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Enoch
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Enoch è il nome di due personaggi dell'Antico Testamento.
Il figlio di Caino
Il primo a portare questo nome, in Genesi 4,17, è il figlio primogenito di Caino, del quale si dice: "Più tardi si mise a costruire una città che chiamò Enoch, dal nome di suo figlio". È probabile che il nome Enoch significhi sacrificio, ed indichi proprio quei sacrifici rituali in cui una vergine o un bambino venivano uccisi sulle fondazioni della nuova città, in modo che il loro fantasma furioso le infestasse e si opponesse a qualunque nemico.
Il bisnonno di Noè
Il secondo a portare questo nome è, in Genesi 5,21-23, il settimo discendente di Adamo lungo la linea di Set (la cosiddetta "grande genealogia dei Setiti" nel capitolo 5 della Genesi). Figlio di Iared, genera a sua volta Matusalemme, il nonno di Noè. Particolare la sua fine: "Enoch visse in tutto 365 anni, e camminò con Dio, poi non fu più veduto, perché Iddio lo prese". Questo enigmatico versetto ha fatto nascere la tradizione secondo cui egli sarebbe stato rapito in Cielo come il profeta Elia. "Enoch piacque al Signore e fu rapito, esempio istruttivo per tutte le generazioni", dice infatti di lui Siracide 44,16). Così lo si ritrova anche nel Nuovo Testamento: "Per fede Enoch fu trasportato via, in modo da non vedere la morte; e non lo si trovò più, perché Dio lo aveva portato via. Prima infatti di essere trasportato via, ricevette la testimonianza di essere stato gradito a Dio" (Ebrei 11,5).
Il fatto che Enoch sia stato "rapito in Cielo" nel 365° anno della sua vita ha fatto pensare ad alcuni che la sua figura rappresenti la trasformazione in personaggio biblico di un'antica divinità solare (l'anno solare è composto di 365 giorni). D'altronde lo stesso Elia non avrebbe conosciuto la morte poiché «salì nel turbine verso il cielo» con «un carro di fuoco e cavalli di fuoco» (2Re 2, 11), anch'essi interpretati come simboli d'un Dio del Sole.
Libri di Enoch
Il patriarca Enoch era il candidato ideale per assumere un ruolo importante nella letteratura apocrifa fiorita negli ultimi secoli prima di Cristo e nel primo secolo dell'era cristiana. Oltre a vantare un'indubbia antichità che lo fa vivere in un'epoca mitica e particolarmente suggestiva, esso rappresenta anche il settimo patriarca antidiluviano, ad imitazione del settimo re antidiluviano della tradizione babilonese, Emmeduranki, destinatario della rivelazione dei segreti divini. E fu così che Enoch si trasformò nel prototipo dell'iniziato ai misteri celesti, diventando il prestanome di tutto un corpus di apocrifi a carattere sapienziale. Di questo vasto corpus sono giunte fino a noi diverse versioni del Libro di Enoch; la più famosa, è quella etiope, conservata dai cristiani di fede copta. Altre versioni vengono dal mondo slavo e si sono conservate presso monasteri ortodossi in Serbia e Russia.
Riferimenti letterari
Enoch non è mai citato nella Divina Commedia di Dante Alighieri, ma è citato invece in un altro caposaldo della letteratura italiana, l'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, perché il paladino Astolfo lo trova nel Paradiso Terrestre insieme ad Elia e San Giovanni apostolo ed evangelista, tutti personaggi assunti in Cielo:
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« Quivi fu assunto, e trovò compagnia,
che prima Enoch, il patriarca, v'era;
eravi insieme il gran profeta Elia,
che non han vista ancor l'ultima sera... » |
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(Orlando Furioso, XXXIV, 59)
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Il poeta romanesco Giuseppe Gioacchino Belli, infine, registra nel suo sonetto La fin der Monno (datato 25 novembre 1831) la credenza popolare secondo cui, da un buco presso la Basilica di San Paolo fuori le Mura, alla fine del mondo, usciranno Enoch ed Elia per la lotta definitiva contro l'Anticristo. Tale credenza è derivata dal capitolo 11 dell'Apocalisse. Ma la cosa divertente sta nel fatto che il popolino li ha curiosamente unificati in un'unica persona: er Nocchilia!
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« Poi pe ccombatte co sta bbrutta arpia
tornerà da la bbùscia de San Pavolo
doppo tanti mil’anni er Nocchilia. » |
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Enoch è un personaggio fondamentale nella religione di Mormoni; si legga a questo proposito "Il Libro di Mormon". Riferimenti a Enoch si trovano anche nell'esoterismo occidentale. Il medico inglese John Dee (1527-1606) ottenne da un'entità angelica la rivelazione dell'Alfabeto di Enoch, poi utilizzato alla fine dell'Ottocento dai membri dell'Hermetic Order of the Golden Dawn. A Samuel Lydell Mathers, che fu uno dei fondatori della Golden Dawn, si deve l'invenzione degli "scacchi enochiani", un gioco esoterico nel quale era maestro il poeta William Butler Yeats, membro di quella fratellanza.
Enoch è citato nell'ultimo album di Vinicio Caposella "DA SOLO" nel brano "LA FACCIA DELLA TERRA"
Enoch è citata nell'ultimo dialogo fra Marco Polo e Kublai Kan presente ne Le città invisibili di Italo Calvino
Bibliografia
Libro di Enoch
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Al patriarca antidiluviano Enoch, secondo la Genesi bisnonno di Noè, la tradizione ebraico-cristiana ha riferito 3 distinti testi, nessuno dei quali accolti negli attuali canoni biblici ebraico o cristiano (fa eccezione 1 Enoch, accolto nella Bibbia della Chiesa Copta):
Il Libro di Enoch è un testo apocrifo di origine giudaica la cui redazione definitiva risale al I secolo a.C. Ci è pervenuto integralmente in una versione in lingua ge'ez (antica lingua dell'Etiopia), donde il nome Enoch etiope. Non è accolto tra i libri della Bibbia ebraica e cristiana, a eccezione della Bibbia copta.
Origine
Descrivere la genesi storica del Libro di Enoch è abbastanza complicato. Gli studiosi sono attualmente sostanzialmente concordi[1] nel vedere in esso il frutto di una rielaborazione conclusiva armonizzante a partire da 5 testi precedenti autonomi. Il numero 5 va probabilmente accostato ai componenti della Torah, col proposito del redattore finale di ricreare idealmente un nuovo pentateuco: per tale motivo si parla talvolta del Libro di Enoch come del Pentateuco di Enoch. Sebbene in passato vi siano state vivaci discussioni tra gli studiosi, grazie ai ritrovamenti di Qumran attualmente si può stabilire con certezza che la lingua originaria dei 5 testi autonomi era l'aramaico.
La prima sezione, indicata come Libro dei Vigilanti (cc. 1-36), è datata a inizio-metà del II secolo a.C., in concomitanza alla rivolta in Giudea dei fratelli Maccabei contro l'occupazione ellenista. La sottosezione costituita dai cc. 6-11, nella quale non è citato Enoch, rappresenta un nucleo precedente al resto della sezione che ne ha catalizzato lo sviluppo. Va probabilmente datata al III secolo a.C., anche se G. W. Nickelsburg propone il IV secolo a.C, e J. Milik la ipotizza addirittura precedente alla formazione della Genesi (V-VI secolo a.C.).
