Cabala * I Nomi di Dio sabato 19 maggio 2012 Registrazione Login

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Nomi di Dio nella Bibbia

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Nella Bibbia e nella tradizione ebraica ci si riferisce a Dio utilizzando vari appellativi ed espressioni.

Ebraismo

Nella religione ebraica gli appellativi con cui ci si riferisce a Dio sono anche necessari al fine di comprendere le modalità attraverso le quali Dio si rapporta al mondo, agli uomini ed alle creature. L'esegesi ebraica stabilisce molte regole anche in merito alla pronuncia di essi nella lingua ebraica approfondendone ogni aspetto anche con il supporto della Ghematriah.

 

Adonai

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Con Adonai (in ebraico אֲדֹנָי ascolta[?·info]) si indica il Signore Iddio, ed è questo un altro modo per chiamarlo, oltre ai termini Elohim o Yahweh, a causa dell'impronunciabilità del tetragramma divino YHWH.

Nelle preghiere, gli israeliti usano il sinonimo HaShem ("il Nome"). Allorché, nella tradizione masoretica del I secolo d.C., si aggiunsero le vocali al puro scheletro consonantico con cui le culture semitiche scrivono i loro idiomi, furono date alla parola YHWH le stesse vocali di Adonai, per ricordare al lettore di pronunciare al suo posto la parola Adonai.

I traduttori sefarditi della Bibbia di Ferrara andarono anche oltre e sostituirono alla parola Adonai una semplice "A" puntuata.

Letteralmente, in ebraico, Adonai significa "Miei Signori" (il singolare è Adoni, desunto dal greco Adonis, che rendeva il termine fenicio usato per la divinità chiamata Tammuz) ma questo plurale (come d'altronde Elohim, che significa "dèi") è un plurale di rispetto.

Il termine compare nell'Antico Testamento 439 volte. Il suo corrispondente greco è Κύριος (Kýrios).

Dall'epoca Ellenistica questo nome divino compare nei libri di magia e su amuleti, e infine serve come parola di riconoscimento nel rito massonico.

Molti Maestri Rabbini indicano che la presenza di differenti Nomi è anche dovuta all'impossibilità dell'uomo di comprendere la totalità e l'essenza divine: l'uomo presenta infatti una modalità conoscitiva la cui natura è applicabile alla molteplicità delle cose comprendendone ogni volta gli aspetti in modo frammentario anche se lineare ed uniforme; comprendere l'essenza di Dio equivarrebbe a comprendere la totalità divina nell'unità di una sola manifestazione essenziale di un pensiero, cosa per l'uomo accettabile secondo la comprensione molteplice che permette di comprendere le modalità e gli attributi di Dio in rapporto al tutto, Creazione, Mondo Superiore e Mondo Inferiore, entità celesti, umanità, individuo e storia, o prossima ed avvicinabile nelle ulteriori modalità particolari di fede della preghiera e della santificazione ma appunto impossibile in un atto conoscitivo immediato: la Mia sapienza non è la vostra sapienza viene commentato anche in questo senso. Molti Maestri spiegano infatti che, qualora un individuo cercasse di percepire intellettualmente l'Essenza di Dio, sembrerebbe pervenire al "nulla" del pensiero intendendo per questo nulla l'impossibilità di tale percezione, momentanea e nel tempo istantaneo corrispondente a tale tentativo; ciò va inteso quasi come rivelazione dell'esperienza del nulla e come impossibilità reale per tutti gli individui che vi provino secondo la facoltà intellettiva, da Dio concessa, e non come incapacità di comprendere di alcuni.

Elenco dei nomi di Dio

La pluralità dei nomi è anche dovuta al fatto che nell'ebraismo il nome proprio di Dio è considerato ineffabile. Di conseguenza il Tetragramma è uno dei casi più tipici di qere-ketiv, cioè di differenza fra pronuncia e forma scritta.

Essi compaiono nel Tanakh, nel Talmud ed in molti testi di preghiera o studio, sui Sefer Torah, sui Tefillin e sulle pergamente delle Mezuzot e negli amuleti compilati in rare occasioni da Maestri ebrei con le conoscenza spirituali e non magiche necessarie per questo.

  • Il Tetragramma (in ebraico יהוה), la cui pronuncia, concessa solo al Kohen Gadol nel giorno di Kippur e secondo l'Halakhah altrimenti proibita, diversamente dai principi rivelati della tradizione ebraica è secondo alcune teorie Jahwèh, è considerato nella Bibbia ebraica come il nome proprio di Dio. È formato da quattro consonanti; si scrive in un modo e si legge in diversi altri di cui uno in particolare è il più utilizzato: HaShem (cioè: "il Nome") e, tra le varie traduzioni possibili, la più comune è l'Eterno.
  • Invocazioni di Dio mediante particelle pronominali: Hu Lui stesso; Atta Tu; Anokì Me; Ani Io; Hineni Eccomi.
  • A-donai, Eterno, viene tradotto anche in Signore.
  • Spesso associato a questo vi è Tzevaoth o Sabaoth: Signore delle schiere o Signore degli eserciti soprattutto in riferimento agli Ebrei, alle schiere angeliche o ancora a quelle degli animali, dei pesci, dei volatili, sia uccelli sia insetti, ed ogni essere vivente animale [1]; non presente nel Pentateuco ma già in alcuni Libri dei Profeti del Canone ebraico, questo Nome è usato per la prima volta da Hanna quando, poiché era sterile, pregò Dio per avere un figlio, il Profeta Samuele (Talmud Berachot 31b): Dio disse a Hanna: tuo figlio (Samuele) è destinato a cominciare le sue profezie con questo nome (Midrash Shmuel 2); il valore numerico di questo nome è 524, numero di capitoli nel Talmud ed anche equivalente numerico di Talmud Bavli. Non manca l'interpretazione che vuole che Dio sia anche Arbitro delle guerre. Nella traduzione italiana del Sanctus il Sabaoth è stato tradotto con Dio dell'universo.
  • A-don 'Olam: nome dal significato Creatore del Mondo è anche il titolo di un Canto liturgico ebraico.
  • Avinu Malkeinu: Nostro Padre, Nostro Re.
  • Boré: Creatore.
  • Chai ha-Chaiym: Vita della vita.
  • Chai olamìm: Colui che vive sempre, Colui che dona la vita ai mondi.
  • Chassid: Pieno di Grazia, questo nome esprime la modalità divina dell'amore, della gentilezza, della grandezza di Dio anche nel rapporto con l'uomo e dell'uomo con il proprio prossimo che per queste qualità è sostenuto da Dio.
  • Deòt ha-Shem: «L'Eterno è Dio di conoscenza».
  • Ein Sof significa l'Infinito, l'illimitata Potenza di Dio.
  • Ehad significa l'Uno, l'unità del divino.
  • Ehyeh Asher Ehyeh, meglio tradotto con Io sarò Colui che sarò, esprime l'immutabilità di Dio anche se dinanzi al movimento finito della Creazione della quale Egli si gloria e nella quale si diletta, quasi che qualcosa sia metaforicamente aggiunto alla Sua essenza comunque perfetta e senza alcuna necessità di cambiamento. Questo nome cela molte discussioni sul Tetragramma fatte dai Rabbini: presenta infatti le stesse lettere ebraiche. Viene anche tradotto con Io sono Colui che sono senza una precisa attenzione alla forma grammaticale del verbo.
  • E-l costituisce la particella semantica per il divino, che è inserita in molte parole indicanti il nome di entità spirituali. Da sola significa genericamente Dio. El è la principale divinità dei Cananei ed è chiamato anche toro o vitello e rappresentato con questi due animali.
  • E-l Chai significa il Dio vivente.
  • E-lion: L'Altissimo.
  • E-lionim vetachtonim: che sostiene la parte superiore ed inferiore del mondo.
  • E-l Melech Neeman: Dio, Re, Fedele, è l'appellativo cui vengono associate le parole della medesima radice Emunah, che significa fede, ed Amen.
  • E-lohim significa Dei, forma plurale di E-loha (Dio), è probabilmente un residuo della religione politeistica della terra di Canaan ed ereditato dagli ebrei del regno settentrionale di Israele. Il comandamento ebraico hyeh lecha elohim acherim al panay viene tradotto non ci saranno altri dei al l' difuori di me. Secondo Ramban significa E-l hem, "la Loro potenza", cioè potenza di tutto e tutti, su tutti e tutto. In altri termini, l'Onnipotente. Si constata che questo non è un Nome, ma un attributo del precedente. (Alcuni spesso scrivono E-loh/kim per evitare di scrivere E-lohim, evitando di scrivere la forma esatta). Questo nome divino riguarda anche la Creazione e Dio come Creatore: in Ghematriah la parola di questo nome divino ha il medesimo valore numerico di Hateva, ovvero Natura e riguarda dunque il potere di Dio sulla Natura nel crearla e nel mantenerla.
  • E-loha Significa Dio ed è la forma singolare particolare del precedente. Si può dire che Egli fu l'E-loha di Abramo, l'E-loha di Isacco, l'E-loha di Giacobbe. Questa forma divenne impropria quando Dio diventa comune ad un popolo, perché se Dio è il "mio Dio", non può esserlo di un altro. Deriva da El, la principale divinità dei Cananei. Ci sono connessioni, storiche, geografiche, di pronuncia e di radice con le parola Allha (Eloha si può pronunciare anche Alah). Allah è il nome con cui i cristiani di lingua araba ed i musulmani chiamano Dio.
  • Emet, verità, viene spesso utilizzato assieme al nome E-lokim nel significato di Dio è vero ma viene anche letteralmente tradotto con l'espressione Dio è Verità.
  • Goalenu: Nostro Redentore/Nostro Liberatore.
  • HaKadosh BaruchHu: il Santo e Benedetto, oppure il Santo, Benedetto Egli sia.
  • Iah è un'abbreviazione del Tetragramma: è scritto che questo è un nome completo.
  • Kol significa il Tutto, la pienezza dell'essere.
  • Melech Ha-'Olam: Re del Mondo ma si intende anche Eterno.
  • Makom, luogo, indica che il Signore è il luogo di tutto.
  • 'Olam: Mondo.
  • Pashtut, la Semplicità, indica anche l'aspetto più puro e semplice dell'uomo quando è legato a Dio: la fede.
  • Rachamanan o Harachaman: in Ebraico ed Aramaico significano Clementissimo o Misericordioso.
  • Shadday antico nome divino dell'epoca patriarcale[2] e reso comunemente nelle traduzioni della Bibbia con Onnipotente. Incerto il suo significato; alcuni vi leggono "che ha detto basta al Suo mondo" (Sheamar le'olamo daï) (Talmud Hagiga, secondo capitolo); altri lo vedono come un acrostico, Shomer doltot Israel, proteggi le porte di Israele, poiché questo nome viene nelle mezuzot sugli stipiti delle porte, tranne in quelle dei locali d'igiene. Il nome Shadday è spesso associato al nome della Misericordia divina cosicché l'espressione completa risulti E-l Shadday.
  • Anche Shabbat e Shalom, Sabato e Pace, vengono annoverati tra i Nomi del Signore.
  • Shekhinah: piuttosto che un nome che indichi una modalità di Dio, il termine Shekhinah e tutta l'esegesi ebraica che ne discute esprimono invece la concezione della presenza divina nel mondo e nel Tabernacolo, in ebraico appunto detto Mishkan, o nel Tempio di Gerusalemme, dimora principale di Dio.
  • Zaddik significa Giusto: il versetto che afferma Il Giusto è il fondamento del mondo si riferisce sia al Signore, sia ad alcuni uomini: si dice infatti che in ogni generazione vivono 36 grandi Zadikim in Terra d'Israele e 36 in Diaspora che si distinguono dagli altri uomini giusti per qualità etiche e morali, doti spirituali e sapienza.

