La materia che è in noi
Nel cosmo, le stelle sono separate da distanze misurabili in anni luce, o in parsec. Tutto il resto, si dice, è vuoto. Ogni essere umano è costituito allo stesso modo del cosmo. Nello spazio che occupa il nostro corpo, la percentuale di materia è infinitesimale rispetto allo spazio vuoto.
Nel guardare all'immensità dell'universo, prendiamo atto che si sono riunite e addensate delle particelle che hanno assunto una forma relativamente stabile: quella che viene chiamata materia.
In presenza di condizioni favorevoli, delle strutture materiali si sono gradualmente organizzate ed hanno raggiunto una complessità tale da iniziare un processo evolutivo e quindi a sviluppare intelligenza, sensibilità ed a prendere “coscienza di sé.” Possiamo ritenere che la nostra struttura corporea e la coscienza della quale è dotata, siano il risultato di questa evoluzione. E poiché la coscienza di un organismo materiale è correlata ai suoi organi sensori, non possiamo che percepire noi stessi e gli altri oggetti, separati fra loro e con questo piano di realtà identificarci.
La nostra coscienza è per lo più limitata a questa dimensione esistenziale. Tuttavia, per quanto bloccati in “questa coscienza limitata” che comprende le forme che vanno dalla struttura fisica al pensiero, viene il momento del “risveglio”. Il momento cioè in cui si “intuisce” che il nostro profondo essere, ovvero ciò che siamo al di là della forma e della materia, è connesso al “ vuoto” di cui sopra. Poiché in effetti, quello che semplicisticamente chiamiamo vuoto, lo spazio intergalattico, interstellare ed interatomico, è la dimora dello “Spirito Universale immortale” dal quale, in “certo senso”, siamo inseparati, visto che ne siamo avvolti e compenetrati. Il non sentirsi separati, nasce dalla visione profonda per la quale ogni cosa, ogni essere umano, pur nella sua individualità, esiste solo in quanto parte del Tutto, in quanto intimamente connesso alla totalità della vita.
Viene detto, dalla sapienza antica, che è dallo “Spirito Universale” che si sono originate, attraverso la “ manifestazione”, quelle particelle e quella forza unificante che le ha progressivamente riunite per formare l'energia, la materia e la loro trasformazione ed evoluzione.
Le strutture dotate di autocoscienza come gli esseri umani, lo abbiamo accennato più sopra, hanno assunto un'identità nell'ambito di una dimensione in cui si percepisce la separazione tra una struttura materiale e l'altra, e da ciò hanno assunto un'ottica dualistica: le cose lontane e quelle vicine, l'oggi e il domani, il mio ed il tuo e così via. Una tale separazione si è formata in seguito anche a livello psicologico, per effetto probabilmente di una trasposizione su questo piano di ciò che viene percepito su quello fisico. Le separazioni tuttavia, esistono solo sul piano della manifestazione, poiché sul piano di coscienza che ha sede in “quel vuoto”, non ci sono separazioni, non c'è movimento e quindi non c'è tempo, mentre al nostro livello, l'illusione separativa che tanto spesso porta ad un penoso senso di solitudine, è estesa a tutti i campi, anche nei confronti della coscienza universale. Purtuttavia, malgrado questa condizione di “illusoria separazione”, dobbiamo ritenere che le parti costituite da corpi, da emozioni, da pensieri, hanno una loro ragione d'essere nell'economia globale dell'universo. Cosicché, giungere ad una prima embrionale coscienza di “non separazione”, cosa che si realizza quando si comincia ad entrare in sintonia con il piano spirituale, non ci deve indurre a considerare una qualche futilità dei piani più densi della vita, perché il piano della manifestazione non è “realmente” separato dal piano del manifestante. Lo è, come si studia nelle scienze esoteriche, solo nell'ambito della “grande illusione dualistica.”
La visione di separazione che purtroppo si è costituita all'interno della nostra “struttura psicologica”, è particolarmente perniciosa come sappiamo, perché da essa nascono conflitti, bramosie, paure, dipendenze e così via. Molto probabilmente è su questa struttura che dobbiamo cominciare a porre la nostra attenzione, se vogliamo iniziare un percorso di auto conoscenza.
Il “risveglio” di cui prima abbiamo fatto cenno, che a volte avviene all'improvviso, ci consente di prendere coscienza dell'immensità della vita, della sua profonda unità, delle molteplici funzioni e connessioni all'interno di questa, del valore di ogni essere vivente e di ogni oggetto del creato.
Ora, a cosa può portarci questa ampliata visione che abbiamo chiamata “risveglio?”
Tra i primi elementi che discendono da una tale percezione, vediamo che la “Coscienza Creatrice Manifestante” (il Creatore), per il fatto di essere tale, ha la possibilità di intervenire sulla manifestazione. Può modificare, correggere, risanare ciò che è mal funzionante. Allo stesso modo della luce che sconfigge le tenebre, del calore che vince il freddo, dell'amore che neutralizza l'odio, la Coscienza Creatrice agisce portando la “Sua presenza” in contatto con la coscienza individuale umana. Tuttavia, perché ciò accada, è necessario che l'ego comici a ridurre l'intensità delle sue barriere separative, che abbassi le armi, che si spogli delle corazze e delle maschere. Solo così può avvenire il contatto con il piano di coscienza spirituale. Contatto che avviene attraverso un “canale di comunicazione” nel quale scorre ciò che l'infinita “Saggezza e Amore” ritiene più opportuno per la nostra Vita all'interno dell'individualità, dell'umanità, e come cellule del creato.
Milano STI – Gruppo luce. pagina 02♦