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Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Cabala (disambigua).
La cabala o Qabbaláh o cabbala è parte della tradizione esoterica della mistica ebraica, in particolare il pensiero mistico sviluppatosi in Europa a partire dal VII-VIII secolo. In ebraico, Qabbaláh (ebr. קבלה) è l'atto di ricevere, la tradizione (la parola ebraica designa anche la ricevuta, ad esempio in una transazione commerciale, e la funzione di ingresso del sabato, la maggiore festa ebraica).

La cabala ebraica non va confusa con la cabala o le cabale di tradizione occidentale, che comunque sono ad essa direttamente ispirate.




Il pensiero cabalistico ebraico
Base del pensiero cabalistico è la Bibbia ebraica o Tanakh (acronimo per "Torah, Profeti, Scritti"). La secolare esegesi del Tanakh, già contenuta nella halakháh (presentazione della casistica giuridica), nella haggadáh (sotto forma narrativa), nei due Talmudím, il babilonese e il gerosolimitano, e nei molti midrashím, aveva ormai da secoli posto l'interpretazione del testo sacro al centro della vita dell'Israelita. Si fa risalire la nascita della visione cabbalistica alla pubblicazione del libro Zohar (splendore), pubblicato intorno al XIII secolo, o al precedente Sépher Yetziràh (Libro della formazione), che però è, secondo alcuni, un'opera più esegetica che filosofica.

Testi principali
Sefer ha-Bahir
Séfer ha-Zóhar
Séfer yetziráh
Sephirah
Il fulcro dell'elaborazione delle dottrine mistiche riguardanti l'aspetto segreto del creato è un'opera composta verosimilmente in Éretz Yisraél nel VI o VII secolo, il Sépher Yetziráh. Nel Sépher Yetziràh, che tratta delle forze segrete del cosmo, si trova la prima menzione di un termine che diventerà centrale nella successiva speculazione: la nozione di sefiráh.

Letteralmente sephirah o sefiráh (plur. sephiroth o sefirót ) significa "calcolo, numerazione". Nel Sépher Yetziràh il termine acquista un significato più ampio: le Sephiroth sono manifestazioni allusive dell'energia divina. Gli autori cabalistici amano paragonare le sephiroth a zaffiri, partendo da un'assonanza dei due termini.

Tra la fine del XII secolo e l'inizio del XIII, fa la sua comparsa una vasta letteratura mistica già ben organizzata sulla dottrina delle sephiroth; queste si possono definire i gradi per mezzo dei quali Dio agisce nel creato. Praticamente tutti i mistici affermano che esse sono in numero di dieci.

I nomi delle Sephiroth
Le Sephiroth hanno anche dei nomi propri: Kéter (corona), la più alta e più vicina a Dio; Bináh (scienza o conoscenza) e Khokhmáh o Hokmah o Chochmah (saggezza) a un livello inferiore; Ghevuráh o Gheburáh (forza) e Chésed o Hésed (misericordia o pietà) al terzo livello; Tiféret (bellezza) al quarto; Hod (gloria) e Nétzah (eternità o vittoria) al quinto; Yesód (fondamento o fondazione) al sesto; Malkhút (regno), la più prossima all'uomo. Questi sono i nomi più frequentemente usati. A volte Ghevurah viene chiamata Din (giudizio) o Pachad (paura), Khesed può essere chiamata Ghedulláh (grandezza), Tiferet Rakhamím (misericordia).
Le sefirot vengono rappresentate secondo uno schema detto "Albero della Vita". Inoltre esiste anche una "undicesima" (anche se impropriamente detto) Sephira: Daat che si colloca tra Binah, Hokmah e Hesed e rappresenta il divario tra l'Uomo e Dio.

File:Sefirot.pngL'albero della vita
Nel diagramma dell'albero della vita al centro si trova la colonna dell'equilibrio che da Keter, attraverso Tiferet e Yesod, raggiunge Malkhut. A sinistra e destra di Keter si dipartono altre due colonne: quella della Grazia, attraverso Hochmah, Hesed e Netzah; quella della severità risalendo attraverso Hod, Ghevurah e Binah.

Le XXII vie
Le 10 Sephiroth sono collegate fra di loro da 22 sentieri, associati alle lettere dell'alfabeto ebraico. In vari autori sono presentate varie maniere di associazione. La più diffusa fa partire la alef da Kether in direzione di Chochmah e si conclude con la tav che sta fra Yesod e Malkhuth. I 22 sentieri e le dieci Sephiroth insieme formano le 32 vie di cui parla il Sépher Yetziráh.

Altre rappresentazioni delle Sephiroth
In alcuni manoscritti rinascimentali del Cinquecento, il diagramma delle Sephiroth, in quanto emanazione divina, si moltiplica a sua volta indefinitamente. Questa raffigurazione si trova nel testo "Otzrot chayyim (I tesori della vita)" di Chayyim Vital.

Vedi anche Giulio Busi, Mantova e la Qabbalah (Skira, 2001).

I quattro mondi
All'inizio del XIV secolo si cominciarono a distinguere quattro mondi nel creato:'Atzilúth (mondo dell'emanazione),Beri'à (mondo della creazione),Yetzirà (mondo delle forme) e 'Asiyá (mondo della produzione o della fabbricazione). Con questi nomi si indica il variare del tipo di influsso delle sefirot. Il mondo dell'Atzilut, che è più vicino a Dio, è retto da forze solo immateriali. La componente materiale aumenta man mano che ci si allontana dall'Emanatore.

Corrispondenze
Anche se non visibili agli occhi le sefirot sono percepite dal mistico che si eleva dalle inferiori alle superne attraverso la contemplazione e lo studio delle corrispondenze cosmiche: p.es. ad Avraham può essere associata Gedullah, a Isacco Gevurah, a Giacobbe Tiferet. Tutte le componenti del cosmo hanno le loro corrispondenze: Tiferet è il sole, Yesod la luna, Malkut la terra, e così via.

Anche i XXII sentieri vengono associati alle lettere dell'alfabeto ebraico, ai tarocchi, a segni zodiacali, pianeti e elementi, etc. L'esistenza di queste associazioni risale alla gnosi e a una visione magica dell'universo in cui ogni parte è collegata ad un'altra. Questo insieme di relazioni complesse ricorda moderne teorie scientifiche come quella del caos.

Ciò che non è conoscibile è quello che sta oltre la sefirah più alta, cioè l'Altissimo che, essendo incommensurabile, non può venir percepito dall'uomo.

Emanazioni
Si pone il problema di come possa un ente infinito, quello che per primo Isacco il Cieco chiamò l'En Sof (non-fine), emanare aspetti di sé in un mondo finito.

Secondo Mosè Cordovero Dio si "contrasse" per poter emanare la sua energia nel mondo finito e " mostrare la Sua gloria alle genti". La contrazione di Dio (tzimtzúm) è al centro della speculazione di Isaac Luria.

In conseguenza dell'emanazione, secondo Luria, si crearono dei vasi per contenere l'energia divina. I vasi superni, i più forti, resistettero bene alla pressione della luce, ma gli inferiori si ruppero e dispersero l'energia. I frammenti dei vasi rotti contengono ancora particelle di luce: queste sono le Qelipòth (gusci), le forze del male.

La qabbalah dei nomi
Per approfondire, vedi la voce Ghematriah.

La parola ebraica tzeraf indica sia la trasmutazione alchemica sia l'interscambio delle lettere dell'alfabeto. Gli esegeti ebrei erano abituati a permutare le lettere del Tanach per scoprire significati reconditi e più veri.

La permutazione numerica è detta ghimatréyah o ghematriah. Ogni lettera dell'alfabeto ebraico indica un numero; dunque ciascuna parola della Bibbia ha un proprio valore numerico, somma dei valori numerici delle lettere che la compongono. Una parola si può sostituire con un'altra dello stesso valore numerico.

Per esempio:

AChaD in ebraico significa "unità" ed è uguale a 13 (A = 1 + Ch = 8 + D = 4).
Anche la parola "Amore", Ahavah ha lo stesso numero (A=1, H=5, V=2, H=5).
In questa maniera come in un'equazione si può dire che:
AChaD = AHVH
L'arte del notariqón permette di scoprire parole nascoste dentro altre parole (le lettere di una parola come rivelazione di altre parole). L'atbásh consiste nello scambio alfabetico, ad esempio la prima lettera dell'alfabeto con l'ultima, la seconda con la penultima, etc.

L'alchimia cabalistica
Già nel duecentesco Séfer ha-Zóhar si trovano spunti alchemici legati al simbolismo delle sefirot e della trasmutazione dei metalli. I sette tipi di oro menzionati nella tradizione diventano una metafora delle sette sefirot inferiori, mentre Binah è chiamata "l'oro superno".

L'anonimo trattato di alchimia Esh metzaréf (Il fuoco del fonditore) ebbe notevole diffusione, tanto che non ci è giunto nell'originale ebraico ma in traduzioni latine.

Esponenti della Cabala
Diversi gli approcci alla Qabbalah e ciò secondo l'attitudine di chi vi ci si avvicini. Le differenze variano anche perché essa può essere confrontata con tutti i testi della tradizione canonica ebraica: in quanto anima della Torah, di essa sono molte le idee fondamentali diffuse ampiamente nel popolo d'Israele tra gli accademici, gli studiosi religiosi definiti Mekubalim o nella sapienza del Mekaven, ad un livello più alto del Mekubal, tra i rabbini, spesso con doti mistiche, ed infine tra mistici stessi; queste ultime due catagorie presentano uomini con una maggiore predisposizione alla percezione intellettuale ed all'esperienza mistica spesso associate alla manifestazione di miracoli. Gli stessi profeti del popolo d'Israele hanno sempre avuto famigliarità con la parte più interna e segreta della Torah e dello stretto rapporto con Dio non mancando infatti testi mistici ascritti ad essi. Nell'era messianica essa sarà facilmente a disposizione di tutto il popolo d'Israele.

Rabbini e Maestri di Cabala
Abramo Abulafia
Avicebron
Ba'al Shem Tov
Baruch Ashlag Rabash
Elazaro Qalonymus di Worms (XII secolo) e la scuola ashkenazita
Gaon di Vilna
Hayim Vital
Isacco il Cieco di Nîmes (secondo costui non solo la discesa dell'energia divina è descritta come una serie di fasi di contemplazione successive, ma è la contemplazione stessa a plasmare le cose del mondo)
Isaac ben Solomon Luria L'ARI
Maimonide
Mosè Luzzatto
Nachman di Breslov
Nachmanide (Mosè ben Nachman)
Natan ben Sa'adyah Har'ar
Shimon bar Yohai
Shneur Zalman di Liadi
Yehuda Ashlag Baal Hasulam
Yehuda HaLevì
Yitzchak Kaduri
Yohanan Alemanno
Rabbini viventi legati alla Cabala
Rabbi Ariel Bar Tzadok
Rabbi Yitzchak Ginsburgh
Accademici [modifica]
Gershom Scholem
Moshe Idel
Personalità legate alla Cabala
Dion Fortune
Giovanni Pico della Mirandola
Israel Regardie
McGregor Mathers
Shabbetay Tzevi
Anthony Kiedis
Diverse sono anche le personalità dello spettacolo che hanno aderito a tale credo; fra di essi ricordiamo la cantante italo-americana Madonna e l'attrice Lindsay Lohan.

Qabbaláh nella letteratura
Il romanzo Il Golem (1915) di Gustav Meyrink contiene numerosi riferimenti a tradizioni cabalistiche, in particolare al mito della creazione di un essere d'argilla (come fece Dio con Adamo) al quale, secondo una leggenda risalente al Medioevo, può essere conferita la vita scrivendogli sulla fronte la parola ebraica emeth (verità), entre per toglierli la vita è sufficiente cancellare la e iniziale, in modo che rimanga meth (morte). Anche la favola I Tarocchi degli Gnomi (1990) di Giordano Berti si ispira alla Cabala: i nomi delle ventidue lettere ebraiche sono distorti in modo da formare i nomi di altrettanti personaggi, mentre le 10 sephiroth sono i luoghi in cui si svolge la vicenda. In pratica, sotto il velo di un racconto per l'infanzia si nasconde un vero e proprio percorso iniziatico lungo l'Albero della Kabala. Il racconto sette lunedì contenuto nella raccolta La prima indagine di Montalbano, scritta da Andrea Camilleri ha come motivo portante della storia l'interpretazione distorta (dalla follia) della cabala da parte di uno dei personaggi. In particolare tale personaggio distorce l'interpretazione della cabala di Mosé Cordovero e Isaac Luria. Nel romanzo Cefa di Daniele Trucco (2007) parte della narrazione è costituita da un'indagine che porterà il protagonista a ricercare i legami tra cabala ed ermetismo. Il romanzo "Il Pendolo di Foucault" di Umberto Eco utilizza, come escamotage narrativo, la simbologia cabalistica e alchemica; curiosità: il nome attribuito al computer che custodisce "il Piano" è Abulafia. Il romanzo Il Cabalista di Lisbona (1998) di Richard Zimler contiene numerosi riferimenti a tradizioni cabalistiche.

Bibliografia
Gershom Scholem, Le grandi correnti della mistica ebraica, Milano, 1965
Francis Warrain, La Teodicea della Qabalah, cur. Mauro Cascio, Federico Pignatelli, HT, Latina 1999

 

 

Cabala (esoterismo)

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La cabala nella tradizione occidentale rappresenta il punto di incontro principe per tutti i pezzi dell'esperienza esoterica: magia, gnosi, orfismo, etc. Prende spunto dall'approccio mistico della cabala ebraica ma esce dai confini principalmente religiosi di quell'esperienza.

Non si può stabilire un punto di inizio storico per questa forma di misticismo, poiché possiamo rintracciare continui contatti fra il mondo mistico ebraico e le altre culture esoteriche.

Cabala cristiana

Durante il Rinascimento l'interesse per la cabala crebbe fra i cristiani, alcuni dei quali pensavano potesse perfettamente inserirsi nel contesto di quella religione. Il risultato differisce in molti punti dalla cabala ebraica e si avvicina maggiormente all'esoterismo.

Una introduzione alla moderna cabala cristiana, da un punto di vista mistico, è il libro cabala mistica di Dion Fortune.

La cabala cristiana usa procedure simili a quella ebraica come la gematria ma utilizza, oltre che la lingua ebraica il greco o il latino. Scopo principale della Cabala Cristiana era dimostrare la veritá del cristianesimo usando questi metodi.

Un esempio è il Pentagrammatron (nome a 5 lettere) IHSVH che rappresenta il nome segreto di Gesù. La lettera Shin che rappresenta lo spirito santo scende nel nome di Dio a comporre il nome del figlio. Il più famoso esponente della Cabala Cristiana è Pico della Mirandola che la espose nel suo Conclusiones philosophicae, cabalisticae et theologicae (Conclusioni filosofiche, cabalistiche e teologiche).

Cabala moderna

Nei tempi moderni la Cabala esoterica tende a coincidere con la "cabala ermetica".

Storicamente l'inizio della Cabala Ermetica può essere posto nella società inglese della Golden Dawn. I suoi fondatori fra cui Samuel MacGregor Mathers e William Wynn Westcott crearono un sistema in cui elementi della tradizione occidentale erano armonizzati sotto l'ombrello dell'Albero della Vita.

Il lavoro della Golden Dawn fu tenuto segreto fino a quando non fu pubblicato prima da Aleister Crowley e successivamente da Israel Regardie. Il testo di referenza sulla Cabala esoterica è stato scritto da Violet Firth Dion Fortune e porta il nome di Cabala Mistica.

Aleister Crowley, considerato uno dei fondatori del moderno occultismo, diede la seguente definizione di Cabala:

  « La Cabala è:
  1. Un linguaggio atto a descrivere certe categorie di fenomeni, e a esprimere certi tipi di idee che sfuggono alla normale fraseologia. Puoi paragonarla alla terminologia scientifica della chimica.
  2. Una terminologia multiforme ed elastica mediante la quale è possibile mettere a confronto processi mentali che appaiono diversi a causa delle costrizioni imposte dalle peculiarità delle varie espressioni letterarie. Puoi paragonarla a un lessico, o ad un trattato di religione comparata.
  3. Un simbolismo che consente a chi pensa di formulare le proprie idee con assoluta precisione, e uno strumento per interpretare simboli il cui significato è divenuto oscuro, è stato dimenticato, o è mal compreso, stabilendo le necessarie connessioni fra l'essenza delle forme, i suoni, le idee semplici (come i numeri) ed i loro equivalenti spirituali, morali o intellettuali. Puoi paragonarla alla interpretazione delle arti antiche mediante considerazioni estetiche determinate da fatti fisiologici.
  4. Un sistema di classificazione di idee multiformi che rende in grado la mente di aumentare il suo vocabolario di pensieri e di fatti mediante la loro organizzazione e correlazione. Puoi paragonarla alla tavola pitagorica.
  5. Un sistema per procedere dal noto all'ignoto mediante principi simili a quelli della matematica. Puoi paragonarla all'uso della radice quadrata di meno uno, o del numero «  », eccetera.
  6. Un criterio sistematico mediante il quale l'esattezza delle corrispondenze può essere verificata grazie all'esame delle scoperte nuove alla luce della loro coerenza con l'intero corpo della dottrina. Puoi paragonarla all'esame del carattere e della posizione di un individuo in base alle convenzioni educative e sociali. »
   

L'interesse odierno per la Cabala è causato dai suoi sottili riferimenti psicologici che, secondo gli appassionati, ne fanno un ottimo strumento di riflessione e indagine dell'animo umano, addirittura paragonato per potenza alla Mitologia greca.

L'albero della vita, simbolo cabalistico

Influenza nei media

La cantante Madonna, che in passato si era definita cattolica, si è convertita nei primi anni 2000 a una forma di cabalismo, convertendo al suo credo anche diversi altri membri del jet set statunitense, fra cui Demi Moore, Britney Spears e Gwyneth Paltrow

 

Albero della vita (diagramma)

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L'Albero della Vita costituisce la sintesi dei più noti e importanti insegnamenti della Cabala ebraica. È un diagramma, astratto e simbolico, costituito da dieci entità, chiamate Sefirot, disposte lungo tre pilastri verticali paralleli: tre a sinistra, tre a destra e quattro nel centro.

