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Bibbia
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La Bibbia (dal greco βιβλία = biblìa, plurale di biblìon, significante libri) è il libro sacro della religione cristiana e di quella ebraica, successivamente anche del rastafarianesimo.
È detta anche Parola di Dio o Sacre Scritture, per sottolineare l'ispirazione divina sotto la quale i cristiani e gli ebrei sostengono sia stata scritta. Secondo i musulmani invece è ispirata da Dio ma manipolata dall'uomo, al pari di altri testi religiosi. I non religiosi e gli aderenti a religioni non-abramitiche ritengono invece che le narrazioni bibliche siano meramente mitologiche.
È formata da libri differenti per origine, genere e composizione, scritti in un lasso di tempo abbastanza ampio, preceduti da una tradizione orale più o meno lunga. Considerando anche il processo di codificazione del canone biblico, complessivamente i testi biblici sono stati composti in più di un millennio.
Rispetto al Tanakh (Bibbia ebraica), il cristianesimo ha aggiunto numerosi libri: in tal modo le Scritture vengono suddivise in Antico Testamento (o vecchia alleanza), i cui testi sono stati scritti prima del ministero di Gesù Cristo, e Nuovo Testamento (o nuova alleanza), che descrive la "buona novella" dell'avvento del Messia.
Bibbia ebraica e samaritana
Il termine "Bibbia ebraica" è solitamente usato per indicare i testi sacri della religione ebraica. Tale uso è però improprio: l'etimologia di Bibbia è greca (significa semplicemente, come si è visto, libri), e il termine non è consueto presso i seguaci del monoteismo giudaico. Il termine usato è Tanakh, acronimo privo di significato nella lingua ebraica e formato dalle iniziali delle parti nelle quali vengono raggruppati i 36 libri:
Tutti i libri della Bibbia ebraica sono stati scritti principalmente in ebraico con alcune piccole parti in aramaico.
Nell'ambito dell'ebraismo antico alcune correnti, in particolare i sadducei, consideravano come sacra la sola Torah, e dall'antichità i samaritani hanno mantenuto una posizione simile, considerando canonici solo il Pentateuco e il libro di Giosuè.
Le antiche comunità ebraiche di lingua greca, oggi estinte, seguivano invece un canone più ampio dell'attuale canone ebraico, il cosiddetto canone alessandrino, derivato dalla versione dei Settanta della Bibbia. Nel I secolo d. C. per l'ebraismo venne considerato come definitivo il canone palestinese, più ristretto di quello alessandrino.
Bibbia cristiana
La Bibbia cristiana comprende l'Antico Testamento ed il Nuovo Testamento, specifico cristiano, cioè la parte relativa a Gesù Cristo e alla nascente Chiesa apostolica.
La maggior parte delle chiese protestanti, seppure con differenze a seconda dei periodi, segue per l'Antico Testamento il canone ebraico. La Chiesa cattolica e quelle ortodosse seguono invece il canone alessandrino (con qualche differenza), che comprende libri sia in ebraico che in greco. I libri che non appartengono al canone della Bibbia ebraica sono detti deuterocanonici dai cattolici e apocrifi dai protestanti, i quali il più delle volte li inserivano come appendice a parte fra i due testamenti.
Anche per il Nuovo Testamento, scritto in greco (anche se forse l'evangelista Matteo compose il suo libro in ebraico o aramaico), in età antica vi erano state differenze fra le varie chiese sul numero dei libri da recepire come ispirati. In particolare erano sorti dubbi sulle epistole non attribuite a Paolo di Tarso e sull'Apocalisse. I libri controversi del Nuovo Testamento furono detti nell'antichità antilegomena.
Antico Testamento [
Una suddivisione tradizionale cristiana in base al contenuto può essere quella in cinque parti, cioè il Pentateuco, i Libri Profetici (anteriori = Libri Storici e posteriori = profetici propriamente detti), Scritti (tra i quali i Libri Sapienziali), Deuterocanonici. Il numero, l'ordine e il titolo dei vari libri varia a seconda dei diversi canoni.I libri contenuti al suo interno sono 46 e parlano del periodo prima di Gesù.