I 13 Attributi della clemenza divina

Essi vennero rivelati a Mosè quando chiese perdono a Dio per il popolo d'Israele dopo che un gruppo ristretto commise il peccato d'idolatria del vitello d'oro:

  « Dio longanime e misericordioso sei Tu, ricorda oggi la Tua grande misericordia e bontà, in favore della stirpe dei Tuoi amati, come hai detto all'umile (Mosè) nei tempi antichi e come è scritto nella Tua Torah: Scese il Signore in una Nube, si fermò là con lui, proclamò il Nome del Signore e là è detto: Il Signore passò davanti a lui e proclamò: «Il Signore, Signore, 1- Dio 2- misericordioso 3- e pietoso 4- longanime 5- e che domina le proprie ire, 6- di grande bontà 7- e veritiero, 8- Egli conserva il bene dell'uomo 9- per migliaia di generazioni, 10- sopporta il peccato volontario, 11- intenzionale 12- ed involontario, 13- e lo assolve» »   (Esodo 34.5-7)    

Vi sono due versioni della proclamazione dei tredici attributi divini una delle quali esprime anche la punizione sino alla quarta generazione nel caso in cui i discendenti di uomini che commettono gravi trasgressioni non seguano quanto, secondo la Torah, si insegna Dio voglia per il bene dell'uomo: è quindi possibile che figli o discendenti di persone ritenute da Dio colpevoli non vengano punite poiché scelgono di seguire il cammino corretto e giusto; le due, rivelate a Mosè, si trovano in due differenti parti del Tanakh.

Sefer haZohar: espressioni metaforiche della Qabbalah ebraica tradizionale

La tradizione mistica ebraica connota differenti espressioni metaforiche certamente non letterali che servono ad intendere quei poteri o le forze o ancora i principi impressi nel creato da parte di Dio tramite il Suo Nome eccelso quadrilittero, il Tetragramma Y-H-W-H; tramite essi per molti Rabbini sarà possibile comprendere come Dio si rapporti al mondo, sia esso spirituale o materiale, agli uomini, alle creature ed al creato tutto; studio e comprensione che percorrono la medesima formazione della sapienza delle Sefirot, essi compaiono secondo il metodo di espressione del livello segreto della Torah nel testo della Qabbalah dello Zohar:

  • Arich Anpin: questa espressione si riferisce all'Origine della Volontà divina: essa riguarda l'"anima" del Mondo di Atziluth ed è in particolar modo legata alla Sefirah Keter.
  • Atick Yomim: questa espressione riguarda la diffusione dell'abbondanza di Misericordia e Bontà concesse da Dio alle creature e nella Creazione.
  • Abba, Padre ed Imma, Madre indicano distintamente il primo potere di sovra-governo divino nonché la potestà eterna sul creato, in particolar modo tramite i poteri eccelsi e spirituali, e la conseguente "risposta" dal Basso a questo richiamo dall'Alto: questa "risposta", identificata con le acque spirituali femminili necessarie anche alla formazione di entità spirituali, è indissolubilmente legata al "richiamo" ed i due poteri divini sono radicati l'uno nell'altro e sigillati eternamente.
  • Zeir Anpin e Nukvà indicano puramente l'aspetto maschile e quello femminile oltreché un riferimento al Tetragramma come Abba ed Imma: essi, differentemente dai primi due sopra citati, riguardano un livello con il divino per gran parte orizzontale rispetto ai primi per cui prevale una prospettiva spirituale ed intellettuale verticale tra Dio e la Creazione e tra Dio e l'uomo anche in rapporto alla Creazione; importante la relazione di queste due figure metaforiche con la simbologia dei nomi di Dio, delle loro lettere ebraiche, dei valori numerici ad essi propri nonché quella delle permutazioni delle lettere effettuate secondo la Ghematriah.

La Torah intera come nome di Dio

Molti Maestri ebrei hanno sempre insegnato che quanto scritto sulla Torah è un nome del Signore nella sequenza ininterrotta delle lettere scritte in essa: anche per questo motivo l'insieme di tutte le parole scritte sul Sefer Torah non presenta altro che le lettere stesse senza alcuna vocalizzazione o punteggiatura; vi è l'idea che l'intera Torah sia sapienza divina con cui è stato creato il mondo e con cui esso si mantiene.

Cristianesimo

Signore è il titolo con cui maggiormente nella Bibbia cristiana ci si riferisce a Dio.

Con questo termine generalmente viene tradotto il tetragramma biblico e l'espressione greca κυριος presente sia nella traduzione greca dei settanta dell'Antico Testamento e sia nel Nuovo Testamento nella sua lingua originale.

Nell'Antico Testamento

Con il termine Signore nell' Antico Testamento:

  « Ascolta, Israele (in ebraico Shema, Israel), il Signore è nostro Dio, il Signore è uno solo. »
 
(cfr.Deuteronomio 6,4-9; 11, 13-21; Numeri 15, 37-41)
  • è Dio stesso che si definisce "Signore" con il primo dei comandamenti scritti a Mosè:
  « Io sono il Signore Dio tuo »
 
(cfr.Deuteronomio 5,6)
  • Signore degli eserciti:
  « Davide rispose al Filisteo: “Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l'asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d'Israele, che tu hai insultato. »
 
(cfr.1Sam 17,45)

Nel Nuovo Testamento

Con il termine Signore nel Nuovo Testamento:

  • molte volte ci si riferisce a Dio (e viene tradotto con Signore l'espressione greca kurios)[3]. E, nell'ottica trinitaria del Nuovo Testamento, con il termine Dio viene identificato Dio Padre.
  • particolare importanza acquista quando ci si riferisce alla persona trinitaria del Figlio, Gesù Cristo, seconda persona del Dio uno e trino.
  « A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me? »
 
(Elisabetta a Maria, madre di Gesù, nel vangelo di Luca 1,43)

È soprattutto nelle lettere di Paolo che è possibile trovare riferimenti a Gesù come Signore. Un esempio dall'apertura della lettera ai Filippesi, il celebre inno della spoliazione:

  « ...e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre. »
 

In questo testo riscontriamo anche la dimensione del Figlio come Signore in un quadro trinitario. È interessante il raffronto con il seguente testo di San Clemente Romano, dove - in una fase in cui la teologia dogmatica era ancora in una fluida fase evolutiva - il titolo di Signore è attribuito, secondo la tradizione veterotestamentaria, al Padre:

  « O Signore e Dio nostro, [..] noi ti lodiamo e ti benediciamo per Gesù Cristo, sommo sacerdote e avvocato delle nostre anime. Per mezzo di lui salgano a te l'onore e la gloria ora, per tutte le generazioni e nei secoli dei secoli. Amen.  »
 
(San Clemente Romano, Lettera ai Corinzi, 59)

Bibliografia

L. Strack, P. Billerbeck - Kommentar zum Neuen Testament aus Talmud und Midrasch, München 1922-1928 (I, 172 per Samajim; I, 443per il passivo teologico; I, 862 per Samajim; II, 221 per il plurale divino; II 302-333 sulla pronuncia del nome divino, soprattutto 308-313).

G. Kittel, G. Friedrich - Grande Lessico del Nuovo Testamento (Theologisches Wörterbuch zum Neuen Testament, Stuttgart) (I, 264-265 per hagios; IV, 393-398 per theos; VIII, 753-755 per onoma; 1425, 1433-1434, 1458-60, per ouranos).

J. Jeremias - Teologia del Nuovo Testamento, Brescia 1972 (dal tedesco, Göttingen 1971) 17-22 su passivo teologico e circonlocuzioni del nome divino.

M. McNamara - I Targum e il Nuovo Testamento, Bologna 1978 (dall’inglese 1972) 111-115.

J. Longton, R.F. Poswick - Dizionario Enciclopedico della Bibbia (ed. it. a cura di R. Penna), Borla-Città Nuova, Roma 1995 (or. fr. 1987).

P. Rossano, G. Ravasi, A. Ghirlanda, Nuovo Dizionario di Teologia Biblica, Paoline Milano 1996

Note

^ Per "Signore degli eserciti si intende Dio delle schiere del cielo (angeli) e di tutte le creature: nel salmo 23 si legge "...Il signore forte e potente, il Signore potente in battaglia. [...] Chi è questo Re della gloria? Il Signore degli eserciti"

  1. ^ cfr. Genesi 28,3, 35,11, 43,14, 48,3, 49,25
  2. ^ cfr. Matteo 1,20

 

Elohim

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Elohim (in ebraico אֱלוֹהִים , אלהים ascolta [?·info]) è un plurale della parola "divinità" più correttamente significa in ebraico antico "coloro che sono venuti dal cielo" - Eloah (אלוה) - che ha suscitato non pochi interrogativi fra gli esegeti biblici a causa dell'evidente impianto monoteistico della Bibbia.

Una delle possibili etimologie del termine lo vorrebbe composto dall'unione di due radici antiche: "El" e "Hoa". "Hoa" sarebbe l'antica radice che indicava L'Essere Supremo, Colui che esiste di per sé, che non è generato ma ha vita in se stesso.

Il prefisso "El" corrisponderebbe al nostro Colui, indicando la persona in senso astratto. "Colui che ha vita in sé" sarebbe quindi il significato del termine Eloha. Il termine Elohim, quindi, assumerebbe anche il senso di "Coloro che hanno vita in se stessi" cioè che sono la Fonte della Vita.

Sono state proposte due possibili spiegazioni per la sopravvivenza del termine: la prima è che si tratti di un residuo lessicale di una eventuale fase politeistica della cultura ebraica. Elohim sarebbe il plurale di Eloha (si legge anche Alah e da qui deriva Allah cioè Dio, prima per i cristiani di lingua siriaca e poi per i mussulmani ed i cristiani che poi assunsero la lingua araba) che trova la sua radice in El il dio vitello dei Cananei.

La seconda spiegazione, indica il termine come una sorta di pluralis maiestatis teso ad esaltare ancor più la divinità una e unica del Testo Sacro (in ebraico, infatti, esiste la forma del plurale maiestatico-intensivo, utilizzato per tutte le realtà costituite da parti).