Il pilastro centrale si estende al di sopra e al di sotto degli altri due. Le Sefirot corrispondono ad importanti concetti metafisici, a veri e propri attributi o emanazioni della Divinità. Da un punto di vista teologico tali Sefirot o 'Luci Increate' sono dunque considerate di sostanza increata, ma in qualità di emanazioni non sono vere e proprie ipostasi e dunque non possiedono la natura divina. Inoltre, esse sono anche associate alle situazioni pratiche ed emotive attraversate da ogni individuo, nella vita quotidiana. Le Sefirot sono dieci principi basilari, riconoscibili nella molteplicità disordinata e complessa della vita umana, capaci di unificarla e darle senso e pienezza. Osservando la figura, si può notare che le dieci Sefirot sono collegate da ventidue canali, tre orizzontali, sette verticali e dodici diagonali. Ogni canale corrisponde ad una delle ventidue lettere dell'abjad ebraico.

I tre pilastri dell'Albero della Vita corrispondono alle tre vie che ogni essere umano ha davanti: l'Amore (destra), la Forza (sinistra), e la Compassione (centro). Solo la via mediana, chiamata anche "via regale", ha in sé la capacità di unificare gli opposti. Senza il pilastro centrale, l'Albero della Vita diventa quello della conoscenza del bene e del male (quello biblico). I pilastri a destra e a sinistra rappresentano inoltre le due polarità basilari di tutta la realtà: il maschile a destra e il femminile a sinistra, dai quali sgorgano tutte le altre coppie d'opposti presenti nella creazione.

Come dice la Bibbia, la via che conduce all'Albero è guardata da una coppia di cherubini, due angeli armati di una spada fiammeggiante. Ciò però non significa che la via sia del tutto inaccessibile. Secondo la tradizione orale, i due Cherubini possiedono l'uno un volto maschile e l'altro un volto femminile. Essi rappresentano le due polarità fondamentali dell'esistenza, così come si esprimono sui piani più elevati della consapevolezza. Con il graduale ravvicinamento e riunificazione di tali principi, questi angeli cessano di essere i "Guardiani della soglia", il cui compito consiste nell'allontanare tutti coloro che non hanno il diritto di entrare, e diventano invece i pilastri che sostengono la porta che ci riconduce al Giardino dell'Eden.

 

Le dieci Sefirot

Malkuth - Regno

Pur essendo l'ultima Sefirà, essa ha un ruolo importantissimo. È la somma dei propri desideri, la percezione di ciò che ci manca. È la componente che motiva e indirizza l'operato di tutte le altre facoltà. In chi accumula abbastanza meriti, è il luogo ove la luce cambia direzione, passando dalla discesa alla salita. In chi non ha meriti, è il luogo ove si fa esperienza della caduta, della povertà e della morte. Al meglio, Malkuth è il femminile per eccellenza, la sposa desiderata, la Shekhinah, o la parte femminile di Dio. Nell'anima individuale è la qualità dell'Abbassamento, senza la quale ogni atto di governo e ogni espressione di potere sono fasulli, destinati prima o poi a crollare miseramente. Infatti, a livello fisico essa è la pianta dei piedi, o la terra stessa. Malkuth è l'origine di ogni recipiente, è il mondo fisico, il più vicino alle forze del male e quindi il più bisognoso di protezione, che le viene accordata grazie all'osservanza dei precetti e alla pratica delle buone azioni.

Yesod - Fondamento

È il luogo ove si concentrano tutte le emozioni, è la base segreta della propria personalità, le aspirazioni nascoste, gli ideali, le attrazioni emotive. Governa anche il riuscire a fondere insieme tutto ciò che si ha da dare, e l'indirizzarlo verso la persona giusta nel momento giusto. La sua locazione nel corpo fisico è nella zona degli organi sessuali; Yesod controlla dunque la vita sessuale, la cui giusta espressione è il fondamento su cui basare la personalità. È la qualità della Verità, intesa come tratto indispensabile per realizzare felicemente le relazioni umane.

Hod - Splendore (o anche Verità)

Si incarica di rendere concrete le emozioni provenienti da Ghevurà. È la capacità dinamica dell'individuo, applicata al mutare delle circostanze esterne. È la velocità di cambiamento, l'adattarsi a nuove esigenze. È il saper perdere, cioè il non abbattersi per le sconfitte, ma l'imparare da esse ciò che va cambiato. È il senso degli affari e del vivere in società. Corrisponde alla qualità della Semplicità, che nella Cabalà viene spiegata come la capacità di non preoccuparsi troppo del futuro. Nel corpo essa occupa la gamba sinistra.

Netzach - Eternità o Vittoria o Bellezza [modifica]

È la capacità di estendere e realizzare l'amore di Chesed nel mondo, dandogli durata e stabilità, e vincendo gli ostacoli che si frappongono alle buone intenzioni. È costanza e decisione, è il saper vincere, cioè il non inebriarsi eccessivamente della vittoria. È il senso di Sicurezza che pervade chi sa di appoggiarsi sul luogo giusto. Nel corpo corrisponde alla gamba destra.

Tiphareth - Equilibrio

È la Sefirà che si incarica di armonizzare i due opposti modi operativi di Chesed e Ghevurà. Tipharet è costituita da tanti colori riuniti insieme, cioè dal coesistere di tante tonalità e caratteri diversi, integrati in un'unica personalità. Si rivela nelle complesse emozioni provate contemplando il bello e l'armonia estetica. Corrisponde all'esperienza della Compassione, che è amore misurato, capace di premiare e di lodare, ma anche di rimproverare e di punire pacatamente, se necessario, affinché il bene si imponga sul male con forza sempre maggiore. Nel corpo umano si trova al centro del cuore.

Gheburah - Forza o Giustizia

Il fulgore di Chesed è troppo intenso per le creature finite e limitate, e se esse lo ricevessero in pieno ne sarebbero soffocate. Ghevurà si incarica di restringere, diminuire, controllare e indirizzare tale discesa di luce e abbondanza. È la mano sinistra, estesa per respingere, è ogni tipo di forza atta a porre limite e termine all'esistenza. Pur avendo delle connotazioni negative, senza Ghevurà l'amore non potrebbe realizzarsi, in quanto non troverebbe un recipiente atto a contenerlo. Inoltre, è quel calore eccitato e entusiasta che accompagna l'amore. Senza Ghevurà, l'Amore non sarebbe altro che un sentimento pio e meritevole, ma privo di dinamismo e forza attiva.

Chesed - Amore o Grazia

Si esprime tramite benevolenza e generosità, assolute e senza limiti. È l'amore che tutto perdona e giustifica. La creazione è motivata dal Chesed di Dio, che ne costituisce la base sulla quale poggia, come dice il verso: "Olam Chesed ibanè" = "Il mondo viene costruito sull'amore". Si tratta della capacità di attrarre a sé, di perdonare, di nutrire i meritevoli come i non meritevoli. È attaccamento e devozione, è la mano destra, che vuole chiamare a sé, avvicinare gli altri.

Binah - Intelligenza

È il prendere forma dell'idea o del concetto concepito da Chokhmà. Si tratta della sede del pensiero logico, razionale, matematico, sia nella sua forma astratta e speculativa che in quella concreta e applicata. È quella forma di pensiero che si appoggia alle parole, e può venire scambiato e condiviso tramite il linguaggio. Binà è la capacità di integrare nella propria personalità concetti e idee diverse, assimilandole e ponendole in comunicazione. Se Binà funziona a dovere, il pensiero diventa in grado di influenzare positivamente le proprie emozioni, in virtù delle verità comprese e integrate nella propria personalità. Nel corpo umano Binà corrisponde all'emisfero cerebrale sinistro. Ai suoi livelli più evoluti, Binà convoglia l'esperienza della Felicità, il trasformarsi delle giuste conoscenze intellettuali nella gioia di chi sente di avere trovato le risposte.

Chockmah - Sapienza

È il lampo dell'intuizione che illumina l'intelletto, è il punto in cui il super-conscio tocca il cosciente. È il seme dell'idea, il pensiero interiore, i cui dettagli non sono ancora differenziati. È la capacità di sopportare il paradosso, di pensare non in modo lineare ma simultaneo. Si tratta di uno stato raggiungibile solo a tratti, e comunque richiede una grande maturità ed esperienza. È lo stato del "non giudizio", in quanto con la sapienza si percepisce come la verità abbia sempre aspetti. Nel corpo umano corrisponde all'emisfero cerebrale destro. Nel servizio dell'anima corrisponde allo stato di Bitul = Nullificazione del sé. In altri termini, è possibile raggiungere la sapienza solo tramite l'annullamento dell'ego separato e separatore.

Da'at - La Conoscenza Unificante

Poiché Keter è troppo elevata e sublime per venire conosciuta e contata, il suo posto viene preso da un'undicesima Sefirà, posta più in basso, tra il livello di Chokhmà - Binà e quello di Tiferet. Essa permette l'unificazione dei due modi di pensare tipici degli emisferi cerebrali destro e sinistro: intuizione e logica. Da'at è l'origine della capacità di unificare ogni coppia di opposti. Spiritualmente parlando, essa è la produttrice del seme umano che viene trasmesso durante il rapporto sessuale. Nel corpo umano corrisponde alla parte centrale del cervello e al cervelletto. Non sempre viene introdotta nei modelli cabalistico-esoterici per via di una questione dovuta alle corrispondenze: per ciò che riguarda i principi del Macrocosmo esoterico (la parte Dio all'interno dell'Universo), l'undicesimo vortice avrebbe caratteristiche astrologiche affini ad un undicesimo pianeta appartenente al sistema solare non ancora scoperto. Alcuni danno l'influenza astrologica di Da'at all'orbita degli asteroidi compresa tra Marte e Giove, altri collocano tale influenza al pianeta avvistato di recente oltre Plutone. Col tempo pare venga sempre di più avvalorata quest'ultima tesi.

Kether - Corona o Volontà

(La più nascosta delle cose nascoste) Simile ad una corona, che è posta al di sopra del capo e lo circonda, Keter si trova al di sopra di tutte le altre Sefirot. Così come la corona non fa parte del capo ma è cosa distinta, Keter è fondamentalmente diversa dalle altre Sefirot. Essa è il trascendente, l'ineffabile, l'origine di tutte le luci che riempiono le altre Sefirot. Nel corpo umano essa non ha una corrispondenza specifica, in quanto lo avvolge tutto, ma a volte la si associa con la scatola cranica. Secondo la Cabala, Keter contiene una struttura tripartita, che nell'anima corrisponde alle tre esperienze di Fede, Beatitudine, Volere. Quello della struttura tripartita di Keter è uno dei segreti più importanti di tutta la Cabala. Keter è la radice dell'Albero, che quindi è capovolto, dato che possiede le radici in alto e i rami in basso.

Altre rappresentazioni delle Sephiroth

In alcuni manoscritti rinascimentali del Cinquecento, il diagramma delle Sephiroth, in quanto emanazione divina, si moltiplica indefinitamente. Questa raffigurazione si trova nel testo "Otzrot chayyim ( I tesori della vita)" di Chayyim Vital. Si veda Giulio Busi, Mantova e la Qabbalah (Skira, 2001). Una interessante rappresentazione dell' Albero delle Sephiroth aderente all'esoterismo contemporaneo, di matrice alchimistico-massonica, si deve al pittore veronese Davide Tonato, autore fra l'altro di un mazzo cabbalistico intitolato Tarocchi dell'Albero della Vita pubblicato a cura dello storico dell'esoterismo Giordano Berti, nel quale sono rappresentate le 10 Sephiroth e i 22 sentieri che le uniscono.

L'"albero della vita" in letteratura, nei media e nella cultura pop [modifica]

  • "Il pendolo di Foucault", romanzo di Umberto Eco, cita più volte l' Albero, presentandone anche una raffigurazione all'inizio.
  • Il diagramma dell'albero della vita (così come l'esoterismo della Cabala in senso lato) costituisce uno dei concetti cardine su cui è basata la trama di Neon Genesis Evangelion, serie di manga e anime di origine nipponica.
  • Sephirot è anche il nome dell'antagonista principale di Cloud, protagonista del videogioco giapponese Final Fantasy VII, edito da Squaresoft (oggi SquareEnix) per Playstation nel 1996.
  • L'Albero delle Sephiroth compare nel fumetto "Promethea" di Alan Moore, dove è una mappa del mondo delle idee. A seconda dei contesti viene visto come una mappa della metropolitana o addirittura come il gioco dei quattro cantoni.
  • Nell'anime Sousei no Aquarion (Aquarion dell'Alta Genesi) compare l'albero della vita sulla cui sommità compaiono le Sefirot.
  • Nel Manga 666 Satan (666〜サタン〜) compare l'albero della vita come l'abbiamo sempre conosciuto, con le 10 sephiroth corrispondenti agli angeli (nel manga) che sono correlati alla virtù, e compare anche un albero della vita capovolto (chiamato Reverse Cabbalah) con le 10 sephiroth corrispondenti ad altrettanti demoni (nel manga) correlati ai peccati.
  • Alcuni dei nomi presenti nell'albero sono utilizzati nel gioco della Gameforge 4story.
  • L'albero della vita è inciso nel portale di Edward Elric, personaggio del manga giapponese Fullmetal Alchemist.

Bibliografia [modifica]

 

Filosofia chassidica

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Foto di una menorah di Chanukah in porcellana a forma di 8 chassidim.

Filosofia chassidica o Chassidus (ebraico: חסידות, parola alternativamente traslitterata con Hassidismo, Chassidismo, Chassidut ecc.) sono gli insegnamenti, interpretazioni e le direttive dell'Ebraismo e della filosofia che sottostà al moderno movimento religioso chassidico.

La parola deriva dalla ebraico "chesed"(gentilezza) e l'appellativo "chassid"(pio) ha una storia nell'ebraismo come colui che possiede sinceri motivi per servire Dio e aiutare il prossimo. Alcuni movimenti ebraici di antica data venivano anche chiamati con tale nome, per esempio gli aschenaziti Chassidei della Germania medievale. Oggi però la filosofia e il movimento chassidici fanno invariabilmente riferimento al revival populista mistico dell'ebraismo, iniziato da Rabbi Israel ben Eliezer (il Baal Shem Tov) nel XVIII secolo in Podolia (ora Ucraina). I suoi discepoli più stretti svilupparono la rispettiva filosofia nel corso dei primi anni del movimento. Dalla terza generazione, i principali capi religiosi elaborarono differenti interpretazioni e si dispersero per l'Europa orientale, dalla Polonia e Ungheria alla Lituania e Russia.

La tradizione ed il pensiero chassidici hanno attratto ammiratori anche fuori dell'ambito del movimento stesso, e fuori del credo ebraico ortodosso, a causa della sua ispirazione carismatica e le sue pulsioni spirituali. L'espressione della cultura religiosa ebraica che iniziò prima dell'arrivo del modernismo, con le sue storie, aneddoti, e insegnamenti stimolanti, ha offerto profonde dimensioni spirituali alla gente d'oggi. Nelle sue articolazioni più sistematiche ed intellettuali, però, è anche una forma di esegesi ebraica tradizionale delle Sacre Scritture e della letteratura rabbinica, nuova fase dello sviluppo del misticismo ebraico e sistema teologico illuminato filosoficamente, che può venir confrontato con la prima filosofia ebraica di base. Tale qualità riesce ad abbracciare ed unificare le varie differenti discipline filosofiche e mistiche (nella tradizione mistica della Kabbalah), che vennero elaborate prima del Chassidismo: la connessione esperienziale con la spiritualità avviene tramite una complessa teologia concettuale e interpretazione testuale. Ciò contrasta con alcune definizioni comuni e più intuitive del misticismo. Nella tradizione ebraica, le nuove idee derivano la loro autorità dall'interpretazione scritturale. Ottengono conseguentemente un'organizzazione intellettiva. Il pensiero chassidico è costruito sulla Kabbalah e a volte viene riconosciuto come una nuova fase del suo sviluppo. Però tale generalizzazione è inaccurata (sebbene siano implicite nella Chassidus le nuove interpretazioni della Kabbalah, estratte dalle sue nuove posizioni filosofiche e ad essa relazionate). La Kabbalah fornisce la struttura completa della metafisica tradizionale ebraica, usando sottili metafore e categorizzazioni. Studia l'interazione divina con la creazione, attraverso la descrizione delle emanazioni che rivelano e mediano la divinità. Data la preoccupazione di scostare queste idee da qualsiasi connotazione fisica, tradizionalmente i kabbalisti ne limitavano la loro trasmissione a ristretti gruppi di studiosi esperti, per paura di errare nell'interpretazione di concetti delicati. La Chassidus lascia da parte lo studio kabbalistico di complicate emanazioni metafisiche e si concentra invece sulla semplice essenza del Divino che vede permeare ogni livello e trascendere ogni cosa. La Chassidus esamina il significato spirituale interiore della Kabbalah correlandone i rispettivi concetti alla consapevolezza interiore dell'uomo, con analogie ideali scaturite dall'osservazione umana. Tale indipendenza dalla natura esoterica della Kabbalah fornisce al pensiero chassidico l'abilità di venir espresso nelle sue storie spirituali, insegnamenti pratici e pratiche emotive, come anche la capacità di pervadere e illuminare altri livelli di interpretazione della Torah e non solo le idee nascoste della Kabbalah. La Chassidus usa la terminologia kabbalistica solo quando spiega e ravviva il livello kabbalistico interpretativo della Torah. Tale particolare capacità di portare la Kabbalah ad una comprensione intellettiva ed emotiva, è solo una delle tante caratteristiche e forme di pensiero chassidico. Quegli scritti chassidici che sono più approfonditi usano la Kabbalah estensivamente, secondo le varie correnti del Chassidismo, ma solo come mezzo per descriverne i processi spirituali che si riferiscono alla vita religiosa dell'uomo. Il contributo spirituale della gamma filosofica chassidica evita le preoccupazioni che solitamente restringono la Kabbalah e per la prima volta offre a tutti la possibilità di accedere alle dimensioni interiori dell'Ebraismo.

Introduzione al pensiero chassidico nel suo contesto storico

Rabbi Yisroel (Israel) ben Eliezer (רבי ישראל בן אליעזר), noto come il Baal Shem Tov.