Nuovo Testamento
Il Nuovo Testamento, facente parte della sola Bibbia cristiana, redatto originariamente in greco con numerosi semitismi, è composto dai quattro Vangeli, dalle lettere dell'apostolo Paolo, dalle Lettere cattoliche, dagli Atti degli Apostoli e dall'Apocalisse, per un totale di 27 scritti (tra parentesi l'abbreviazione usata nelle citazioni bibliche). Tra le diverse confessioni cristiane (cattolica, ortodossa, protestante) c'è un sostanziale accordo sul numero e l'ordine dei libri, con la sola differenza che nell'ordine luterano gli ultimi libri sono i deuterocanonici neotestamentari, cioè Ebrei, Giacomo, Giuda e Apocalisse, separando Ebrei dal corpus paolino e Giacomo e Giuda dalle lettere cattoliche.
Generi letterari
La Bibbia contiene generi letterari diversi fra loro. Non è casuale che la parola di origine (biblia) sia un plurale per indicare questa varietà di generi letterari. In precedenza la trasmissione degli avvenimenti era orale e rischiava di disperdersi. In particolare si intrecciano insieme due tradizioni orali, quelle del Nord e del Sud della Palestina; non è trascurabile neanche l'influenza delle culture orientali con cui vennero a contatto i primi scrittori in terra babilonese.
I generi letterali presenti all'interno dei libri biblici possono essere ricondotti, con larghe approssimazioni, ai seguenti:
- genere storico: si tratta dei testi che forniscono descrizioni contestualizzate storicamente di persone o eventi. La effettiva attendibilità storica di tali narrazioni è variegata. Per esempio, i primi 11 capitoli della Genesi che descrivono la creazione del mondo fino ad Abramo (inizio II millennio a.C.) sono ormai dagli esegeti cristiani unanimemente interpretati come simbolici (racconto creazione, peccato originale, diluvio...). Anche nei romanzi ellenisti di Tobia, Giuditta, Ester la contestualizzazione storica funge solo da cornice per narrazioni con precisa finalità teologica. Al contrario, i libri che presentano intenti storici veri e propri (Samuele, Re, Maccabei, le narrazioni evangeliche e Atti) forniscono informazioni che, nell'insieme, raramente risultano in contrasto con le fonti del tempo extra-bibliche. Per le storie dei patriarchi (Abramo, Isacco, Giacobbe-Israele, Giuseppe) contenute in Genesi, non è possibile un esame critico data la quasi totale mancanza di fonti storiche relativamente alle culture nomadi del vicino oriente nel II millennio a.C.
- genere legislativo: include i testi normativi in ambito sociale o religioso, particolarmente presenti all'interno della Torah (p.es. Levitico è un libro interamente legislativo).
- genere profetico: riguarda gli oracoli profetici, vale a dire esortazioni morali pronunciate da uomini che si presentavano come inviati di Dio. Tali esortazioni sono sempre rivolte a destinatari ben definiti (re, singoli individui, determinate comunità credenti, il popolo nel suo insieme) che, con la loro condotta, si sono allontanati dalla retta via. Anche le esortazioni (o parenesi) presenti nelle epistole neotestamentarie possono essere avvicinate al genere profetico. Vedi Profeta (Bibbia).
- genere apocalittico: include testi simbolici e razionalmente spesso incomprensibili aventi la finalità di mostrare il vittorioso e definitivo disegno di Dio sulla storia. Appaiono in periodo di forte incertezza della comunità credente, originata da persecuzioni politiche che potevano portare i fedeli a sentirsi abbandonati da Dio. I libri di Daniele e Apocalisse raccolgono la quasi totalità dei testi apocalittici. Circa Apocalisse in particolare, pertanto, essa non va vista come una descrizione di ciò che sarebbe dovuto accadere in un futuro remoto, ma come la rassicurazione alla Chiesa di allora, ferocemente perseguitata dall'imperatore romano Diocleziano, che il Risorto avrebbe avuto l'ultima parola.