Numerosi i passi, nell'Antico Testamento, in cui è presente la forma plurale (anche come pronome):

  « Dio disse: facciamo l'uomo, che sia la nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza […]" […] "ecco, l'uomo è diventato come uno di noi" »
 
(Genesi 1,26 - episodio della cacciata di Adamo ed Eva dal giardino dell'Eden)

Il monoteismo ebraico indica con il termine Elohim figure molto diverse tra loro: gli Angeli della Corte Celeste (Salmo 138,1); esseri creati (Ebrei 1,5) e identificati come figli di Dio (Giobbe 1,6; 29,1; 89,7); esseri di natura non divina (Apocalisse 22,8/9).

Alcuni studiosi di lingue antiche imputano questo uso non univoco del termine alla maggior semplicità della lingua ebraica rispetto a quella greca - nella quale vi è una netta distinzione tra il termine Angelo (ἄγγελoς) e il termine Dio (θεός).

Curiosità

Piu specifico il termine ELOHIM, non è una forma utilizzata nella Bibbia per identificare forme non terrestri(o meglio alieni) ma era usata dagli ebrei, durante i loro riti.Quest' ultimi leggevano an alta voce le Sacre scritture, ma per lor norma, non potendo pronunciare ad alta voce il nome di Dio, JAHWEH, decisero di utilizzare, appunto il termine Elohim.

Bibliografia

  • Piergiorgio Odifreddi. Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici). Longanesi, 2007.

 

 

Tetragramma biblico

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Evoluzione del tetragramma dall'alfabeto fenicio all'attuale ebraico

Il tetragramma biblico o "tetragrammaton" è la sequenza delle quattro (τέτρα, tetra in greco) lettere (γράμματα, grammata in greco) ebraiche יהוה (yod, he, waw, he) che compongono il nome proprio di Dio nella Bibbia ebraica.

In passato era largamente attestata la traslitterazione "JHWH". In epoca contemporanea invece la traslitterazione più diffusa è "YHWH", dato che il valore consonantico che la lettera J possiede nelle lingue neolatine e inglese (p.es. "Jessica") non corrisponde alla yod ebraica.

Gli Ebrei considerano dall'antichità il tetragramma troppo sacro per essere pronunciato: nella lettura della Bibbia e nelle preghiere è sostituito in ebraico con HaShem ("il nome") o Adonai ("Signore"), nelle altre lingue con "Signore" o "Eterno". Queste due ultime forme sono usate anche da alcune traduzioni della Bibbia cristiane.

Dato che nella lingua ebraica non si scrivono le vocali, il tetragramma biblico si ritiene costituito unicamente da consonanti oppure unicamente da vocali; poiché esso non viene più pronunciato, non si sa più quali vocali debbano essere interpolate alle consonanti o se sia un suono totalmente vocalico: l'ebraismo ritiene persa la corretta pronuncia del nome sacro. Da ciò è nata, a partire dal XVI secolo e soprattutto da parte di studiosi cristiani, una ricerca approfondita e vasta tuttora in discussione.

Nella Bibbia

Versioni ebraiche

Secondo la Jewish Encyclopedia:

  « Il Tetragramma compare 5.410 volte nella bibbia, suddiviso nei libri seguenti: Genesi 153 , Esodo 364, Levitico 285, Numeri 387, Deuteronomio 230 (totale nella Torah 1.419); Giosuè 170, Giudici 158, Samuele 423, Re 467, Isaia 367, Geremia 555, Ezechiele 211, profeti minori 345 (totale nei profeti 2.696); Salmi 645, Proverbi 87, Giobbe 31, Rut 16, lamentazioni 32, Daniele 7, Esdra Neemia 31, Cronache 446 (totale negli Agiografa 1.295). »
   

Secondo altre fonti il nome ricorrerebbe 6.828 volte nella forma יהוה compresi i 134 luoghi in cui i soferim (scribi) ebrei cambiarono il testo ebraico originale da יהוה in Ado-nai[1] e appare per la prima volta nel Libro della Genesi (2,4);

Nella bibbia ebraica il tetragramma è la forma più diffusa, ma non esclusiva. Ad esempio in alcuni salmi come il salmo 43 (42 secondo la divisione della bibbia greca) si usa solo il titolo Elohim (forma plurale di Eloah = Divinità). Inoltre non compare nel Cantico dei Cantici, nell'Ecclesiaste (Qoelet) e in Ester, un fatto che mostra secondo alcuni studiosi l'epoca tarda di composizione di questi libri, i cui autori sono vissuti in un'epoca in cui non si pronunciava più il Nome divino, e limitando la sua pronuncia integrale perfino nella lettura della bibbia e, a maggior ragione, nell'uso comune. È interessante notare che comunque nel libro di Ester è presente un acrostico all'inverso del Tetragramma.

Il tetragramma è sempre un nome proprio, che distingue Dio in persona e solo lui; invece Elohim ha più il carattere di un nome comune, che senz'altro distingue di solito, ma non necessariamente né invariabilmente, il Supremo. Gli studiosi a partire dal XVIII secolo hanno notato come nella Bibbia siano presenti tradizioni compositive differenti che si distinguono per l'utilizzo dei diversi nomi divini (vedi voce Ipotesi Documentale). Ad esempio nel libro della Genesi è presente una versione della creazione che utilizza il nome Elohim e la cui tradizione è detta Eloismo, a fianco di un'altra tradizione che utilizza il tetragramma.

Nel testo masoretico il tetragramma compare con le vocali di Adonai per ricordare al lettore di pronunciare Signore.

Versioni greche

Nei più antichi frammenti pervenuti a noi della versione in lingua greca della Bibbia detta dei Settanta è presente il tetragramma non vocalizzato (ad esempio il frammento Papiri Fouad 266 del I-II secolo a.C.). Nelle parti successive e in molti manoscritti più recenti a noi pervenuti il nome divino è invece reso con Kyrios, cioè "Signore" in greco.

Esistono anche altre versioni in greco della bibbia ebraica (come quella di Aquila) in cui le consonanti del tetragramma sono trascritte in greco.

Alcuni ricercatori come George Howard, Paul Kahle, Sidney Jellicoa, ripresi dall'italiano Matteo Pierro, appartenente quest'ultimo ai Testimoni di Geova, sostengono che, poiché il nome divino nei frammenti più antichi è trascritto in aramaico o in lettere paleoebraiche o traslitterato in lettere greche, allora la sostituzione del tetragramma con Kyrios sarebbe un'innovazione cristiana, dato che per loro il nome divino in ebraico non era più comprensibile. Bisogna aggiungere che per gli ebrei la presenza scritta del tetragramma (mantenuta nel testo ebraico) non significa che esso venga effettivamente pronunciato.

Nuovo Testamento e altri manoscritti antichi

L'uso di rendere il tetragramma con "Signore" in greco si è mantenuto in tutti i manoscritti del Nuovo Testamento, dove il tetragramma non compare mai, neppure nelle citazioni dell'Antico Testamento. Appare invece nel libro di Apocalisse il diminutivo JAH , che è appunto un diminutivo del tetragramma. Comunque alcuni studiosi fanno notare che i manoscritti in nostro possesso sono distanti dalla stesura degli originali e quindi sottolineano la probabilità che almeno nelle citazioni dell' antico testamento il nuovo testamento contenesse il tetragramma e che la sostituzione sia avvenuta in seguito. In tal senso traduzioni come quella di André Chouraqui ripristinano il tetragramma nel nuovo testamento.

Il tetragramma non vocalizzato è presente anche in una trentina di manoscritti appartenenti al gruppo dei manoscritti non biblici di Qumran, datati fino al I secolo d.C., secondo l'elenco redatto dal Prof. James H. Charleswort.

Etimologia e significato

L'interpretazione del tetragramma si basa su Esodo 3,14 (citato sopra): in tale versetto esso è solitamente tradotto in italiano con "io sono". La frase completa è tradotta: "io sono ciò che sono", o "io sono colui che sono", o ancora "io sono io sono".

La Jewish encyclopedia riporta:

  « è possibile determinare con un buon grado di certezza la pronuncia storica del Tetragramma, e il risultato è in accordo con l'affermazione contenuta in Esodo 3,14, nel quale la radice verbale si rivela come "Io sarò", una frase che è immediatamente preceduta dall'affermazione completa "Io sarò ciò che sarò", oppure, come nelle versioni in italiano (o in inglese) "Io sono" e "Io sono colui che è l'essere". Il nome deriva dalla radice del verbo essere, ed è visto come un imperfetto. Questo punto è decisivo per la pronuncia poiché l'etimologia è basata in questo caso sulla parola nota. Gli esegeti più antichi, come Onkelos, i Targumin di Gerusalemme e lo pseudo-Gionata considerano "Ehyeh" e "Ehyeh asher Ehyeh" come il nome della Divinità, e accettano l'etimologia di "hayah":"essere" »
   

Il versetto potrebbe anche significare "io mostrerò d'essere ciò che mostrerò d'essere" oppure "Io sono l'essenza dell'essere", come possiamo trovare in Esodo 3,14; il nome per indicare che Dio può manifestarsi nel tempo come tutto ciò che desidera, e che attualmente è fuori del tempo ogni cosa.[2]

Con ciò Dio dice a Mosè di essere colui che è sempre presente a favore del suo popolo. Il nome di Dio assume così un doppio significato:

  • storico-salvifico: io sono colui che è presente per salvare il mio popolo dalla schiavitù d'Egitto; si ritiene che tale significato sia il più fedele al contesto in cui il nome appare.
  • metafisico: io sono colui che esiste di per sé; Dio rivela a Mosè di essere l'Essere assoluto, l'Essere in quanto essere. Tale significato è stato sviluppato in epoca cristiana, soprattutto nell'ambito della riflessione metafisica.

Per altri ebraisti יהוה è una forma verbale, causativo imperfetto di הוה (hawàh, "divenire"), in italiano si potrebbe tradurre "Egli fa divenire". Questo nome sottintende che chi lo porta sia il creatore che "fa divenire", porta all'esistenza le cose o diviene qualsiasi cosa Gli aggradi per adempiere la Sua volontà. In seconda analisi può essere tradotto come "Colui che verrà" rivelando la sua incarnazione nel Messia.

Secondo un'altra teoria, non molto affermata, al tempo di Mosè in Egitto la parola luna era Jah, dunque Jah-wah poteva essere il termine preciso per luna-crescente. Il Dio ebraico deriverebbe quindi da una divinità lunare.

Vocalizzazione e trascrizione

La vocalizzazione ibrida (Jhwh con le vocali di Adonai) scritta su una chiesa norvegese

Dal momento che il tetragramma da secoli non viene più pronunciato e che nell'ebraico biblico non si scrivono le vocali, ma solo le consonanti, la vocalizzazione, che in origine si tramandava oralmente, si è persa lasciando spazio a diverse teorie.

Ogni traduttore moderno quindi deve usare un criterio per inserire nel tetragramma le vocali che permettano di leggerlo in italiano o in un'altra lingua. Nelle edizioni odierne della Bibbia il nome può essere pertanto trascritto in vari modi, a seconda delle ipotesi sottese.