La nuova interpretazione dell'Ebraismo iniziò col Baal Shem Tov, e venne sviluppata dai suoi successori, prese idee dalla tradizione ebraica e diede loro un nuovo impulso e significato. Si basò specialmente sulla tradizione mistica della Kabbalah e la presentò in un modo tale che fosse accessibile per la prima volta a tutti gli ebrei. Fino allora la tradizione mistica ebraica era stata comprensibile e riservata solo ad una stretta elite di studiosi. Il calore spirituale di questa nuova dimensione della Torah catturò i cuori delle masse, mentre le profonde idee cha la sottostavano attrasse grandi maestri. Il movimento chassidico divenne uno dei più famosi movimenti revival della storia ebraica. La sua spiritualità assicurò la fedeltà di molti ebrei osservanti, nel corso dei drammatici cambiamenti sociali, politici e intellettuali della storia moderna, ed ha anche interessato alcuni movimenti ebraici non-ortodossi odierni (specialmente grazie all'influenza del Neo-chassidismo. Le storie carismatiche che si raccontano sui Maestri Chassidici, i contributi emotivi che la Chassidus ha portato all'ebraismo, insieme all'originalità creativa di alcuni suoi insegnamenti, sono noti in tutto il mondo ebraico. Teologi come Martin Buber e scrittori come Elie Wiesel hanno pubblicizzato le dimensioni carismatiche e liriche del chassidismo, mentre gli storici influenzati dalla prima Haskalah (movimento illuminista) furono d'aiuto nel formulare il quadro popolare del chassidismo come movimento che molto incoraggiava l'esuberanza emotiva e la gioia, nell'ambito delle tradizionali strutture dello studio rabbinico classico e delle osservanze ortodosse. D'altra parte, i suoi ammiratori esterni, come anche i suoi detrattori, non sono sempre stati ben informati sulla sua profondità filosofica o sul significato delle sue idee nella sfera del pensiero ebraico. Nel mondo accademico questa tendenza è cambiata, cominciando dalle importanti opere di Gershom Scholem, sebbene alcune personalità in questo campo diano interpretazioni secolari del misticismo ebraico e del chassidismo, che a volte differisce dalle vedute filosofiche all'interno del movimento. Le due dimensioni dello chassidismo – il calore emotivo e la profondità spirituale – sono unite all'origine, poiché il movimento iniziò ad entrambi i livelli. Il Baal Shem Tov insegnò la Chassidus con parabole e brevi, commoventi spiegazioni della Torah, che incapsulavano profonde interpretazioni di misticismo ebraico. La masse impoverite e senza cultura vennero affascinate da questo nuovo e vivido efflato introdotto nell'ebraismo, mentre il gruppo selettivo dei grandi discepoli del Baal Shem Tov apprezzarono il profondo significato filosofico di queste idee. L'agiografia di storie miracolose che circondano le figure leggendarie dello chassidismo offre un dinamico collegamento tra le idee intensamente intellettuali e l'entusiasmo emotivo interiore che ispirano. Implicite nelle storie chassidiche sono le nuove dottrine dello Chassidus, poiché le nuove interpretazioni della Torah insegnate dai suoi capi religiosi erano anche da loro vissute in tutti gli aspetti esistenziali e negli innovativi modi di servire Dio. Ciò diede adito a nuove pratiche ebraiche nelle vite dei seguaci, che rispecchiavano anche i nuovi insegnamenti del movimento.

Ciascuna scuola di pensiero chassidico adottò differenti approcci ed interpretazioni della Chassidus. Alcune misero enfasi basilare sulle nuove pratiche e usanze ("Darkei Hassidus" – le Vie della Chassidus) che incoraggiavano entusiasmo emotivo e rendevano i seguaci dipendenti dalle influenze spirituali dei capi, mentre altre davano principale importanza all'erudizione religiosa chassidica dei loro maestri ("Limmud Hassidus" – L'Apprendimento della Chassidus). Altri gruppi vedevano la via chassidica come una gioia ulteriore da aggiungere all'osservanza formale ebraica ("lo zucchero sulla torta" dello studio Talmudico), mentre altri ancora avevano collocato l'apprendimento delle scritture della loro scuola ad un livello paragonabile allo studio delle parti esoteriche dell'Ebraismo. Tali differenze vengono rispecchiate dai diversi stili di pensiero chassidico formulati da pensatori originali ed innovativi. Alcuni ebbero ad articolare descrizioni di misticismo chassidico più emotive o poetiche, che tuttora ispirano ed incoraggiano l'osservanza ebraica, o sensibilizzano i cuori dei seguaci a raggiungere livelli trascendentali di spiritualità. Certi leader carismatici nella storia del Chassidismo rappresentarono qualità particolari nel corso della loro vita, e focalizzarono i loro insegnamenti sui risultati pratici che ne scaturivano. Altri ancora fornirono un'analisi più intellettuale della Chassidus, orientando i loro seguaci verso un'internalizzazione di consapevolezza e sentimento spirituale - ad ognuno secondo la propria capacità di comprensione.

Tale diversità riflette lo svolgimento storico del Chassidismo. Sin dall'Basso Medioevo, figure kabbalistiche chiamate Baal Shem incoraggiavano l'influenza del misticismo ebraico, tramite gruppi di Nistarim (mistici nascosti). Con l'insegnamento pubblico del Baal Shem Tov (1698-1760) dal 1734, le nuove idee della Chassidus furono inizialmente tradotte in forme emotive. Dopo la sua morte, i suoi grandi discepoli nominarono Dov Ber di Mezeritch (circa 1700-1772) (il Maggid di Mezeritch) a succederlo. Dietro la guida del Maggid, il nuovo movimento si consolidò e i relativi insegnamenti furono spiegati e sviluppati. Il Baal Shem Tov era una guida per il popolo, e viaggiava continuamente coi suoi pii seguaci, portando incoraggiamento e conforto alle masse. Dov Ber, la cui salute cagionevole gli impediva di viaggiare, si concentrò invece a rafforzare intorno a lui un circolo di grandi studiosi (chiamati "Hevra Kaddisha" – Santa Società) che dovevano poi divenire i leader individuali della successiva generazione, nominati per vari territori dell'Europa orientale a portarvi il chassidismo. Costruirono differenti interpretazioni del pensiero chassidico, dal profondamente emotivo all'intellettuale articolato. Le versioni più sistematiche richiedevano precedenti elaborazioni per approntarne il terreno. Le nuove dottrine, scuole di pensiero e applicazioni pratiche possono tutte essere valutate nel contesto di precedenti correnti di pensiero ebraico. Alternativamente, la natura essenziale della Chassidus come livello di commentario tradizionale alle Scritture e come forma di filosofia ebraica, può essere messa sullo stesso piano, insieme ad altri metodi di interpretazione ebraica della Bibbia e dei testi rabbinici, come pure ad altre tradizioni di filosofia ebraica.

Idee e applicazioni caratteristiche della filosofia chassidica

  • D'veikut: Chassidus insegna che d'veikut (lett. unione, ebraico: דביקות), o unione con Dio è la più alta forma di servizio divino e fine ultimo di tutto lo studio della Torah, della preghiera e dell'osservanza delle Mitzvot – i comandamenti religiosi. Il livello più alto della d'veikut è Hitpashtut Hagashmiut (ebraico: התפשטות הגשמיות), che è uno stato elevato di consapevolezza nel quale l'anima si sveste dei sensi fisici corporali e ottiene una percezione diretta del Divino in tutte le cose. L'atto stesso di cercare di ottenere d'veikut porta ad un'elevazione della propria coscienza e sensibilità spirituali, incrementando la vita, il vigore, la felicità e la gioa dell'osservanza religiosa e delle azioni quotidiane.
  • Hitbonenut: Uno dei metodi per raggiungere d'veikut è hitbonenut (ebraico: התבוננות), che è un metodo per contemplare Dio e la Sua Grandezza (vedi Meditazione ebraica e il significato interiore delle Mitzvot.
  • Raffinamento del carattere: un importante elemento della filosofia chassidica è il compito essenziale del raffinamento del proprio carattere e del miglioramento delle relazioni interpersonali, noto come tikun hamidot, "la rettificazione dei tratti caratteriali" o sh'virat hamidot (ebraico: שבירת המדות), la "frammentazione dei tratti caratteriali". Tratti caratteriali negativi, come l'arroganza, gelosia, risentimento, e la ricerca della ricchezza e degli onori, sono considerati un impedimento all'abilita' umana di ottenere un'unione, o d'veikut, con Dio.
  • Il Divino in tutto: la Chassidus insegna la necessità di estrarre ed innalzare al Divino tutte le cose materiali, animate ed inanimate. Come esposto negli insegnamenti kabbalistici originali di Isaac Luria, tutta la materia mondana è permeata di nitzotzot (ebraico: ניצוצות), o scintille divine, che furono disseminate con la "Rottura dei Vasi" (in ebraico: שבירת הכלים), causata da processi cosmici all'inizio della Creazione. Il chassid cerca l'emissione delle scintille in tutte quelle cose materiali che aiutano nella preghiera, nello studio della Torah, nei comandamenti religiosi e nel servire Dio in generale. Un concetto correlato è l'imperativo di collegarsi al Divino anche tramite gli atti mondani, come il mangiare, le relazioni sessuali, e altre attività ordinarie. La Chassidus insegna che tutte le azioni possono essere messe al servizio di Dio quando compiute con tale intento. Mangiare può essere elevato tramite il recitare le benedizioni appropriate prima e dopo il pasto, mantenendo l'intenzione dell'atto come salutare per il corpo che deve servire e santificare Dio. Le relazioni sessuali possono essere elevate con l'astenersi da una ricerca eccessiva di piaceri, focalizzandosi invece sui fini principali stabiliti dal pensiero ebraico: la procreazione, come anche lo scopo indipendente di approfondire l'amore ed il legame tra marito e moglie—due comandamenti positivi. Anche la conduzione degli affari, quando condotti nell'ambito dei parametri della Legge ebraica e del profitto che porterà poi al compimento dei comandamenti, segue un giusto proposito.
  • Gioia: la Chassidus enfatizza la gioia come un prerequisito all'elevazione della consapevolezza spirituale e insegna ad evitare la melancolia ad ogni costo. Inoltre la Chassidus avvisa che l'eccessiva ossessione con le trivialità e minuzie della Legge ebraica può diventare un inutile impedimento nel servire Dio, a causa della sua natura potenzialmente sconfortante. Per lo stesso motivo, la Chassidus evita la pratica dell'ascetismo nota a precedenti kabbalisti, poiché possiede il potenziale di indurre allo scoraggiamento e ad un indebolimento dello spirito per servire Dio.
  • Valorizzare l'ebreo semplice: nonostante l'alto contenuto intellettuale degli insegnamenti chassidici principali, la Chassidus diventò straordinariamente popolare grazie alla sua accettazione delle masse, degli "ebrei ordinari". In opposizione alle prevalenti attitudini del tempo, che sminuivano i non-studiosi, la Chassidus con la sua enfasi su d'veikut, o unione a Dio, quale ultimo scopo di tutti i comandamenti, relegò lo studio della Torah ad essere solo uno – sebbene uno estremamente importante – dei molti comandamenti. Inoltre, evitando l'arroganza, sottolineò l'uguaglianza di tutti coloro che si avvicinavano al servizio divino con sincerità di intenti, persino innalzando il sempliciotto ignorante ma sincero al disopra dell'erudito scostante.
  • Unirsi al Giusto: la Chassidus insegna che, sebbene non tutti siano capaci di ottenere i più alti livelli di spiritualità sublimata, le masse possono tuttavia associarsi ad uno tzadik, o vero giusto, (in ebraico: התקשרות לצדיקים) in modo da essere in grado di raccogliere gli stessi frutti spirituali e benefici materiali di tutti gli altri. Associandosi alla presenza dello tzadik, uno può arrivare allo d'veikut tramite quello dello tzadik stesso. Lo tzadik serve anche da intercessore tra i suoi discepoli e Dio, agendo come canale attraverso il quale i doni divini vengono elargiti.

Ulteriore elaborazione

La filosofia chassidica insegna che la conoscenza di Dio è l'essenza della Torah e di ogni cosa al mondo. La Chassidus (insieme alla Kabbalah) è noto anche come "Pnimiyut HaTorah", la Dimensione Interiore della Torah. La premessa essenziale della filosofia chassidica è Dio e la Sua Unità: Dio trascende tutto e, simultaneamente, è parte del tutto. Dio trascende tutte le forme e limitazioni, anche le più sublimi. Per Dio tutte le forme sono uguali e quindi i Suoi intenti possono essere scoperti in tutte le forme in maniera uguale. Tutta l'esistenza è espressione del Suo Essere. Con le parole del Baal Shem Tov: "Dio è tutto e tutto è Dio".

(Questo è un tema molto sottile e difficile, basato sulla dottrina kabbalistica dello Tzimtzum, da non confondersi col Panteismo, che per il credo ebraico è un'eresia. Accuse di tendenze panteistiche furono erroneamente rivolte contro il Chassidismo, da parte dei primi opponenti religiosi (Mitnagdim) e dagli storici del susseguente movimento secolare illuminista dell'Haskalah. Ciò avvenne a causa della sbagliata paura che il Chassidismo fosse un'altra eresia mistica, come quella Sabbateana del passato recente. Il panteismo eguaglia Dio alla natura e poiché nega la trascendenza divina, è in opposta tendenza al Chassidismo. Secondo il pensiero mistico ebraico, Dio è così illimitato che è anche capace di esprimersi nel mondo finito della natura. Ciò può venir più esattamente descritto come una versione ebraica del Panenteismo - "Tutto è in Dio").

Tale premessa significa che ogni cosa è rivelazione infinita di Dio, persino le cose più triviali e piccole. Questo assioma basilare implica quattro punti che sono i pilastri della posizione del Baal Shem Tov:

  1. Torah: secondo il Baal Shem Tov la Torah è tutti i "nomi" di Dio. Ciò significa che ogni dettaglio della Torah è una rivelazione infinita di Dio e non c'è limite a cosa si possa scoprire in essa. Proprio come Dio è infinito, così lo è il significato della Torah: infinito. Il Baal Shem Tov spesso spiega un versetto o una parola in modo non convenzionale e a volte anche contraddittorio, ma solo per dimostrare come tutte queste interpretazioni si colleghino tra di loro e siano un'unità – siano Uno. Il Baal Shem Tov spiega persino come si connettino tutte le possibili combinazioni di una singola parola.
  2. Divina Provvidenza: a) Secondo il Baal Shem Tov ogni evento è guidato dalla Divina Provvidenza. Anche il modo con cui una foglia volteggia nel vento è parte del piano divino. b) Ogni dettaglio è essenziale alla perfezione del mondo intero. Se le cose non stessero esattamente nel modo in cui stanno, l'intero piano divino non verrebbe a compiersi. c) Questo proposito divino crea e dà vita ad ogni cosa. Quindi ogni cosa è divina. Basandosi su questo, il Baal Shem Tov predicava come ognuno dovesse imparare una lezione divina per ogni cosa che incontrava. Ignorare la Sua presenza in ogni fattore esistenziale viene ritenuta una perdita spirituale.
  3. Valore inerente: il Baal Shem Tov insegna che anche l'ebreo ordinario è inerentemente prezioso quanto un grande saggio. Perché tutti gli ebrei sono "figli di Dio" (Deuteronomio 14:1), e un figlio rispecchia l'immagine e la natura del padre. E proprio come Dio è eterno e la Sua Torah ed i Comandamenti sono eterni, così lo è anche il suo popolo. Persino l'ebreo più indegno è ritenuto un gioiello che glorifica Dio.
  4. Amore fraterno: il comando di amare il prossimo, secondo il Baal Shem Tov non significa semplicemente essere gentili. Piuttosto, uno deve sforzarsi costantemente di rigettare i propri tratti negativi e coltivare quelli positivi. Tale comando copre la vita intera.

Altri aspetti dell'interpretazione del Baal Shem Tov: si deve cercare di rettificare permanentemente la negatività e non solo sopprimerla. L'adoperarsi per migliorare il proprio servizio divino è estremamente importante. Se Dio ci avesse voluti perfetti, non ci avrebbe creato con difetti e conflitti interiori. Dio desidera e apprezza i nostri sforzi e le nostre battaglie spirituali.

Filosofia chassidica: definizione e relazione con gli altri livelli di interpretazione della Torah e con la principale filosofia ebraica [modifica]

I quattro livelli di interpretazione (Pardes)

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Gli insegnamenti ebraici classici interpretano ogni versetto della Torah (e spesso di altre Scritture del Tanach – la Bibbia ebraica – che sono considerate come rivelate da "Nevuah"-Profezia o dal livello inferiore del "Ruach Hakodesh"-Spirito Divino, occasionalmente riferiti anche alla Tradizione Orale, liturgia, ecc.) in quattro livelli. Questi sono:

  • Pshat: che significa "semplice" - il semplice significato del testo.
  • Remez: un significato "allusivo", un altro concetto nascosto entro le parole, al quale viene alluso in svariati modi.
  • Drash: un'interpretazione omiletica delle parole, da "Doresh"-esporre. Fornisce un significato tangenziale che è spesso immaginativo o etico, a volte derivato dal paragonare parole simili prese da versetti scritturali differenti. Storie nel Midrash possono personalizzare in maniera commovente il rapporto di Dio con il Suo popolo e la reazione di questi – i commentatori affermano che contengano profondi segreti.
  • Sod: l'interpretazione "segreta" del testo che si trova nella Kabbalah, che comprende profondi significati spirituali della Torah, derivati dalle parole scritturali usando regole esoteriche di ermeneutica. Descrive l'ordine metafisico della Creazione, coi sistemi della tradizione mistica ebraica. Sebbene la Kabbalah fosse impiantata sulle esperienze profetiche e visionarie del Divino, col tempo assunse una più grande concettualizzazione, così da divenire un sistema intellettuale basato sui testi biblici, insegnato agli iniziati. Connette le sue descrizioni astratte delle emanazioni, delle anime ecc. ai livelli discendenti dei "Mondi" che esistono tra l'Infinito e il nostro Universo fisico finito. Vengono descritte sottili categorie specifiche delle manifestazioni Divine. In tale ambito, l'interesse della Kabbalah si concentra sui reami celesti e l'impatto dell'uomo su di essi.

Le iniziali dei succitati livelli formano la parola Pardes - "Frutteto". Ogni livello successivo di esegesi fornisce una spiegazione più esoterica e spirituale del testo biblico. I primi 3 metodi sono usati nella parte di Ebraismo descritta come "Nigleh"-"Rivelata", che comprende molti commentari biblici classici, la letteratura talmudica, le opere halakhiche, la filosofia medievale, ecc. che incorniciano il pensiero ebraico in una prospettiva umana e in termini intellettivi. Storicamente, questa era la parte principale degli studi ebraici. Il 4º livello è incluso nell'aspetto "Nistar"-"Nascosto" dell'Ebraismo, che si trova nei libri della Kabbalah e in alcuni altri commentatori biblici classici. Questo è uno studio ad orientamento spirituale, che spiega l'Ebraismo in termini metafisici, con "l’intelletto di Dio" fatto scendere progressivamente verso una comprensione umana. Anche i "Toras haHassidus", gli insegnamenti della Chassidus, sono considerati parte del Nistar e spesso utilizzano una terminologia kabbalistica - ma qual è la vera natura del pensiero chassidico? È parte del Sod, come comunemente si crede? Qual è la differenza tra Kabbalah e Chassidus? È forse nascosta nel modo in cui la Kabbalah può solo essere veramente percepita dallo studente più esperto? Non ha forse il pensiero chassidico delle forme multiple d'espressione, che vanno dai principi intrinseci nelle storie leggendarie spirituali, ai testi analitici che parlano all'anima? Se una parabola chassidica o una breve spiegazione può evitare tutte le parole della Kabbalah, allora la Chassidus può anche relazionarsi a Pshat, Remez e Drash...