- genere sapienziale: in tale ampia categoria vengono inclusi tutti i testi che non rientrano nelle precedenti. Include preghiere (p.es. Salmi), poemi erotici (p.es. Cantico dei Cantici), lamentazioni (libro omonimo), meditazioni o proverbi sapienziali di vario genere (Qoelet, Proverbi, Giobbe).
Messaggio teologico
Risulta impossibile una delineazione univoca del messaggio teologico dei libri biblici. Da essi, infatti, hanno avuto origine un numero elevato di confessioni religiose e di eresie, ognuna delle quali fornisce una propria lettura e interpretazione del testo biblico. Cercando alcuni fondamentali concetti teologici comuni alle varie confessioni, si possono delineare tali nuclei attualmente largamente condivisi:
- Esiste un essere perfetto, puro spirito, non rappresentabile sotto alcuna forma, eterno, immutabile, onnipotente, onnisciente.
- Nell'Antico Testamento ebraico viene indicato col nome comune Dio (El o Elohim), col nome comune Signore (Adonay), col nome proprio YHWH e con numerosi altri nomi eccelsi: Altissimo, Eterno, Santo, Signore degli eserciti, Dio degli eserciti. Nell'Antico Testamento greco e nel Nuovo Testamento viene indicato coi nomi comuni Dio (Theos) e Signore (Kyrios). Peculiarità del Nuovo Testamento è la definizione di Dio come Padre.
- Dio ha creato liberamente e dal nulla l'universo e l'uomo, vertice della creazione, caratterizzati da una bontà originaria.
- A un certo punto della storia, l'uomo, nella sua libertà, ha scelto di essere indipendente da Dio, (peccato originale), introducendo le malattie, la morte, ed il peccato (il male) nel creato.
- Dio stabilì immediatamente la 'speranza': un Seme che avrebbe annullato gli effetti di tale scelta. Ecco il perchè dell'Alleanza con Abramo e la sua discendenza, il popolo d'Israele, in vista della salvezza dell'umanità, impegnandosi a sostenere lungo la storia il suo popolo ed esigendo il culto dedicato a lui solo. L'intervento di Dio è particolarmente evidente in alcuni eventi: liberazione dall'Egitto (Esodo, XIII secolo a.C.); conquista della Terra Promessa (XIII-XI secolo a.C.); dispersione delle 10 tribù idolatre del nord (VIII secolo a.C.); esilio a Babilonia e ritorno (VI sec. a.C.).
- Dio donò a Mosè la legge, insostituibile e immodificabile, consistente di 613 mitzvòt (precetti) e riassumibile nei dieci comandamenti, con la promessa di ricompensare chi ne obbedisce le prescrizioni e punirne i trasgressori.
- Il popolo d'Israele si allontanò ripetutamente dalla legge o la applicò in maniera esteriore e formale, e per questo fu punito e rimproverato da uomini chiamati in tal senso da Dio, i profeti.
- Dio invia infine, nel tempo prefissato, il Messia per la salvezza dell'umanità. La speranza.
La sua vita in sacrificio compensa quella persa dal primo uomo, Adamo, con il peccato originale. Il battesimo, è il riconoscimento nella propria vita dell'accettazione con fede di tale riscatto, e il condurre da quel momento in poi una vita di dedicazione a Dio.
- Alla fine dei tempi, Dio interviene negli affari umani per il ripristino delle condizioni originali esistenti prima del peccato e annullando il male e la morte. E con la risurrezione di tutti coloro che sono vissuti nelle varie epoche storiche. Per una risurrezione di 'vita' o di 'giudizio'. Il dono del libero arbitrio non può più rendere l'uomo totalmente indipendente da Dio: gli effetti negativi di tale scelta saranno stati evidenti fino ad allora. Ha così adempimento il 'Progetto' di Dio.
