacro e del magico nella religiosità popolare ascolana" Arnaldo Forni Editori, Bologna, 2004

Cartomanzia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
 

La cartomanzia è un metodo di divinazione effettuato tramite la consultazione di un mazzo di carte che possono essere Tarocchi, carte italiane (da briscola), carte cosiddette francesi (da poker), o speciali carte illustrate dette Sibille.

Indice

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Storia [modifica]

La cartomanzia ha origini piuttosto recente rispetto ad altre forme di divinazione. Le prime testimonianze certe risalgono al 1770, data di pubblicazione a Parigi di Etteilla, ou la seule manière de tirer les cartes, dove l'autore, Etteilla, alias Jean-Baptiste Alliette, spiegava l'uso delle normali carte da gioco francesi per predire l'avvenire. Qualche anno più tardi lo stesso Etteilla dava alle stampe Manière de se recréer avec un jeu de cartes nommées Tarot (Parigi, 1783-1785) dedicato alla divinazione per mezzo dei Tarocchi.

Come nota Giordano Berti nella Storia della Divinazione (Mondadori Oscar Storia, Milano, 2007) già nel Cinquecento e nel Seicento si incontrano, in Italia e Germania, vaghe testimonianze sull'uso delle carte da gioco a scopo divinatorio, ma queste pratiche sono molto diverse dalla cartomanzia moderna in quanto le carte non hanno significati precisi.

Dopo Etteilla, la più famosa cartomante fu Marie Adélaide Lenormand (1768-1843), meglio nota come "Mademoiselle Lenormard", alla quale pare che si rivolgesse Joséphine Beauharlais, prima moglie di Napoleone Bonaparte. Da lei prende nome un particolare mazzo detto "Sibilla Lenormand", la cui invenzione non va però attribuita a Mlle Lenormand. [1]

Mazzi da divinazione [modifica]

I mazzi di carte usati a scopo divinatorio risultano essere diversi ed eterogenei, sia per origine che per quantità di "semi" e di figure. Si va dalle comuni carte da gioco e dai vari mazzi di Sibille italiane (La vera sibilla, per esempio, di Masenghini, Bergamo), parigine (Lenormand) e zigane (diffuse nel mondo di lingua tedesca), fino a un'infinita di mazzi di creazione più recente e studiati appositamente per l'uso divinatorio (tra i più noti e utilizzati troviamo l'Oracle Belline).

Vengono usate in alcuni casi anche le carte Zener, 25 carte, con 5 stelle, 5 onde, 5 croci, 5 cerchi e 5 quadrati), sebbene l'uso per cui queste carte sono state progettate non abbia a che fare con la divinazione bensì con l'esercitazione della telepatia.

Tuttavia il mazzo più utilizzato allo scopo divinatorio è costituito dai Tarocchi medievali, contenenti 78 carte.

Principio della cartomanzia [modifica]

Il principio base della cartomanzia, esercitata con ogni mazzo, si basa su un motto dell'Alchimia: "Come sopra così sotto", intendendo il "sopra" come il grande universo metafisico, e il "sotto" come la realtà fisica del mondo intorno a noi.

Più semplicemente, il mosaico delle carte estratte, attraverso l'interpretazione dei simboli o delle allegorie in esse contenute e delle posizioni da esse assunte, ci possono fornire una buona approssimazione delle conseguenze derivanti dalle nostre scelte attuali (metodo intuitivo) o addirittura fornirci una indicazione sul da farsi o su ciò che comunque accadrà qualunque cosa decidiamo di fare (metodo sacrale).

Più praticamente le carte divinatorie possono essere usate sia per leggere un eventuale futuro sia per svelare, a chi le studia, particolari aspetti di se stesso.

Note [modifica]

  1. ^ Giordano Berti - Articoli - M.lle Lenormand

Bibliografia [modifica]

  • Marcolino da Forlì, Le ingegnose sorti, Venezia 1550
  • V. Gross, La Cartomanzia, ossia la vera arte di tirar le carte, Milano 1884

Giardino dei Tarocchi

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Coordinate: 42°25′33.46″N 11°27′59.78″E / 42.4259611°N 11.4666056°E / 42.4259611; 11.4666056

Il Giardino dei Tarocchi è un parco artistico situato a Garavicchio, una frazione di Capalbio in Toscana, ideato dall'artista franco-statunitense Niki de Saint Phalle (1930 - 2002), popolato di enormi statue ispirate alle figure degli arcani maggiori dei tarocchi.