La seconda sezione, il Libro delle Parabole (cc. 37-71), secondo la maggior parte degli studiosi è stata composta nel I secolo a.C. (James Charlesworth si spinge fino al I secolo d.C.). Tuttavia lo studioso cattolico polacco Józef Milik nel 1976 ha ipotizzato che il Libro dei Giganti, testo apocrifo rinvenuto tra i manoscritti non biblici di Qumran (1Q23–4; 2Q26; 4Q203; 530–33; 6Q8), facesse in un primo tempo parte del Libro di Enoch appunto come seconda sezione. In seguito l'attuale Libro delle Parabole, che Milik ipotizza composto nel II-III secolo d.C.,[2] avrebbe rimpiazzato il Libro dei Giganti. Il movente principale dell'ipotesi è nei riferimenti al Figlio dell'uomo presenti nel Libro delle Parabole, titolo di origine giudaica (v. in particolare il Libro di Daniele c.7) ma che a partire dal Nuovo Testamento è stato dalla tradizione cristiana attribuito a Gesù. Questo spiegherebbe inoltre l'anomala assenza del Libro delle Parabole tra i manoscritti di Qumran. L'ipotesi però non ha trovato largo consenso tra gli altri studiosi.[3]
La terza sezione è il Libro dell'Astronomia o Libro dei Luminari Celesti (cc. 72-82), probabilmente di inizio II secolo a.C. Leonhard Rost posticipa la data della sezione a fine II secolo a.C., mentre J. Milik l'anticipa a fine III-inizio II secolo a.C.
La quarta sezione, il Libro dei Sogni (cc. 83-90), è probabilmente coevo alla rivolta maccabaica (metà II secolo a.C.). La sottosezione chiamata Apocalisse degli Animali (cc. 85-90) è da Leonhard Rost datata a fine II-inizio I secolo a.C., mentre James C. VanderKam ipotizza per essa l'inizio del II secolo a.C.
La quinta sezione, la Lettera di Enoch (cc. 91-104), risale probabilmente alla prima metà del I secolo a.C. La sottosezione chiamata Apocalisse delle Settimane, testimoniata come integra a Qumran (4Q212) ma spezzata nella redazione definitiva in 93,1-10; 91,11-17, è datata a inizio II secolo a.C.
La sezione conclusiva (cc. 105-108) viene talvolta indicata come Apocalisse di Noè. Compare nelle versioni copte ma non greche. Ne è stato ritrovato un frammento aramaico a Qumran (4Q204).
Storia
In definitiva le 5 sezioni del Libro di Enoch in aramaico erano presenti in Palestina nella prima metà del I secolo a.C. Attualmente non è possibile stabilire se costituivano già un'opera unitaria come ci è pervenuta. Di questo periodo ci sono pervenuti anche frammenti di traduzioni in greco ed ebraico da ritrovamenti di Qumran (v. dopo).
La traduzione greca è anteriore alla Lettera di Giuda che la cita (v. paragrafo canonicità), e dunque va datata attorno alla metà del I secolo d.C. Vi è sostanziale accordo tra gli studiosi occidentali nel ritenere che a partire dalla traduzione greca fu successivamente realizzata la versione ge'ez, nel V-VI secolo.
Radicalmente diversa è la posizione degli studiosi ed ecclesiastici copti, che ritengono la versione etiopica quella originale. Inoltre, data l'antichità del personaggio antidiluviano di Enoch, il libro rappresenterebbe il primo e più antico testo scritto da uomini. Inutile precisare che agli occhi della moderna critica storico-filologica questa posizione, oltre che falsa, appare anche un po' ingenua.
Canonicità e fortuna
Quanto alla tradizione ebraica, il Libro di Enoch venne definito come apocrifo, cioè non accolto tra i libri biblici, durante il cosiddetto concilio di Jamnia (fine I secolo d.C.), che stabilì definitivamente quali dei testi giudaici fossero da considerarsi canonici e quali non canonici. Lo scrittore cristiano Tertulliano sosteneva che il motivo di tale rigetto fosse da cercare nella fortuna che il testo avrà nella tradizione cristiana.[4] È tuttavia più facile pensare che il rigetto ebraico fosse motivato dagli altri fattori che determinarono l'esclusione di altri testi giudaici, come il non essere scritto in ebraico e la non antichità della data di composizione.
Quanto alla tradizione giudeo-cristiana, Enoch è citato esplicitamente nella Lettera di Giuda:
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« Profetò anche per loro Enoch, settimo dopo Adamo, dicendo: «Ecco, il Signore è venuto con le sue miriadi di angeli per far il giudizio contro tutti, e per convincere tutti gli empi di tutte le opere di empietà che hanno commesso e di tutti gli insulti che peccatori empi hanno pronunziato contro di lui » (Giuda 14-15) |
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La citazione esplicita di Enoch all'interno di un testo biblico ha poi spronato alcuni autori successivi a citarlo o a rifersi implicitamente ad esso: Lettera di Barnaba (14,6); Giustino martire (Apologia 2,5); Taziano (Oratio adversus Graecos 8;20); Atenagora di Atene (Legatio pro christianis 24;25); Ireneo (Adversus haereses 1,15,6; 4,16,2; 4,36,4; 5,28,2); Tertulliano (Apologia 22; De Cultu foeminarum 1,2; 2,10; De idolatria 4,9; De virginibus velandis 7); Clemente di Alessandria (Eclogae propheticace 3,456;474; Stromata 3,9); Origene (Contra Celsum 5,52-54; In Ioannem 6,25; In numeros humilia 28,2; De principiis 1,3,3; 4,35); Atti di Perpetua e Felicita (7; 12); Commodiano (Instructiones 1,3); Cipriano (De abitu virginum 14); Pseudocipriano (Ad Novatianum 3); Ippolito (Oratio adversus Graecos 1,393); Lattanzio (Istitutiones 2,14; 4,27; 5,18; 7,7-26); Cassiano (Collatio 8,21).
Il Libro di Enoch tuttavia non venne in definitiva accolto nel canone cristiano (a eccezione della Chiesa Copta), che fu definito solo all'inizio del IV secolo. Per i testi dell'Antico Testamento, il criterio canonico cristiano fu fondamentalmente quello di accogliere i testi presenti nella Settanta, la traduzione greca dell'AT di origine giudaica e usata nella tradizione cristiana già a partire dalla composizione del Nuovo Testamento (I secolo d.C.). Il Libro di Enoch non compare appunto nella Settanta.
Riscoperta
Al pari di molti altri testi apocrifi, la non accoglienza del Libro di Enoch nel canone ebraico e cristiano ne causò un lento e progressivo abbandono: la copiatura amanuense dei testi sacri era particolarmente costosa (per ogni pagina di pergamena serviva la pelle di una pecora), e veniva ovviamente dedicata ai testi che venivano usati, studiati o pregati. Non si deve pertanto pensare a una caccia o persecuzione ai testi apocrifi. L'ultimo accenno al Libro di Enoch risale al IX secolo, dopo il quale non ne restavano che citazioni frammentarie contenute nei testi patristici.
A inizio '600 lo studioso francese Nicolas-Claude Fabri de Peiresc disse di essere in possesso di un testo in lingua ge'ez (l'antica lingua etiope), corrispondente al perduto Libro di Enoch. Esaminato dall'orientalista Hiob Ludolf, in realtà risultò essere un nient'altro che un trattato dal titolo Misteri del Cielo e della Terra di un certo Abba Bahaila Michael che non aveva niente a che fare col testo apocrifo.[5]
La vera riscoperta del Libro di Enoch avvenne a fine XVIII secolo. Nel 1773, al suo ritorno da un viaggio in Abissinia (attuale Etiopia), il viaggiatore scozzese James Bruce portò con sé in Europa 3 copie di un libro scritto in lingua ge'ez. Una copia fu venduta alla Biblioteca Bodleiana dell'Università di Oxford, un'altra alla Regale Libreria di Francia (attuale Bibliothèque Nationale de France), mentre la terza copia fu conservata dallo stesso Bruce.
Non ci si rese conto del vero valore del testo fino a che non venne studiato dall'orientalista francese Silvestre de Sacy (maestro tra l'altro di Champollion) che ne pubblicò nel 1800 una parziale (cc. 1;2;5-16;22;32) traduzione in latino.[6]
Nel 1821 l'ecclesiastico ebraista inglese Richard Laurence pubblicò una traduzione in inglese completa del manoscritto Bodleian, titolata Il libro di Enoch, il profeta: un'opera apocrifa ritenuta perduta per anni, ma riscoperta alla fine dell'ultimo secolo in Abissinia, ora tradotta per la prima volta da un manoscritto etiopico della Bodleian Library.[7] Ne curò altre riedizioni nel 1833 e 1838. L'orientalista tedesco August Dillmann criticò severamente il lavoro di Laurence, giudicandolo inaffidabile.