Nel Nuovo Testamento, accettato dai cristiani ma non dagli ebrei, le chiese di tradizione conciliare identificano altri concetti:[1]
- Dio è Padre, Figlio e Spirito Santo.
- Gesù Cristo, il Messia atteso, figlio di Dio incarnato, ha portato a perfetto intendimento la legge di Mosè, che è riassumibile nell'amore a Dio e nell'amore al prossimo.
- Per la sua morte e risurrezione, tutti coloro che credono in lui sono salvati e riconciliati con Dio.[2]
Lettura e interpretazione
La comprensione del significato della Bibbia, il modo in cui viene letta e la sua interpretazione, disciplina detta anche ermeneutica della Bibbia, è un fatto teologico, dipendente cioè dalle varie comunità religiose. Differisce dall'esegesi in quanto questa consiste nell'estrarre il senso di una parte del testo, con l'aiuto di discipline come la filologia e la storia, mentre l'ermeneutica cerca di rendere il senso più ampio che l'autore del testo ha voluto dare anche in relazione al suo pubblico. Ad esempio nel Nuovo Testamento, e in particolare in Paolo di Tarso, si trova una nuova ermeneutica delle scritture sacre ebraiche.
Perciò la prima grande differenza nell'ermeneutica della Bibbia è quella fra ebrei e cristiani: sebbene ci sia una parziale affinità fra le due religioni (e certe forme di dialogo), dal momento che condividono una parte del canone delle scritture, esse hanno sviluppato diverse tradizioni di fede e quindi diversi metodi interpretativi ed ermeneutici.
Il testo
Fonti del testo ebraico
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Circa le fonti dell'Antico Testamento ebraico, i testimoni più antichi sono i manoscritti biblici di Qumran, ritrovati nel 1947, che contengono frammenti più o meno ampi di tutti i testi della Bibbia ebraica. Nel complesso risalgono a un ampio periodo che va dal 250 a.C. circa al 68 d.C.
I testimoni più autorevoli prodotti dai masoreti e che sono risultati sostanzialmente concordi coi manoscritti biblici di Qumran sono:
Il testo critico (cioè che tiene conto delle varianti dei principali testimoni) usato attualmente come modello per il testo ebraico è quello della Biblia Hebraica Stuttgartensia (BHS), basato su L, realizzato da Karl Ellinger e W. Rudoph nel 1966 (1977, 1983, 1990) della Deutsche Bibelgesellschaft di Stoccarda (Stuttgart, donde il nome).
Fonti del testo greco
Pagina del Codice Vaticano (IV secolo), riferimento principale del testo greco.
Circa le fonti del Nuovo Testamento e dell'Antico Testamento greco, i testimoni più antichi sono alcuni papiri risalenti al II sec. d.C. Si sono poi conservati complessivamente oltre cinquemila manoscritti. Di questi i più autorevoli sono:
- Codice di Efrem (C), che è un Palinsesto così detto perché fu scritto sopra alcuni testi, prima raschiati via, del teologo siriano Efrem. Si crede che risalga al V secolo.
Il testo critico (cioè che tiene conto delle varianti dei principali testimoni) usato attualmente come modello per il testo dell'Antico Testamento in greco, includente i libri deuterocanonici è l'edizione realizzata nel 1935 dal filologo tedesco Alfred Rahlfs (vedi Bibbia Rahlfs).
Il testo critico usato attualmente come modello per il testo greco del Nuovo Testamento è quello del The Greek New Testament (GNT), basato su B, curato da K. Aland, M. Black, Bruce Metzger, A. Wikgren, Carlo Maria Martini, B. Aland. United Bible Societies. Edizioni: 1966, 1968, 1975, 1983 e 1993.
Versioni della Bibbia
Tra le migliaia di traduzioni del testo biblico in tutte le lingue del mondo sono particolarmente degne di nota:
- Pentateuco samaritano (Torah e Giosuè). Fissato nel IV sec. a.C, non si tratta propriamente di una traduzione dei 6 libri ebraici, essendo scritto anch'esso in ebraico, ma differisce notevolmente dal testo masoretico canonico. È il testo ufficiale della piccola comunità samaritana tuttora esistente in Israele ed in Cisgiordania.