Indice

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Storia del Parco [modifica]

Seguendo l'ispirazione avuta durante la visita al Parque Guell di Antoni Gaudí a Barcellona, poi rafforzata dalla visita al giardino di Bomarzo, Niki de Saint Phalle inizia la costruzione del Giardino dei Tarocchi nel 1979, su un terreno di mezzo ettaro ricoperto dalla macchia mediterranea sulla collina di Garavicchio presso Capalbio, in Maremma, messo a disposizione da Nicola e Carlo Caracciolo grazie alla mediazione di Marella Agnelli Caracciolo.

Identificando nel Giardino il sogno magico e spirituale della sua vita, Niki de Saint Phalle si è dedicata alla costruzione delle ventidue imponenti figure in acciaio e cemento ricoperte di vetri, specchi e ceramiche colorate, per più di diciassette anni, affiancata, oltre che da diversi operai specializzati (Tonino Urtis, Marco Iacotonio, Ugo Celletti, Claudio Celletti), da un'equipe di nomi famosi dell'arte contemporanea come Rico Weber, Sepp Imhof, Paul Wiedmer, Dok van Winsen, Pierre Marie ed Isabelle Le Jeune, Alan Davie, Marino Karella e soprattutto dal marito Jean Tinguely, scomparso nel 1991, che ha creato le strutture metalliche delle enormi sculture e ne ha integrate alcune con le sue mécaniques, assemblaggi semoventi di elementi meccanici in ferro.

All'opera hanno collaborato anche Ricardo Menon, amico ed assistente personale di Niki de Saint Phalle anch'egli scomparso pochi anni or sono, e Venera Finocchiaro, ceramista romana; le sculture più piccole del Giardino (la Temperanza, gli Innamorati, il Mondo, l'Eremita, l'Oracolo, la Morte e l'Appeso), realizzate a Parigi con l'aiuto di Marco Zitelli, sono state poi prodotte in poliestere da Robert, Gerard e Olivier Haligon.

Hanno collaborato all'organizzazione amministrativa Gigi Pegoraro e Paola Aureli, mentre Gian Piero Ottavi ha curato l'aspetto strettamente botanico.

L'architetto ticinese Mario Botta ha disegnato il padiglione di ingresso - uno spesso muro di recinzione con una sola grande apertura circolare al centro, pensato come una soglia che divida nettamente il Giardino dalla realtà quotidiana. Nello spessore del muro è sistemata la boutique-biglietteria con arredi di Pierre Marie le Jeune, al quale si devono anche i sedili in terracotta accanto alla fontana e le sedie in ceramica all'interno dell'Imperatrice/Sfinge, enorme scultura-casa per lunghi periodi utilizzata da Niki de Saint Phalle come abitazione durante i lavori del Giardino.

Collaboratore di Niki per molti anni e progettista del nuovo atelier, insieme a Tinguely, è stato l’architetto grossetano Roberto Aureli. L’edificio di circa 200 m² e terminato nel 1990 ha ospitato gli ultimi soggiorni di Niki. Completamento incassato nella roccia, è coperto da un rigoglioso giardino pensile su cui poggia “la Luna”. Nel 1996 Aureli è stato consulente di Botta per la realizzazione del muro d’ingresso.

Terminata solo nell'estate del 1996, la realizzazione del Giardino ha comportato, oltre ad un enorme lavoro di impianto, una spesa di circa 10 miliardi di lire interamente autofinanziati dall'autrice.

Nel 1997 Niki de Saint Phalle ha costituito la Fondazione Il Giardino dei Tarocchi il cui scopo è quello di preservare e mantenere l'opera realizzata dalla scultrice. La costituzione della Fondazione è stata curata da Marie France D. Pestel-Debord, attuale Vice-Presidente, e da Stefano Mancini, Segretario Generale. Il 15 maggio 1998 il Giardino dei Tarocchi è stato aperto al pubblico.

La critica [modifica]

Le sculture ispirate agli arcani maggiori dei Tarocchi, dense quindi di significati simbolici ed esoterici, sono l'ultima tappa di un percorso artistico iniziato da Niki de Saint Phalle a metà degli anni Sessanta, dopo aver abbandonato il Nouveau Réalisme e gli assemblaggi polimaterici per la creazione delle cosiddette "Nanas", enormi, sinuose figure femminili percorribili ed abitabili, la prima delle quali - la Hon - venne realizzata nel 1966 per il Museo di Stoccolma e la più famosa delle quali, la Tete, fu terminata nel 1973 nel bosco di Milly-la-Foret in Francia e dichiarata monumento nazionale dal presidente Mitterrand.