Nel 1833 l'orientalista tedesco Andreas Gottlieb Hoffmann pubblicò una traduzione in tedesco titolata Il libro di Enoch in traduzione integrale, con commento, introduzione e note.[8] Il lavoro però si basava in parte su quello di Laurence, accogliendone alcuni errori. Altri lavori, considerati anch'essi di scarsa qualità, vennero pubblicati dall'ecclesiastico inglese Edward Murray nel 1836[9] e dallo studioso tedesco August Friedrich Gfrörer nel 1840.[10]
La prima edizione affidabile del testo apparve nel 1851 a cura dell'orientalista tedesco August Dillmann, titolata Libro di Enoch, edizione fedele dei cinque codici, con varianti di lettura,[11] alla quale seguì nel 1853 una traduzione tedesca.[12]
In ambito anglosassone fondamentale è stata l'edizione del 1912 pubblicata da Richard H. Charles. Questa edizione critica e il resto del lavoro dello studioso sul Libro di Enoch rappresentano una pietra miliare per lo studio del testo.
Tradizione manoscritta
Sono in aramaico i testimoni più antichi del Libro di Enoch, 11 frammenti ritrovati nel 1948 tra i manoscritti di Qumran, nella grotta 4:
- 4Q201 = 4QEnoch a ar, Enoch 2,1-5,6; 6,4-8,1; 8,3-9,3.6-8;
- 4Q202 = 4QEnoch b ar, Enoch 5,9-6,4; 6,7-8,1; 8,2-9,4; 10,8-12; 14,4-6;
- 4Q204 = 4QEnoch c ar, Enoch 1,9-5,1; 6,7; 10,13-19; 12,3; 13,6-14,16; 30,1-32,1; 35,?; 36,1-4; 106,13-107,2;
- 4Q205 = 4QEnoch d ar; Enoch 89,29-31; 89,43-44;
- 4Q206 = 4QEnoch e ar; Enoch 22,3-7; 28,3-29,2; 31,2-32,3; 88,3; 89,1-6; 89,26-30; 89,31-37
- 4Q207 = 4QEnoch f ar;
- 4Q208 = 4QEnastr a ar;
- 4Q209 = 4QEnastr b ar; Enoch 79,3-5; 78,17; 79,2 + ampi frammenti che non trovano riscontro nel testo etiopico;
- 4Q210 = 4QEnastr c ar; Enoch 76,3-10; 76,13-77,4; 78,6-8;
- 4Q211 = 4QEnastr d ar; ampi frammenti che non trovano riscontro nel testo etiopico;
- 4Q212 = 4QEn g ar; 91,10?; 91,18-19; 92,1-2; 93,2-4; 93,9-10; 91,11-17; 93,11-93,1.
Sempre a Qumran (grotta 1) ne sono stati trovati 3 frammenti in ebraico (Enoch 8,4-9,4; 106), di trascurabile importanza.
L'opera Chronographia Universalis dello storico bizantino Giorgio Sincello (VIII-IX secolo), che citava alcuni passi del Libro di Enoch, ha permesso per la conservazione di limitati frammenti di testo greco (6,1-9,4; 15,8-16,1), fino al ritrovamento di Bruce nel 1773. Particolarmente preziosa è stata la scoperta a fine '800 presso Akhmim (l'antica Panapoli), in Egitto, di una versione greca dei cc. 1-32, seppura lacunosa e non esente da errori, attualmente catalogata come manoscritto 10759 del Cairo (o manoscritto di Gizeh o Codex Panopolitanus). Altri esigui frammenti greci:
- Ms. Vat. gr. 1809, Enoch 89,42-49;
- P. Oxy. 2069 = Frammento Apocalittico, Enoch 77,7-78,1; 78,1-3; 78,8; 85,10-86,2;
- papiro del IV secolo Michigan-Chester Beatty, Enoch 97,6-107,3
Inoltre in alcune grotte di Qumran sono stati ritrovati frammenti in greco.
In lingua ge'ez (dialetto della lingua etiope) sono scritti i testimoni usati come riferimento principale del testo, più per la loro integrità che accuratezza. Già Richard H. Charles, nell'edizione critica del 1906 (1912) ha suddiviso i manoscritti etiopi in due grandi famiglie:
Famiglia α: più antica e più simile alle versioni greche:
- A - ms. orient. 485 del British Museum, XVI secolo, con Giubilei;
- B - ms. orient. 491 del British Museum, XVIII secolo, con altri scritti biblici;
- C - ms. di Berlino orient. Petermann II Nachtrag 29, XVI secolo;
- D - ms. abbadiano 35, fine del XVII secolo, con altri scritti biblici;
- E - ms. abbadiano 55, XV-XVI secolo, con altri scritti biblici;
- F - ms. 9 del Lago Tana, XV secolo, con altri scritti biblici.
Famiglia β: più recente e con testo apparentemente riveduto:
- G - ms. 23 della Jonh Rylands University Library di Manchester, XVIII secolo, con altri scritti;
- H - ms. orient. 531 della Bodleian Library di Oxford, XVIII secolo;
- I - ms. Brace 74 della Bodleian Library di Oxford, xvni sec.: con altri scritti biblici;
- J - ms. orient. 8822 del British Museum, XVIII secolo, con altri scritti biblici;
- K - ms. di proprietà di E. Ullendorff di Londra, inizio XVIII secolo;
- L - ms. abbadiano 99, XIX secolo;
- M - ms. orient. 492 del British Museum, XVIII secolo, con altri scritti biblici;
- N - ms. etiopico 30 di Monaco di Baviera, XVIII secolo;
- O - ms. orient. 484 del British Museum, XVIII secolo, con altri scritti biblici;
- P - ms. etiopico 71 del Vaticano, XVIII secolo;
- Q - ms. orient. 486 del British Museum, XVIII secolo, mancante dei cc. 1-60,13a, con altri scritti biblici.
Contenuto
Il testo è composto da 150 capitoli raggruppati in 5 sezioni. A grandi linee, il contenuto del testo ruota attorno alla caduta dei "vigilanti", cioè alcuni angeli che generarono i Nefilim o "giganti" (v. l'enigmatico racconto di Gen6,1-4). Il libro contiene anche una fantasiosa descrizione dei movimenti dei corpi celesti, in tipico stile apocalittico.
Libro dei Vigilanti (cc. 1-36)
I primi 5 cc. sono un'introduzione redazionale all'intero Libro di Enoch. Nei cc. 6-11 non è nominato Enoch. Si tratta verosimilmente di una delle parti più antiche dell'intero testo.
1-5. Introduzione redazionale all'opera
- 1. L'incipit anonimo è in terza persona, per poi passare dopo poche righe e fino al c.5 al resoconto in prima persona di Enoch, che parla con Dio ("il Santo e Grande"). Dio verrà sul monte Sinai con 10000 santi (angeli fedeli) e giudicherà gli angeli vigilanti e l'umanità. Ci sarà pace e prosperità per i giusti.
- 2-5. Enoch descrive l'armonia del cosmo attuale: stelle, stagioni, alberi, fiumi. Maledizione di Dio per gli empi che turbano tale armonia.
6-8. Libro dei Vigilanti Ia
- 6. 200 angeli, figli del cielo, decidono di unirsi con le figlie degli uomini (v. Gen6,1-4). Scendono sul monte Hermon (in Palestina). Semeyaza, loro capo, assieme a Urakibaramel, Akibeel, Tamiel, Ramuel, Danel, Ezeqeel, Suraquyal, Asael, Armers, Batraal, Anani, Zaqebe, Samsaweel, Sartael, Turel, Yomyael, Arazeyal.[13]
- 7. Gli angeli si uniscono con le donne che generano giganti (Gen6,4 usa il termine Nefilim) di 300 cubiti (135 metri). I giganti turbano l'armonia degli uomini e del creato.