- Peshitta (=semplice, sottinteso 'traduzione'). In aramaico, realizzata secondo la tradizione dal vescovo della città di Edessa, Rabbula (morto nel 435), è il testo ufficiale delle varie chiese di tradizione siriaca presenti per lo più nel Vicino Oriente.
- Settanta (o Septuaginta, o LXX, dal numero dei traduttori originali). È la versione greca dell'Antico Testamento, più antica della fissazione dello stesso Testo masoretico, scritta ad Alessandria d'Egitto tra il IV e II secolo a.C. Fu usata prima dagli ebrei di lingua greca e poi diffusa in ambito cristiano. Unitamente al testo greco del Nuovo Testamento, è la versione ufficiale delle chiese ortodosse.
- Vulgata (= del volgo, data la diffusione popolare). San Girolamo tradusse in latino l'intero testo biblico nel IV secolo. Per secoli ha rappresentato il testo ufficiale della Chiesa e della liturgia cattolica. Dopo il Concilio Vaticano II, le varie chiese cattoliche nazionali hanno elaborato e adottato nel culto liturgico versioni nelle varie lingue nazionali.
- Nel periodo dal XIII al XV secolo, assistiamo, in Italia, alla produzione di parziali traduzioni in volgare del testo biblico, fino a che, nel 1471, viene pubblicata, in italiano, la prima versione della Bibbia in una lingua moderna[3].
- Bibbia di Lutero. Versione biblica tedesca per eccellenza, ha avuto una notevole influenza sulla stessa lingua tedesca. Il riformato terminò il NT nel 1522 e l'intero testo biblico nel 1534. È la versione di riferimento, in testo originale o nelle sue traduzioni, di molte chiese protestanti.
- La Bibbia di Gerusalemme (Bible de Jérusalem), realizzata in francese tra il 1947-1955 è opera dalla École Biblique de Jérusalem. Ha una fondamentale importanza per l'impiego sistematico nelle note e introduzioni del metodo storico-critico. Il suo apparato critico tradotto è presente in numerose versioni in altre lingue.
- La Bibbia TOB (abbreviazione di Traduction Oecuménique de la Bible, ma anche buono in ebraico), pubblicata in francese nel 1975-1976, è stata realizzata congiuntamente da esegeti cattolici e protestanti, avallata infine da studiosi ortodossi. Al pari della Bibbia di Gerusalemme, contiene un utilissimo apparato critico, che tradotto accompagna numerose versioni in altre lingue.
- Bibbia CEI (Editio Princeps 1971, revisione 1974, revisione NT 1997, revisione definitiva 2008), è il testo ufficiale della Chiesa cattolica italiana.
Note
- ^ I dogmi della natura divina di Gesù e della Trinità sono stati stabiliti dal Concilio di Nicea del 325 e sono accettati dalla maggior parte delle chiese cristiane contemporanee (cattolica, ortodossa, protestante, anglicana, copta, nestoriana, siriaca), dette di tradizione conciliare. Una minoranza di movimenti religiosi antichi (tra i quali ebioniti, gnostici, ariani) e contemporanei (tra i quali Testimoni di Geova, Mormoni, Chiesa dell'Unificazione) non riconoscono i dogmi della natura divina di Gesù e della Trinità come stabiliti da Nicea.
- ^ Nonostante le lettere di San Paolo affermino che il perdono di Dio si estende anche a coloro che non credono in lui.