Nei colori intensi e vivacissimi, nella "spasmodica dilatazione delle forme e nella solarità ispirata ai maestri del cromatismo, da Matisse a Picasso, da Kandinskij a Klee"[1], le corpose, esplosive sculture del Giardino dei Tarocchi, rivestite di un "abito di luce che trasforma le varie figure personalizzate in una favolosa successione di parure neobarocche" [2], rapiscono "l'attenzione e i sensi dello spettatore", che, lungi dal percorrere un parco di divertimenti, compie una sorta di percorso iniziatico che si richiama ad illustri precedenti - Bomarzo, il Palazzo Ideale di Ferdinand Cheval nella Drome, il Parco Guell, le Torri Simon Rodia di Los Angeles - ma che è connotato soprattutto dalla presenza di un Femminile materno e potente, carico di complessità simbolica e di "non casuali connessioni (...) con i "calvari" psichici e fisici" dell'autrice[3].

Celebrata come opera unica nel suo genere, al Giardino dei Tarocchi è stata dedicata nell'estate 1997 una mostra all'interno della secentesca polveriera Guzman, sulla laguna di Orbetello, allestita da Gianni Pettena e corredata di un film biografico di Peter Schamonti sulla storia artistica della scultrice. Il Catalogo raccoglie i contributi di Pierre Restany, Enrico Crispolti, Gianni Pettena, Mario Botta, Anna Mazzanti e riporta le testimonianze del lungo "laboratorio dei Tarocchi" di cui Niki de Saint Phalle è stata ideatrice e regista e dello sforzo collettivo che l'opera ha implicato.

Dell'opera è unanimemente riconosciuto lo stretto connubio tra arte e architettura, perché "della prima utilizza i vasti repertori figurativi e linguistici, ma della seconda ha la dimensione : umana, abitabile, tangibile" [4] e per la "volontà di destinazione dell'evento plastico a configurazione ambientale, dunque percorribile, abitabile" [5]. Inoltre, con l'arredo della sua scultura-abitazione, l'Imperatrice-Sfinge, Niki de Saint Phalle ha elaborato e realizzato l'altro stretto rapporto tra arte, architettura e design [6], mentre, ancora, presenti ed evidenti sono l'integrazione arte-natura, tradizione-contemporaneità, forme-colore, materia-spirito, così da fare del Giardino dei Tarocchi, un'opera totale.

Il Giardino [modifica]

Ubicazione [modifica]

Il Giardino sorge sul versante meridionale della collina di Garavicchio, nella Maremma toscana; vi si arriva dalla SS. 1 Aurelia da Grosseto a Roma prendendo verso Chiarone, pochi chilometri a sud di Marina di Capalbio. L'opera, dilatata su mezzo ettaro di terreno, costituisce una vera e propria "città" in cui le sculture-case segnano le tappe del percorso spiccando coloratissime già dalla strada nel selvaggio paesaggio naturale. Ai piedi della collina di Garavicchio, l'accesso al Giardino è letteralmente sbarrato dalla lunga muraglia del padiglione d'ingresso creato da Mario Botta, costituito da un doppio muro di recinzione in tufo con una sola grande apertura circolare al centro, chiusa da una cancellata. Lo stesso Botta ha dichiarato che nel disegno dell'ingresso ha cercato di interpretare il sentimento di "separazione" tra il Giardino ed il mondo esterno che Niki de Saint Phalle chiedeva: il muro è inteso quindi come una "soglia", da varcare per entrare in una "pausa magica" nettamente divisa dalla realtà di tutti i giorni [7]. Nel progetto, il muro ha preso sempre più spessore per essere attrezzato, all'interno, con i servizi richiesti da un'attività si transito; i due lunghi setti murari paralleli sono così separati da uno spazio, pavimentato in porfido, che accoglie, ai lati dell'apertura circolare, i gabbiotti in metallo e vetro per la biglietteria ed il piccolo negozio.