Le origini della tradizione mistica ebraica fino al Chassidismo

Modello del Secondo Tempio di Gerusalemme.

Dopo i riferimenti biblici per le descrizioni esoteriche del Divino, i testi dedicati al misticismo nell'Ebraismo emergono per la prima volta nella letteratura "Merkavah" e "Heichalot" del periodo del Secondo Tempio. I particolari scritti della Kabbalah appaiono per la prima volta nel XIII secolo in Spagna e Francia. I kabbalisti differiscono dall'interpretazione generale data alla ricerca secolare, poiché ritengono che la fonte della principale opera kabbalistica, lo Zohar, risalga a mille anni prima con Shimon bar Yohai, e credono che la trasmissione nascosta continui a regredire fino al Monte Sinai e oltre. La popolarità medievale della Kabbalah ottenne ulteriore spinta dopo l'espulsione degli ebrei dalla Spagna nel 1492, che incoraggiò uno sforzo mistico maggiore come reazione alla tragedia. Con la scuola di Safed nel XVI secolo, la Kabbalah raggiunse la sua struttura completa, includendo i successivi sistemi kabbalistici di Moses ben Jacob Cordovero e Isaac Luria. Sebbene riservata all'elite erudita, divenne una delle correnti principali del pensiero ebraico e della vita religiosa. Rimpiazzò la precedente scuola filosofica aristotelica quale teologia autoritaria e completa. I suoi concetti infusero i contenuti dei libri di preghiera e del folklore. Nel mondo ashkenazita dell'ebraismo europeo, il misticismo distorto e l'apostasia di Sabbatai Zevi negli anni 1665-1666, provocò restrizioni nella diffusione della Kabbalah e i suoi sostenitori venivano guardati con sospetto. Tale preoccupazione in seguito diede origine all'opposizione dei Mitnagdim ("oppositori") contro il revivalismo mistico e la rivoluzione del Chassidismo, che per alcune generazioni divise il mondo degli ebrei europei orientali. Più recentemente, dopo che la Chassidus ebbe a rimpiazzare la Kabbalah come predominante espressione mistica europea dell'Ebraismo, la diffusione dell'Haskalah ("Intellettualismo", che riproponeva l'Ebraismo in cornice secolare illuminista) dall'Europa occidentale verso l'Est, diventò la seconda influenza a frenare il mistico. Pur tuttavia, il nuovo studio accademico del misticismo ebraico e un rinnovato interesse per il Chassidismo e la Kabbalah da parte di tutte le correnti ebraiche del XX secolo, hanno oggi creato una tendenza inversa. Il mondo sefardita dell'ebraismo orientale era maggiormente distaccato da queste problematiche del misticismo, e quindi mantenne in generale la sua tradizione kabbalistica come principale corrente esistenziale, anche senza il contributo europeo del Chassidismo. Durante le ultime due generazioni però, alcune comunità sefardite sono state influenzate dalla Chassidus, specialmente da quello del movimento Chabad.

Il significato del sistema kabbalistico per la tradizione ebraica

La dimensione nascosta dell'Ebraismo descritta nella Kabbalah non è separata dalla dimensione “rivelata” della tradizione principale, ma l'accompagna e la spiega ad un livello più profondo e spirituale. Esaminare le ragioni fornite dall'Ebraismo per i comandamenti da osservare e il fine della Creazione in generale, può assistere nell'illustrare il significato di Nistar rispetto al resto del pensiero ebraico. La Torah enumera i comandamenti dell'osservanza ebraica con spiegazioni occasionali, le Scritture successive incoraggiano caldamente ad osservarli con ammonizioni profetiche e poesia altamente ispirata, il Talmud codifica la legge, ed il Midrash descrive vividamente come l'osservanza ebraica possa aver effetto su Dio in termini psicologici umani. I Commentatori, Filosofi e Maestri di Mussar[1] forniscono spiegazioni dei comandamenti a vari livelli simbolici, psicologici ed etici in base ai relativi significati e ragioni. Di conseguenza, i comandamenti assumono numerose accezioni e la via spirituale della tradizione principale si vivifica nella psicologia individuale con sentimenti di sensibilità e responsabilità verso il prossimo e verso il Padre Eterno. Filosoficamente però, la persona che studia solo la dimensione rivelata dell'Ebraismo, alla fine segue i comandamenti perché sono decreti divini e le ragioni date non sono assolute. È chiaro che questo viene applicato ai comandamenti rituali, dove Dio non avrebbe potuto richiedere osservanze differenti e le ragioni date nel Nigleh sono simboliche. Ma i comandamenti etici che incoraggiano un comportamento caritatevole e proibiscono quello crudele, sembrerebbero aver ragion d'essere in Dio che li impartisce. Ma poiché Dio è infinito e non ha bisogni, secondo l'intelletto umano, allora il proposito dei comandamenti consiste nel miglioramento dell'uomo, a suo beneficio. Questa è la posizione usuale della filosofia ebraica nell'ambito della parte rivelata dell'Ebraismo, senza influenze kabbalistiche. La dimensione nascosta del Nistar è un aspetto divino dell'intelletto e non è limitata da confini di logica umana. La Torah del Nistar è in grado di avvicinarsi al mistero illimitato del'infinità espressa nel paradosso divino. Secondo l'opinione filosofica basilare, i comandamenti etici sono dati a beneficio dell'uomo in modo da incoraggialo ad assomigliare alla bontà di Dio e ad aumentare la sua santità. La vera bontà per l'uomo è solo presente nell'esistenza superiore dell'anima piuttosto che nella vita temporanea della fisicità. Il fine ultimo di tutto ciò è l'eterna ricompensa dell'Aldilà e l'era messianica. Perciò lo scopo più grande dei comandamenti è la possibilità che danno di guadagnarsi tale ricompensa. Come verrà spiegato dopo, una delle qualità caratteristiche del pensiero chassidico è che porta il chassid ad una nullificazione altruista servendo Dio, ove l'idea di cercare una ricompensa è reputata impura e repulsiva. Ma secondo Nigleh senza pensiero kabbalistico, lo scopo più importante per cui Dio ha comandato anche le leggi etiche è quello di mettere alla prova l'uomo, in modo che possa ricevere la ricompensa eterna. Cionondimeno, secondo questa prospettiva umana, poiché Dio non ha bisogni, cosa Gli importa intrinsecamente se l'uomo è buono o no? Sembra quindi che anche i precetti etici dell'Ebraismo dipendano da decreto divino. Il sistema mistico completo descritto nella Kabbalah lurianica introduce nuovi insegnamenti (nuove rivelazioni dalla prospettiva del credo ebraico) che trasformano il misticismo ebraico e la sua capacità di spiegare. Nella "Kabbalah dell'Ari" (Isaac Luria), vengono date le ragioni metafisiche dei comandamenti, che descrivono come le rivelazioni nei Mondi spirituali superiori e l'opera messianica di redenzione a tutti i livelli della Creazione, dipenda dalla condotta santificante di ogni individuo su questo Mondo. L'introduzione dell'evento cosmico della "Rottura dei Vasi" nel Mondo primordiale di "Tohu" (Chaos), prima del nostro ordine di Creazione, fa sorgere le scintille di santità cadute e che permeano tutta la materia. Il servizio spirituale del separare ed elevare le scintille cadute, attraverso gli attuali Mondi di "Tikkun" (il riparare), si svolge con l'osservare i precetti ebraici che vengono insegnati dalla dimensione rivelata dell'Ebraismo. Vengono fornite particolari spiegazioni della funzione metafisica di ciascun comandamento, derivate dalle parole scritturali delle rispettive fonti. Ove il Talmud interpreta i versetti della Torah secondo le sue regole, per imparare i dettagli della legge – in questo studio invece le stesse parole vengono interpretate come offrissero spiegazioni spirituali, derivate dall'applicare le regole testuali esoteriche della Kabbalah. Quest'idea della redenzione delle cadute scintille di santità, assegna una sacralità innovatrice alla realtà mondana e allo stesso tempo è tradizionalmente conformativa – l'effetto della redenzione è raggiunto, che uno ne sia consapevole o no. Tale dottrina radicale dipende ed è inseparabile dalla dimensione rivelata dell'Ebraismo e dall'osservanza quotidiana dell'Halakha (Legge ebraica). Per lo studente della Kabbalah, l'"anima" dell'osservanza, la sua "kavanah" (intenzione) può essere differente. Rimane da vedersi se l'intenzione di una persona possa essere diretta verso l'ottenimento della rettificazione kabbalistica del comandamento, la redenzione delle manifestazioni divine attraverso tutti i livelli di esistenza. Alternativamente, lo schema kabbalistico può dare accesso alla più grande "dveikus" (dedizione)[2], a Dio stesso, l'Essenza Divina. Quanto sopra per dimostrare come le intricate spiegazioni della Kabbalah, che descrive l'effetto dell'uomo sul sistema di manifestazioni divine nei Mondi spirituali, siano inseparabili dagli aspetti rivelati dell'Ebraismo.

Frontispizio del Sefer ha-Zohar (il Libro dello Splendore) o semplicemente Zohar (in ebraico: זהר Zohar "splendore") - il libro più importante della corrente cabalistica.

Per la scuola medievale di filosofia ebraica, ciò delimitò l'Ebraismo di fronte al pensiero greco e all'intelletto umano. Dio l'Infinito non ha bisogni. Man mano che lo studente della Torah attraversa l'ascesa del pensiero sistematico Pardes, e le interpretazioni diventano sempre più interiori e spirituali, si comprende gradualmente come Dio desideri (per così dire) l'osservanza umana dei precetti ebraici. Con la dimensione nascosta di "Penimiut haTorah" (il livello mistico "interiore" del Nistar) il pensiero descrive come, nel proposito della Creazione che Dio decise di attuare, ci sia bisogno dell'uomo per compiere la redenzione. Allora perché Dio ha infine approntato tale sistema? Non aveva certo dei bisogni da soddisfare. L'Ebraismo fornisce varie risposte, e Nistar fornisce le sue proprie ragioni e spiegazioni. Spiegazioni che variano da "è nella natura del buono fare il buono" alla Creazione che è un processo di Dio per conoscere Se Stesso – ogni spiegazione riflette un aspetto diverso della Divinità. La Chassidus si concentra sulla ragione più importante, che meglio descrive l'abilità infinita e l'incomprensibilità del paradosso divino, al di là della mente umana, riflessa nella descrizione di Nistar ("nascosto") per i livelli mistici dell'Ebraismo. In tale spiegazione il proposito della Creazione è che "Dio desidera un locus abitativo nei reami inferiori" – è l'uomo che trasforma il più basso e semplice Mondo in un locus per l'Essenza Divina. Nel credo ebraico, il suo compimento sarà rivelato nel cumolo della Creazione, nell'era della resurrezione, nel Mondo fisico. La parola "desiderio" meglio riassume l'impulso volitivo, perché nella spiegazione kabbalistica, questo è un desiderio radicato nell'essenza di Dio, oltre il raziocinio.

Chassidus, nuovo percorso della tradizione mistica

Il Chassidismo, l'espressione più recente della tradizione mistica ebraica, si fonda sulla prima Kabbalah. Nel XVIII secolo il Baal Shem Tov, fondatore del movimento chassidico, ristrutturò la spiritualità ebraica in un nuovo paradigma, che descriveva la Kabbalah in relazione all'uomo. Ciò rappresentò un cambiamento profondo nell'espressione del misticismo ebraico, poiché lasciava da parte la base celestiale della comprensione kabbalistica, che richiedeva un'enorme intricatezza e una sottile categorizzazione esoterica, accessibile solo a grandi studiosi. Il nuovo percorso del Baal Shem Tov relazionava le idee kabbalistiche all'esperienza psicologica umana, accessibile a tutti. Al seguace del Baal Shem Tov, e successivamente ai Maestri Chassidici, fu data la possibilità di percepire il Divino qui, su questa terra, tramite la sensibilità di cuore e l'assorbimento mentale del divino. Il pensiero rabbinico e biblico descrive i due sentimenti di amore e timore (stupore, meraviglia, paura) di Dio come base dell'osservanza ebraica e dell'esperienza della santità. In questa ricerca dello spirito, vari livelli di entrambi vengono descritti e modi di svilupparli vengono dati. La varietà di testi scritturali pratici e spirituali della tradizione ebraica possono far scaturire nell'animo del lettore attento molte reazioni, dalla delizia poetica alla reverenza intellettiva. Se il lettore avverte grazie ad essi un incontro con la Divinità, essi possono ispirare gradazioni d'amore e stupore, in proporzione alla propria comprensione. La scuola medievale di filosofia intellettuale inoltre, nel considerare le meraviglie della Creazione, offriva un altro percorso per cogliere la Divina Provvidenza. Gli insegnamenti spirituali dei Maestri chassidici, che misero il misticismo alla portata di tutti, rivivificarono i livelli più intimi e ideali dei due principali sentimenti d'amore e di timore di Dio, coi rispettivi derivati. Gli insegnamenti della Kabbalah includono una discussione della scintilla divina nell'animo umano, e l'accettazione unica e totale di Dio inerente nei comandamenti della Torah. Facendo basare l'intera tradizione mistica su questa Essenza Divina, più alta delle emanazioni Celesti, la via chassidica venne a scoprire la semplice essenza interiore della Kabbalah. Dato che questo approccio era radicato nell'unità essenziale di Dio piuttosto che nelle elaborate manifestazioni divine, poteva essere offerto all'intera comunità israelitica, piccola e grande. Gli insegnamenti, le storie e la condotta del Baal Shem Tov rivelarono questa santità basilare di sincerità verso Dio e verso il prossimo, che riusciva spontanea per l'ebreo non studioso, precedentemente visto come inferiore da coloro che erano più eruditi, ma che ora poteva imparare proprio da loro a servire Dio. Il Baal Shem Tov raggiunse due gruppi di gente: le semplici masse non istruite, che incoraggiò e invigorì, e i grandi studiosi della Torah, che formarono un ristretto cerchio di devoti mistici intorno a lui. Istruì entrambi i gruppi con brevi spiegazioni di Torah, con parabole e storie di misticismo che alludevano al significato intimo delle idee kabbalistiche. Per le masse incolte questa era la prima volta che il misticismo ebraico veniva portato loro in maniera comprensibile, mentre il suo cerchio più stretto di studiosi capiva la natura profonda delle idee proposte. Questa "Società Santa" di devoti seguaci sarebbero loro stessi poi diventati Maestri chassidici, con la seconda generazione guidata da Dov Ber di Mezeritch e con la terza generazione che si sarebbe suddivisa in molte ramificazioni sparse per l'Europa orientale.

L'articolazione sistematica della Chassidus nell'intelletto

Quest'idea, cioè che il Baal Shem Tov aveva iniziato un nuovo percorso per la tradizione mistica aperto a tutti, non è però la spiegazione completa della relazione tra la Chassidus e le altre parti della Torah. Caratteristicamente per la Chassidus, esso aveva fornito ad ogni persona la percezione del Divino e reso comprensibili le dissertazioni kabbalistiche. Il significato intimo, o "anima", della Kabbalah con la sua terminologia esoterica veniva reso vivido e invigorante emotivamente: in tale modo lo Chassidus diventava un commentario fondamentale della Kabbalah. Infatti, durante l'Illuminismo ebraico dell'Haskalah, molti studiosi che denigravano il misticismo vedevano il Baal Shem Tov solo come un divulgatore popolare della Kabbalah. Ma c'era una spiegazione più complessa. Uno dei seguaci di Dov Ber, Shneur Zalman di Liadi, venne ad essere il fondatore del movimento Chabad – un acronimo kabbalistico dei poteri intellettivi dell'anima – ed espresse le "fonti vive" del Baal Shem Tov in una forma intellettuale sistematica. Questo approccio fu alquanto differente dalle altre scuole chassidiche e a prima vista sembrava essere il percorso opposto di quello del Baal, che aveva sottolineato la semplice sincerità. L'approccio di Shneur Zalman utilizzava una contemplazione intellettiva di comprensione concettuale interiore della Torah ad ottenere stati mentali elevati, contraria al fine principale di vivificare le emozioni tramite la preghiera. Tutti gli approcci, comunque, miravano ad evocare le emozioni d'amore e timore di Dio, che sono le due 'ali' con le quali uno può innalzarsi verso la percezione diretta del Divino. La sua opera principale, il Tanya, divenne un testo ispiratore classico, e fu studiato anche da altri movimenti chassidici sebbene non ne seguissero i metodi.

Il percorso di Chabad, successivamente chiamato anche Lubavitch col nome della città ove nacque, si sviluppò nel corso di sette generazioni di capi religiosi, con ogni Rebbe[3] che spiegava gli insegnamenti della Chassidus in maniera sempre più chiara e delucidativa. Se la dimensione interiore di Nistar descrive il pensiero ebraico dalla prospettiva di Dio, allora la spiegazione continuativa della filosofia chassidica tramite gli insegnamenti dei 7 Rebbe di Chabad fa scendere l'intelletto divino al piano della comprensione umana. Potrebbe sembrare che la mente finita non sia capace di afferrare l'infinito – ma la vera infinità deve trovare espressione anche nel finito, un compimento paradossale, simile alla relazione di Dio con la Creazione. La filosofia medievale ebraica studiò sistematicamente il pensiero ebraico in linea con i metodi dell'antica Grecia, strutturandola sull'intelletto umano. Fino ad un certo punto, i sistemi kabbalistici astratti del XVI secolo illustravano un'immagine divina dell'Ebraismo che poteva essere compresa dalla mente umana, ma non era una comprensione totale. Con lo studio della filosofia chassidica Chabad, che spiegava intellettivamente l'anima interiore dell'Ebraismo presentata dal Baal Shem Tov e successori, l'immagine intellettiva divina della Torah poteva veramente essere assimilata dal pensiero umano. Tale spiegazione intellettiva della "Torah del Baal Shem Tov" rappresenta uno studio del Divino – il quinto Rebbe di Lubavitch, Sholom Dovber Schneersohn disse che la Chassidus Chabad permette alla mente umana di conoscere l'essenza di Dio. Nel momento che lo studente contempla profondamente i concetti di divinità delineati dalla Chassidus Chabad e coglie emotivamente la santità, l'amore implicito e il timore di Dio nelle idee stesse, allora si rende conto che in ogni idea egli ha percepito la vera Divinità. Questa filosofia mantiene un aspetto che è trascendentale e inottenibile: l'origine divina dell'idea.