Le vocalizzazioni più conosciute sono:

  • A E (Yahweh)
  • E O A (Yehowah, da cui in italiano Geova)

La vocalizzazione O A I sembra molto forzata. È accettata la vocalizzazione A E, che fa riferimento al testo del capitolo 3 del libro dell'Esodo in cui Dio rivela il suo nome a Mosè. In questo caso dal testo si evince che יהוה è una forma arcaica del verbo essere in ebraico (hawah, moderno hajah), significante "Io sono", nella forma causativa.

Forzata è anche la vocalizzazione I I, che deriverebbe da un'altra trascrizione (יי). Si tenga poi presente che la lettera vav (ו), una volta vocalizzata in O od U, perde il suono V per assumere un suono puramente vocalico, quindi il tetragramma potrebbe tranquillamente essere una sequenza di soli suoni vocalici.

In tempi recenti altri studiosi hanno analizzato alcuni nomi ebraici di persone o luoghi contenuti nelle scritture che contengono una forma abbreviata del nome divino. Le ipotesi scaturite da questi studi separati si concentrano su una fonetizzazione con tre sillabe come ad esempio Yahowah o Yahuwah (George Wesley Buchanan professore emerito del Wesley Theological Seminary di Washington).

Yahweh (Iavè)

Questa forma è quella sulla quale si ha il consenso della maggior parte degli studiosi. Si ritiene che sia derivata dalla pronuncia samaritana del nome divino, infatti Teodoreto (ca. 393- ca.457) riferendosi al modo di pronunciare dei samaritani, trascrisse il nome in greco come Jabe. Gli studiosi hanno pertanto inserito le vocali del samaritano Jabe nelle originali consonantiche ebraiche pronunciando così Yahweh. La pronuncia Yahweh è inoltre riportata da Clemente Alessandrino, che ne deriva la fonetizzazione dal verbo essere in ebraico, legato anche ad una interpretazione di Esodo III. Alcuni biblisti tuttavia nutrono dubbi su questi precedenti[3].

Yehowah (Geova)

Estratto da Pugio Fidei di Raimondo Martini Pugio Fidei del 1270 DC (pagina 559).
Il nome di Dio nella chiesa Cattolica di St. Martinskirche, Olten, Svizzera, 1521.

Geova è la forma italiana di יְהֹוָה che è la vocalizzazione specifica del tetragramma biblico come è presente nel testo masoretico cioè la versione più recente della Bibbia in uso presso gli ebrei.

יְהֹוָה ha le consonanti del tetragramma, e i punti vocalici di יְהֹוָה sono simili, ma non esattamente gli stessi, dei punti vocalitici presenti in Adonai (Signore).

Dall'inizio del XVII secolo (e forse anche prima), i ricercatori hanno dibattuto se i segni vocalici presenti nel testo masoretico יְהֹוָה siano esattamente i segni vocalici del nome di Dio. La maggior parte degli studi sostiene che יְהֹוָה ha i punti vocalici di אֲדֹנָי (Adonai, in italiano Signore), e che quindi gli interpreti cristiani del XIII secolo ed oltre abbiano scambiato i punti vocalici (le vocali) del sacro nome con quelli di Adonai. Secondo questi le vocali di Adonai erano stati inserite nel tetragramma proprio per agevolare la pronuncia di Adonai comunque bisogna rilevare che i segni vocalici di queste parole non sono esattamente gli stessi. Questa diversità causa un disaccordo dei ricercatori sui motivi di questa diversità.

I primi testi che contengono יְהֹוָה, con la fonetizzazione ottenuta dal testo masoretico, sono stati scritti nel:

"Jehova" 1270 d.C. Latino.
"Ieova" 1530 d.C. Italiano.
"Iehova" 1562 d.C. Italiano
"Jehovah." 1778 d.C. Italiano
"Geova" in italiano moderno.

(si tenga presente che la lettera "J" quasi sempre si pronuncia come la lettera "G" (Jolly, Jeans, Jenny, ecc.)

Studiosi cattolici hanno talvolta usato questo nome nei secoli passati (ma solo in versioni di studio, mai nella preghiera o nella liturgia o nel catechismo) come la fonetizzazione di un nome di Dio nella Bibbia anche se, sostenendo che è filologicamente errato, ne hanno progressivamente abbandonato l'uso, sostituendolo con Yahweh e ultimamente si preferisce non vocalizzare affatto il tetragramma. La Chiesa Cristiana Ortodossa ha usato questo nome nello stesso modo durante gli ultimi due secoli.[4] In Italia i Testimoni di Geova hanno usato questo nome in maniera estesa già nel 1903, nel libro di Charles Taze Russell, "Il divin piano dell'Età", tradotto dal professor valdese Daniele Rivoir [5] ufficializzandolo il 26 luglio del 1931 quando hanno assunto l'attuale denominazione. La Chiesa dei Santi degli ultimi giorni insegna che Geova è il nome di Gesù prima di nascere (Giovanni 8:58 che fa riferimento ad Esodo 3:14), mentre Elohim indicherebbe Dio Padre (Matteo 3:17).

In latino Jehovah è visibile nelle decorazioni della chiesa cattolica di S. Agata a Santhià (Vercelli), nella forma Jehova è visibile nella volta di uno degli altari minori del duomo di Fossano (Cuneo) e nella forma Jeova sulla soglia del presbiterio della chiesa di Vezzo, frazione di Stresa (Novara). Si riportano di seguito le posizioni di ebrei, cristiani e testimoni di Geova ed altri:

Ebraismo

Nell'ebraismo, oltre ad evitare la vocalizzazione del tetragramma in generale, si ritiene filologicamente errata questa forma, come riportato nel 1908 nella Jewish Encyclopedia [1]:

  « Jehovah: Pronuncia scorretta introdotta da teologi cristiani, ma completamente rifiutata dagli ebrei, dell'ebraico יהוה, nome ineffabile di Dio (tetragramma o "Shem ha-Meforash". Questa pronuncia è grammaticalmente impossibile; è derivata dalla pronuncia delle vocali del "ḳere" (lettura marginale del testo masoretico: "Adonay"), con le consonanti di "ketib" (lettura testuale di "יהוה") - poiché la parola Adonai (Signore) veniva usata come sostituto di יהוה ogni volta che tale parola compariva, con una sola eccezione, in libri biblici o liturgici. Adonai presenta le vocali "shewa" (il composto sotto il gutturale א diventa semplice sotto י), "ḥolem," e "ḳameẓ," e ciò porta a "Jehovah").
[...]
Queste sostituzioni di Adonai ed Eloim al posto di יהוה furono introdotte per evitare la profanazione del Nome Ineffabile.
[...]
La lettura Jehovah è una invenzione relativamente recente. I primi commentatori cristiani riportano che il tetragramma veniva scritto, ma non pronunciato dagli ebrei. Generalmente si ritiene che il nome Jehovah sia stato un'invenzione del confessore di papa Leone X, Pietro Colonna Galatino (Peter Galatin), "De Arcanis Catholicæ Veritatis," 1518, folio XLIII.) che fu imitato nell'uso di questa forma ibrida da Fagius. Pare tuttavia che anche prima di Galatin questo nome sia stato in uso comune, e compare nel Pugno Fidei di Raymond Martin, scritto nel 1270. »
 
(Jewish Encyclopedia, voce Jehovah)

Secondo l'Ebraismo, qualsiasi materiale con su scritto o inciso il tetragramma, tanto più se scritto da uno scriba in stato di purità su fogli di pergamena, non può essere gettato via e deve essere custodito in un contenitore apposito chiamato Ghenizah oppure sotterrato in un terreno riservato specificatamente a questo scopo.

Chiese cristiane

La vocalizzazione Jehova o Geova ebbe una certa diffusione fino al XIX secolo ed oltre, soprattutto in ambito protestante, ma attualmente si ritiene filologicamente più corretta l'altra forma di vocalizzazione, per i motivi sopra esposti. Nel mondo inglese comunque si continua ad usare la forma Yehowah, essendo stata diffusa da diverse traduzioni autorevoli come la King James Version.

Testimoni di Geova
Vedi anche il paragrafo dedicato.

I testimoni di Geova hanno adottato la forma derivata da Jehovah consolidata ed esistente nelle varie lingue, come nell'italiano Geova. I Testimoni di Geova non considerano la vocalizzazione Geova sicuramente corretta ma la più diffusa nella lingua locale. Sul dibattito sulla corretta fonetizzazione i Testimoni di Geova comunque ritengono non sufficientemente provata la correttezza o erroneità delle fonetizzazioni Jehovah, Yahweh e simili. Più che sulla corretta pronuncia del nome di Dio, essi si soffermano sull'uso dello stesso e ne fanno fulcro della loro adorazione seguendo il comando divino riportato nel libro dei Proverbi:

  « Il nome di Dio è una forte torre. Il giusto vi corre e gli è data protezione. »
 
(Proverbi, 18:10)

Ciò che contestano i Testimoni di Geova è che tutte le altre religioni hanno omesso il nome proprio di Dio nella Bibbia (e nel "Padre Nostro" si deve santificare il Suo nome, che hanno nascosto) preferendo l'impiego di titoli aggettivati quali Altissimo, Signore, Onnipotente, ecc.

Altri studiosi in difesa di Jehovah

Lo studioso ebreo George Wesley Buchanan sostiene la possibilità della correttezza di tale traslitterazione.

Anche il libro del semitista francese Gérard Gertoux YHWH - Un nome eccellente. Narrazione storica del Nome divino (YHWH in fame only? A historical record of the divine Name)[6], che fu catalogato da Henri Cazelles, presidente del direttivo dell'Institut Catholique de Paris, come tesi (T594GER) al BOSEB sostiene che la pronuncia originaria fosse Jehowah.

Il traduttore biblico francese André Chouraqui l'ha citata nel suo libro intitolato Mosè (p. 161). Lo studioso ha pubblicato successivamente il suo libro intitolato Una storia del nome divino. Un Nome eccellente, che approfondisce maggiormente la tesi.