La piazza centrale [modifica]

Varcata la soglia, la strada sterrata sale fino alla grande piazza centrale occupata da una vasca e sovrastata dalle figure unite della Papessa e del Mago, i primi arcani maggiori dei Tarocchi che segnano l'inizio del percorso. Circondata dal verde e dalle sinuose panchine di Pierre Marie Le Jeune, la piazza, sorta di grande anfiteatro sovrastato dalle altre, coloratissime sculture, comunica immediatamente quell'impressione di inquietudine ed incantesimo, di fascinazione, di gioco, di splendida visionarietà che anima l'intero Giardino. La vasca circolare in cui si raccolgono le acque sgorganti a cascata dalla scalinata che procede dalla enorme bocca aperta della Papessa, chiara reminiscenza dell' Orco di Bomarzo e ideale legame con i giochi d'acqua di Villa d'Este [8] è segnata al centro dalla Ruota della Fortuna, la scultura meccanica semovente eseguita da Jean Tinguely, a immediatamente dichiarare il nesso dinamico tra la "monumentalità positiva delle sculture di Niki" e la "mobilità aerea, sinistramente poetica" delle macchine ferrose congegnate dallo stesso Tinguely, per molti anni compagno di vita e di lavoro della scultrice. La prima impressione è quella del continuo movimento: sinuosi ed ondeggianti sono i profili della vasca che contiene l'acqua perennemente in moto; mosse sono le sculture visibili sulla collina, arrampicate in mezzo agli alberi, ai cespugli e alle erbe alte, la cui struttura di acciaio e cemento è ricoperta ed animata da infiniti pezzi di maiolica colorata e di specchi frantumati che in modo continuamente cangiante riflettono, rifrangono, smaterializzano la luce del sole, le sculture vicine e la natura circostante. Tinguely ha descritto il Giardino dei Tarocchi come "uno spiazzamento permanente del campo di visione umano, uno choc di colori-penetrazione-forme". L'effetto è difficilmente descrivibile o fotografabile: il Giardino è un sogno reso reale e nello stesso tempo ciascuno può nuovamente sognarlo in modo diverso. Fronteggia la Papessa la scultura della Forza, rappresentata da una figura di donna vestita di bianco che tiene a bada un grande drago ricoperto di specchi verdi con le ali di un rosso acceso. Proprio come nelle carte dei Tarocchi, gli accesi colori adottati da Niki de Saint Phalle nel ricoprire le figure hanno una forte valenza esoterica e simbolica: il rosso è il colore della forza creatrice e il verde quello della vitalità primigenia; il blu che invade il volto della Papessa e la chioma dell'Imperatrice è il segno "della profondità del pensiero, del desiderio ardente e della volontà", mentre il bianco rappresenta la purezza, caratterizzando in contrappunto col nero, segno "della vanità e dei dolori del mondo" [9] , le figure della Giustizia e dell'Albero della Vita, e insieme all'oro, simbolo "dell'intelligenza e della spiritualità" , il volto del Mago. L'elenco potrebbe continuare all'infinito, tanti sono i colori creati nella grande fucina del Giardino. Le strade che si dipartono dalla piazza percorrono itinerari diversi che seguono le sinuosità del terreno, salendo o scendendo lungo il costone. Anche le strade giocano nell'opera un ruolo fondamentale: sul cemento che le ricopre, infatti, Niki de Saint Phalle ha inciso indelebilmente appunti di pensiero, memorie, numeri, citazioni, disegni, messaggi di speranza e di fede, snodando un percorso che ancora una volta non è solo fisico ma soprattutto spirituale. Sul costone destro, la piccola scalinata che sale dalla piazza passa sotto la figura del Sole, incarnato nel grande uccello del fuoco, bianco, rosso e giallo, appollaiato sopra un grande arco azzurro, nel quale è evidente il richiamo alla iconografia degli indiani d'America. Immediatamente dopo il Sole, ecco il Papa, opera preferita di Tinguely che ne saldò la struttura "in solitaria" e che adotta la tecnica filiforme detta skinny.

L'Albero della Vita [modifica]