- ^ http://www.sismelfirenze.it/bibbieItaliane/ita/bibbia.htm
Bibliografia
Antico Testamento
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« […]Egli non perdonerà le vostre trasgressioni e i vostri peccati. Se abbandonerete il Signore e servirete dèi stranieri, Egli vi si volterà contro e, dopo avervi fatto tanto bene, vi farà del male e vi consumerà. » |
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« Meglio la cattiveria di un uomo che la bontà di una donna, una donna che porta vergogna fino allo scherno. » |
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« La donna perfetta è la corona del marito, ma quella che lo disonora è come carie nelle sue ossa. » |
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« Qualora un uomo o una donna serva altri dei e si prostri davanti a loro, farai condurre alle porte della tua città quell'uomo o quella donna che avrà commesso quell'azione cattiva e lapiderai quell'uomo o quella donna, così che muoia » |
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Antico Testamento (o anche Vecchio Testamento o Primo Testamento) è il termine, utilizzato prevalentemente in ambito cristiano, per indicare la Bibbia ebraica, detta altrimenti in ebraico Tanakh.
L'Antico Testamento è composto da una raccolta, detta canone, di libri la cui consistenza varia a seconda delle diverse confessioni cristiane. Mentre la Chiesa cattolica e quella ortodossa seguono un canone più ampio ed antico, detto alessandrino, derivato dalla versione dei Settanta della Bibbia, le comunità ecclesiali scaturite dalla riforma protestante del secolo XVI hanno generalmente ripreso ad utilizzare, in opposizione al cattolicesimo, il canone consolidatosi a partire dal II secolo in seno alla corrente spirituale ebraica dei farisei, l'unica superstite dopo la ribellione ai romani, culminata nella distruzione di Gerusalemme, nel 70 d.C., e dalla quale ha tratto origine il moderno ebraismo rabbinico.
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Elenco
Sinossi riassuntiva dei libri dell'Antico Testamento
Libro
(e sigla) |
Lingua |
Capitoli e
versetti[1] |
Composizione[2] |
Contenuto |
Periodo storico descritto[3] |
| Torah o Pentateuco |
Genesi
(Gn o Gen) |
ebraico |
50
1.533 |
Redazione definitiva
in Giudea nel V secolo a.C.
su fonti precedenti
(vedi Ipotesi documentale),
già parzialmente redatte
durante l'Esilio di Babilonia
(587-539 a.C.) |
1-11: "preistoria biblica" (creazione, peccato originale, diluvio);
12-24: storia di Abramo;
25-36: Storia di Isacco e Giacobbe-Israele;
37-50 Storia di Giuseppe |
1800-1700 a.C. (?) |
Esodo
(Es) |
ebraico |
40
1.213 |
1-14: soggiorno degli Ebrei in Egitto, schiavitù, liberazione tramite Mosè (Esodo);
15-40: soggiorno nel deserto del Sinai |
1300-1200 a.C. (?) |
Levitico
(Lv) |
ebraico |
27
859 |
Insieme di leggi religiose e sociali |
- |
Numeri
(Nm) |
ebraico |
36
1.288 |
Storia di Israele nel deserto |
Attorno al 1200 a.C. (?) |
Deuteronomio
(Dt) |
ebraico |
34
959 |
Storia di Israele nel deserto e varie leggi religiose e sociali |
Attorno al 1200 a.C. (?) |
| Profeti anteriori o Libri storici |
Giosuè
(Gs) |
ebraico |
24
658 |
Redazione definitiva
in Giudea nel V secolo a.C.
su fonti precedenti,
in particolare la fonte deuteronomista
parzialmente redatta nel VII-VI a.C.