- 8. Azazel e altri angeli insegnano agli uomini metallurgia e altri saperi (incantesimi, astrologia). Corruzione degli uomini causata dai giganti.
9-11. Libro dei Vigilanti Ib
- 9. Michele, Gabriele, Raffaele (o Suriele), Uriele notano dal cielo la situazione e si rivolgono a Dio.
- 10. Dio invia Uriele al figlio di Lamech (Noè) per annunciargli il diluvio che cancellerà il male degli uomini. Dio ordina a Raffaele di legare Azazel e di imprigionarlo nella tenebra e sotto terra fino al giorno del giudizio, per la colpa commessa dagli angeli vigilanti (prima comparsa del termine). Dio ordina a Gabriele di far annientare l'un l'altro i giganti. Dio ordina a Michele di legare Semeyaza e gli altri angeli vigilanti e di imprigionarli sotto terra per 70 generazioni, fino al giorno del giudizio.
- 11. Dio annuncia la futura benedizione del mondo purificato dal male.
12-36. Libro dei Vigilanti II (alterna la descrizione in terza persona a quella in prima persona di Enoch)
- 12. Enoch sparì (fu rapito in cielo) prima di tutto ciò (v. Gen5,24). Riceve (in cielo) la visita di 2 angeli vigilanti (non decaduti) che gli dicono di recarsi presso gli angeli vigilanti che hanno abbandonato il cielo per annunciare loro il castigo divino.
- 13. Enoch passa sulla terra e annuncia ad Azazel la condanna. I vigilanti condannati gli chiedono di intercedere per loro presso Dio, che in sogno-visione gli ribadisce la condanna.
- 14. Enoch descrive ai vigilanti la visione: sale in cielo in una casa meravigliosa dove incontra Dio (la Grande Gloria).
- 15-16. Nella visione Dio ribadisce ad Enoch la condanna degli angeli vigilanti che han lasciato il cielo e degli empi.
- 17-18. (Primo) viaggio di Enoch portato (da Dio, da alcuni vigilanti decaduti, da Uriele?) in vari luoghi (fantasiosi) in terra e sottoterra.
- 19. Uriele mostra ad Enoch da una spaccatura del terreno il luogo sotterraneo dove stanno gli angeli decaduti fino al giorno del giudizio.
- 20. I santi angeli che vigilavano (su quel luogo): Uriele; Raffaele; Raguele; Michele; Sarcaele; Gabriele; Remiele.
- 21. (Secondo) viaggio con Uriele nella località deserta dominata dal fuoco, prigione degli angeli (decaduti). Vede 7 stelle legate.
- 22. (Terzo) viaggio con Raffaele a ovest che gli mostra un luogo profondo e tenebroso in una montagna. Raffaele gli dice che è il luogo per le anime dei morti fino al grande giudizio. Anime dei giusti separate dalle anime dei peccatori.
- 23. (Quarto) viaggio con Raguele a ovest dove vede un fuoco ardente che è tutte le luci del cielo (?).
- 24-25. (Quinto) viaggio con Michele, vede 7 montagne preziose e un albero, dai cui frutti sarà data agli eletti la vita nel grande giudizio.
- 26-27. (Sesto) viaggio con Uriele al centro della terra dove vede montagne, burroni, torrenti, una valle maledetta, luogo del futuro giudizio.
- 28. (Settimo) viaggio a est dove vede una foresta.
- 29-32. (Ottavo) viaggio con Raffaele dove vede alberi di profumo, burroni, ruscelli, monti, l'albero della conoscenza (Gen3,1-7).
- 33. (Nono) viaggio con Uriele ai confini della terra dove vede vari animali.
- 34. (Decimo) viaggio a nord ai confini della terra.
- 35. (Undicesimo) viaggio a ovest ai confini della terra.
- 36. (Dodicesimo) viaggio a sud ai confini della terra.
Libro delle Parabole o Parabole di Enoch (cc. 37-71)
Questa sezione si collega alla precedente tramite il tema del giudizio finale, ma mentre nel Libro dei Vigilanti questo riguarda gli angeli decaduti, nel Libro delle Parabole riguarda gli empi e i "re della terra".
- 37. Introduzione alle 3 parabole.
38-44. Prima parabola
- 38-39. Giudizio futuro, punizione degli empi e dei "re potenti", premio dei giusti che saranno con gli angeli.
- 40. Visione di Dio (la Gloria del Signore), 4 persone al suo cospetto: Michele, Raffaele; Gabriele; Fanuele
- 41-44. Visione delle cose segrete del cielo: origine di fulmini (dalle stelle), venti, sole e luna, sede della giustizia e della iniquità.
45-57. Seconda parabola
- 45. Giorno del giudizio. Nuovo cielo e nuova terra per i soli giusti eletti.
- 46-47. Il "Capo dei Giorni" (Dio) e il Figlio dell'Uomo (il Messia, Gesù nella tradizione cristiana), punitore dei re e dei potenti. Preghiera dei giusti perseguitati.
- 48-52. La fonte della giustizia (tema esseno), punizione dei re e dei potenti, l'Eletto. Glorificazione dei giusti, risurrezione dei giusti già morti. Vanità delle ricchezze terrene nel giudizio.
- 53-57. Profondo burrone e fornace di fuoco ardente (inferno), sede del castigo di Satana, dei re e dei potenti, di Azazel e dei suoi seguaci.
58-71. Terza parabola
- 58. Pace e benedizione dei giusti.
- 59. Luci e fulmini.
- 60. Terremoto del cielo, Michele invita (Enoch?) alla calma. 2 bestie marine, Leviatan e Behemot
- 61-64. Gli angeli con le corde da misura per il giudizio. Giudizio e castigo stabilito dall'Eletto verso i re e i potenti, vana loro richiesta di misericordia. Giudizio degli angeli decaduti.
- 66. Noè (racconta in prima persona) vede la corruzione degli uomini e si reca ai confini della terra per parlare col suo avo Enoch, che gli annucia la morte degli empi (col diluvio) e la sua sopravvivenza, mostrandogli gli angeli pronti a liberare le acque.
- 67. Dio si rivolge a Noè ribandendo il messaggio di Enoch.
- 68. Dolore di Michele e Raffaele per l'imminente castigo.
- 69. Lista di angeli colpevoli:[14] Semeyaza; Arstiqifa; Armen; Kakabaele; Turiele; Rumeyal; Daniele; Nuqaiele; Baraqel; Azazel; Arnens; Batareyal; Basasael; Ananel; Tureyal; Simapisiel; Yetarel; Tumael; Tariel; Rumael; Izezeel. Altri capiangelo: Yequn; Asbel; Gadriel (fece errare Eva); Penemu; Kasdeya.
- 70. Enoch (racconta in prima persona) innalzato in cielo.
- 71. Nuova visione di Enoch del cielo, degli angeli, del cosmo.
Libro dell'Astronomia o Libro dei Luminari Celesti (cc. 72-82)
Le nozioni astronomiche e il calendario descritto in questa sezione coincidono con le nozioni esposte nel Libro dei Giubilei e con quelle in uso presso gli esseni.
- 72. Uriele mostra (a Enoch) l'ordine perfetto del cosmo. Il sole.
- 73. La luna e le sue fasi.
- 74. Anno lunare.
- 75. Il cielo.
- 76. I 12 venti.
- 77. 7 montagne, 7 fiumi, 7 isole.
- 78. Ancora il sole e la luna.
- 79. Enoch riassume al figlio Matusalemme le nozioni astronomiche prima esposte.
- 80-82. Uriele a Enoch mostra il turbamento dell'armonia del cosmo causato dalle azioni dei peccatori. Gli concede di tornare sulla terra un anno per illustrare al figlio Matusalemme quanto ha appreso.
Libro dei Sogni (cc. 83-90)
83-84. Primo sogno-visione
- 83. Enoch racconta a Matusalemme di aver visto in sogno la terra sommersa e una grande distruzione.
- 84. Preghiera di Enoch a Dio.