Fa da contrappunto allo spazio cavo racchiuso dalle colonne del Papa il tutto-tondo dell'Appeso, detto anche L'albero della Vita, il cui solido corpo coronato da teste di serpenti è ricoperto, come un giornale murale, di iscrizioni, graficismi e disegni di Tinguely e di Niki de Saint Phalle, che narra in particolare la sua esperienza autobiografica nelle formelle del pannello "My Love". Delineata con fili di colore al centro di un settore ovale ricoperto di specchi, l'Albero della Vita reca la figura dell'Impiccato, che dal suo punto di vista rovesciato suggerisce un altro modo di guardare la realtà delle cose. E mentre di fronte sale fino alla testa del Matto la serpeggiante scalinata blu intenso sotto la quale è nascosto l'accesso all'interno della testa-fontana della Papessa, dipinto di azzurro con stelle argentee, sulla destra si staglia, inquietante nel suo netto contrasto di bianco e nero, la figura della Giustizia, con la bilancia poggiata sui grandi seni e lo spazio interno, sbarrato da un cancello chiuso da un enorme lucchetto, occupato da un'altra delle sinistre mecaniqués di Jean Tinguely raffigurante L'Ingiustizia. Procedendo lungo la stradina di cemento - mentre un cartello segnala una possibile deviazione in mezzo al boschetto, dove sono collocate le sculture degli Innamorati, coloratissime e gioiose figure in poliestere che sedute sul muretto consumano il loro pic-nic e, più indietro, solitaria in mezzo ad una piccola radura, l'Eremita, grande fantasma cavo interamente ricoperto di specchi - ci si imbatte nel castello dell'Imperatore, concepito "come una cittadella imperiale munita di torri, di un camminamento di ronda, di un cortile adornato da una fontana e da 22 colonne (il numero degli Arcani Maggiori) che sostengono un loggiato" .

L'Imperatore [modifica]

L'Imperatore "è la figura con maggiore completezza architettonica, che Niki de Saint Phalle ha studiato a lungo e modificato dove pare raccolta l'eredità di Gaudí". Rappresenta la carta del Maschile, fisico e psichico (simboleggiato dalle strutture verticali e dal razzo rosso rivolto verso il cielo poste in fregio al camminamento superiore), dell'ambizione, del potere consolidato simboleggiato anche dal ricco repertorio materico - "una onirica rievocazione del ready-made degli anni Sessanta"- che comprende "vetri di Murano e murrine, specchi di Francia, cecoslovacchi e di Boemia, rilievi decorativi (...) e tasselli di un puzzle senza eguali", richiamando "oggetti ed elementi dei più vari o ne sono dei calchi fino ai volti di tutti coloro che hanno collaborato alla creazione del Giardino dei Tarocchi, i cui nomi sono anche riprodotti in murrine tutto attorno ad una delle colone del loggiato". Al centro del cortile racchiuso da questo ondeggiante, polimaterico loggiato, è ritagliata una vasca circolare nella quale quattro felici, coloratissime nanas fanno il bagno, schizzando dai seni getti d'acqua. Sul retro del Castello, staccata ma incombente, si eleva la Torre, simbolo delle costruzioni mentali non fondate su basi solide, interamente rivestita di specchi e decapitata dalla violenza del fulmine-macchina-ferraglia concepita da Jean Tinguely. Dalle finestre rettangolari ritagliate lungo le pareti della Torre si può avere una visione dell'interno dell'edificio, le cui strette stanze erano state adibite ad ufficio, oggi non accessibile.

L'Imperatrice-Sfinge [modifica]

Precedentemente chiusa al pubblico è anche la scultura più rappresentativa ed importante del complesso, la Imperatrice-Sfinge nella quale Niki de Saint Phalle ha abitato per lunghi periodi durante i lavori. Posta a lato del Castello, l'Imperatrice si affaccia sulla piazza sottostante ed è posta in posizione dominante sull'intero Giardino. Enorme ed opulenta, il corpo esageratamente formoso rivestito di una fantasmagoria di ceramiche molate, l'Imperatrice incarna forse meglio di qualsiasi altra scultura la cifra stilistica della "curva" adottata da Niki de Saint-Phalle fin dagli anni Sessanta nelle sue "Nanas". All'interno della "grande madre" - "spazio tutto a rotondità ondulate senza alcun angolo" secondo le parole dell'autrice, adibito ad abitazione con la stanza da letto in un seno, la cucina nell'altro e lo spazio centrale arredato come soggiorno studio - sono state collocate il 17 agosto 1996 - attualmente visibili - la figure del Giudizio, delle Stelle e del Carro, riflesse dalle migliaia di frammenti di specchi veneziani che rivestono le pareti. Sul dorso dell'Imperatrice, i filamenti della chioma rivestita di specchi blu elettrico che incornicia il volto nero della figura, delimitano una terrazza-belvedere tutta anfratti e concavità, accessibile da una scalinata modellata sul lato esterno, dai cui si gode l'ampio panorama della campagna circostante e la visione argentea della Luna, scultura "skinny" sostenuta dal granchio rosso posta al centro di una radura più in basso.