Spiegazione filosofica della natura della Chassidus

Durante il festival chassidico del 19 Kislev (tradizionalmente descritto dal movimento Chabad come l'Anno Nuovo della Torah della Chassidus) del 1965, il 7º capo religioso di Chabad-Lubavitch, Menachem Mendel Schneerson, fece un discorso per dare una spiegazione filosofica della natura del pensiero chassidico. Fu successivamente pubblicato dalla casa editrice Kehot Publication Society in edizione bilingue col titolo On the essence of Chassidus (Sull'essenza della Chassidus). In linea con lo scopo di Chabad di articolare la Torah interiore con la più completa esegesi intellettuale, ogni Rebbe di Lubavitch prese come proprio compito il diffondere le “sorgenti vive” dello Chassidus in nuove frontiere. Ogni Rebbe aveva il suo proprio stile di ragionamento e questo discorso è un esempio della profondità e chiarezza del pensiero dell'ultimo Rebbe. Come si dice generalmente in altri contesti – "pesando sulle spalle delle precedenti generazioni" – le spiegazioni ed enfasi di ogni successivo Rebbe sono rese possibili grazie allo sviluppo degli insegnamenti dei rispettivi predecessori. In questo discorso, il Rebbe chiede quale sia la natura della Chassidus e come sia differente da quelle parti della Torah che sono state rivelate fino a quel momento?

  • Come inizio, egli propone quattro risposte che sono state date da precedenti fonti e manoscritti. Primo, al tempo del Baal Shem Tov il mondo ebraico era in uno stato di esanimità e seguendo l'usanza di scuotere l'anima di qualcuno che è svenuto con il sussurrargli il proprio nome ebraico nell'orecchio, così il Baal, che condivideva il suo nome Israele con tutto il popolo ebraico, scosse il popolo di Israele da tale stato. Secondo, commentando il detto talmudico che "uno chassid (persona pia) è colui che va oltre la lettera della legge", la spiegazione chassidica di ciò vede nell'idea stessa un'abilità di servire Dio con vero altruismo. Sebbene il cercare rivelazioni spirituali personali sia lodato dalla Torah, pur tuttavia la motivazione di un vero chassid sacrifica tali mete per aiutare il prossimo o servire Dio più sinceramente. Terzo, il punto principale di uno chassid è di cambiare la natura degli attributi emotivi nella propria personalità, compreso il rettificare i tratti istintivamente buoni facendoli intenzionalmente diventare santi. Quarto, spiegando idee kabbalistiche, la Chassidus permette ad ognuno di apprendere il Divino, persino a coloro che non possiedono un'anima elevata o non si sono raffinati spiritualmente.
  • Dopo di ciò, il Rebbe conclude che nessuna di queste risposte cattura l'essenza dello Chassidus, ma ne sono aspetti caratteristici. Distinguendo tra essenza e manifestazioni, il Rebbe definisce l'essenza della Chassidus come una nuova rivelazione nella Torah direttamente dai livelli più alti, corrispondenti al 5º livello dell'anima – la sua "Yechida" essenziale (completa "unità singolare" con Dio). Mentre si crede che tutta la Torah derivi dall'essenza di Dio, i 4 livelli del Pardes vengono considerati come influenzati dal continuo e icnrementante celarsi dello Tzimtzum (contrazioni della "luce" divina) mentre discendono tramite il sistema kabbalistico dei 4 "Mondi" spirituali. Ogni livello della Torah si relaziona a ciascun Mondo e ne è influenzato, corrispondendo anche ai 4 livelli inferiori dell'anima. Ognuno dei 4 livelli del Pardes diventa limitato e fissato entro le qualità definite di ciascuna delle loro particolari nature, persino quella più elevata e astratta del 4º livello, Sod. Solo un 5º livello, la spiegazione chassidica della Torah, rimane illimitata e immune al Tzimtzum, ragione per cui non viene elencata tra i 4 livelli (nella stessa maniera che l'anima di una persona non è elencata in relazione alla testa o ai piedi). Mentre il 4º livello, l'interpretazione kabbalistica, è chiamato "l'anima della Torah", poiché fornisce la spiegazione metafisica della Torah, il 5º livello della Chassidus è chiamato "l'anima dell'anima", o "anima interiore", la vera essenza infinita della Torah, che rivela l'origine divina dei quattro livelli inferiori.
    L'Albero della Vita, con le 10 Sefirot kabbalistiche.
  • Per spiegare ciò, il Rebbe usa una frase della liturgia ebraica (appropriatamente, le prime parole che l'ebreo pronuncia svegliandosi la mattina: "Modeh ani...", sottolineando l'azione di servire Dio)[4] e poi procede ad illustrarla secondo i 4 livelli sequenziali dell'interpretazione Pardes. Dopodiché il Rebbe presenta il significato chassidico di Modeh ani, il 5º livello della spiegazione. L'anima ha due qualità: trascende il corpo, e allo stesso tempo discende nel corpo e lo permea, trovandosi in tutte le sue parti, dalla sua più alta facoltà (la testa), fin giù negli arti con funzioni più semplici (i piedi). In tale modo, la quinta spiegazione rappresenta l'anima in se stessa, mentre trascende i 4 livelli del Pardes. Poi il Rebbe continua col dimostrare come ora che conosciamo l'interpretazione chassidica di Modeh ani, ognuna delle precedenti 4 spiegazioni acquisisce un significato completamente nuovo. Siamo ora in grado di vedere l'anima della Chassidus entro ciascuno dei precedenti 4 livelli. Ognuno di essi diventa vivo e intensamente spirituale, poiché ora comprendiamo ciascun livello - Pshat, Remez, Drash e Sod - "in base alla Chassidus". Per dimostrare questo, il Rebbe ripete le 4 spiegazioni, chiarendo ciascuna alla luce del 5º livello – e per ciascuna il significato viene approfondito e spiritualizzato, rappresentando l'anima che entra dentro i 4 livelli del Pardes e li permea. In conclusione, il Rebbe dimostra come sia solo la spiegazione chassidica quella che unisce ognuno dei precedenti quattro commentari, rivelando il filo essenziale comune che passa attraverso di essi, poiché l'essenza permea tutte le manifestazioni. Per tale ragione la Chassidus viene paragonato all'olio di oliva, che celandosi nell'oliva rappresenta il "segreto dei segreti", e analogamente possiede le due qualità di un'essenza: non si mischia con altri liquidi, similmente all'essenza che rimane separata, ma permea altre sostanze, come l'essenza che si insinua in tutte le sue stesse manifestazioni. Ciò viene contrapposto al vino, l'occultamento del quale prima di essere pressato rappresenta i "segreti" kabbalistici, ma la maturazione del quale nel frutto ne migliora la qualità. La Chassidus è prima di tutto il confine dell'occultamento e della rivelazione, e quindi può raggiungere e rivelare l'anima "segreta più intima" della persona anche maggiormente distante dalla santità.
  • Durante la dimostrazione del 4º livello della Kabbalah, quando viene spiegata alla luce del 5º livello della Chassidus, il Rebbe chiarisce un noto errore concettuale: si crede di solito che la Chassidus venga a spiegare la Kabbalah in modo che ognuno possa afferrare le idee del Divino. Allora la Chassidus è forse un commentario della Kabbalah, e la Kabbalah con la sua complicata terminologia nascosta compresa solo dai grandi kabbalisti diventa più eterea? Ciò si accorda con l'errore che la Chassidus sia solo una parte del 4º livello di Sod. Fu quindi il Baal Shem Tov solo un popolare divulgatore della tradizione mistica ebraica, come lo hanno descritto molti storici secolari? Come risposta, il Rebbe afferma che è vero proprio l'opposto, la Kabbalah è un commentario della Chassidus! In questo discorso, il Rebbe dimostra che la Chassidus non è soltanto parte del 4º livello di Sod, ma il vero livello "quintessenziale" (il traduttore a questo punto si è esaltato constatando come questo aggettivo indichi anche il concetto del 5!) della Torah, la sorgente divina delle 4 manifestazioni. Ognuno dei 4 livelli del Pardes sono commentari delimitati, a modo loro, dall'anima interiore infinita della Torah, che viene espressa soltanto al 5º livello chassidico. L'illuminazione chassidica della Kabbalah è una manifestazione caratteristica di questa essenza, ed è solamente una delle qualità della Chassidus. La ragione per cui la Kabbalah è intensamente spirituale e semplice, è perché solo la Chassidus rappresenta un riflesso della semplicità infinita di Dio. Ci vuole una più alta illuminazione spirituale per unire molteplicità e divisione, ragion per cui la Chassidus deriva da una fonte più alta. Oltre a spiegare i concetti della Kabbalah, la Chassidus interpreta le idee di tutti e quattro i livelli della Torah, delucidando con vitalità le spiegazioni stesse che la permeano a ciascun livello.
  • Nel resto del discorso, il Rebbe spiega la relazione che la Chassidus ha con il Messia, l'anima Yechida generale della comunità di Israele, e con l'era messianica che inaugura, la Yechida della Creazione. Descrive inoltre la connessione della Chassidus con l'Halakha (la legge ebraica rituale ed etica), che include il mezzo col quale l'uomo si avvicina a Dio nel quotidiano. Il Rebbe prende un esempio dalla legge ebraica per illustrare questo punto (la legge rabbinica dell'acquisizione temporanea di proprietà in vicinanza di una persona). La parte legale "rivelata" dell'Ebraismo trova la sua metodologia e logica da principi primari e giudizi finali, indipendentemente da ulteriori significati filosofici, etici o mistici della legge stessa. Cionondimeno, la tradizione mistica dell'Ebraismo si vede unita, inscindibile e complementare alla tradizione rivelata (alcune grandi figure della storia ebraica che delucidarono entrambe le dimensioni, affermano che le vere decisioni della legge ebraica debbano essere prese soltanto in base all'interpretazione kabbalistica). Mentre tale connessione con l'Halakha si rinviene nelle spiegazioni esoteriche della Kabbalah, la semplice essenza divina articolata tramite la filosofia chassidica fornisce un collegamento vero ed essenziale con la legge. Usando l'esempio dato in questo discorso, il Rebbe dimostra come i giudizi legali assumano una nuova profondità e chiarezza loro propria, una volta che le rispettive spiegazioni chassidiche sono comprese. Il misticismo della Chassidus, a differenza della Kabbalah, penetra e viene rivelato in tutte le parti del pensiero ebraico, dando nuova vitalità a ciascun livello, nell'ambito del rispettivo stile espressivo.
  • Il Rebbe afferma che, dato che la Chassidus è l'essenza della Torah e un'essenza infinita non può essere compresa di per sé, la natura della Chassidus viene espressa solo dalle sue manifestazioni. Il testo mistico ebraico Sefer Yetzirah descrive il processo dinamico della spiritualità con le parole "l'inizio è inserito nella fine, e la fine è inserita nell'inizio". Nel misticismo ebraico tale flusso del Divino si applica allo scopo della Creazione: il vero desiderio iniziale di Dio era un locus stanziale al più basso livello della Creazione. Nella descrizione kabbalistica della Creazione, la "luce" infinita che emana da Dio discende attraverso innumerevoli contrazioni, livelli e occultamenti fino a raggiungere e continuamente creare il nostro Universo fisico. Il proposito si rinviene solo al livello più basso, dove l'uomo misticamente eleva il mondo materiale usandolo per compiere la volontà di Dio. Quando il processo sarà completo, questo mondo diverrà il locus stanziale dell'essenza divina. La stessa dinamica espressa dal Sefer Yetzirah si applica alla Chassidus. La vera essenza della Chassidus si manifesta maggiormente quando si estende e rivivifica i luoghi più lontani, comprovando la risposta classica data dal Messia al Baal Shem Tov nel giorno di Rosh Hashanah dell'anno 5507 (1746), che egli sarebbe venuto quando "le tue sorgenti vive raggiungeranno i luoghi più remoti". Tutte le parti della Torah possiedono l'abilità di svegliare spiritualmente le persone che si sono allontanate dalla tradizione ebraica. Spesso l'estraniazione dal pensiero ebraico preclude la loro connessione con la spiritualità ebraica che potrebbe spingerli alla ricerca approfondita. Poiché il pensiero chassidico vede purezza nascosta e bontà in tutto, esso può svegliare coloro che si sentono più distanti. Comprendendo il pensiero chassidico, possono identificarsi con la sua dimensione nella loro personale consapevolezza e divenirne ispirati a sviluppare la propria rispettiva connessione. Così il Baal Shem Tov rivelò la speciale connessione spirituale con Dio che gli ebrei umili possedevano, mentre i livelli rivelati del pensiero ebraico ne sottolineavano la distanza. In maniera simile, i capi religiosi di Chabad, che avevano enunciato la più grande ed erudita profondità del pensiero chassidico, nelle successive generazioni cercarono anche di portare lo Chassidus oltre in confini tradizionali della vita ebraica (forse riflessa nell'altro nome di questo movimento: Lubavitch. "Chabad" si riferisce ai poteri intellettivi dell'anima, mentre "Lubavitch" esprime l'emozione di "città d'amore" in russo). Il pensiero chassidico ricerca e viene veramente espresso quando può rivivificare spiritualmente colui che più si è estraniato dall'Ebraismo, e che non riesce ad essere scosso da altri livelli della Torah. Secondo l'espressione del Tanya, che "dalla ricompensa scaturita da un comandamento uno può conoscere la vera natura del comandamento stesso" (spiegazione chassidica di Shneur Zalman in merito ad una affermazione del Pirkei Avot, "la ricompensa di una Mitzvah è una Mitzvah"), il discorso spiega che, dato che il compito di diffondere Chassidus è un prerequisito all'arrivo del Messia, così la stesso Chassidus è il livello messianico della Torah e un primo assaggio dell'era messianica quando l'essenza di Dio verrà rivelata.

Spiegazioni della terminologia utilizzata dal Rebbe nel succitato discorso "On the Essence of Chassidus" (Sull'essenza della Chassidus) possono essere consultate sul glossario del sito sulla Kabbalah e la Chassidus a Gal Einai (EN)

Il pensiero chassidico odierno davanti a tendenze storiche limitative

Il succitato discorso del Rebbe fornisce una spiegazione sistematica della natura filosofica del Chassidismo inaugurato dal Baal Shem Tov (1698-1760), e sviluppato successivamente dai grandi Maestri chassidici in svariate interpretazioni e scuole di pensiero. I primi grandi insegnanti del Chassidismo, delle prime generazioni, sono descritti nei loro insegnamenti e storie come figure leggendarie. Le generazioni successive del movimento chassidico tradizionalmente considerano la natura spirituale delle loro guide in graduale declino. Come le ispirazioni carismatiche dei primi insegnanti recedevano, così gli ideali spirituali cominciavano a diminuire, mentre le circostanze sociali mutavano. Pur tuttavia nella tradizione Chabad, che si era sviluppata separatamente dai percorsi chassidici principali, i seguaci asserivano che i loro capi religiosi avevano evitato tale declino. Ciò derivava dalle differenze del loro approccio, ove il compito di ogni capo era quello di comunicare e spiegare la didattica sistematica della Chassidus. L'appello carismatico alle emozioni passava in secondo posto. La dinastia dei 7 capi religiosi Chabad cercò in ogni generazione di allargare l'articolazione degli insegnamenti, in modo da attirare e raggiungere un pubblico ulteriore. Da qui nasce la convinzione che ogni capo abbia idealmente e perfettamente assunto il posto del suo predecessore. Sebbene l'enfasi particolare di ciascun Rebbe abbia differito, seguendo i tempi e le rispettive personalità, la guida rimaneva eccezionale. Il suddetto discorso, tipico del pensiero del 7º Rebbe di Chabad, rappresenta di per se stesso un importante contributo al pensiero chassidico. Con la sua illustrazione della Chassidus, il Rebbe espone la levatura degli insegnamenti del Baal Shem Tov e dei suoi successori, usando l'espressione intellettuale del metodo Chabad. L'entusiasmo emotivo del Chassidismo e le storie e insegnamenti dei suoi capi sono stati spesso ribaditi da commentatori esterni, tramite i prismi intellettivi dei loro rispettivi termini di riferimento, che non sempre hanno reso giustizia alle profonde dimensioni del pensiero chassidico. I due aspetti rispecchiano le due parti di condotta ("le Vie della Chassidus") e di studio ("l'Apprendimento della Chassidus"), con alcune tradizioni chassidiche che accentuano l'una o l'altra. L'apprendimento stesso è spesso stato descritto come una semplice popolarizzazione folkloristica della Kabbalah. Secondo il citato discorso "On the essence of Chassidus" (Sull'essenza della Chassidus), sono implicite nelle pratiche chassidiche i profondi contributi del pensiero chassidico che hanno dato speciale risalto all'azione. A sua volta, il significato essenziale degli insegnamenti diventa un nuovo contributo spirituale ed interiore per tutti i precedenti livelli del pensiero ebraico. Tale nuovo contributo può assumere forme più poetiche, che fanno appello alla fede. Oppure, in altri aspetti (specialmente quello Chabad) viene ricercata con articolazione totalmente intellettuale.

La qualità della Chassidus che permea gli altri livelli della Torah, incluso il livello di Pshat (la spiegazione semplice della Torah) significa che persino colui che è alle prime fasi di scoperta dell'Ebraismo, può relazionarsi alle sorgenti vive della Chassidus e quindi connettersi anche coi suoi più alti livelli. Le tradizionali condizioni restrittive poste nell'apprendere la Kabbalah furono messe in atto a seguito del problematico episodio di Sabbatai Zevi negli anni 1665-6. Tali restrizioni si riferivano all'intricato studio della Kabbalah astratta, che potrebbe essere interpretata erroneamente. Ma non si applicano al pensiero chassidico, neanche alle spiegazioni più kabbalistiche di alcuni testi, dove le idee vengono assunte in maniera personale. La gamma di espressioni concettuali è molto vasta nel Chassidismo, dai racconti spirituali dei Maestri chassidici, alle parabole, ai detti e alle storie miracolose di Breslav; dai discorsi informali che offrono collegamenti chassidici con tutta la Torah e oltre, agli scritti classici e prettamente kabbalistici. Quando viene usata la terminologia kabbalistica negli scritti chassidici, essa viene illuminata e esposta in base all'uomo, in modo da farla percepire intimamente alla persona per darle vita e dinamicità nel quotidiano. Questo fa evitare il pericolo di interpretare erroneamente le idee mistiche come invece fece Sabbatai Zevi. La spiegazione della Kabbalah per una comprensione completa è data solo dallo Chassidismo. La Chassidus presenta un percorso per introdursi al mondo della Kabbalah. Inoltre, in questi tempi di assimilazione per la società ebraica, appare come una necessità l'incoraggiamento dell'aspetto mistico dell'Ebraismo, inclusi i concetti kabbalistici basilari, per far diventare la Torah un'ispirazione vivificante. Se il pericolo nel XVII secolo era quello di rappresentare erroneamente le idee della Kabbalah, oggi le preoccupazioni spirituali sono differenti, forse caratterizzate da un'alienazione dalle meraviglie del patrimonio ebraico. Ciò offre ad ogni ebreo il compito e l'abilità di personificare l'ideale chassidico col divenire una "fiaccola" per gli altri, ognuno nel proprio ambiente e nell'ambito delle proprie possibilità. Prima che la fiaccola possa diffondere la propria fiamma verso gli altri, deve accendere la propria anima col calore e il contributo di Chassidus. Nell'Ebraismo, l'osservanza dell'Halakhah offre un percorso quotidiano di santificazione esistenziale. La saggezza del Talmud e le visioni della Bibbia entusiasmano la persona per le idee dell'Ebraismo. Nella Kabbalah, ma specialmente nella Chassidus, uno può comprendere e percepire Dio, il Datore della Torah.