85-90. Secondo sogno-visione o Apocalisse degli animali
Ripercorre allegoricamente la storia dell'umanità. Per questa sottosezione è stata ipotizzata da diversi studiosi una datazione successiva ai capitoli immediatamente precedenti. È evidente il legame con le visioni presenti nel biblico Libro di Daniele.
- 85. Enoch racconta a Matusalemme di aver visto in un altro sogno. Visione di bovini al pascolo (corrispondenti ai primi uomini).
- 86. Una stella cade dal cielo (Semayaza) tra i bovini, seguita da altre stelle (angeli decaduti), e montano le giovenche, generando elefanti, cammelli e asini. Corruzione degli uomini.
- 87. Scendono sulla terra 4 uomini bianchi (arcangeli).
- 88. Legano le stelle e le gettano nell'abisso. Elefanti, cammelli e asini combattono a vicenda.
- 89. Un bue bianco (Noè) costruisce una grande arca con altri 3 buoi. L'acqua uccide gli altri buoi e animali. I buoi rigenerano gli animali tra cui 12 pecore (i figli di Giacobbe). Le pecore tra le iene (in Egitto) che cercano di ucciderle. Una pecora (Mosè) libera le altre pecore dalle iene (Esodo). Le altre pecore sbagliano strada (adorazione del vitello d'oro), ma la pecora costruisce la casa del Signore e ve le conduce. La pecora si addormenta e le pecore passano un corso d'acqua (il Giordano), entrando in una terra benedetta (la Palestina). Qui sono attaccate da cani (Filistei), volpi (Ammoniti), porci (Idumei), cinghiali (Amaleciti). Un caprone (Saul) difende le pecore ma poi le percuote. Un secondo caprone (Davide), poi un terzo (Salomone), che costruisce una torre alta (il tempio di Gerusalemme). Poi le pecore si sviano e il Signore suscita moltre pecore (profeti) per guidarle, ma spesso sono attaccate dalle altre pecore. Il Signore abbandona le pecore alle altre bestie (conquista assira del Regno di Israele nel 721 a.C.), poi suscita 70 pastori (i re di Giuda). Corruzione dei pastori e attacco dei leoni (Babilonesi) e delle tigri (Persiani), che distruggono la torre (587 a.C.). Ritorno delle pecore (539 a.C.)e ricostruzione della torre.
- 90. Uccelli rapaci divorano le pecore (persecuzioni elleniste). Nascono agnellini bianchi (i Maccabei), a uno dei quali spunta un gran corno (Giuda Maccabeo), e lotta coi rapaci (regni ellenisti di Siria ed Egitto). Un uomo (l'arcangelo Michele) aiuta il caprone col corno, e le pecore fanno fuggire gli animali e i rapaci. Il Signore delle pecore poi (nel giorno del giudizio) giudica i pastori, facendoli gettare in un luogo profondo e pieno di fuoco (inferno), e giudica le stelle (angeli decaduti). Il Signore delle pecore fa una casa nuova (nuova Gerusalemme). vi accorrono le pecore perite (risurrezione dei giusti), tutti gli altri animali, tutti gli uccelli del cielo. Nasce un bue bianco dalle grandi corna (il Messia). Risveglio di Enoch.
Lettera di Enoch (cc. 91-104) [modifica]
Nelle versioni etiopiche pervenuteci l'ordine di alcuni passi dei cc. 91-93 è verosimilmente diverso da quello originale aramaico e/o greco. In particolare la sottosezione chiamata Apocalisse delle Settimane, testimoniata come integra tra i manoscritti di Qumran (4Q212), appare spezzata nella redazione definitiva in 93,1-10; 91,12-17. Di seguito viene presentato il probabile ordine originale.[15]
- 92. Introduzione al libro che è stato scritto da Enoch.
- 91,1-11;18-19. Enoch al figlio Matusalemme: ci sarà un castigo per i peccatori, esortazione alla giustizia.
- 93,1-10. Io Enoch, settimo (dopo Adamo), generato nella prima settimana. Breve descrizione allegorica della storia di Israele suddivisa in 7 settimane.
- 91,12-17. Ottava settimana, giustizia sui peccatori; nona, giustizia su tutta la terra; decima, giudizio sugli angeli vigilanti. Nuovo cielo senza più peccato.
- 93,11-14. Piccolezza dell'uomo e grandezza di Dio.
- 94-99. Esortazione alla giustizia. Guai a voi, peccatori. Guai a voi, ricchi...
- 100-104. Autodistruzione degli empi e condanna degli angeli decaduti. Sottomissione a Dio del creato. Risurrezione dei giusti.
- 104a=105. Il Signore e suo figlio (il Messia) si uniranno ai giusti.
Conclusione (cc. 106-108)
I cc. 106-108 sono narrati in prima persona da Enoch. Sono solitamente indicati Apocalisse di Noè.
- 106-107. Enoch racconta la nascita di Noè. Annuncio del diluvio per eliminare il peccato dalla terra.
- 108. Conclusione. Lode della giustizia del giudizio di Dio.
Note
- ^ Vanderkam, J.C. (2004). 1 Enoch: A New Translation. Minneapolis, Fortress, p. 1 ss.; Nickelsburg, G.W. (2004). Hermeneia: 1 Enoch, Minneapolis, Fortress, pp. 7-8.
- ^ Nell'ipotizzare tale datazione Milik riprende una teoria sostenuta da diversi studiosi dell'800: Lucke (1832), Hofman (1852), Wiesse (1856), Phillippe (1868).
- ^ V. James H. Charlesworth, The Old Testament Pseudepigrapha and the New Testament 1985 (1998), p.89, che riporta anche il parere di altri studiosi: Nickelsburg, Stone, Knibb, Anderson, Black, VanderKam, Greenfield e Sutter.
- ^ The Ante-Nicene Fathers (ed. Alexander Roberts and James Donaldson; vol 4.16)
- ^ Ludolf, "Commentarius in Hist. Aethip." p. 347.
- ^ Magazine Encyclopédique, anno VI, vol. I, p. 382.
- ^ The Book of Enoch, the prophet: an apocryphal production, supposed to have been lost for ages; but discovered at the close of the last century in Abyssinia; now first translated from an Ethiopic MS in the Bodleian Library.
- ^ Das Buch Henoch in vollständiger Uebersetxung, mit fortlaugendem Commentar, ausführlicher Einleitung und erläuternden Excursen.
- ^ Enoch Retitutus, or an Attempt.
- ^ Prophetae veteres Pseudepigraphi, partim ex Abyssinico vel Hebraico sermonibus Latine bersi.
- ^ Liber Henoch, Aethiopice, ad quinque codicum fidem editus, cum variis lectionibus.
- ^ Das Buch Henoch, übersetzt und erklärt, Leipzig 1853.
- ^ Questa traslitterazione dei nomi degli angeli decaduti segue il testo di Paolo Sacchi (v. bibliografia), che attua determinate scelte tra le varianti offerte dai manoscritti. I nomi traslitterati nelle altre lingue sono ovviamente diversi.
- ^ Al pari della lista al c.6, questa traslitterazione dei nomi degli angeli decaduti segue il testo di Paolo Sacchi (v. bibliografia), che attua determinate scelte tra le varianti offerte dai manoscritti. I nomi traslitterati nelle altre lingue sono ovviamente diversi.
- ^ V. bibliografia, Paolo Sacchi p.631.
Bibliografia
- A cura di Paolo Sacchi, Apocrifi dell'Antico Testamento, vol. 1, UTET 1981 (ristampa 2006), pp. 413-723.
- J.J.Hurtak, "Le Chiavi di Enoch", ed. The Academy for Future Science, 2003 clicca per colegamento
-
- Mario Pincherle,"Enoch,il primo libro del mondo" vol.1 e vol.2,Macro Edizioni 2006
Secondo libro di Enoch
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II Secondo libro di Enoch o Libro slavo di Enoch o Apocalisse di Enoch o Segreti di Enoch è un apocrifo dell'Antico Testamento, scritto in greco nel I secolo d.C., in ambiente giudaico o un giudeo-cristiano palestinese. Ci è pervenuto solo nella sua traduzione paleoslava, eseguita in Macedonia nell'XI secolo. Appartiene al genere apocalittico.