(vedi Ipotesi documentale),
già parzialmente redatte
durante l'Esilio di Babilonia
(587-539 a.C.) |
Storia della conquista della terra di Canaan (Palestina) da parte delle dodici tribù guidate da Giosuè |
Circa 1200-1150 a.C. (?) |
Giudici
(Gdc) |
ebraico |
21
618 |
Storia delle dodici tribù in Canaan e dei Giudici, carismatici capi militari occasionali |
Circa 1150-1050 a.C. (?) |
1 Samuele
(1Sam) |
ebraico |
31
810 |
Ministero profetico di Samuele; regno di Saul; gioventù di Davide |
Circa 1100-1010 a.C. (?) |
2 Samuele
(2Sam) |
ebraico |
24
695 |
Regno di Davide |
Circa 1010-970 a.C. (?) |
1 Re
(1Re) |
ebraico |
22
816 |
Morte di Davide; Salomone; scissione del Regno di Israele dal Regno di Giuda; ministero del profeta Elia (nel nord); vari re di Israele e Giuda |
Circa 970-850 a.C. |
2 Re
(2Re) |
ebraico |
25
719 |
Ministero dei profeti Eliseo (nel nord) e Isaia (nel sud); vari re di Israele e Giuda; distruzione e deportazione del Regno di Israele e del Regno di Giuda |
Circa 850-587 a.C. |
| Profeti posteriori: Profeti maggiori |
Isaia
(Is) |
ebraico |
66
1.292 |
Redazione definitiva in Giudea nel V secolo a.C. di oracoli precedenti di diversa datazione, proferiti in Giudea:
"Proto-Isaia" (cc. 1-39): ca. 740-700 a.C.;
"Deutero-Isaia" (cc. 40-55): 550-539 a.C.
"Trito-Isaia" (cc. 56-66): 537-520 a.C. |
Proto-Isaia: fiducia in Dio, trascendente e fedele;
Deutero-Isaia: esortazione al popolo oppresso; il "Servo di YHWH";
Trito-Isaia: contro l'idolatria; conversione delle nazioni pagane |
- |
Geremia
(Ger) |
ebraico[4] |
52
1.364 |
Redazione definitiva in Giudea nel V secolo a.C. di oracoli precedenti datati tra il 626-586 a.C. circa, proferiti nel Regno di Giuda |
Oracoli esortanti alla sottomissione a Babilonia |
- |
Ezechiele
(Ez) |
ebraico |
48
1.273 |
Redazione definitiva in Giudea nel V secolo a.C. di oracoli precedenti datati tra il 592-571 a.C. circa, proferiti nel Regno di Giuda e nell'Esilio di Babilonia |
Dio è sempre con il suo popolo anche se questo è in esilio a Babilonia, alla fine Israele sarà vittorioso e Gerusalemme e il tempio saranno ricostruiti |
- |
| Profeti posteriori: Profeti minori o Dodici |
Osea
(Os) |
ebraico |
14
197 |
Regno di Israele, circa 750-725 a.C. |
Amore di Dio per Israele, che però è infedele con l'idolatria. Annuncio del castigo per Efraim-Samaria (conquista assira) |
- |
Gioele
(Gl) |
ebraico |
3
73 |
Regno di Giuda, circa fine VII - inizio VI secolo a.C. (?) |
Calamità su Giuda, giorno del Signore, sconfitta dei nemici, salvezza di Giuda |
- |
Amos
(Am) |
ebraico |
9
146 |
Regno di Giuda, circa 775-750 a.C. |
Invito alla preghiera, minaccia di castighi, esortazione alla speranza |
- |
Abdia
(Abd) |
ebraico |
1
21 |
Giudea, poco dopo il 587 a.C. |
Oracoli contro Edom, rivincita finale degli Israeliti |
- |
Giona
(Gio) |
ebraico |
4
48 |
Redazione definitiva in Giudea dopo l'Esilio di Babilonia (circa 530-500 a.C.) |
Predicazione di Giona a Ninive, invito alla conversione per tutti i popoli, non solo gli Ebrei |
Ambientato nell'VIII secolo a.C. |
Michea
(Mic) |
ebraico |
7
105 |
Regno di Giuda, circa 750-697 a.C. oppure circa 725-680 a.C. |
Esortazione contro ingiustizia sociale, idolatria, annuncio di castigo, speranza messianica |
- |
Naum
(Na) |
ebraico |
3
47 |