Scuole di pensiero

Con la diffusione del Chassidismo in tutta la Russia Polonia e Ungheria, una quantità di scuole divergenti fiorirono nel suo ambito.

Ritratto di Shneur Zalman di Liadi (1745-1812) fondatore di Chabad Lubavitch e autore del Tanya e della Shulchan Aruch HaRav.
  • Chabad: La scuola Chabad fu formulata da Shneur Zalman di Liadi con la sua opera classica Tanya, nella quale vengono esposti i principi fondamentali del pensiero chassidico-chabadico in maniera sistematica e comprensiva. Chabad accentua lo studio approfondito della filosofia chassidica (in opposizione alle scuole chassidiche principali, che reputavano lo studio di Chassidus uno strumento e un mezzo, piuttosto che un fine di per se stesso). I seguaci di Chabad sono generalmente quelli della setta Lubavitch.
  • Breslov: Rabbi Nachman di Breslov, pronipote del Baal Shem Tov, incoraggiando fortemente l'intensità emotiva, insegnò l'importanza di essere profondamente gioiosi in tutti i momenti. Raccomandò la pratica dello hitbodedut [5] ai suoi seguaci - una forma di preghiera dove lo chassid cerca la solitudine e parla con Dio nella propria lingua madre, in maniera personale.
  • Kotzk: Rabbi Menachem Mendel di Kotzk richiedeva ai propri seguaci un'onestà senza compromessi. Mettendo in primo piano l'altissimo valore della sincerità, sia verso se stessi che verso gli altri, riteneva infimi l'ipocrisia e l'inganno - per i chassidim, Kotzk divenne sinonimo di attitudini austere ed esigenti, intolleranti di falsità e disonestà.
  • Satmar: Satmar è noto per la sua posizione politica, che oppone lo Stato di Israele, il quale può secondo lui essere fondato solo dal Messia. È uno dei gruppi chassidici più grandi. La sua forza stava nella guida del suo capo religioso, Rabbi Joel Teitelbaum (1887-1979), un eccezionale maestro chassidico che era sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti e si era stabilito in America. Le battaglie più famose di Rabbi Teitelbaum rimangono quelle contro il Sionismo e contro i gruppi ortodossi (alcuni anche chassidici) che lo riconoscevano. Ad ogni modo, fu anche rinomato per la sua fenomenale erudizione, pietà e amore del prossimo.

I fini della filosofia chassidica

La filosofia chassidica ha quattro fini principali:

  1. Revival: quando Rabbi Yisrael Baal Shem Tov fondò il Chassidismo, gli ebrei erano fisicamente martirizzati da continui massacri (in particolare quelli del capo cosacco Bohdan Khmelnytsky negli anni 1648-1649) e dalla povertà, e spiritualmente depressi dalle delusioni ricevute dai falsi messia. Questa sfortunata combinazione provocò un serio cedimento dell'osservanza religiosa, specialmente grave nell'Europa orientale, dove era iniziato il Chassidismo. Questo ebbe a far rivitalizzare gli ebrei fisicamente e spiritualmente, concentrandosi nell'assistere gli ebrei a svilupparsi finanziariamente e poi a risollevare il morale e la pratica religiosa tramite i relativi insegnamenti.
  2. Pietà: ci si riferisce al chassid, nella letteratura della Torah, come ad uno che possiede pietà al di là dei limiti richiesti dalla legge. Il Chassidismo vuole e tende a coltivare questo ulteriore grado di pietà, non dal punto di vista legale, ma da quello dell'amore per Dio.
  3. Raffinamento: il Chassidismo insegna come uno non debba solo sforzarsi a migliorare il proprio carattere imparando nuovi costumi e maniere. Invece, la persona deve cambiare completamente la qualità, profondità, e maturità della propria natura. Tale cambiamento viene effettuato lentamente col praticare la filosofia chassidica e andando a trovare il Rebbe,[3] la guida religiosa del movimento chassidico al quale uno appartiene.
  4. Demistificazione: nel Chassidismo si crede fermamente che gli insegnamenti esoterici della Kabbalah possano essere compresi da tutti. Tale comprensione è intesa a far raffinare la persona, aggiungendo inoltre profondità e vigore alla propria osservanza rituale.

In generale, il Chassidismo afferma di voler preparare il mondo all'arrivo di Moshiach (il Messia ebraico), tramite questi quattro ottemperamenti.

In una sua lettera, il Baal Shem Tov descrive come durante una Rosh Hashana la sua anima ascese alla camera del Messia e gli chiese: "quando verrà il maestro (Moshiach)?" Moshiach gli rispose: "quando le sorgenti vive dei tuoi insegnamenti, che ti ho impartito, si diffonderanno."

La chiave di tutta la saggezza [modifica]

Il Chassidismo offre un'analogia per chiarire la differenza tra l'imparare lo Chassidus e le altre parti della Torah.

Una volta fu chiesto: Qual è la differenza tra Rambam e Aristotele? (Torah vs. Saggezza). Entrambi sono filosofi e scienziati. La risposta:

  « Aristotele è come una persona che tenta di disegnare un cerchio e trovarne il centro. Un compito difficile.
La Torah invece inizia col centro e poi procede a tracciare un cerchio di qualsiasi misura intorno ad esso, rimanendone sempre al centro. Similmente, una volta che l'uomo comprende Chassidus, egli avrà anche la chiave per tutti gli altri aspetti della Torah poiché ne comprenderà il messaggio subliminale. Quando si assimila il punto interiore della Torah (il mezzo del cerchio) rimane solo di imparare come metterlo in pratica nella vita quotidiana, che è quanto gli altri livelli insegnano. »
   

Chassidismo contemporaneo

Nonostante i pochi fedeli sopravvissuti alla Shoah, nelle ultime due generazioni si è registrata una fenomenale crescita di comunità chassidiche e attualmente esistono diversi grandi gruppi nei centri principali di Israele e America.

Come tutte le società, il Chassidismo affronta la sua parte di problematiche sociali. È comunque riuscito a creare uno stile di vita e un senso comunitario che molti pensavano non sarebbe mai più ritornato.

Opere notabili

Le prime opere pubblicate di filosofia chassidica furono scritte dai discepoli del Baal Shem Tov e del suo successore Dovber di Mezeritch. Esse includono le seguenti:

Opee notabili di successivi periodi includono:

Note

  1. ^ Mussar si riferisce ad un movimento ebraico etico, educativo e culturale (il "Movimento Moralista Ebraico") che si sviluppò nel XIX secolo nell'ambito dell'Ebraismo Ortodosso dell'Europa orientale, specialmente tra gli ebrei Lituani. Il termine ebraico mussar (מוּסַּר) deriva dal libro dei Proverbi 1:2 e significa istruzione, disciplna, o condotta. Tale termine può essere riferito alla letteratura morale o mistica in generale.
  2. ^ Devekut, devekuth, dvekut, o dvekus (ebr. דבקות , ebr. mod. "dedicarsi a" tradizionalmente "attaccarsi a" Dio) è uno stato meditativo profondo, simile alla trance, durante la preghiera ebraica, o quando si compiono i 613 mitzvot (i "comandamenti"), specialmente nel Chassidismo. La parola ebraica per colla è דבק devek che è la radice di devekut, "dvekut" o devekus. Il concetto di Devekut è importante nella cultura ebraica, particolarmente nel Chassidismo e nella storia del pensiero, misticismo ed etica ebraici. In ebraico moderno israeliano, "Devekut" o "dvekut" è spesso sinonimo di "dedizione" ad un particolare fine. Nell'Ebraismo religioso e nell'area accademica, "Dvekut" si riferisce più comunemente all'intendimento filosofico, mistico e chassidico di "Devekut" quale "attaccarsi" o "dedicarsi" a Dio in tutte le espressioni di vita.
  3. ^ a b Rebbe (רבי) è una parola yiddish che significa maestro, insegnante, o mentore e deriva dalla stessa parola in ebraico Rabbi, che è la forma originale in lingua ebraica di "rabbino", significante "mio maestro".
  4. ^ Modeh Ani (ebraico: מודה אני‎; "Rendo grazie", prime parole della preghiera) è una preghiera ebraica che gli ebrei praticanti recitano la mattina appena svegli, mentre ancora a letto:
    • ebraico: מודה אני לפניך מלך חי וקיים שהחזרת בי נשמתי בחמלה, רבה אמונתך.
    • Translitterazione: Modeh ani lifanecha melech chai v'kayam shehechezarta bi nishmahti b'chemlah, rabah emunatecha.
    • Traduzione: "Ti rendo grazie, Re vivente ed eterno, per avermi ricostituito l'anima; la tua fedeltà è grande."
  5. ^ Hitbodedut (ebraico: התבודדות, lett. "autoseclusione") si riferisce ad una forma di preghiera e meditazione informali, spontanee e individualizzate insegnate dal Rebbe Nachman di Breslov. Lo scopo della hitbodedut è quello di stabilire una relazione ravvicinata e personale con Dio e una più chiara comprensione delle proprie motivazioni e dei propri propositi.

Bibliografia

Esiste una vasta letteratura con fonti secondarie sull'argomento, principalmente in lingua inglese. Di seguito vengono riportati titoli in lingua italiana:

  • AA.VV., Maestri del chassidismo - 2 voll., Città Nuova (1998)
  • Abravanel, Daniela, Cabalà e Trasformazione, Mamash Edizioni Ebraiche
  • Agnon, Shemuel Yosef, Le storie del Baal Shem Tov, (trad. Tullio Melauri) Giuntina (1994)
  • Bauer, J., Vogelmann Lucattini, L., Breve storia del chassidismo, La Giuntina (1997)
  • Bekhor, Shlomo, I Sentieri della Gioia - Voll. 1-3, Mamash Edizioni Ebraiche
  • Brod,M. M., I Giorni del Messia, Mamash Edizioni Ebraiche
  • Buber, Martin, Storie e leggende chassidiche, Mondadori (2008)
  • Dubov, N. D., Vivere e Vivere Ancora, Mamash Edizioni Ebraiche
  • Freman, Tzvi, Il Cielo in Terra per 365 Giorni Mamash Edizioni Ebraiche
  • Israel, Giorgio, La Kabbalah, Il Mulino (2005)
  • Jacobson, Simon, Il Significato Profondo della Vita, (trad. M. Fleer) Mamash Edizioni Ebraiche
  • Langer, Jiri, Le nove porte. I segreti del chassidismo, Adelphi (2008)
  • Langer, Jiri, Eros nella Cabbalà. Il mistero dell'amore: mistica e psicologia del profondo, La Parola (2007)
  • Majeski, Shloma, Lo Tzaddìk e i suoi Discepoli, (trad. R. Ciampa, M.L. Cases) Mamash Edizioni Ebraiche
  • Meghnagi, Saul, Un luogo nell'anima, Donzelli (2008)
  • Parenzo, S., Dadon, A.H., Sukkòt & Lulàv - (Benedizioni, regole, ecc.), Mamash Edizioni Ebraiche
  • Scholem Gershom, La kabbalah e il suo simbolismo, Einaudi (2001)
  • Scholem Gershom, Il nome di Dio e la teoria cabbalistica del linguaggio, Adelphi (1998)
  • Scholem Gershom, L'idea messianica nell'ebraismo, Adelphi (2008)
  • Zenone, Giovanni, Il Chassidismo, filosofia ebraica, Cavinato & C. (2005)

 

 

Filosofia ebraica

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 
 
 

Il termine filosofia ebraica non è universalmente accettato, ma in effetti questa dottrina è effettivamente esistente. È tuttavia un argomento che richiede un'attenta analisi, ed un'accurata definizione e spiegazione dei termini. Secondo alcuni essa è un tentativo di fondere insieme gli insegnamenti laici ed ateistici con quelli religiosi del Giudaismo, secondo altri, invece, che si tratta piuttosto di una forma relativamente moderna di razionalizzazione del Giudaismo stesso. Va notato che le fonti principali del Giudaismo, come Tanakh e Talmud non contengono i termini filosofia (che è di origine greca e significa letteralmente "amore della saggezza") e giudaismo, poiché tali fonti partono dal presupposto che gli insegnamenti in essi contenuti servono come precetti per il comportamento dei fedeli, e non come base per elaborazioni di tipo speculativo o filosofico.

Come con ogni fusione tra filosofia e religione, l'approccio è difficoltoso, perché i filosofi classici cominciano senza ipotesi certe da cui dedurre le conclusioni che devono raggiungere con la loro ricerca, mentre i pensatori religiosi hanno una serie di principi religiosi che devono assumere come veri.

A causa di queste divergenze negli obiettivi e nei punti di vista, alcuni sostengono che non si può veramente sia essere filosofi che aderire ad una determinata religione. Secondo questo concetto, tutti i tentativi di sintesi tra religione e filosofia sono destinati a fallire. Per esempio, il Rabbino Nachman, un mistico chassid, considera tutta la filosofia falsa ed eretica. Affrontando l'argomento in modo opposto, Baruch Spinoza, un panteista, considera la religione rivelata inferiore alla filosofia, e quindi la filosofia ebraica tradizionale come un fallimento intellettuale.

Altri sostengono la possibilità di una sintesi tra questi due mondi. Una via è quella di usare argomenti e ragionamenti filosofici per dimostrare la veridicità dei principi di una religione. Questa è una tecnica molto comune di cui si trovano testimonianze in scritti appartenenti a tradizioni di molte religioni, incluse il Giudaismo, il Cristianesimo e l'Islam, ma questa non è generalmente accettata come vera filosofia dalla maggior parte dei filosofi. Un esempio di questo approccio si trova negli scritti di Lawrence Kelman, nel suo Permission to Believe, (Feldheim 1990).

Un altro modo di unire filosofia e religione è l'astenersi dal ritenere veri i principi di una data religione, fino a che non si giunga alle stesse conclusioni attraverso un processo filosofico. Questo è in un certo modo presente nell'opera del Rabbino ricostruzionista Mordecai Kaplan (XX secolo). Comunque questo approccio implica una mancanza di fede, secondo gli appartenenti alla religione stessa.

Un altro modo di procedere è applicare filosofia analitica alla propria religione per rafforzare le basi della fede. Tra i pensatori ebrei che presero questa posizione si notano Saadia Gaon, Gersonides, e Abraham Ibn Daud. Con questa impostazione un credente sarebbe anche un filosofo se si ponesse queste domande:

  • Qual è la natura di Dio? Come sappiamo che esiste?
  • Qual è la natura della rivelazione? Come sappiamo che Dio rivela la sua volontà agli uomini?
  • Che cosa della nostra tradizione religiosa deve essere interpretato alla lettera?
  • Che cosa va interpretato allegoricamente?
  • Che cosa bisogna credere per essere considerati aderenti ad una religione?
  • Come si possono conciliare le scoperte della filosofia con la religione?
  • Come si possono conciliare le scoperte della scienza con la religione?

Secondo alcuni questo potrebbe essere il compito della filosofia ebraica, ma il dibattito non è chiuso.

Filosofia ebraica arcaica

In questa fase la filosofia ebraica fu pesantemente influenzata dal pensiero di Platone, Aristotele e dalla filosofia islamica. Molti dei primi filosofi ebraici medievali (a partire dall'VIII secolo fino alla fine del IX secolo) furono influenzati specialmente dai filosofi islamici mutaziliti; essi negarono tutti gli attributi limitanti di Dio ed erano i paladini dell'unità e della giustizia divina.

Nel tempo Aristotele divenne il filosofo per eccellenza tra i pensatori ebrei. Questa tendenza non fu meno marcata nelle scuole di pensiero islamica, bizantina e cristiana.

Misticismo ebraico, la Qabbalah

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Dio ha creato l'uomo con una sapienza superiore persino a quella degli angeli; i Saggi hanno detto:

  « Egli (Dio) disse loro (agli angeli): "La sua saggezza è più grande della vostra" »
 

Una differenza fondamentale tra i cabalisti e gli esponenti della filosofia è dovuta alle loro visioni differenti della potenza della ragione umana. I cabalisti si rivolgono alla tradizione, all'ispirazione e all'intuizione certi della rivelazione o della saggezza nelle facoltà della Sapienza, dell'Intelligenza e della Conoscenza: queste sono alcune delle Sefirot descritte nella Qabbalah. I filosofi sostengono che la ragione è un requisito fondamentale per la percezione e la conoscenza ma la ritengono disgiunta dalla rivelazione divina. Non negando la presenza di Khokhmà, Saggezza o Sapienza, anche tra le altre Nazioni, i maestri ed i sapienti, così come gli studiosi della Torah, sono rigorosi nel seguire regole esegetiche interpretative ben definite e si attengono ai testi del canone ebraico riconosciuto dalla Tradizione ebraica, ciò non escludendo l'indipendenza intellettuale dello studioso in grado quindi di comprendere concetti e principi espressi nella stessa Torah grazie alle proprie facoltà intellettuali siano esse derivanti dalla saggezza o dalla profezia ma comunque entro i dettami dell'esegesi riconosciuta. Infatti, sebbene le Scritture affermino che dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme la profezia non sia più presente come era allora ma solo nella forma del Ruach haKodesh (cfr. Shekhinah) e si ritiene che essa tornerà completamente solo con il Messia, la saggezza dei maestri vale come la profezia nella comprensione dei testi e della parola divina, anche se questo su un livello differente; nella Guida dei perplessi infatti il Rambam elenca 12 livelli di profezia, tutti superiori al Ruach haKodesh e tra loro differenti. La sapienza della Torah può quindi essere compresa grazie alla trasmissione della verità direttamente da Dio, dal maestro ai propri allievi o nello studio sistematico della stessa; esistono poi differenti livelli di interpretazione della Torah e metodi.