Uso del tetragramma

La particolarità della differenza fra testo scritto e pronuncia presso gli ebrei e i diversi modi di tradurre il tetragramma nelle lingue diverse dall'ebraico può far sorgere la questione di come le varie comunità religiose usino riferirsi a questo nome. Gizetasoft (msg)

Ebraismo

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Dio si rivelò con il Nome eccelso solo quando Moshè Gli si presentò innanzi e quando il Popolo d'Israele doveva essere liberato dall'Egitto e divenire possesso particolare di Dio: precedentemente infatti Avraham, Yitzchak e Yaakov lo conobbero tramite la modalità del Nome divino "E-l Sha-day". Il Tetragramma è il Nome di Dio che esprime la trascendentalità e la Misericordia divine. L'ebraismo insegna che il nome di Dio, pur esistendo in forma scritta, è troppo sacro per essere pronunciato. Tutte le moderne forme di ebraismo proibiscono il completamento del nome divino. Il solo che poteva pronunciarlo era il Sommo sacerdote nel giorno dell'espiazione: dato che la figura del Sommo Sacerdote è sparita nel 70 d.C., da allora il tetragramma non viene mai pronunciato durante i riti ebraici. La tradizione ebraica vuole che ciò avvenisse all'Interno del Kodesh HaKodashim, il Sancta sanctorum del Tempio di Gerusalemme: il Sommo Sacerdote dimenticava la pronuncia del Tetragramma immediatamente dopo averla "effettuata". Il momento in cui il Sommo Sacerdote poteva pronunciare il Tetragramma avveniva per due volte con la Benedizione sacerdotale sul popolo d'Israele:

  « Il Signore parlò a Mosè dicendo: <<Parla ad Aronne ed ai suoi figli e di' loro così: "In questo modo benedirete i figli di Israel, dicendo loro: Ti benedica il Signore (יהוה) e ti custodisca. Faccia il Signore risplendere il Suo Volto su di te e ti conceda grazia. Rivolga il Signore il Suo Volto verso di te e ti dia pace". Essi porranno il Mio Nome (יהוה) sui figli di Israel ed Io li benedirò>> »   (Numeri 6.22-27)    

Gli ebrei usano inoltre non pronunciarlo ad alta voce in nessuna occasione e per nessuna ragione. Per discutere l'argomento della vocalizzazione del nome, solo per motivi scientifici, e mai in conversazioni futili o in preghiera, si preferisce scrivere le vocali a cui ci si riferisce e lasciare alla mente dell'ascoltatore la ricostruzione del nome vocalizzato. Invece di pronunciare il tetragramma durante le preghiere, gli ebrei dicono Ado-nai.

È probabile che la proibizione della pronuncia del tetragramma risalga all'epoca di Esdra e Neemia, ossia al ritorno dall'esilio babilonese, quando fu riaperto il Tempio di Gerusalemme e furono fissati molti dei canoni della liturgia.

Alcuni spostano l'effettivo disuso della pronuncia del tetragramma ad un periodo successivo, dal III secolo a.C. fino al III secolo d.C. Qualunque sia la data di disuso, nel mondo ebraico la proibizione è certa, ed è stata costante fino ad oggi.

La legge ebraica richiede che regole "rabbiniche" siano decretate in aggiunta alle regole della Torah per ridurre l'eventualità che la legge originale sia trasgredita. Per questo motivo è diffusa la pratica di limitare l'uso della parola Ado-nai solo ai momenti di preghiera. Nelle conversazioni quotidiane gli ebrei dicono "HaShem" (in ebraico "il nome", come appare nel libro del Levitico 24,11) quando si riferiscono all'Eterno. Molti ebrei estendono la proibizione a tutti i nomi con i quali ci si riferisce all'Altissimo nella Bibbia, oppure aggiungono suoni che alterano la pronuncia al di fuori dei contesti liturgici, come ad esempio kel o elokim. Anche nello scritto possono comparire alterazioni, come ad esempio "D-o". Sebbene questa alterazione scritta non sia richiesta da alcuna legge religiosa (solo il nome in ebraico è sacro, non la sua traduzione in italiano o altre lingue) essa ha lo scopo di ricordare al lettore la santità connessa al nome del Signore.

Il Nome eccelso di Dio riguarda dunque l'Essenza divina e per questo i Rabbini insegnano che l'insieme della Torah è una permutazione di esso, ogni lettera orbita attorno a quelle del Tetragramma o agli altri Nomi di Dio per essere in quest'ultimo caso ancora ricondotti al Tetragramma.

Un utilizzo, la cui ricerca simbolica risale alla tradizione antica ebraica, è quello che ogni Ebreo maschio indossi un Talled o manto ai quattro angoli del quale sono annodati quattro fili per ciascuno dei quattro gruppi chiamati Ziziot (dal nome singolare ebraico Zizit): i nodi devono essere eseguiti secondo una meticolosa procedura che varia a seconda delle varie comunità ebraiche o delle differenti tradizioni accademiche che seguono l'opinione prevalente del proprio Rabbino. Il numero corrispondente ai giri ed ai nodi fatti con i fili simbologicamente corrisponde in Ghematriah a quello del Tetragramma: lo Zizit corrisponde anche a tutte le 613 mitzvot che l'Ebreo è tenuto a custodire ed osservare. L'Ebreo che si appresti ad eseguire questi nodi sul Tallit, o prima di indossarlo, dovrà quindi pronunciare una benedizione a Dio.

Significati del Tetragramma

Il Nome eccelso viene considerato metaforicamente l'"anima" di Dio e, tra tutti gli altri Nomi di Dio nella Bibbia, è ritenuto quello che meglio designa la Sua Essenza; per il suo significato onnicomprensivo della santità divina e della Sua Magnificenza sono molte le interpretazioni di esso conosciute per rivelazione profetica e da ricondurre all'aspetto più santo e puro della Torah.

  • Il Tetragramma si compone di quattro lettere; la prima parte del Tetragramma composta dalle due lettere ebraiche Yod-Hei corrisponde simbolicamente all'interezza dello stesso:
  « Y-H è un Nome completo... »
   
A queste due lettere ebraiche corrispondo due angeli serafini corrispondenti alla modalità intellettiva.
  • Esistono quattro tipi di compitazione del Tetragramma attraverso le quattro differenti formule piene delle quattro lettere di esso permettendo così di dettare la prima lettera Yod י in יוז ואו דלת proseguendo secondo questo metodo sino a raggiungere quattro differenti Nomi del Tetragramma cha hanno differenti valori numerici: 52, 45, 63 e 72; si avrà così che per Yod si conteranno le 9 lettere ebraiche componenti la parte del Nome Yod, Vav e Dalet.
  • Secondo la Ghematriah, grazie alla somma del valore numerico delle prime lettere dell'alfabeto ebraico nell'ordine corretto, si viene a ricostituire il Tetragramma nella prima parte dello stesso: Alef א 1+ Beith ב 2+ Ghimel 3 ג+ Daled ד 4; è 10 dunque il valore di questa somma ed ancora della lettera Yod, י. Dopo l'ultima lettera di questa somma nell'alfabeto ebraico sono presenti la Hei, ה, e la Vav, ו: si ottiene così il Nome Yod, Hei, Vav appunto corrispondente alle prime tre lettere del Tetragramma. Molti i significati di questo calcolo nell'interpretazione Qabbalistica della simbologia mistica delle Lettere ebraiche.
  • Esiste una corrispondenza con le Tavole dei Dieci comandamenti: le Tavole rappresentano la Yod, i primi cinque Comandamenti la Hei, le dimensioni di esse nella profondità, nella larghezza e nell'altezza la Vav formando così le tutte le tre Lettere del Tetragramma; il secondo gruppo dei Comandamenti riguardanti il rapporto tra uomo e uomo rivelano il legame con la pronuncia del Nome "Ado-nai".
  • Nella Qabbalah ebraica le lettere del Tetragramma sono anche metafora dei cinque differenti tipi di anima: Nefesh riguarda l'ultima Hei, Ruach la lettera Vav, Neshamah è legata alla seconda Hei del Nome, la lettera Yod corrisponde a Chaya mentre Yehidah è l'apice della lettera Yod.
  • Anche l'ultimo Rebbe del movimento religioso ebraico Chabad Lubavitch, il Rebbe Menachem Mendel Schneerson, ricorda che le Sefirot sono legate alle lettere ebraiche del Tetragramma nel loro significato più profondo: la Sefirah Keter è l'apice della Yod, Khokhmà è la Yod stessa, Binah rappresenta la prima lettera Hei; Vav, il cui valore numerico è sei, le sei Sefirot successive da Hessed sino a Yessod mentre l'ultima lettera, la seconda Hei, è Malkhut.
  • Le quattro lettere ebraiche del Tetragramma corrispondono ai quattro Parzufim (cfr. Nomi di Dio nella Bibbia): la Yod ad Abba, la Hei ad Imma, la Vav a Zeir Anpin e la seconda ed ultima Hei a Malkhut.
  • La Qabbalah individua quattro regni: il mondo minerale, quello vegetale, l'animale ed infine quello dell'uomo; così l'uomo rappresenta la Yod, il mondo animale la prima Hei, il mondo vegetale è metafora della Vav mentre l'ultima Hei è simbolo del mondo minerale.
  • Il rabbino Arizal insegna che anche il Lulav può essere paragonato alle quattro lettere del Tetragramma: la lettera Yod è rappresentata dal mirto, la prima Hei dal salice, la lettera Vav dal ramo di palma ed infine la seconda Hei dall'Etrog; il maestro di Safed ne commenta il legame con le Sefirot e la simbologia dei pastori del popolo ebraico.
  • Nello Zohar è insegnato che la prima parte del Nome Eccelso Yod-Hei è simboleggiata dai 365 precetti negativi, le proibizioni della Torah, mentre la seconda Vav-Hei è rappresentata invece dai 248 precetti positivi, gli obblighi religiosi. Questo perché Yod-Hei riguarda la parte ignota e nascosta, il livello spirituale più alto che non può essere coinvolto nell'azione o nel mondo materiale o ne deve restare distinto; Vav-Hai rappresenta invece lo svolgersi della spiritualità, anche dall'Alto al Basso, nell'azione e nel mondo materiale.
  • Il Tetragramma viene anche paragonato al sole in rapporto al Nome E-lokim paragonato alla luna e che riguarda il potere divino della Creazione. In questo senso rabbino Nachman di Breslov afferma che per il Mondo Futuro, l'era messianica o la Fine dei giorni, il Suo Nome sarà Uno è in corrispondenza al tikkun della luna, una delle rettifiche spirituali: in questo mondo, così come è formato, il sole non può infatti vedere il difetto della luna. Per difetto si vuole intendere che per l'ammonizione che Dio fece ad essa quando, nei primi sei giorni della Creazione, la luna si dimostrò gelosa del sole e, dopo una discussione tra essa e Dio, venne rimpicciolita: essa si lamentava del fatto che vi fossero due potenze, essa stessa, la luna, ed il sole; così Dio decise di rimpicciolirla indicando comunque che entrambi sarebbero stati necessari al Mondo uno per il giorno e l'altra per la notte e che anche la luna avrebbe avuto anche il merito di servire per il conto del ciclo dei mesi secondo il calendario ebraico. Questa una delle interpretazioni del versetto che afferma che nell'era messianica la luce della luna sarà come quella del sole e quella del sole sette volte più forte come nei primi giorni (della Creazione).
  • Il rabbino Arizal espone un commento sul Tetragramma la cui natura santissima e di Misericordia viene contrapposta agli elementi delle dieci piaghe inferte alla popolazione egiziana con l'evento della liberazione del popolo d'Israele: l'Arizal ne interpreta quindi il legame nell'aspetto santo del Nome eccelso e la natura di terrbile rigore e giustizia divini delle piaghe; la funzione di questa interpretazione è quella di presentare l'opposizione del bene e della Misericordia divini al reame dell'impurità in questo caso limitato dalla Giustizia divina: ogni piaga viene analizzata quindi a partire dall'elemento di oscurità, impurità e danno, corrispondenti in questo caso alle colpe degli egiziani puniti dell'epoca, sino all'equivalente opposto nella Misericordia tramite il commento del Nome eccelso quadrilittero associato a quello su alcuni altri Nomi di Dio.
  • Il Tetragramma era inciso nel bastone di Mosè; per questo egli non lo affidò al fratello Aronne per evitare che, durante le Dieci piaghe inferte all'Egitto, i maghi egiziani potessero usufruire del potere dello stesso.
  • I maestri insegnano che il Nome eccelso corrisponde anche agli elementi coinvolti nella Tzedakà, la beneficenza: la moneta donata assomiglia alla Yod, per le cinque dita la mano rappresenta la Hei che ha valore numerico 5; il braccio del donatore corrisponde alla Vav mentre il braccio e la mano di colui che la riceve sono simbolo della Vav e della seconda Hei.
  • ...