Descrive un viaggio di Enoch attraverso i 7 cieli e riceve una serie di rivelazioni; in particolare gli viene descritta la creazione del mondo e gli sono svelati i segreti dell'avvenire. Il viaggio culmina con l'incontro con Dio e la trasformazione di Enoch nell'angelo Metatron.
La prima pubblicazione moderna si deve a M.Solokov nel 1899.
Terzo libro di Enoch
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II Terzo libro di Enoch o Apocalisse ebraica di Enoch è un apocrifo dell'Antico Testamento, pseudoepigrafo di rabbi Ismael ben Elisha (I secolo d.C.). Scritto in ebraico, è di origine giudaica. La redazione definitiva risale al V-VI secolo d.C., forse su nucleo precedente del II-III secolo d.C. Appartiene al genere apocalittico.
Contiene 4 sezioni:
Apocrifi dell'Antico Testamento
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Sono numerosi i testi religiosi apocrifi (cioè esclusi dal canone della Bibbia ebraico e cristiano) che si riferiscono come contenuto o attribuzione pseudoepigrafa all'Antico Testamento. Per indicarli è ampiamente diffusa anche la dicitura Apocrifi giudaici, ma tale terminologia è impropria: non tutti sono nati in ambiente giudaico, bensì molti di essi derivano da autori cristiani o ci sono comunque pervenuti con pesanti rielaborazioni e/o aggiunte cristiane.
La data di composizione dei testi è molto variagata. Quanto al genere letterario, gli apocrifi dell'Antico Testamento appartengono a varie tipologie. Particolarmente numerose sono le apocalissi e i testamenti.
Apocalissi apocrife dell'Antico Testamento
La parola "apocalisse" è una translitterazione del greco ἀπōκάλυψις, che indica letteralmente 'l'alzarsi di un velo', e in senso figurato 'svelamento' o 'rivelazione' di cose nascoste. Alcuni testi apocalittici fanno parte della Bibbia: il libro di Daniele e l'Apocalisse di Giovanni (accolta solo nel canone cristiano). Alcuni elementi accomunano tutti i testi della letteratura apocalittica:
- la rivelazione narrata dall'autore si fonda su una visione, un sogno o un viaggio corporeo attraverso i cieli e/o gli inferi;
- l'autore è guidato nella visione o nel viaggio da un angelo e incontra altri angeli, diavoli, anime di defunti;
- l'autore apprende i progetti divini sulla storia circa il futuro prossimo o remoto, talvolta parlando direttamente con Dio, più spesso attraverso visioni allegoriche;
- tali progetti prevedono il trionfo ultimo della giustizia, spesso in contrasto col difficile contesto storico nel quale si trova l'autore pseudoepigrafo e i lettori: le cose ora vanno male ma non temete, Dio ristabilirà la pace.
| Apocalissi apocrife dell'Antico Testamento |
| Titolo |
Autore |
Lingua |
Data |
Contenuto |
Note |
| Apocalisse di Abramo |
pseudoepigrafo di Abramo (XVIII secolo a.C.) |
prototesto semitico perduto pervenutoci solo in paleoslavo |
fine I secolo d.C. |
Nella prima parte (circa 1/3) è descritta la conversione di Abramo dal politeismo al monoteismo. Nella seconda parte propriamente apocalittica Abramo è testimone della consegna al demone Azazel degli inferi e della purificazione del tempio di Gerusalemme dai culti idolatrici |
Origine giudaica con alcune interpolazioni cristiane |
| Apocalisse di Adamo |
- |
copto |
I-II secolo d.C |
Nei suoi 700 anni Adamo racconta a Set, terzo figlio, come raggiunse con Eva la piena conoscenza di Dio prima della caduta |
Origine giudeo-gnostica o cristiano-gnostica |
| Apocalisse di Baruc o 2 Baruc o Apocalisse siriaca di Baruc |
pseudoepigrafo di Baruc 'segretario' di Geremia durante l'esilio di Babilonia (VI secolo a.C.) |
prototesto semitico perduto pervenutoci in siriaco, greco, paleoslavo |
fine I secolo d.C. |
Baruc si lamenta per la caduta di Gerusalemme e la distruzione del tempio (587 a.C.). Un angelo lo accompagna in un viaggio in cielo dove incontra demoni e angeli, tra cui Michele, e ritrova il tempio celeste |
Origine giudaica |
| Apocalisse greca di Baruc o 3 Baruc |
pseudoepigrafo di Baruc 'segretario' di Geremia durante l'esilio di Babilonia (VI secolo a.C.) |
greco |
fine I secolo d.C. - inizio II secolo d.C. |
Baruc si lamenta per la caduta di Gerusalemme (587 a.C.). Un angelo lo accompagna in un viaggio in cielo dove incontra demoni e angeli, tra cui Michele, e ritrova il tempio celeste |
Origine giudaica |
| Apocalisse di Daniele o Apocalisse persiana di Daniele |
pseudoepigrafo di Daniele |
prototesto aramaico perduto pervenutoci solo in persiano |
prima metà IX secolo d.C. |
2 parti: 1. avventure di Daniele nell'esilio a Babilonia (VI secolo a.C.); 2. visioni apocalittiche che svelano il futuro con la sottomissione a un dominatore (allegoria di Maometto) ma col riscatto tramite il Messia figlio di Davide che instaura un regno fino al giudizio finale |
Origine giudaica. Ricalca stile e contenuti del Libro di Daniele |
| Apocalisse di Elia (copta) o 1 Elia |
pseudoepigrafo di Elia (IX secolo a.C.) |
copto forse su un prototesto ebraico perduto del I secolo a.C. |
III secolo d.C. |
3 parti: 1. esortazione; 2. visione apocalittica; 3. leggenda sull'Anticristo |
Origine cristiana. Pervenutoci in frammenti |
| Apocalisse di Elia (ebraica) o 2 Elia o Libro di Elia |
pseudoepigrafo di Elia (IX secolo a.C.) |
ebraico |
III secolo a.c. (?) con interpolazioni nel III secolo d.C. |
Rivelazione di Michele circa il futuro e l'Anticristo. Viaggio di Elia in paradiso. Il Messia di nome Winon sarà vittorioso contro Gigit e instaurerà il regno d'Israele |
Origine giudaica con accenni alle guerre romano-persiane |
| Apocalisse di Esdra |
pseudoepigrafo di Esdra (V secolo a.C.) |
greco |
II-IX secolo d.C. (?) |
Viaggio di Esdra in paradiso, dove chiede a Dio il perché del peccato dell'uomo senza ottenerne risposta, e inferno, scortato da Michele e Gabriele dove vede l'Anticristo |
Origine cristiana (o giudaica rielaborata da cristiani). Richiami al Libro di Neemia e somiglianze con l'Apocalisse di Sedrach |
| Apocalisse di Sedrach |
- |
greco |
III-IV secolo d.C. |
Viaggio in paradiso di Sedrach = Anania in greco (VI secolo a.C.) e dialogo con Dio, che gli dice di permettere il male nel mondo per amore della libertà dell'uomo |
Origine cristiana, forse rimaneggiamento di un precedente testo giudaico (II secolo d.C.?) con sostituazione di Gesù all'angelo Michele |
| Apocalisse di Mosè |
- |
greco |
- |
- |
Variante greca del testo apocrifo giudaico Vita di Adamo ed Eva (I secolo d.C.) |
| Apocalisse di Sofonia |
pseudoepigrafo del profeta Sofonia (fine VII secolo a.C.) |
ebraico (perduto) |
I secolo a.C. - I secolo d.C. |
Viaggio di Sofonia in paradiso e inferno. Sofonia tramutato in un angelo |
Origine giudaica, perduto, pervenuteci citazioni patristiche e brevi frammenti del testo in copto |
Testamenti apocrifi dell'Antico Testamento
Il genere letterario del testamento, similmente all'uso corrente del termine, è caratterizzato dalla enunciazione da parte di un personaggio morente delle sue ultime volontà. Spesso si tratta di esortazioni morali.