La Temperanza [modifica]

Ancora proseguendo il cammino, sul limitare del pendio di sinistra sorge la cupoletta-cappella di specchi e cemento sovrastata dalla figura della Temperanza, dedicata alla memoria di Jean Tinguely e di Ricardo Menon; l'igloo è rivestito all'interno di specchi e formelle ceramiche in forma di fiori, ed è incentrato attorno ad un piccolo altare con il bassorilievo coloratissimo di una Madonna nera, che veglia sulle fotografie degli amici scomparsi. Entrare nella cappella significa penetrare in una dimensione in cui si perdono i parametri spaziali conosciuti: più che in altri luoghi del Giardino (e ancora più forte deve essere la sensazione all'interno dell'Imperatrice), l'effetto è di un avvolgente, spaesante caleidoscopio di colori e di forme curve continuamente riflesse e frantumate, uno spazio magico e sfuggente nel quale sembra tradursi il concetto stesso di infinito. Nei pressi della cappella, nelle piazzole in mezzo al verde, sono sistemate sculture-sedili a forma di animali, utilizzabili come momenti di sosta, di contemplazione e di meditazione, mentre altre sculture, di soggetto mitico (la Dea dei serpenti o l'Oracolo) o animale (il gatto Ricardo) sono sparse nel boschetto.

La Morte-Il Diavolo-Il Matto-Il Mondo [modifica]

Ritornando indietro fino alla scultura del Sole, un altro piccolo sentiero sterrato conduce scendendo all'ultimo, selvaggio settore del Giardino, un solitario itinerario composto di tre piccole radure vicine in cui si ergono, isolate, le sculture della Morte, posta su un basamento di specchi e simboleggiata da una ghignante figura dorata in sella ad un cavallo blu che falcia uomini e animali ai suoi piedi; del Diavolo, in agguato sul fondo di una nicchia vegetale, con le ali di pipistrello spiegate, il corpo coloratissimo, il sesso incerto, le due figure umane - femminile e maschile - ai lati; del Matto, filiforme scultura "skinny" in cui il giovane vagabondo, nel quale l'artista si identifica, è il simbolo del caos, dello spirito e dell'entusiasmo ed infine del Mondo, eseguita insieme a Tinguely che ha creato la macchina ferrosa alla base che fa ruotare ad intervalli regolari, illuminando magicamente con minuscole particelle di luce il verde circostante, la sfera di specchi stretta tra le spire di un serpente e sovrastata da una figura di donna a braccia aperte. Ultima delle lame dei Tarocchi, il Mondo è, secondo Niki de Saint Phalle, la "réponse aux Sphinx" ed insegna "à voir le Monde comme une OEUVRE D'ART".

Note [modifica]

  1. ^ Mazzanti, 1997
  2. ^ P. RESTANY 1997)
  3. ^ Mazzanti, 1997
  4. ^ CATALANI 1998,
  5. ^ E. CRISPOLTI, Nel paese delle meraviglie plastiche, in Niki de Saint Phalle, Catalogo della Mostra, Orbetello, p. 18
  6. ^ Mazzanti, Catalogo della Mostra
  7. ^ M. Botta, L'ingresso al Giardino dei Tarocchi, in Niki de Saint Phalle, Catalogo della Mostra, Orbetello 1997, pp. 27 - 28
  8. ^ cfr. A. Mazzanti, 1997
  9. ^ ibidem

Bibliografia [modifica]