Chiese cristiane

Vetrata con il Nome in ebraico nella chiesa di Saint-Germain a Parigi

Nella prima Chiesa cristiana si sono immediatamente affermate, nell'uso comune e liturgico, le forme "Signore" e "Dio" perché prevalenti al tempo del Nuovo Testamento, nel cui testo sono impiegate in modo esclusivo. Nella chiesa latina il greco Kyrios è stato tradotto con Dominus e, nelle traduzioni in italiano, con Signore. È rimasta come testimonianza la forma litanica "Kyrie eleison" a ricordo della tradizionale liturgia greca che era in uso anche nella chiesa latina. Come esempio di uso, nelle collette e nelle preghiere della liturgia cattolica, ci si rivolge a Dio con gli epiteti "Dio onnipotente ed eterno" oppure "Dio, padre onnipotente" o simili. L'unica volta in cui si utilizza un termine ebraico (non il tetragramma) è, una volta all'anno, in una delle sette antifone maggiori dell'Avvento "O Adonai" (nel testo latino - nel testo liturgico italiano è reso con "O Signore"). Questo utilizzo delle forme Dio e Signore è stato mantenuto anche nel protestantesimo storico, come ad esempio nella versione di Lutero della Bibbia.

Le traduzioni moderne in cui è presente (perlopiù in nota) una vocalizzazione del tetragramma, sono opera di eruditi senza che abbiano un utilizzo al di fuori della cerchia della critica biblica, e servono soprattutto per evidenziare le stratificazioni e la formazione del testo (ad esempio le cosiddette tradizioni Jahvista, Elohista, Sacerdotale ecc). Recentemente, in ambito cattolico, con la motivazione di riaffermare la disciplina sia ebraica che delle prime comunità cristiane secondo la quale «Non si deve pronunciare il nome di Dio sotto la forma del tetragramma YHVH nelle celebrazioni liturgiche, nei canti, nelle preghiere», e anche nelle traduzioni della bibbia il nome di Dio deve essere reso con Adonai, Kyrios, Signore ecc [7]

Bibbie cattoliche

Nella maggior parte delle versioni moderne delle bibbie cattoliche e in tutte quelle utilizzate pubblicamente nelle chiese, il nome ineffabile (secondo la definizione dei padri della Chiesa), quando presente nell'Antico Testamento, viene reso con "Signore", adottando l'uso del Nuovo Testamento in cui il tetragramma non è mai presente e dove, nelle citazioni della bibbia ebraica, si usa il greco Kyrios (Signore). Questo uso è attestato anche nella maggior parte dei manoscritti della bibbia in greco, detta Septuaginta, e nella vocalizzazione del tetragramma del testo masoretico. Anche nella versione latina precedentemente in uso nella Chiesa occidentale (la Vulgata) il termine è reso con Dominus, cioè Signore. La presunta vocalizzazione del tetragramma non compare mai nel testo ufficiale della Bibbia utilizzato per la liturgia pubblica in italiano.

La maggioranza degli esegeti cattolici contemporanei propende per una vocalizzazione del tetragramma con le vocali "a" ed "e" (Yahweh , Iahvè o Iavè ), e talvolta questa forma può apparire, oltre che nei testi di critica biblica, anche nelle note e nelle introduzioni o, più raramente (una o due volte) nel testo dell'Antico Testamento, quando si tratta di evitare ambiguità per la presenza vicina di altri nomi divini. È presente più spesso in alcune versioni letterali degli anni sessanta a indirizzo storico critico, allo scopo di evidenziare le diverse tradizioni presenti nella formazione del testo. In traduzioni degli ultimi anni è citato il tetragramma in caratteri latini (JHWH) senza alcuna vocalizzazione. Non compare mai nel Nuovo Testamento perché non è presente in nessuno dei manoscritti antichi da cui vengono fatte le traduzioni. Tuttavia il nome divino compare nella forma abbreviata nell'espressione "Alleluia" in Apocalisse 19:1, 3, 4, 6. Inoltre è da considerare l'ipotesi che esso sia stato sostituito negli anni successivi alla scrittura dei vangeli. Questo appare verosimile in quanto l'uso del nome divino, comune ai tempi di Gesù, fu osteggiato nel corso del tempo presumibilmente per preservarne la dignità. L'idea che il nome di Dio non dovesse essere pronunciato invano mutò e fu sostituita dall'idea che non si dovesse mai menzionare perché estremamente importante.

Bibbie protestanti

Nelle Bibbie (Antico Testamento) protestanti solitamente il tetragramma viene reso con Signore o con "Eterno". In nota o raramente nel testo compare sempre più la forma Jahvé. La Riveduta Luzzi, la Nuova Diodati e la King James Version in Genesi 22,14 riportano il nome di località Jehovah-jireh, la cui radice deriva dal tetragramma, ma altre bibbie protestanti traducono diversamente. In alcune traduzioni anglosassoni della bibbia si traduce il tetragramma con LORD (Signore), tutto in maiuscolo, per distinguerlo da "Signore" quando si traduce Adonai.

Relazione ebrei-cristiani

Il 16 gennaio 2006, in visita a papa Benedetto XVI, il rabbino capo di Roma Riccardo di Segni ha sollevato il problema del fastidio che provoca fra gli ebrei l'uso del nome divino fra i cristiani, a causa della particolare sensibilità ebraica dovuta al divieto di pronunciare il nome di Dio nei dieci comandamenti.

Il papa ha risposto che la tradizione cattolica, a differenza di quella protestante, è arrivata a questa facilità di espressione molto recentemente, per influsso dello storicismo, e che i cattolici devono lavorare perché si torni all'origine del culto.

Lo scrittore ateo Erri De Luca, nei suoi libri, propone e utilizza la formula Iod, prima lettera del Nome Sacro e, gioco possibile solo in italiano, anagramma della parola Dio.

Testimoni di Geova [modifica]

I testimoni di Geova usano la forma Geova, una delle forme moderne di vocalizzazione del sacro tetragramma biblico YHWH usato dagli ebrei antichi, la cui esatta pronuncia è andata persa nei secoli. Nel Testo masoretico, cioè nella Bibbia in uso presso le comunità ebraiche, vennero inserite nel tetragramma, secondo alcuni studiosi, le vocali E O A della parola Adonai (in ebraico "Signore"), affinché il lettore ricordasse di pronunciare questa parola ogni volta che incontrava il tetragramma. Verso la fine del medioevo studiosi cristiani interpretarono quelle vocali come quelle originali del tetragramma. Da qui Yehowah, da cui deriva il latino Jehova forma ampiamente diffusa nell'italiano letterario fino all'Ottocento, come nella bibbia di Antonio Martini [1780], oppure sull'altare della chiesa di Vezzo, frazione di Stresa (del 1886) dove è visibile la scritta Jeova. Nei tempi moderni però la maggior parte degli studiosi ha preferito usare la forma convenzionale di Yahweh, perché vicina all'originale e terza persona del verbo "essere".

Per i Testimoni di Geova, come anche per altri studiosi cristiani (che tuttavia minimizzano l'importanza di JHWH) Dio è rivelato nella Bibbia con un nome unico: יהוה (YHWH). I Testimoni vedono nella presenza del nome di Dio nella Bibbia ebraica (in cui figura quasi 7000 volte) un segno della importanza della conoscenza e dell'uso di questo nome, e ammettono che nessuno può attualmente dire con certezza quale fosse la pronuncia originale. Anche se ci sono dibattiti tra gli studiosi ancora aperti sull'effettiva pronuncia del nome, per i Testimoni di Geova è importante usare un nome univoco e non un titolo come "Signore" o "Eterno'". La forma utilizzata dai Testimoni è Geova, una parola che appare in alcune traduzioni bibliche in lingua italiana preparate già dal XIV secolo. Essi giustificano tale pronuncia, preferendola a quella Yahweh, sostenendo che Geova è più attestato storicamente [8] nella lingua italiana, presente infatti anche in alcune opere di Giosuè Carducci. Si veda ad esempio la poesia provocatoria del Carducci " A Satana". Inoltre, da una breve ricerca nei dizionari, si riscontra che il nome Geova è estesamente accettato come equivalente del Tetragramma biblico.

Per spiegarne l'importanza della conoscenza del nome divino i Testimoni si appoggiano ad esempio alla preghiera modello o Padre Nostro, insegnata da Gesù Cristo in Matteo 6:9, che inizia con "Padre Nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome", dove, anche se il tetragramma non è presente, il collegamento alla presenza del nome di Dio presentato in tutto l'Antico Testamento è molto forte. (Si veda ad esempio Isaia 12:4,5)

All'obiezione che la forma Geova del nome divino non è quella pronunciata nei tempi biblici e probabilmente erronea perché derivata dalle vocali di Adonai, i Testimoni asseriscono che non essendo nota la corretta pronuncia non si può avere la completa sicurezza che la forma Geova sia errata. Anche se così fosse altri nomi biblici vengono usati in forme diverse all'originale. Ad esempio nei tempi biblici il nome Gesù forse si pronunciava Yeshua o Yehoshua. Eppure in tutto il mondo si usano varie forme del nome Gesù, pronunciandolo diversamente in ciascuna lingua. Nessuno esita ad usare il nome di Gesù solo perché non si sa come si pronunciava nel I secolo. L'incertezza sull'antica pronuncia del nome di Dio non è una buona ragione per non usarlo. Inoltre, l'illustre ebraista Buchanan (non testimone di Geova) afferma con sicurezza che Javè tutto è meno che una pronuncia che suoni semitica e preferisce Geova.