Nel rapporto tra la scienza e la Torah la Qabbalah vede l'apice della conoscenza ritenendo infatti che la sola scienza non può essere considerata completa se non nel rapporto con essa; si ritiene che tramite l'approccio della Torah alla scienza è possibile scoprire i segreti e la parte più interna di essa che altrimenti resterebbero nascosti. Lo studio così compiuto è però accessibile solo a colui che si sia molto sforzato nell'apprendimento e nella conoscenza in modo da potere solo in seguito riuscire a raggiungere la meta suddetta con minore sforzo ma sempre con tenacia, volontà e fede.

Nei testi della Tradizione ebraica la saggezza è paragonata ad acque profonde: oltre ad un'allusione alla sua grandezza ciò significa che l'uomo deve faticare e sforzarsi molto per ottenerla. I maestri insegnano inoltre che un angelo rivela la sapienza al bimbo ancora quando è nel grembo della madre prima di nascere; l'individuo però, colpito dall'angelo nella parte tra il naso e la parte superiore della bocca dove un segno resta evidente in tutti, una volta nato, dimentica tutto ciò che potrà riscoprire solo durante la propria esistenza nel mondo.

Dell'era messianica è anche scritto:

  « ...ed il mondo sarà pieno della conoscenza di Dio come i mari sono pieni d'acqua »   (Isaia 11.9)    

Filone d'Alessandria

Filone d'Alessandria (20 a.C. - 40 d.C.) era un filosofo ebreo dell'età ellenistica nato ad Alessandria d'Egitto.

Filone incluse nella sua filosofia sia la saggezza dell'antica Grecia, che del Giudaismo. Egli voleva armonizzarne le conoscenze attraverso l'arte dell'allegoria che aveva imparato tanto dall'esegesi ebraica quanto dagli Stoici. Il suo lavoro fu grandemente criticato. Filone aveva il proposito di difendere e giustificare i suoi principi religiosi. Egli esaminò questi principi, li determinò e li precisò; e la filosofia fu usata come un supporto della verità, e come un modo di scoprirla. Con questo obiettivo Filone scelse tra i principi filosofici dei Greci, scartando quelli che non si accordavano con la religione Ebraica, come la dottrina aristotelica dell'eternità e dell'indistruttibilità del mondo.

Avicebron, Shelomo ibn Gvirol

Il filosofo-poeta Shelomo Ibn Gvirol è anche conosciuto come Avicebron. Egli morì verso il 1070. Fu influenzato da Platone. La sua principale opera filosofica fu il Mekor Chayim, "L'origine della vita". La sua opera sull'etica è intitolata Tikkun Middot HaNefesh, "La correzione delle qualità dell'anima".

Nel lavoro di Ibn Gvirol Platone è l'unico filosofo citato per nome. Tra le caratteristiche comuni a queste due filosofie c'è l'idea di un tramite tra Dio e il mondo, e tra le specie e l'individuo. Aristotele aveva già formulato una critica alla teoria platonica delle idee, che mancava di un intermediario o terzo elemento tra Dio e l'Universo, tra forma e materia. Questo "terzo uomo", questo collegamento tra cose incorporee (idee) e corpi ben poco ideali (materia), è, secondo Filone, il Logos; per Ibn Gvirol è la volontà divina. Filone dà al problema una valenza intellettuale; invece Gabirol lo considera una questione di volontà, avvicinandolo a pensatori moderni come Arthur Schopenhauer e Wilhelm Wundt.

Ibn Gvirol fu uno dei primi maestri neoplatonici in Europa. Il suo ruolo è stato paragonato a quello di Filone. Filone ha fatto da intermediario tra la filosofia greca e il mondo orientale; mille anni dopo Gabirol ha occidentalizzato la filosofia greco-musulmana e l'ha restituita all'Europa. Gli insegnamenti di Filone e IIbn Gvirol furono ignorati dai suoi compagni ebrei; si può aggiungere che Filone e Ibn Gvirol esercitarono invece una grande influenza in ambienti estranei all'Ebraismo: Filone presso il primo Cristianesimo, e Ibn Gvirol nello scolasticismo del Cristianesimo medievale.

La filosofia di Ibn Gvirol fece una piccola impressione sui filosofi ebrei seguenti. Il suo impatto più grande fu sulla liturgia. Il suo lavoro è citato da Moses ibn Ezra e da Abraham ibn Ezra. Gli scolastici cristiani, inclusi Alberto Magno e il suo pupillo, Tommaso d'Aquino, si riferiscono a lui frequentemente e con gratitudine.

Saadiah Gaon

Saadiah (Ben Joseph) Gaon (892-942) è considerato tra i più grandi dei primi filosofi ebraici. La sua opera principale, scritta in arabo nel 933 con il titolo Kitāb al-Amānāt wa-al-Iʿtiqādāt (Libro sulle credenze e sulle opinioni), fu tradotta per la prima volta in ebraico nel 1186 a Costantinopoli con il titolo Sefer ha- Emunot ve-ha-De’ot. Questa opera è la prima presentazione sistematica e fondazione filosofica e teologica dei principi del Giudaismo.

In essa egli espone la razionalità della Fede ebraica, con la condizione che la logica è sottoposta alla tradizione nei casi di contraddizione. Il dogma ha la precedenza sulla ragione. Al riguardo dell'eternità del mondo, la ragione insegna, fin dai tempi di Aristotele, che il mondo non ha inizio; che non è stato creato; al contrario, il dogma ebraico asserisce la creazione dal nulla. Dai tempi di Aristotele si affermava che il ragionamento logico poteva solo provare l'esistenza di una generica forma di immortalità, e che nessuna forma individuale di immortalità poteva esistere. Il dogma ebraico di maggioranza, invece, manteneva l'immortalità dell'individuo. La ragione, secondo Saadia, deve cedere il passo.

Nell'organizzazione del proprio lavoro, Saadia seguì fedelmente le regole dei Mutaziliti (i dogmatisti razionalisti dell'Islam, a cui lui deve in parte la sua tesi e i suoi argomenti), seguendo per la maggior parte l'insegnamento di Al-Jubbai. Seguì il Kalam Mutazilita, specialmente in questo aspetto, che nelle prime due sezioni egli discusse i problemi metafisici della creazione del mondo (I) e l'unità di Dio (II), mentre nelle sezioni seguenti trattò la teoria ebraica della rivelazione (III) e della dottrina basata sulla giustizia divina, inclusa l'obbedienza e la disobbedienza (IV), come anche i meriti e i demeriti (V). Strettamente connessi a queste sezioni sono quelle riguardanti l'anima e la morte (VI), e la resurrezione dei morti (VII), che, secondo l'autore, fa parte della redenzione messianica (VIII). Il lavoro finisce col trattemento delle ricompense e delle punizioni della vita ulteriore (IX).

Filosofia Karaita

Una setta che rifiuta le opere rabbiniche, il Karaismo, sviluppò una sua forma di filosofia, una versione ebraica del Kalâm islamico. I primi Karaiti basarono la loro filosofia sul Kalâm mutazilita; alcuni karaiti successivi, come Aaron ben Elijah of Nicomedia (XIV secolo), si rifà, nel suo Etz Hayyim (in ebraico "Albero della vita") ad Aristotele.

Bahya ibn Paquda e "I doveri del cuore"

Bahya ibn Paquda visse in Spagna nella prima metà dell’XI secolo. Fu l’autore del primo sistema di norme etiche ebraico, scritto in Arabo nel 1040 con il titolo Al Hidayah ila Faraid al-hulub, vale a dire "Guida ai doveri del cuore", e fu tradotto in Ebraico da Judah ben Saul ibn Tibbon nel 1161-1180 con il titolo Hovot ha-Levavot, Duties of the Heart.

Sebbene egli citi frequentemente le opere di Saadia Gaon, non appartiene alla scuola razionalistica dei Mutaziliti che seguiva Saadia, ma come il suo contemporaneo un po’ più giovane, Shelomo ibn Gvirol (1021-1070), aderiva al misticismo neoplatonico. Utilizzò spesso l’ordine degli enciclopedisti arabi conosciuto come "i Fratelli della Purezza". Incline al misticismo contemplativo e all’ascetismo, Bahya eliminò dal suo sistema ogni elemento che gli sembrava potesse offuscare il monoteismo o essere in contrasto con la legge ebraica. Aveva l’intenzione di creare un sistema religioso allo stesso tempo elevato, puro ed in pieno accordo con la ragione.

Yehuda HaLevi e il Kuzari

Nella sua opera polemica, il Kuzari, il poeta e filosofo ebreo Yehuda Ha-Levi (XII secolo) condusse una decisa critica ai filosofi. Divenne in tal senso un al-Gazali ebraico, dato che l’opera dell’arabo, Destructio Philosophorum, fu il modello per il Kuzari.

Secondo il testo la ragione umana non può non presentare il legame con la fede, ragione che, se non unita alla fede, risulta essere mera speculazione; l’illuminazione e la visione emotiva sono quindi accesso alla rivelazione della verità compresa tramite le facoltà intellettive. Il Kuzari presenta i rappresentanti delle diverse religioni e delle varie filosofie che dibattono, finché il Kazaro, riconoscendo i rispettivi meriti delle dottrine che essi sostengono, alla fine loda il Signore proclamando la Sua Misericordia e la Sua unità

Per quanto concerne l'origine della verità Ha-Levi, pur riconoscendo ai filosofi molti meriti tra cui quello dell'intento nel conoscere, si contrappone ad essi affermando che se fosse vero che l'uomo conoscesse unicamente sommando le esperienze conosciute non si capirebbe quale potrebbe essere la prima cosa conosciuta senza che vi sia stata un'esperienza precedente ad essa: come la prima, se vera, deriva da una rivelazione divina, anche le altre, se conformi a verità ed unite alle prime, saranno anch'esse divine.

Egli dice che i filosofi rischiano di perdersi nella speculazione per l'assenza di fede nella provvidenza divina: la filosofia greca credeva nel distacco del piano divino da quello dell'uomo e del mondo pur credendo nell'esistenza del Signore. Ha-Lewì conferma invece il valore sia della trascendenza sia dell'immanenza divina nella storia, nella vita dell'umanità e nel mondo.

Sorge poi una discussione dalla confutazione dell'eternità del mondo. Viene detto che se ogni cosa fosse infinita non si spiegherebbe come possano sussistere differenti parti del tutto che, come tali, sono finite... inoltre ogni cosa infinita ne attenderebbe un'altra infinita ad essa precedente proseguendo così senza che si trovi una reale causa prima che il testo afferma essere il Signore: viene risolta così l'idea che soltanto il Signore, nella Sua Eternità, è perfetto ed infinito mentre ogni creatura, non può che essere tale solo se messa in relazione con le altre opere disposte per gradi e livelli sotto la provvidenza del governo divino.

Alla conclusione del testo viene precisato come l'uomo si trovi spesso difronte alla scelta, il libero arbitrio: contro quei filosofi che affermavano l'assenza dell'intervento divino nelle azioni dell'uomo, sia esso manifesto tramite miracoli, premi o punizioni, e che dunque dubitavano sull'esistenza del libero arbitrio, si dice che non si spiegherebbe la necessità della scelta e della volontà dell'uomo secondo le proprie inclinazioni tanto che, nel caso in cui sia tutto al caso senza alcuna necessità dell'azione umana, sarebbe inutile intervenire al fine del perfezionamento proprio e di quanto è prossimo a sé: secondo Ha-Lewì la scelta del libero arbitrio non contraddice la pre-scienza divina che preordinò tutto fin da principio; tutto torna alla Sua provvidenza, in questo modo egli afferma che il Signore ha già tutto preordinato pur concedendo all'uomo la scelta o meno del legame e della collaborazione con Lui per il perfezionamento suddetto.

Queste sono alcune delle prove razionali e di fede del testo riguardanti il divino, la legge divina, il mondo e l'uomo in rapporto ad essi.

L’Ascesa del pensiero aristotelico

Judah ha-Levi non avrebbe potuto arrestare il progresso dell’Aristotelismo tra gli Ebrei che scrivevano in Arabo. Come tra gli Arabi Ibn Sina (Avicenna) e Ibn Rashid (Averroè) propendevano sempre più per Aristotele, così tra gli Ebrei fecero Abraham ibn Daud e Mosè Maimonide.

Il Rabbino Levi ben Gershon, conosciuto anche come Gersonides, o Ralbag (acronimo vocalizzato di Rav Levi Ben Gershon), (1288-1345) è celebre per la sua Milhamot Ha Shem (o solo Milchamot), ("Guerre del Signore"). Tra gli Scolastici, Gersonide era forse il più innovatore; pose la ragione al di sopra della tradizione. Il Milhamot HaShem è modellato sulla Guida dei Perplessi di Mosè Maimonide. Può esser visto come una raffinata critica da un punto di vista filosofico (soprattutto Averrostico) del sincretismo tra l’Aristotelismo e l’ortodossia ebraica presentato in quest’ultima opera.

Hasdai Crescas (1340-1410) è noto per la sua Or Hashem ("Luce del Signore"). La manifesta intenzione di Crescas è quella di liberare l’Ebraismo da ciò che egli riteneva la schiavitù dell’Aristotelismo, il quale, attraverso Maimonide, influenzato da Avicenna, e Gersonide (Ralbag), influenzato da Averroè minacciavano di offuscare la distinzione dalla fede ebraica, riducendo le fondamenta dottrinali dell’Ebraismo a imitazioni dei concetti aristotelici. Il libro, Or Hashem, comprende quattro parti principali (ma'amar), suddivise in kelalim e capitoli (perakim): la prima parte tratta del fondamento di ogni certezza- l’esistenza di Dio; la seconda delle basilari dottrine della fede; la terza di altri sistemi che, sebbene non essenziali, legano ogni seguace dell’Ebraismo; la quarta di quei concetti che, nonostante siano tradizionali, non hanno un preciso carattere e sono aperti alla speculazione filosofica.

Joseph Albo era un rabbino e teologo spagnolo del XV secolo conosciuto soprattutto in quanto autore di un’opera sui princìpi di fede ebraici, Ikkarim. Albo limitava le basi della fede ebraica a tre: (1) la credenza nell’esistenza di Dio; (2) nella rivelazione; e (3) nella giustizia divina in quanto collegata all’idea dell’immortalità. Albo trova l’occasione di criticare le opinioni dei propri predecessori, eppure si prende cura di evitare la caccia agli eretici. È concesso un ampio spazio per l’interpretazione; così ampio che sarebbe difficile che sarebbe difficile, seguendo le sue teorie, criticare l'ortodossia dell'Ebreo più liberale. Albo rifiuta che l’accettazione della creazione ex nihilo sia una necessaria conseguenza della fede nell’esistenza di Dio, e critica liberamente i tredici princìpi di Maimonide sulla fede e i sei di Crescas.

Relazione e confronto tra la Qabbalah e la Filosofia Aristotelica

Maimonide

Rav Moshe ben Maimon (1135 - 1204), in ebraico רב משה בן מימון, comunemente noto col nome Rambam, era anche un medico ed un filosofo.

Maimonide affermava che non si possono riferire aggettivi con valore positivo a Dio: il numero dei suoi attributi ne pregiudicherebbe l'unità. Per preservare intatto questo concetto, bisogna evitare di riferirgli gli attributi relativi all'uomo, come l'esistenza, la vita, il potere, la volontà, la conoscenza - gli attributi positivi tradizionali del Kalâm. Tra gli attributi di Dio e quelli dell'uomo non c'è altra analogia che nella parola (omonimia), non c'è somiglianza nell'essenza ("Guida", I 35, 56). Gli attributi negativi implicano che non si può sapere nulla riguardo la vera natura di Dio, che è ciò che realmente intende Maimonide. Come Kant dichiara che la cosa in sé non è indagabile, così Maimonide dichiara che di Dio si può sapere solo che è, non cosa è.

Maimonide scrisse i suoi tredici principi della fede, in cui, affermava, tutti gli Ebrei devono credere. I primi cinque riguardano la conoscenza del Creatore, i quattro successivi la profezia e l'origine divina della Torah, e gli ultimi quattro la ricompensa, la punizione e l'ultima redenzione.

Il principio che ispirò tutta l'attività filosofica di Maimonide era identico al fondamento della Scolastica: non ci può essere contraddizione tra le verità rivelate da Dio e le scoperte della ragione umana in scienza e in filosofia. Inoltre, attraverso la filosofia e la scienza egli comprese gli insegnamenti di Aristotele. Comunque Maimonide si allontanò dal testo aristotelico in alcuni punti importanti, affermando, per esempio, che il mondo non è eterno, come Aristotele pensava, ma fu creato ex nihilo, come viene esplicitamente scritto nella Bibbia. Ancora, egli rifiutò la dottrina aristotelica della Provvidenza divina estesa solo all'umanità, e non all'individuo. Ma, mentre in questi importanti punti Maimonide precedette gli Scolastici e senza dubbio li influenzò, egli era guidato dalla propria ammirazione per i commentatori neoplatonici e dalla sua spontanea decisione di mantenere molte posizioni che gli Scolastici non avrebbero potuto accettare.

Posizione nella storia del pensiero

Gli Scolastici preservarono la continuità del pensiero filosofico. Senza l'attività di questi filosofi arabo-ebraici, difficilmente la cultura occidentale avrebbe preso la direzione che l'ha portata alla situazione attuale, almeno non con la velocità mantenuta nei periodi dell'Umanesimo e del Rinascimento. I filosofi ebrei del mondo arabo erano gli umanisti del medioevo: essi stabilirono mantennero una fusione tra i filosofi, i medici e i poeti arabi da una parte e il mondo latino e cristiano dall'altra.

Gersonides, Gabirol, Maimonide, e Crescas sono considerati importantissimi per la continuità della filosofia, perché essi illuminarono non solo i giganti della Scolastica cristiana Alberto Magno e Tommaso d'Aquino, ma hanno fatto arrivare la loro luce fino alla filosofia moderna.

Filosofi del Rinascimento

Il Giudaismo classico vide la crescita di un ramo della filosofia ebraica che si avvicinava al misticismo della Torah derivato dall'esoterismo della Zohar e dagli insegnamenti del rabbino Isaac Luria. Questo fu particolarmente evidente nell'imponente opera del rabbino Judah Loew ben Bezalel, conosciuto come il Maharal di Praga.