| Testamenti apocrifi dell'Antico Testamento |
| Titolo |
Autore |
Lingua |
Data |
Contenuto |
Note |
| Testamento di Abramo |
- |
greco |
fine I secolo d.C. |
Nonostante la dicitura tradizionale si tratta propriamente di una apocalisse (da non confondere però col testo Apocalisse di Abramo), contenente la descrizione di un viaggio di Abramo in cielo guidato da Michele |
Origine giudaica |
| Testamento di Adamo o Libro di Adamo |
pseudoepigrafo di Set, figlio di Adamo, che raccoglie le parole a lui rivolte dal padre |
siriaco |
redazione definitiva VI secolo d.C. (a Edessa?) forse su nucleo del II-IV d.C. |
Ultime parole di Adamo al figlio Set nelle quali annuncia tra l'altro la venuta del Messia crocifisso e del diluvio |
Redazione finale cristiana, forse ampliamento di un precedente nucleo (giudaico?) |
| Testamento dei Dodici Patriarchi |
- |
ebraico |
fine II secolo a.C. |
Esortazioni di Giacobbe morente ai 12 figli (XVIII secolo a.C.) |
Origine giudaica, successive rielaborazioni cristiane |
| Testamento di Giacobbe |
- |
copto |
? |
Ampliamento del testamento di Giacobbe contenuto in Genesi 47,29-50,26 con intervento dell'arcangelo Michele |
Origine giudaica |
| Testamento di Giobbe |
- |
greco |
I secolo a.C. - I secolo d.C. |
Riprende i personaggi e la discussione circa l'origine del male per l'uomo giusto contenuta nel biblico Libro di Giobbe. Giobbe mostra però una più sicura fede in Dio |
Origine giudaica (terapeuti? esseni?) o cristiana |
| Testamento di Isacco |
- |
pervenutoci in copto, prototesto perduto (in greco?) |
II-V secolo d.C (?) |
Dialoghi di Isacco (XVII secolo a.C.) morente e suo viaggio in cielo |
Origine giudaica, successive rielaborazioni cristiane. Derivato dal Testamento di Abramo |
| Testamento di Mosè o Assunzione di Mosè |
- |
originariamente in greco ma pervenutoci in latino |
prima metà del I secolo d.C. |
Indicazioni di Mosè (XIII secolo a.C.) morente a Giosuè con profezie sul futuro della nazione ebraica fino al regno di Erode |
Origine giudaica. Il testo pervenutoci è un manoscritto latino incompleto del VI secolo. Fonti patristiche (v. anche Gd1,9) riferiscono di una diatriba tra Michele e Satana circa il corpo di Mosè presente nella "Assunzione di Mosè", assente nel Testamento. Forse in una seconda parte mancante era descritta anche la sua Assunzione con l'episodio citato |
| Testamento di Salomone |
- |
ebraico e greco |
I secolo d.C. (nucleo), III secolo d.C. (rielaborazione) |
Salomone, re di Israele (X secolo a.C.), in punto di morte ricorda con dolore la propria idolatria che attribuisce a influenze demoniache, e si dilunga in una trattazione demonologica |
Rielaborazione cristiana di un precedente testo giudaico |
Altri testi apocrifi dell'Antico Testamento [modifica]
Numerosi altri scritti hanno un genere letterario variegato: si tratta per lo più di narrazioni storiche relative a personaggi dell'Antico Testamento, ma anche di esortazioni e di visioni. Spesso i racconti si tingono di colorità apocalittiche, trattando accadimenti passati o futuri relativi ad angeli o demoni.
| Apocrifi dell'Antico Testamento |
| Titolo |
Autore |
Lingua |
Data |
Contenuto |
Note |
| Ascensione di Isaia |
- |
greco (la prima sezione forse da un prototesto semitico perduto) |
redazione definitiva inizio II secolo d.C. |
3 sezioni eterogenee attinenti al profeta Isaia (fine VIII-inizio VII secolo a.C.): 1. Martirio di Isaia, segato in due per ordine di Manasse re di Giuda; 2. Visione di Isaia o Testamento di Ezechia; 3. Ascensione di Isaia, descrivente un viaggio attraverso i 7 cieli e la vita, morte, risurrezione del Signore |
Origine cristiana (forse sviluppo e ampliamento di un nucleo giudaico del Martirio di Isaia, di origine essena). Le 3 sezioni per la loro eterogeneità sono in passato circolate, e attualmente da molti considerate, come autonome |
| 4 Baruc o Omissioni di Geremia |
pseudoepigrafo di Baruc 'segretario' di Geremia durante l'esilio di Babilonia (VI secolo a.C.) |
greco |
metà II secolo d.C. |
Descrive l'operato di Geremia e Baruc presso i deportati durante l'esilio di Babilonia |
Origine giudaica con successiva rielaborazione cristiana |
| Domande di Esdra |
- |
armeno |
? |
6 domande rivolte da Esdra all' "angelo di Dio" |
Origine cristiana |
| Libro di Enoch o 1 Enoch o Enoch etiope |
- |
pervenutoci integralmente in geez (dialetto etiopico), su prototesto aramaico perduto (frammenti ritrovati a Qumran) |
redazione definitiva I secolo a.C. |
5 sezioni eterogenee (forse in origine autonome) relative a Enoch: 1. Libro dei Vigilanti (cc. 1-36); 2. Libro delle parabole (cc. 37-71); 3. Libro dei luminari (cc. 72-82); 4. Libro dei sogni (cc. 83-90); 5. Lettera di Enoch (cc. 91-108) |
Origine giudaica, poi accolto (e forse rimaneggiato) nella tradizione cristiana. Fondamentale per l'angelologia e demonologia giudaico-cristiana. Presente nel canone cristiano copto. Incorpora brani dell'apocrifo perduto Libro di Noè |
| 2 Enoch o Enoch slavo o Apocalisse di Enoch o Segreti di Enoch |
pseudoepigrafo di Enoch |
pervenutoci in paleoslavo, da un testo greco perduto, a sua volta da un testo semitico perduto |
redazione originale fine I secolo d.C., redazione paleoslava XI secolo |
Descrive un viaggio del patriarca attraverso i 7 cieli che culmina con l'incontro con Dio e la trasformazione di Enoch nell'angelo Metatron |
Origine giudaica |
| 3 Enoch o Apocalisse ebraica di Enoch |
pseudoepigrafo di rabbi Ismael ben Elisha (I secolo d.C.) |
ebraico |
V-VI secolo d.C. forse su nucleo del II-III secolo d.C. |
4 sezioni: 1. ascensione di rabbi Ismael ben Elisha; 2. Ismael incontra Enoch-Metatron; 3. descrizione degli angeli; 4. descrizione del paradiso |
Origine giudaica |
| Libro dei Giubilei o Piccola Genesi |
- |
ebraico |
II secolo a.C. |
Parafrasa la storia del mondo dalla creazione all'Esodo (uscita degli Ebrei dall'Egitto), suddividendola in giubilei (periodi di 49 anni) |
Origine giudaica. Presente nel canone cristiano copto |
| Libro di Iannes e Iambres |
- |
greco |
? |
Contenuto ignoto. Ipotizzando una conversione al giudaismo dei due maghi egizi che si scontrarono con Mosè, narrata nel Targum, che la tradizione giudaica ha chiamato Iannes e Iambres, forse si trattava di una preghiera o salmo penitenziale |
Citazioni indirette di scrittori cristiani accennano al testo. Origine giudaica o cristiana |
| Libro di Giuseppe e Aseneth o Matrimonio di Aseneth |
- |
greco |
I secolo a.C - I secolo d.C. |
Descrive il matrimonio tra Giuseppe e Aseneth (Egitto XVIII secolo a.C.) |
Origine giudaica nella diaspora in Egitto, rielaborazione cristiana V secolo d.C. |
| Libro di Noè |
- |
greco |
inizio II secolo a.C. |
Conteneva particolari circa la caduta degli angeli, il diluvio, la nascità di Noè |