All'obiezione che il motivo per cui il nome di Dio viene omesso in molte traduzioni della Bibbia derivi da una tradizione invalsa da tempo fra gli ebrei, i quali sostengono che il nome di Dio non vada mai pronunciato, i Testimoni asseriscono che questa è un'erronea interpretazione della legge biblica che dice (nella versione della Bibbia-Traduzione del Nuovo Mondo) "Non ti devi servire del nome di Geova tuo Dio in modo indegno, perché Geova tuo Dio non lascerà impunito chi si serve del suo nome in modo indegno". Esodo 20:7 Infatti i Testimoni sostengono che l'uso rispettoso del nome di Dio non è errato in quanto attestato dalle scritture ebraiche. [Vedi Giovanni 17:26]. A prescindere dalla propria opinione, comunque, dal punto di vista letterario e della fedeltà del testo, secondo i testimoni di Geova, il Tetragramma, quando non tradotto, dovrebbe comunque essere rappresentato senza sostituzioni arbitrarie con vocaboli quali "Signore" e "Dio" che non ne rendono il significato originale e secondo loro confondono l'unicità dell'attributo divino (ad es. cfr. Deu 6:4 "Geova nostro Dio è un solo Geova") e disperdono la caratteristica della fede giudaico-cristiana in un solo Dio, in contrapposizione col politeismo adottato in pratica da tutte le popolazioni contemporanee alla stesura delle Scritture.

Gli studiosi di molte confessioni e chiese cristiane tuttavia criticano soprattutto la sostituzione di "Geova" al posto di Signore e Dio in numerosi passi [senza fonte] dell'Antico e del Nuovo Testamento, perché non giustificata dai manoscritti antichi che riportano varie forme del nome divino dal generico El, spesso seguito da aggettivi come Shaddai, ad Elohim e fino al neotestamentario Abba. Ritengono quindi la modifica operata dagli estensori della Nuovo Mondo arbitraria perché cambia il senso originale degli autori. I testimoni ribattono che in alcune versioni moderne in ebraico del Nuovo Testamento edite da varie società bibliche di alcune chiese cristiane (vedi ad esempio l'edizione delle United Bible Societies) viene inserito il tetragramma negli stessi luoghi in cui i testimoni inseriscono Geova. Inoltre in diversi topoi cristiani il Nome, anche nella forma contratta "Iah" è presente e correntemente usato ("HalleluJah" "Lodate Jah").

I testimoni collocano l'abbandono della pronuncia del tetragramma ad un'epoca posteriore al I secolo d.C.[senza fonte] Tra i ragionamenti mostrati, alcuni ricercatori Testimoni di Geova fanno notare che nella preghiera ebraica di invocazione sugli eretici (Birkath-ha-Minim), introdotta nella liturgia sinagogale intorno all'85 d.C., nella dodicesima richiesta è contenuto il nome divino nella forma del tetragramma. Secondo loro questo dimostra che il nome divino era ancora usato liberamente in tale periodo. Tra le altre fonti a conforto di tale scelta si possono citare alcune opere del giudaismo [senza fonte] in cui gli scritti cristiani, considerati eretici, e quindi alla stregua di rotoli "vuoti" dovevano essere bruciati solo dopo aver ritagliato tutti i "nomi divini" da essi, logicamente tutti i luoghi in cui appariva il Tetragramma יהוה (YHWH).

La Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture edita dai Testimoni di Geova dal 1967 (e tuttavia riveduta nel 1987 alla luce di alcune più recenti versioni del testo antico come: Biblia Ebraica Stuttgartensia edita nel 1977, o il testo pubblicato nel 1975 dalle United Bible Societies e il Nestle-Aland del 1979 ) usa sempre Geova nell'Antico Testamento (chiamato da loro "Scritture Ebraico-Aramaiche") laddove negli scritti originali è presente o si presumeva fosse presente all'origine secondo una comparazione dei testi nelle varie trascrizioni ad oggi disponibili. Nel Nuovo Testamento (chiamato da loro "Scritture Greche-Cristiane") al posto di "Signore" nel testo greco usa Geova, in tutte le citazioni e nelle parafrasi del Antico Testamento dove il Nome è presente negli scritti originali ma anche in molti altri punti (257 volte) seguendo la strada tracciata da alcune traduzioni moderne dal greco all'ebraico.

Secondo i Testimoni di Geova, il tetragramma era presente anche in testi originali ebraici del Nuovo Testamento, vedi Tetragramma Biblico, come ad esempio la versione del vangelo di Matteo scritta nella lingua madre dell'apostolo, l'ebraico Shem Tob ben Isaac Ibn Sharbrut, medico ebreo del XIV secolo, in una sua opera polemica contro i cristiani inserisce un testo ebraico del vangelo di Matteo che secondo diversi studiosi come Robert Shedinger, od il prof. George Howard sostengono che non è una traduzione dal greco, ma è un testo precedente che egli ha ricevuto dalle prime generazioni di polemisti ebrei. Ad oggi comunque nonostante le svariate migliaia di manoscritti ritrovati, nessuno riporta Matteo in ebraico.

I 27 libri canonici delle Scritture Greche furono scritti nel greco comune dell'epoca. Sembra però che il libro di Matteo sia stato scritto prima nell'ebraico biblico, a beneficio degli ebrei. Così dice Girolamo, traduttore biblico del IV secolo, aggiungendo che il libro fu in seguito tradotto in greco. Probabilmente fu Matteo stesso a fare la traduzione, poiché, avendo lavorato alle dipendenze delle autorità romane come esattore di tasse, conosceva senza dubbio l'ebraico, il latino e il greco. — Marco. 2:14-17.

Gli altri scrittori cristiani della Bibbia, Marco, Luca, Giovanni, Paolo, Pietro, Giacomo e Giuda, scrissero tutti in koinè, la lingua comune, viva, compresa dai cristiani e dalla maggioranza della popolazione del I secolo. L'ultimo dei documenti originali fu scritto da Giovanni verso il 98 d.C. Per quanto si sa, nessuno di questi 27 manoscritti originali in koinè è giunto fino a noi. Comunque, degli originali ci sono pervenute copie, copie delle copie e famiglie di copie, che formano un'immensa riserva di manoscritti delle Scritture Greche Cristiane.

Si potrebbe comunque ipotizzare [senza fonte] che tra le lettere di Paolo, la lettera agli Ebrei sia stata originariamente scritta in ebraico (e non in greco), poiché indirizzata alla congregazione cristiana ebraica, mentre altre lettere (come ad esempio le lettere ai Corinti, Colossesi ed Efesini) siano state scritte in greco perché indirizzate a congregazioni greche. La parola Jah, infine, è usata sempre dai religiosi Rastafariani, poiché essi,come gli ebrei non nominano mai il tetragramma, il nome di Dio per intero.

Neopaganesimo

Robert Graves, un poeta britannico, esperto tra l'altro di mitologia, ha proposto una sua teoria sulla vera natura dell'Ineffabile Nome Divino. Tutta personale, ma che ha avuto molto seguito, soprattutto tra i fautori del neopaganesimo.

Trascrizioni del tetragramma nelle versioni italiane della Bibbia

  • La Biblia di Antonio Brucioli, 1530 rev. 1551. Protestante.
Usa Signore tranne in Esodo 6:3 dove usa Ieova.
Nella revisione del 1562 la forma 'Iehova' ricorre decine di volte.
  • La Sacra Bibbia di Giovanni Diodati. 1607 riedita 1946. Protestante.
Usa Signore. In alcune edizioni riporta il nome di "Geova" nell'intestazione di pagina 584 e nella sovrascritta di Isaia 41 ha Geova.
  • Sacra Bibbia di Antonio Martini, 1778 riedita 1963. Cattolica.
Usa Signore. Nella nota di Esodo 3:14-15 ha Jehovah
  • Versione Riveduta di Giovanni Luzzi, 1925 riedita 1966. Protestante.
Usa Eterno. Nelle note a Esodo 3:15 e 6:3 usa la forma Jahveh.
Nella nota a Matteo 1:21 usa la forma Gèova.
In Genesi 22:14 ha Iehovah come parte di un nome composto.[9]
  • La Bibbia, Eusebio Tintori, 1945. Cattolica .
Usa Signore. Nelle note ha Jahve.
  • La Sacra Bibbia, Ricciotti. 1955. Cattolica.
Usa sempre Signore e ha Jahvè in alcune note come Esodo 3:14; 6:2,3; Gioele 3:12; Giona 4:10,11.
  • La Bibbia, Edizione Paoline. ediz. 1958 e seguenti. Cattolica.
Usa Signore tranne in Esodo 6:2-3 (e relativa nota) e Geremia 1:6 dove usa Jahvé (ediz. 1958 e seguenti).
Usa Jahvé In salmo 83:19, al posto di "Il Signore" delle edizioni precedenti (ediz. 1970 e seguenti).
A seconda delle edizioni usa Jhwh nelle parentesi nel testo di Esodo 6:3 (ediz. 1997).
  • La Bibbia a cura di Fulvio Nardoni, 1960. Cattolica.
Il nome Jahweh vi ricorre più volte nel testo ad esempio in Esodo 6:2,3,6,8; Isaia 1:24; 3:1; 10:33; 26:4; 40:10; 51:22; 61:1; ecc..
  • La Sacra Bibbia, Pontificio Istituto Biblico 1961. Cattolica.
Oltre a Signore usa varie volte nel testo Jahve, ad esempio in Esodo 3:15; 6:2; Salmo 83:19 .
  • La Sacra Bibbia ed. Garzanti imprimatur 1964. Cattolica.
Usa "Yahvè", es. pag 952 Salmo 83:19 ed altre;
  • La Bibbia di Mons. Garofalo, 1964. Cattolica.
Usa sempre Jahve.
Usa sempre Geova.
  • La Bibbia Concordata, 1968. Interconfessionale.
Rende Signore tranne Salmo 83:19 dove usa Iavè.
  • La Sacra Bibbia, Galbiati, Penna e Rossano. Cattolica. 1968.
Usa sempre Iahvé .
  • La Sacra Bibbia CEI, 1974. Cattolica.
Rende Signore. Nella nota in calce a Esodo 3:14,15 ha JHWH.
Nella nota a 1 Maccabei 3:18 usa Jahveh.
  • La Bibbia di Gerusalemme, 1974. Cattolica.
Ha lo stesso testo della CEI.
Nelle note menziona Jahveh, come quelle su Esodo 3:13, Isaia 42:8, ecc.
  • Nuovissima Versione della Bibbia Edizione Paoline. 1967-1980. Cattolica.
Usa Signore. Nella nota ad Esodo 6:2-8 usa Jahveh.
  • La Nuova Diodati. Protestante. 1991.
Usa sempre Eterno. Nella prefazione usa Jehovah e Yah.
In nomi composti come Genesi 22:14 usa Jehovah.
  • Il libro di Isaia, Moraldi. 1994. Cattolica.
Usa sempre Jhwh.
  • La Bibbia. Versione Nuova Riveduta, Società Biblica di Ginevra. 1994. Protestante.
Rende il tetragramma con 'SIGNORE' tutto in maiuscolo per distinguerlo dalla parola ebraica signore "adhonai".
Nella prefazione usa YHWH.
  • La Bibbia, Oscar Mondadori. 2000. Aconfessionale.
Usa sempre Jhwh.

Citazioni moderne del Nome di Dio

In molte opere dell'uomo viene menzionato il Nome di Dio, nella vocalizzazione Jahvé o Geova (nelle varie forme) e come Tetragramma.