Filosofi Ebrei post-illuministi

Filosofia Ebraica moderna

Una delle maggiori tendenze della filosofia ebraica moderna fu il tentativo di sviluppare una teoria del Giudaismo attraverso l'esistenzialismo. Uno dei protagonisti in questo campo fu Franz Rosenzweig. Nella preparazione della sua tesi di laurea sul filosofo tedesco del XIX secolo Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Rosenzweig attaccò l'idealismo di Hegel in favore di un approccio esistenzialista. Rosenzweig considerò a lungo la conversione al cristianesimo, ma nel 1913 si diede alla filosofia ebraica. Egli divenne un filosofo e allievo di Hermann Cohen. L'opera prima di Rozensweig, la Stella della Redenzione, mostra la sua nuova filosofia, in cui ritrae le relazioni tra Dio, l'umanità e il mondo nel modo in cui essi sono connessi dalla Creazione, la Rivelazione e la Redenzione. I successivi pensatori ebrei includono i Rabbini conservativi Neil Gillman e Elliot N. Dorff.

La forma di filosofia maggiormente polemica che si sviluppò all’inizio del XX secolo è forse il naturalismo religioso del Rabbino Mordecai Kaplan. La sua teologia era una variante della filosofia di John Dewey. Il naturalismo di Dewey combinava le convinzioni atee con una terminologia religiosa per creare una filosofia religiosamente accettabile per coloro che avevano perso la loro fede nella religione tradizionale. Seguendo i pensatori classici ebrei medievali, Kaplan affermò che Dio non è personale, e che tutte le descrizioni antropomorfiche di Dio sono, al massimo, metafore imperfette. La teologia di Kaplan proseguì dichiarando che Dio è la somma di tutti i processi naturali che permettono all’uomo di diventare auto-realizzato. Kaplan scrisse che “credere in Dio significa prendere per vero che il destino dell’uomo è innalzarsi dallo stato selvaggio ed eliminare tutte le forme di violenza e di sfruttamento dalla società umana”.

Una delle tendenze più recenti è stata una riformulazione della teologia ebraica attraverso la lente della filosofia dell'azione, e più specificatamente della teologia dell'azione. La filosofia dell’azione suggerisce che gli elementi fondamentali dell’universo sono occasioni di esperienza. Secondo questa nozione, ciò che le persone comuni ritengono concreti oggetti sono in realtà successioni di queste occasioni di esperienza. Le occasioni di esperienza possono essere organizzate in gruppi; qualcosa di complesso come un essere umano è perciò un gruppo di molte occasioni di esperienza più piccole. In questo tipo di visione, tutto nell’universo è caratterizzato dall’esperienza (che non deve essere confusa con la con la coscienza); non esiste dualismo mente-corpo in questo sistema, perché la “mente” è visto semplicemente come un tipo di esperienza molto sviluppata.

Inerente a questa visione del mondo è la nozione che tutte le esperienze sono influenzate da esperienze anteriori, e influenzeranno tutte le esperienze future. Questo processo di influenza non è mai deterministica; un’occasione di esperienza consiste in un processo di comprensione di altre esperienze, e poi una reazione a ciò. È questa l’azione della filosofia dell’azione. La filosofia dell’azione dà a Dio un posto speciale nell’universo delle occasioni di esperienza. Dio racchiude tutte le altre occasioni di esperienza ma al tempo stesso le trascende; perciò la filosofia d’azione è una forma di panteismo

Le idee originali della teologia dell’azione furono sviluppate da Charles Hartshorne (1897-2000), e influenzarono un numero di teologi ebraici, incluso il filosofo inglese Samuel Alexander (1859-1938) e i Rabbini Max Kaddushin, Milton Steinberg e Levi A. Olan, Harry Slominsky e un po’ più in basso, Abraham Joshua Heschel. Oggi alcuni rabbini che sostengono la teologia dell’azione o una teologia simile includono i Rabbini William E. Kaufman, Harold Kushner, Anton Laytner, Nahum Ward, Donald B. Rossoff e Gilbert S. Rosenthal.

Forse il cambiamento più inaspettato nel pensiero religioso ebraico alla fine del XX secolo fu la rinascita di interesse nella Qabbalah. Molti filosofi non la considerano una forma di filosofia, poiché la Qabbalah è una forma di Misticismo. Il Misticismo in generale viene solitamente compreso come un’alternativa alla filosofia, e non una sua variante.

La Teologia dell’Olocausto

Il Giudaismo ha tradizionalmente insegnato che Dio è onnipotente, onnisciente e onnivolente. Tuttavia, queste affermazioni sono in stridente contrasto con il fatto che c’è molto male nel mondo. Forse la domanda più difficile con cui si sono confrontati i monoteisti è come si possa conciliare l’esistenza di Dio con l’esistenza del male. Questo è il problema del male. Tutte le fedi monoteiste hanno proposto molte risposte. Comunque, alla luce della grandezza del male visto nell’Olocausto, molte persone hanno riesaminato le visioni classiche a questo proposito. Come può al gente avere ancora un qualsiasi tipo di fede dopo l’Olocausto? Questa tendenza di filosofie ebraiche è discussa nell’articolo sulla teologia dell'Olocausto.

Filosofi ebrei moderni

I seguenti filosofi hanno avuto un impatto sostanziale sulla filosofia di Ebrei dei giorni moderni che si identifichino come tali. Essi sono scrittori che hanno trattato consapevolmente con tematiche filosofiche all’interno di una struttura ebraica.

 

Filosofi ebrei ortodossi

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Filosofi ebrei conservativi

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Filosofi ebrei riformati

   

Filosofi ebrei Ricostruzionisti

   

Altri

Filosofi istruiti con formazione ebraica

Pardes

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Il Pardes (in ebraico פרדס, "frutteto") viene citato nel Talmud (Chaghigà 14 b), nello Zohar (1. 26 b) ed in altri testi esegetici come il luogo del cammino mistico affrontato dai quattro rabbini Ben Azzai, Ben Zomà, Elisha Ben Avuyà (conosciuto come Acher, "l'altro", perché divenuto poi eretico) e Rabbi Akiva che disse loro: "Quando sarete giunti alle lastre di marmo puro non gridate: Acqua, acqua!".

Il viaggio dei 4 Rabbini nel Pardes

Nel Talmud di Babilonia è scritto:

  « Ben Azzai guardò (il commentatore Rashi dice che contemplò la presenza Divina, la Shekhinah) e morì.; di lui è detto: "cara è al Signore la morte dei Suoi fedeli" (Sal. 116. 15) »
   
  « Ben Zomà guardò ed impazzì (Rashi); di lui è detto: "hai trovato del miele, mangia moderatamente, ché altrimenti ingrassi e lo vomiterai" (Prov. 25. 16) »
   

Elisha Ben Avuyà divenne eretico perché dubitò che vi fossero due forze vedendo che l'angelo Metatron restava seduto:

  « Acher tagliò le radici »
 

Acher si chiese perché questo angelo stesse seduto quando tutti gli altri andavano e tornavano e stavano in piedi difronte al Signore; così Metatron venne colpito con 60 vergate celesti difronte ad Acher per mostrargli che anche Metatron è Suo servo a Lui legato, poiché il Mio nome è in lui, e che esiste un solo Signore. Il Talmud racconta che Acher fu nominato così, l'altro, per la prima volta da una donna difronte alla quale raccolse un fiore nel giorno del Sabato, cosa proibita durante questo giorno, riconosciuto patto santo tra il Signore ed i figli d'Israele; così la donna disse di Acher: "è un altro". Il Talmud dice infatti che Acher non avrà parte nel Mondo Futuro: così lui stesso ascoltò dalla voce, da una bat kol, dietro alla cortina.

Sempre nel trattato del Talmud citato, di Rabbi Akiva è detto:

  « entrò in pace ed uscì in pace; di lui sta scritto: tirami dietro a te, corriamo (Cant. 1. 4). Gli angeli dell'ufficio cercarono di respingere anche Rabbi Akiva, ma il Santo e Benedetto disse loro: Lasciate questo vecchio che è degno di disporre della Mia gloria »
   

Pardes, Gan Eden e Merkavah

L'entrata al Pardes può essere quindi anche l'accesso alla visione della Merkavah, il carro celeste descritto dai profeti Isaia ed Ezechiele: il riferimento a ciò è nel Cantico dei Cantici:

  « Sono sceso nel giardino delle noci »
 

Acher vide proprio Metatron, ovvero l'angelo della Merkavah.

Anche lo Zohar, nel commento ad Esodo (Parashà Bo 155-157), mette in relazione il Gan Eden con la Shekhinah la cui rivelazione avvenne anche in corrispondenza del viaggio mistico:

  « con il suo (di Giacobbe) profumo il Giardino di Eden entrò con lui, perciò lui (Isacco) lo benedisse. Non l'attribuì agli indumenti, ma a Giacobbe stesso, perché vide che il profumo, di cui era degno, veniva da lui e meritò di essere benedetto perché vide che il Gan Eden entrò con lui »
 
  « Quando Isacco venne al campo vide la Shekhinah su di esso, e si elevarono profumi santi e superni. Perciò lui pregò là, e lo considerò un luogo per la preghiera »
   

Il campo, comprato da Avraham per la sepoltura di sua moglie Sarah, è quello di Machpelah che si racconta sia la porta per il Gan Eden; qui sono sepolti anche Adamo ed Eva e gli altri capostipiti del popolo d'Israele tranne Rachele.

Si trova infatti che la Shekhinah ed il Pardes sono strettamente interconnessi.


Rabbi Yitzchak Luria (l'Ari), maestro di Qabbalah della città di Zefat, spiega che in questo viaggio mistico i quattro rabbini tentarono di rettificare il primo peccato di Adamo ed Eva. Infatti il profumo di cui si parla a proposito di Yaakov era proprio quello delle vesti ereditate da Adamo, primo Uomo, colui che visse in Gan Eden.

Sembra poi che il termine Paradiso, il Gan Eden, derivi dalla parola ebraica Pardes.

È anche scritto che vi sono due Gan Eden tra loro collegati, uno celeste e spirituale ed uno terreno; sebbene il Giardino di Gan Eden dove Adamo ed Eva vissero fino all'espulsione dopo il peccato non abbia più lo stesso aspetto terreno, gli scritti ebraici insegnano che la sua parvenza spirituale sussiste ancora.

Livelli di interpretazione della Torah

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L'acronimo con le consonanti iniziali dell'alfabeto ebraico che formano la parola Pardes indica:

  • Peshat (semplice): letterale
  • Remez (allusione): allegorico
  • Darash (esposizione): omiletico
  • Sod (segreto): esoterico

Il livello spirituale più alto di Yechidah (unità) comprende tutti i quattro livelli di interpretazione.

Vi è poi il livello profetico ed anch'esso contiene tutti i precedenti spesso anche trascendendoli: in esso si trovano ancora diversi gradi.

Il grado di Qabbalah rivelata riguarda quei livelli a partire da Sod sino a quello che i maestri mistici definiscono Qabbalah profetica a partire dal quale l'attaccamento a Dio è vissuto a livelli elevatissimi con tutte le missioni spirituali che essi comportano tra cui i tikkunim e la profezia appunto.

Bibliografia

  • A. Cohen, Il Talmud, Laterza 1986
  • Mistica Ebraica, a cura di Giulio Busi ed Elena Loewenthal, Giulio Einaudi Ed. 1999

Torah celeste

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La concezione della religione ebraica dell'esistenza della Torah celeste ha origine nell'insegnamento rabbinico che data l'esistenza della Torah già 2000 anni prima della Creazione. Appartenente soprattutto alla tradizione mistica ebraica della Qabbalah, questo principio esprime l'idea che la Torah corrisponda interamente alla Sapienza di Dio il quale impresse la stessa nell'opera della Creazione e della quale si servì per creare: ampio spazio è dedicato infatti al valore delle parole ebraiche della Torah come nomi di Dio e composte da lettere costituite da anime e corpi: anche la sapienza della Qabbalah presenta un metodo conoscitivo che apre ad una serie di livelli di verità tra loro connessi e corrispondenti come gli strati di una cipolla, concetto che esprime il legame delle differenti cause derivanti dalla Causa Prima, Dio, dei fondamenti, delle forme e degli accidenti secondo l'ordine dei gradi e dei livelli sorretti comunque nell'Unità divina che racchiude ogni altra unità. La Torah, espressione della divina Sapienza, è vicina all'uomo anche perché comprensibile nel linguaggio dell'uomo che è l'essere del creato più prossimo alla completezza divina: la Torah è scritta affinché l'uomo possa comprenderla ed è allo stesso tempo suggello dell'aspetto più alto ed eccelso, quello divino; vi sono poi vari livelli nell'approccio allo studio ed all'osservanza della Torah: nel suo studio e nelle sue vie, la Torah si compone metaforicamente anche di un corpo, di vesti e di un'anima, quest'ultima parte più interna e segreta, livello entro il quale si può ancora procedere in un ulteriore approfondimento; questo principio è evidente nell'insegnamento rabbinico che afferma che la Torah non è soltanto una storia poiché rivela grandi verità e segreti celati e vicini allo studioso che ne accetti la rivelazione divina.

Secondo i rabbini del Talmud la pietra delle Tavole dei Dieci Comandamenti è di origine celeste a gli stessi sono essenza e sintesi di tutte le Mizvot.

Il dono della Torah sul Monte Sinai

La tradizione ebraica afferma che, durante il primo dono della Torah al popolo d'Israele ai piedi del Sinai tramite il capo dei profeti Mosè, essa mantenne il proprio valore spirituale e celeste fino a quando parte del popolo si rese colpevole con il peccato del vitello d'oro: ogni appartenente del popolo d'Israele, prima di quella trasgressione tornato allo stato di Adamo prima del peccato originale e libero dalle conseguenze di tale peccato, venne ornato con centinaia di corone celesti che molti angeli erano stati preposti a disporre sulle teste di ciascuno di loro; inoltre avrebbero tutti mantenuto la custodia della Torah celeste se quella parte non avesse commesso la trasgressione suddetta, custodia in seguito appartenente solo a pochi ebrei eletti in mezzo al popolo ebraico e diffusa totalmente solo con l'era messianica.

Viene raccontato infatti che Mosè ruppe le tavole su cui Dio incise i Dieci Comandamenti perché si accorse che le lettere incise stavano volando via dalla pietra; le tavole si fecero quindi pesanti ed egli decise di romperle.

Fonti scritturali

Nella parte del trattato del Talmud Shabbat 88b si legge che, quando Dio stava per donare la Torah, alcuni angeli si lamentarono con Lui perché non era accettabile secondo loro che un dono così prezioso, di origine celeste e proveniente da reami eccelsi divini, dovesse essere offerto all'uomo, anche creatura fisica; Moshè si incaricò di rispondere agli angeli che in quel momento crearono questa discussione affermando anche che solo l'uomo è l'essere della creazione con difetti che possono essere corretti tramite la spiritualità, difetti come i peccati e l'istinto cattivo contrapposto all'istinto buono, quest'ultimo indicato come più vicino alle vie della Torah ed all'accettazione del Regno celeste e la cui scelta pone l'uomo in una condizione di maggior merito ed elevatezza rispetto agli angeli che, completamente sotto il volere divino, sono obbedienti a Dio in modo incondizionato e senza alcuna altra possibilità; la finalità in vista dell'era messianica è quindi quella di arrivare ad ottenere un livello di attaccamento alla volontà di Dio pari a quello degli angeli e di Adamo ed Eva prima del primo peccato, e ciò secondo una libera scelta. Dio preferì l'opinione di Mosè a quella degli angeli poiché Egli creò il mondo per avere un luogo in Basso in cui abitare: secondo questo principio viene sottolineata l'importanza di elevare la materialità al livello spirituale ed a grado di santità, cose possibili all'uomo e non agli angeli perché a contatto diretto con il piano fisico dell'esistenza, sublimato soprattutto attraverso lo studio, l'osservanza e l'applicazione della Torah.

Il Tempio di Gerusalemme rappresenta infatti la completezza del legame con Dio tanto per il popolo d'Israele quanto per il resto dell'umanità; la costruzione del Terzo Tempio di Gerusalemme, oggetto delle profezie e delle visioni di molti profeti del popolo d'Israele, durante l'era messianica è conferma del completo Tikkun olam, la rettifica del peccato con la scomparsa di ogni forma di peccato, di cattiveria e male con la predominanza del bene e della pace.

La Torah di origine divina ed espressa nel linguaggio dell'uomo

Nachmanide scrisse:

  « La Torah discute la realtà materiale ma allude al mondo spirituale »
   

Secondo i testi rabbinici compito dello studioso erudito della Torah deve mirare o esplicitarsi nello scoprire quella Torah celeste la cui rivelazione non venne mantenuta dal popolo durante l'evento del Sinai: la rivelazione della parte più nascosta della Torah viene definita Qabbalah o parte segreta cui solo pochi eletti del popolo d'Israele possono accedere. L'uomo che comprende la Torah si avvicina così alla comprensione di Dio che ha fatto di essa il riflesso della propria sapienza; lo studio della Torah diviene così uno degli aspetti più importanti dell'attaccamento a Dio e dell'insegnamento che conferma la tendenza dell'uomo ad imitare Dio, che l'Ebraismo afferma debba avvenire nella qualità della misericordia, della compassione e della bontà e non certamente in quella del rigore divino che sarebbe per l'uomo cosa troppo gravosa. L'uomo che venga così incluso nella totalità del divino vive la rivelazione come fondamento della propria fede e della propria natura religiosa e spirituale: questo un ulteriore aspetto della Qabbalah che letteralmente significa tradizione, da maestro a discepolo o direttamente rivelata da Dio nella forma della Qabbalah profetica.

Questo principio viene accostato a quello della spiritualizzazione e dell'apporto di benedizione e santità al mondo che così viene elevato dal proprio stato semplice ad un livello più alto, proprio come dovrebbe avvenire nel rapporto tra anima e corpo in un essere umano distinto dagli altri.

Sebbene l'uomo della Qabbalah che si appresti a scoprire i segreti della Torah si leghi così ai Mondi Superiori, egli non perderà il legame con il mondo propriamente detto, ma anzi ne coglierà gli aspetti migliori sia nella gioia e nello stupore, ad esempio al contatto con la natura, sia nello studio, in questo caso fondato sul Ma'assè Bereshit, lo studio dell'opera della Creazione che, assieme al Ma'assè Merkavah, è il più profondo studio rivelato da Dio della sapienza nascosta.

Così anche la Torah mantiene i due aspetti, quello eccelso e quello materiale, integrandoli e vivificandoli l'uno con l'altro grazie alla fede ed all'attaccamento a Dio. Questo viene espresso con l'affermazione che vuole che la Torah sia di origine divina ed espressa nel linguaggio dell'uomo, i due aspetti integrati e legati indissolubilmente.

L'era messianica vedrà il ritorno completo di questa rivelazione e la diffusione più ampia della Qabbalah.

 

 

 






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