  • Niki de Saint Phalle, Collaborazioni, in Jean Tinguely. Una magia più forte della morte, Catalogo della Mostra Venezia, Palazzo Grassi, Venezia 1987
  • Niki de Saint Phalle. Bilder-Figuren-Phantastische Garten, Catalogo della Mostra a cura di C. Schulz Hoffman, Bonn 1987
  • B, Catalani Il Giardino dei Tarocchi, di Niki de Saint Phalle, "Architettura e Arte", n¡ 1, gennaio - marzo 1998
  • Nathalie de Saint Phalle Niki da Saint Phalle e Jean Tinguely , "Galeries Magazine", n¡ 31, giugno-luglio 1989
  • Le jardin des tarots, in Niki de Saint Phalle. Oevres des annés 80, Catalogo della Mostra a cura di P. Hulten P., Parigi, Galerie de France 1989
  • P. Braff Nanas, Guns and Gardens "Art in America", 12 dicembre 1992
  • Alberto Giorgio Cassani, "Garavicchio (Grosseto), il giardino dei Tarocchi (1979-1991)", in "'ANAGKH", II, n° 5, marzo 1994, pp. 50–59.
  • B. Graziani, Niki de Saint Phalle colossal, colossal!, "Paris Match", 24 giugno 1993
  • Niki de Saint Phalle, A little of my story with you Jean, in Museum Jean Tinguely Basel. The collection, 1996
  • Niki de Saint Phalle, Il Giardino dei Tarocchi (trad. Marella Caracciolo) 1997
  • Niki de Saint Phalle, Catalogo della mostra a cura di A. Mazzanti, Orbetello Polveriera Guzman, 1997
  • A Mazzanti Niki de Saint Phalle a Orbetello: quando l gioco si fa duro, "ART e Dossier", n¡ 125, luglio-agosto, pp. 12–16 1997,
  • E. Morelli, Introduzione alla sezione “spazi per l’arte”, “Il giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle”in G. G. Rizzo, A. Valentini (a cura di), Luoghi e paesaggi in Italia, Firenze University Press, Firenze 2004.
  • R. Aureli "Niki de Saint Phalle a Capalbio" Catalogo della mostra a cura di Roberto Aureli, Palazzo Collacchioni estate 2006, AION edizioni (2006).
  • Silvia Bottinelli, Claudia Lamberti, Matteo Mattei, "Progettare lo spazio onirico: il "Giardino dei Tarocchi" a Capalbio, tra arte e architettura", in "Bollettino ingegneri", n° 10, 2007, pp. 10–20.
  • R. Trapani, “Il Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle: un'opera d’arte totale nella campagna toscana”, in Echi d’arte, Anno 2, n° 10 (novembre – dicembre 2007).
  • L. Agostini, “Il Giardino dei Tarocchi”, Ed. Lulu.com, Anno 2007, 136 pagine, ISBN 978-1-84799-344-1.

Mazzi Visconti-Sforza

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La regina di spade del mazzo Pierpont-Morgan

I mazzi Visconti-Sforza sono mazzi di Tarocchi risalenti al XV secolo che hanno dato, con ogni probabilità, origine ai mazzi classici e in particolare alla variante marsigliese dalla quale deriva gran parte dei Tarocchi moderni.

I mazzi sono di grande interesse sia storico, sia artistico, per la bellezza delle loro illustrazioni realizzate con materiali preziosi e che, in alcuni casi, si ritiene ritraggano membri delle famiglie Visconti e Sforza, sia socio-culturale, per il legame con le due dinastie che governarono Milano e la Lombardia a partire dal XIII secolo.

Secondo Stuart Kaplan, studioso e collezionista di tarocchi[1], esistono circa 15 mazzi diversi del gruppo Visconti-Sforza disseminati in musei e biblioteche di tutto il mondo, ma anche in collezioni private; di alcuni di essi sono rimaste solamente alcune figure o singole carte.

I più famosi mazzi Visconti-Sforza sono i tre riportati qui di seguito.

Indice

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Il mazzo Cary-Yale [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Tarocchi di Filippo Maria Visconti.
Dettagli della carta degli amanti del mazzo Cary-Yale, che mostra lo stemma Visconti unito ad un altro (di rosso alla croce d'argento).
Dettaglio del quattro di denari che mostra il retro ed il fronte di un fiorino d'oro di Filippo Maria Visconti

Questo mazzo, talvolta chiamato Visconti di Modrone, prende il nome dalla collezione di carte da gioco storiche della famiglia Cary, confluita nel 1967 nella Biblioteca Beinecke dell'Università di Yale. Da molti studiosi è ritenuto il più antico dei mazzi anche se la datazione esatta è difficoltosa e pertanto controversa, secondo alcune ipotesi è stato commissionato da Filippo Maria Visconti, altri studiosi invece ne collocano la realizzazione intorno al 1466. Nel suo studio Storia dei Tarocchi (Oscar Mondadori, Milano, 2007), Giordano Berti lo data con certezza al periodo 1442-1447 in quanto il seme di denari mostra ora il recto ora il verso del fiorino d'oro fatto coniare dal duca di Milano Filippo Maria Visconti nel 1442, e rimasto in uso fino al 1447, anno della morte del duca.

Di questo mazzo sono rimasti 67 soggetti (11 trionfi, 17 figure e 39 carte non figurate). Nemmeno sulla composizione originaria del mazzo vi è accordo, secondo alcuni in origine le carte erano 70 secondo altri erano 86 in quanto il mazzo Cary-Yale è l'unico mazzo di carte occidentale in cui le figure sono 6 e non le tradizionali 4. Al fante, cavallo, re e regina si aggiungono la donzella e la dama a cavallo. Se quindi i trionfi del mazzo erano 22 come nel mazzo Pierpont-Morgan il numero complessivo delle carte originali sarebbe stato 86.