Nell'arte

Nella letteratura

  • Il pendolo di Foucault[11]
Menziona il Tetragramma sia lettera per lettera: "... jod, he, waw, het. Iahveh, il nome di Dio".
Che tutto insieme: "...trovare tutte le combinazioni del nome di Dio? ... IHVH".
  • La morte e la bussola, racconto della raccolta "Finzioni" di Jorge Luis Borges in cui una serie di omicidi sembra essere correlata al Tetragràmaton.
  • La Bibbia aveva ragione[12]
Cita diverse volte il Nome di Dio nella forma Geova.
  • Le due Babilonie[13]
Riporta varie volte la forma Geova e contiene anche la forma abbreviata Iah.
Riporta due volte il Nome di Dio nella forma italiana Geova.
  • "L'Antisemitisme, son histoire er ses causes" di Bernarde Lazare, 1884
"solo Israele è posto sotto l'occhio stesso di Gèova"
"Il dio degli animali, prima o poi, ci chiederà, come Geova a Caino, dove abbiamo messo i nostri fratelli!"
  • nel "Libro di Mormon" in 2 Nefi capitolo 22 versetto 2 (pagina 84) ed in Moroni capitolo 10 versetto 34 (pagina 518);
  • nel "Dizionario biblico" John L.McKenzie Cittadella Editrice - ed. 1981 - IV ed. pag. 381;
  • nel "Grande dizionario italiano dell'uso" UTET - ed. 1999 rist. 2000 - vol.III pag.192;
  • nel "Dizionario delle lingue italiana e inglese" - Sansoni editore - II ed. - 1985 - part. I - (it/ing) pag. 576;
  • nel "Dizionario delle lingue italiana e inglese" - Sansoni editore - II ed. - 1985 - part. II - (ing/it) pag. 1589;
  • nel vocabolario italiano-francese "Il novissimo Ghiotti" ed. Petrini Torino ed.1973 pag. 463;
  • nel vocabolario italiano Zanichelli 1964 pag. 626; nella XI edizione 1983 pag. 803; nella XXII edizione 1995 non è più riportato, ma a pag. 1894 II colonna "regno di Geova"
  • nel dizionario enciclopedico "Il novissimo Melzi" Vallardi Editore ed. XXXVI ristampa 1981 pag.512;
  • in altri vocabolari appare e scompare da una edizione ad un'altra. Si noti inoltre che alcuni dizionari pur riportando il nome divino Geova, nella spiegazione danno "Il dio di Israele" (o simile) come se non fosse il Dio "di Abraamo, Isacco e Giacobbe" e quindi Dio per tutte le religioni monoteistiche (ebraica, cristiana, islamica) non dichiarando esplicitamente che è il vero nome del vero ed unico Dio.

Nella musica

  • Ludwig van Beethoven: nell'oratorio 'Cristo sul Monte degli Ulivi' (op. 85) viene usata varie volte la forma 'Jehova'.
  • Johann Sebastian Bach: lied BWV 452 e corale BWV 299 (dal Klavierbüchlein für Anna Magdalena Bach) 'Dir, dir Jehova, will ich singen'.
  • Henry Purcell: mottetto 'Jehova, quam multi sunt hostes mei' (Z 135).
  • Monsignor Lorenzo Perosi (presbitero e compositore italiano): ha composto numerose opere sacre tra cui il poema sinfonico-vocale "Mosè" (1901, prima direzione Arturo Toscanini) ove uno dei personaggi è "La voce di Jehova" (basso).
  • Nabucco di Giuseppe Verdi[16]
Parte 4 Scena 4 Coro Immenso Jeovha
La fortuna di Nabucco è strettamente legata al successo di una delle pagine più celebri, il coro “Va pensiero” che, erroneamente, certa critica sostiene essere stato bissato alla prima esecuzione, laddove fu invece il coro “Immenso Jeovha” a essere replicato.
"Andate e predicate il mio Vangelo: parola di Jahvè"
  • If The Lord Wasn't Walking By My Side di Elvis Presley usa la forma Jehova.
  • Trovasi talvolta in alcuni oratorii handeliani (Samson, per esempio) nella forma inglese Jeovah.
  • "Yahweh" canzone degli U2 tratta dal disco "How to dismantle an atomic bomb" (2004)
  • "On ne parle à Jéhovah, à Jupiter, à Boudah, qu'en chantant", canzone "En chantant" di Michel Sardou
  • Nella canzone "Signature of Divine (YAHWEH)" dei Neadtobreathe viene usata nel ritornello il nome Yahweh
  • Nella forma contratta "Jah" in numerose canzoni dell'artista Bob Marley, come "Jah Live" , "Forever Loving Jah" ," Satisfy My Soul Jah Jah" e "Jah Is Mighty".

Nel cinema

Titolo originale: Indiana Jones and the last crusade
Regia di: Steven Spielberg
Soggetto: George Lucas, Philip Kaufman, Menno Meyjes
Sceneggiatura: George Lucas, Steven Spielberg, Jeffrey Boam
con: Harrison Ford nella parte di Indiana Jones e Sean Connery nella parte di suo padre.
Indiana Jones deve attraversare una stanza col pavimento fatto di piastre, che nascondono trappole, contraddistinte da lettere. Avanzare sulla lettera sbagliata farebbe scattare una trappola mortale. Un antico manoscritto latino offre un indizio per l'attraversamento sicuro: deve camminare sulle piastre le cui lettere in sequenza formano il "nome di Dio". A questo punto più volte si chiede: "Il Nome di Dio, il Nome di Dio", quindi esclama: "Geova". Tuttavia la differenza tra la trascrizione inglese "Jehovah" e quella latina, "Iehovah", mette a repentaglio la sua vita.
  • La Storia di Ruth[18]
Titolo originale: The Story of Ruth (1960)
Regia di: Henry Koster
Scritto da: Norman Corwin
con: Elana Eden nella parte di Ruth
Viene spesso citato il Nome di Dio nella forma Geova, quando Ruth si difende dalle accuse dei Sacerdoti di Moloch.
  • I grandi eroi della Bibbia
Titolo originale: Greatest Heroes of the Bible. 1976.
Serie di 15 telefilm di James L. Conway in tre serie di 5 episodi
In molti episodi viene spesso citato il Nome di Dio nella forma Geova.

 

Titolo originale: Bruce Almighty
Regia di: Tom Shadyac
con: Jim Carrey nella parte di Bruce Nolan (giornalista) e Morgan Freeman nella parte di Dio.
Jim Carrey giornalista sfortunato, dopo aver pregato Dio per la sua situazione stagnante, incontra Morgan Freeman nella parte di Dio il quale gli concede i suoi poteri. Ad un certo punto nella sua mente si affollano migliaia di voci. Spiazzato, si rivolge a Dio il quale lo informa che altro non sono che le preghiere della gente e che lui, Bruce, ha i poteri per poter risolvere il problema. Dopo alcuni tentativi Bruce decide di convogliarle in una casella di posta elettronica. A questo punto la scena inquadra il monitor sul quale appare il nome del sito che è "Yahweh" cioè il Nome divino in inglese. Degno di nota è che si crea un gioco di parole con il famoso motore di ricerca "Yahoo" che è il modo inglese di scrivere ciò che si pronuncia Yahù che è il Nome divino usato nell'antico Egitto.
Italia - commedia - 1981
regia: Castellano & Pipolo
con: Adriano Celentano (Cecchini Barnaba, autista ATAC) e Ornella Muti (la principessa Cristina)
Barnaba "innamorato pazzo" della bella principessa, fa di tutto per catturare il suo interesse. Ad un certo punto la porta al luna-park presso una chiromante. In una inquadratura dove sono seduti intorno al tavolo, si vede sulla sinistra la Muti, al centro la chiromante e sulla destra dello schermo Celentano. Dietro di lui, appeso al muro, come contorno della sua testa, si vede una delle "tavole magiche" usate dalla chiromante nella quale si legge chiaramente il Nome divino nella forma "Jehova".
  • E inoltre nei film Ben Hur, Il re dei re, Salomone e la regina di Saba (con Gina Lollobrigida e Yul Brinner), Il 4° re, La tunica viene menzionato nella forma di "Gèova" o "Geòva", mentre in Gedeone nella forma di "Yahvè".

Note

  1. ^ Vedi The Massorah, di C. D. Ginsburg, Ktav Publishing House, New York, ristampa del 1975.
  2. ^ Cf. commentario su laparola.net.
  3. ^ Si veda ad esempio George Buchanan "How God's Name Was Pronunced" , Biblical Archeology Review, March 1995 o André Caquot in Storia dell'Ebraismo, H.C. Puech pag. 35.
  4. ^ Si veda l'uso del nome Jehovah fatto da famosi teologi ortodossi come St. Nectarios, Kolitsaras, e Trempelas.
  5. ^ C.T.RUSSELL, Il Divin Piano delle Età, trad. it., Tipografia Sociale, Pinerolo 1904, capitolo XV.
  6. ^ Curriculum di Gérard Gertoux
  7. ^ Articolo di Marco Politi su Repubblica del 26 ottobre 2008
  8. ^ Si veda l'articolo del professor Umberto Eco in cui nel rispondere a due lettori che gli consigliavano di usare "Yahweh" anziché "Geova", usato a loro dire solo dai testimoni del medesimo, ha precisato: Questa è una balla, perché i dizionari registrano "Geova" come la italianizzazione corrente di Iahveh. L'Espresso, Roma, 23 febbraio 1986 p. 178
  9. ^ Iehovah-jireh, L'Eterno vede o provvede.
  10. ^ Santuario della Via Crucis di Cerveno BS
  11. ^ Il pendolo di Foucault di Umberto Eco - 1^ edizione Bompiani ottobre 1988
  12. ^ La Bibbia aveva ragione di Werner Keller prefazione di G. Ricciotti - 2^ edizione Garzanti Editore gennaio 1957
  13. ^ Le due Babilonie del Rev. Alexander Hislop - 4^ edizione - ristampa 1976 - Legatoria SACCHI marzo 1990.
  14. ^ i versi "Ghiacciato è il fulmine A Geova in mano.", e "Hai vinto il Geova De i sacerdoti." tratti da "Inno a Satana", 1865;
  15. ^ Gatti & Supergatti di Giorgio Celli - Edizione Mondolibri SpA su licenza EDIZIONI PIEMME (2000) - pag. 99
  16. ^ G. Verdi 'Il Nabucco' parte4 scena4 Immenso Jeovha
  17. ^ Born to be Abramo: Parola di Jahvé
  18. ^ The Story of Ruth

Bibliografia

  • Martin Klann, Il Geova della Torre di Guardia , Napoli, Editore Centro Biblico, 1968 .
  • Matteo Pierro, Geova e il Nuovo Testamento , Rescaldina (MI), Sacchi Editore, 2000 .
  • Gérard Gertoux, Storia del Nome di Dio , Venezia, Azzurra 7, 2007 .

 





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