Origine giudaica. Menzionato come testo autonomo in altri apocrifi, oggi perduto ma parzialmente confluito in 1 Enoch. Frammenti ritrovati tra i manoscritti di Qumran |
| 5 Maccabei |
- |
arabo forse su prototesto ebraico perduto |
fine I secolo d.C. |
Descrive eventi storici relativi alla Giudea tra il 186 a.C e il 6 a.C., in parte sovrapposti ai racconti di 1-2 Maccabei e con molte aggiunge proprie |
Origine giudaica |
| Odi di Salomone |
pseudoepigrafi di Salomone (X secolo a.C.) |
greco forse su prototesto siriaco |
I secolo d.C. |
42 brevi componimenti poetici |
Origine cristiana |
| Oracoli sibillini |
- |
greco in esametri |
I secolo a.C - I secolo d.C. |
14 libri eterogenei con varie pseudo-profezie circa eventi storici |
Nucleo (libri 3-5) di origine giudaica nella diaspora in Egitto nel II secolo a.C., seguito da rielaborazione e ampliamento cristiano (I-VI d.C.) |
| Preghiera di Giuseppe |
- |
greco |
I-II secolo d.C. |
Nel frammento pervenuto Giacobbe-Israele parla di sé |
Origine giudaica. Pervenuta in frammenti (16 linee su 1100), forse anti-cristiana |
| Storia di Achikar |
- |
aramaico |
V secolo a.C. |
Storia del Achikar, gran visir di Assiria durante i regni di Sennacherib ed Esarhaddon (VII secolo a.C). Privo di figli naturali adotta Nadan figlio di sua sorella come suo successore. L'ingrato Nadab però complotta contro lo zio, ma alla fine prevale la giustizia con la riabilitazione di Achikar e la condanna di Nadab |
Origine giudaica. Successivi ampliamenti cristiani (II secolo d.C.) |
| Storia dei Recabiti |
- |
greco |
VI secolo d.C. (su nucleo del I secolo d.C.?) |
Testo composito. Lotta tra Gesù e il diavolo durante i 40 giorni nel deserto. Storia dei Recabiti al tempo di Geremia |
Origine giudaica. Successiva rielaborazione cristiana |
| Vita di Adamo ed Eva |
- |
greco e altre versioni, forse su prototesto ebraico |
fine I secolo d.C. |
Descrive la vita di Adamo ed Eva dalla cacciata dall'Eden alla morte di entrambi. Resoconto di Eva del peccato originale, con notevole aggiunte rispetto al racconto di Genesi (p.es. serpente con mani e piedi, albero come fico). |
Origine giudaica. In passato chiamato anche Rivelazione (o Apocalisse) di Mosè, essendo tradizionalmente riferita a Mosè la Genesi |
| Visione di Esdra |
pseudoepigrafo di Esdra (V secolo a.C.) |
latino forse su un prototesto greco perduto del IV-VI secolo d.C. |
XI secolo d.C. |
Viaggio di Esdra in paradiso, dove vede l'incolumità dei giusti e il castigo dei peccatori |
Origine cristiana. Richiami all'Apocalisse di Esdra e al Libro di Neemia |
| Vite dei profeti |
- |
greco forse su un prototesto perduto ebraico o siriaco |
I secolo d.C. |
Contiene particolari e leggende di provenienza extra-biblica sulle vite di alcuni profeti biblici |
Origine giudaica con successive interpolazioni cristiane |
Apocrifi dell'Antico Testamento accolti nella Settanta [modifica]
Oltre a questi testi ve ne sono altri parimenti di origine giudaica e non accolti nel canone ebraico ma accolti in quello greco-ortodosso (cioè presenti nella versione biblica greca della Settanta):
| Apocrifi dell'Antico Testamento presenti nella Settanta |
| Titolo |
Autore |
Lingua |
Data |
Contenuto |
Note |
| Esdra greco o 1 Esdra (protestanti) o 3 Esdra (cattolici) |
anonimo |
greco |
I secolo a.C. - I secolo d.C. |
Parallelo ai libri di Esdra, Neemia, 2 Cronache. Dopo una riassuntiva parentesi circa la storia di Gerusalemme tra 609-538 a.C. descrive il ritorno a Gerusalemme dei Giudei deportati a Babilonia (538 a.C.) e la ricostruzione del cosiddetto secondo tempio (attorno al 515 a.C.) |
Contiene diversi errori storici. Noto come 1 Esdra nella Settanta e nella tradizione protestante; 2 Esdra nella tradizione cattolica pre-Trento; 3 Esdra nella tradizione cattolica post-Trento |
| Odi |
- |
greco |
- |
Raccolta di 14 inni (13 senza la Preghiera di Manasse) presenti nell'Antico e nel Nuovo Testamento con lievi variazioni testuali |
Probabilmente un compendio ad uso liturgico |
| Preghiera di Manasse |
pseudoepigrafa di Manasse re di Giuda (687-642 a.C.) |
greco |
II-I secolo a.C. |
Breve (15 versetti) preghiera rivolta al Signore creatore e custode del popolo (v. 2Cr33,18) |
Nelle attuali versioni della Settanta inclusa in Odi come c. 12 |
| Terzo libro dei Maccabei |
anonimo |
greco |
fine I secolo a.C. |
Descrive la persecuzione subita dai Giudei della comunità di Alessandria d'Egitto sotto il sovrano greco-egiziano Tolomeo IV (222-205 a.C.), descrivendo alcuni interventi salvifici miracolosi di Dio in loro soccorso |
Il contenuto è indipendente dalle storie narrate in 1-2 Maccabei, sebbene mostri affinità stilistiche e richiami ad esse. La persecuzione descritta non trova conferma dalle altre fonti storiche |
| Quarto libro dei Maccabei |
anonimo, da alcuni Padri della Chiesa attribuito a Giuseppe Flavio |
greco |
I secolo a.C. - I secolo d.C. |
Omelia che illustra il primato della pia ragione sulle passioni ricorrendo agli esempi offerti dal martirio di Eleazaro e dei sette fratelli narrato in 2 Maccabei |
Influsso stoico |
| Salmo 151 |
pseudoepigrafo di Davide re degli Ebrei (circa XI secolo a.C.) |
greco da testi ebraici |
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Breve salmo (7 versetti) titolato "Questo è il Salmo autografo di Davide e fuori dal numero, quando combatté Golia". Rievoca eventi della vita di Davide |
Traduzione greca elaborata di 2 salmi ebraici chiamati convenzionalmente 151a e 151b ritrovati a Qumran 11QPs(a) |
| Salmi 152-155 |
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conservati in siriaco e greco da testi ebraici |
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Titoli: 152 "Preghiera di Ezechia quando i nemici lo circondavano"; 153 "Quando il popolo ottenne il permesso da Ciro di tornare in patria"; 154 "Detto da Davide quando lottò con un leone e un lupo che attaccarono una pecora dal suo gregge"; 155 "Detto da Davide quando ritornava ringraziando Dio, che lo liberò dal leone e dal lupo e uccise entrambi" |
Presenti nella Peshitta e in manoscritti della Settanta di Qumran |
| Salmi di Salomone |
pseudoepigrafi di Salomone re degli Ebrei (X secolo a.C.) |
greco da testi ebraici |
fine del I secolo a.C. |
18 salmi |
Accenni messianisti, anti-romani, anti-maccabei, anti-sadducei. Perduti ma ritrovati nel XVII secolo |
Deuterocanonici [modifica]
Alcuni testi di origine giudaica non accolti nel canone ebraico sono detti dai cattolici deuterocanonici = 'del secondo canone' (contrapposti al 'primo canone' ebraico), in quanto inclusi oltre che nella Settanta anche nel canone cattolico della Bibbia latina detta Vulgata. Dalla tradizione protestante sono considerati alla stregua degli altri apocrifi e indicati con la stessa dicitura.
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