Tutti i trionfi e le figure hanno uno sfondo in oro mentre le carte non figurate del mazzo hanno sfondo argentato. Le dimensioni delle carte sono di circa 189 × 90 mm.[2]

Il mazzo Brera-Brambilla [modifica]

Così chiamato in quanto fu Giovanni Brambilla ad acquistare le carte a Venezia nell'anno 1900. Dal 1971 il mazzo è di proprietà della Pinacoteca di Brera (Milano). Pare che questo mazzo fu commissionato da Francesco Sforza a Bonifacio Bembo nel 1463. È composto da 48 carte con due soli trionfi, l'Imperatore e la Ruota della Fortuna. Tutti i trionfi e le figure hanno uno sfondo d'oro mentre le carte non figurate del mazzo hanno sfondo argentato.

Le sette carte figurate rimaste sono: fante e cavallo di coppe, fante e cavallo di denari, fante cavallo e regina di bastoni. Le carte numerate sono invece quasi complete, manca solo il 4 di denari. Le dimensioni sono 180 × 90 mm.[3]

Il mazzo Pierpont-Morgan Bergamo [modifica]

Questo mazzo, detto anche Colleoni-Baglioni e di Francesco Sforza, risale al 1451 circa. In origine era composto da 78 carte, 22 trionfi di cui ne resatano 20, 16 carte di corte di cui ne resatano 15, e 40 numerali di cui ne resatano 39. Sono quindi rimaste 74 carte: 35 si trovano nella biblioteca Pierpont-Morgan a New York, 26 presso l'Accademia Carrara e 13 fanno parte della collezione privata della famiglia Colleoni di Bergamo. Tutti i trionfi e le figure hanno uno sfondo in oro mentre le carte numerali hanno sfondo color crema con motivo floreale colorato. I due trionfi mancanti sono il diavolo e la torre.

Le prime tracce conosciute del mazzo risalgono al XVII secolo, quando il conte Ambiviani vendette 74 carte alla famiglia Donati che a sua volta le vendette ad Alessandro Colleoni alla fine del XIX secolo. La famiglia bergamasca quindi vendette 26 carte al conte Francesco Baglioni, che alla sua morte andarono all'Accademia Carrara di Bergamo, 35 carte alla biblioteca Pierpont-Morgan, mentre 13 carte restano ancor oggi in possesso della famiglia.[3]

Le carte sono in cartoncino ad angoli stondati di dimensioni 173 × 87 mm.[4] Il fondo delle carte figurate è in oro con disegni a tempera e argento, mentre le carte numerali sono a fondo naturale.

Tabella riassuntiva dei tre mazzi [modifica]

Trionfi [modifica]

Mazzo Cary-Yale Brera-Brambilla Pierpont-Morgan
Trionfi tipici
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il bagatto perduta perduta Morgan Library
la papessa perduta perduta Morgan Library
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Carte di corte e numerali [modifica]

Seme di denari
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fante perduta Pinacoteca di Brera Accademia Carrara
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Seme di spade
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Seme di coppe
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Note [modifica]

  1. ^ Jean Huets, Stuart R. Kaplan, The Encyclopedia Of Tarot, 4 voll. United States Games Systems, 2006. ISBN 978-1-57281-540-7
  2. ^ Yale University, Beinecke Rare Book & Manuscript Library
  3. ^ a b Giordano Berti, Storia dei Tarocchi. Mondadori, Milano 2007, ISBN 978-88-04-56596-3
  4. ^ The Morgan Library & Museum
  5. ^ a b c The Morgan Library & Museum

Bibliografia [modifica]

  • Moakley, Gertrude, "The Tarot Cards painted by Bonifacio Bembo to Visconti-Sforza Family", New York Public Library, New York 1966.
  • Mulazzani, Germano, "I Tarocchi viscontei e Bonifacio Bembo. Il mazzo di Yale", Amilcare Pizzi Editore, Milano, 1981.
  • Bandera-Bistoletti, Sandrina, "Bonifacio Bembo. I Tarocchi viscontei della Pinacoteca di Brera", Martello Libreria, Milano 1991.
  • Berti, Giordano / Gonard, Tiberio, "Visconti Tarot", Llewellin - Lo Scarabeo, Minneapolis - Torino , 2002.

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