Regno di Giuda, in un periodo imprecisato tra il 663 e 612 a.C. |
Profetizza la conquista e distruzione di Ninive, capitale degli Assiri, minaccia degli Ebrei |
- |
Abacuc
(Ab) |
ebraico |
3
56 |
Regno di Giuda, fine VII - inizio VI secolo a.C. |
Esortazione alla fedeltà a Dio nonostante le avversità |
- |
Sofonia
(Sof) |
ebraico |
3
53 |
Regno di Giuda, tra il 630-609 a.C. circa |
Esortazione agli Ebrei, giudizio delle nazioni, promessa di restaurazione |
- |
Aggeo
(Ag) |
ebraico |
2
38 |
Giudea, 520 a.C. |
Esortazione a ricostruire il tempio di Gerusalemme, speranza messianica |
- |
Zaccaria
(Zac) |
ebraico |
14
211 |
"Proto-Zaccaria" (cc. 1-8): oracoli proferiti in Giudea nel 520-518 a.C.;
"Deutero-Zaccaria" (cc. 9-14): redazione in Giudea circa 330-300 a.C. o II secolo a.C. |
Proto-Zaccaria: esortazione alla ricostruzione del tempio di Gerusalemme, governo ideale sacerdote e principe, speranza messianica (in Zorobabele);
Deutero-Zaccaria: esaltazione del re-messia, il sacrificio di un "trafitto" dal quale deriva salvezza (riferito forse all'uccisione di Onia III o Simone Maccabeo) |
- |
Malachia
(Mal) |
ebraico |
4
55 |
Giudea, circa 480-460 a.C. |
Esortazione al culto a Dio, contro l'infedeltà |
- |
| Scritti |
Salmi
(Sal) |
ebraico |
150
2461 |
Composizione estremamente variegata, redatta definitivamente in Giudea forse alla fine del III secolo a.C. |
150 salmi (o inni) di vario genere: lodi, suppliche, meditazioni sapienziali |
- |
Proverbi
(Pr) |
ebraico |
31
915 |
Redazione definitiva in Giudea nel V secolo a.C. di materiale risalente all' XI-X secolo a.C. |
Vari proverbi e detti sapienziali |
- |
Giobbe
(Gb) |
ebraico |
42
1070 |
Racconto poetica sapienziale risalente all'XI-X secolo a.C., con redazione definitiva (prologo ed epilogo) in Giudea verso il 575 a.C. |
Meditazione circa il perché Dio permette il male all'uomo giusto. Nucleo poetico antico: Dio è troppo distante dall'uomo perché questi possa capirlo e giudicarlo, speranza di un "redentore" che riscatterà il male. Epilogo tardivo: Dio retribuisce in terra il male subito dal giusto |
- |
Cantico dei cantici
(Ct) |
ebraico |
8
117 |
Redazione definitiva in Giudea nel V o III secolo a.C. con qualche testo più antico (forse X secolo a.C.) |
Poemi erotici in forma dialogica tra un uomo (anonimo) e una donna ("Sulammita") |
- |
Libro di Rut
(Rt) |
ebraico |
4
85 |
Giudea, V secolo a.C. |
Romanzo descrivente la vita di Rut, non ebrea, modello di pietà e nonna del futuro Re Davide |
Ambientato nell'XI secolo a.C. |
Lamentazioni
(Lam) |
ebraico |
5
154 |
Giudea, poco dopo la distruzione di Gerusalemme (587 a.C.) |
Inni poetici descriventi la desolazione di Gerusalemme distrutta, castigo per i peccati |
- |
Qoelet o Ecclesiaste
(Qo o Ecc) |
ebraico |
12
222 |
Giudea, III secolo a.C. |
Considerazione pessimiste sulla vita |
- |
Ester
(Est) |
ebraico[5] |
10
167 |
Mesopotamia (Babilonia?), fine II secolo a.C. |
L'ebrea Ester, figlia di Mardocheo, diventa moglie del re persiano Assuero e salva il popolo ebraico dai complotti del malvagio Aman |
Ambientato nel 485 a.C. (o 464 a.C.) |
Daniele
(Dan) |
ebraico e aramaico[6][7] |
12
357 |
Giudea, attorno al 164 a.C. |
Vicende del saggio ebreo Daniele che rimane fedele a Dio, visioni apocalittiche preannuncianti il Figlio dell'Uomo-Messia e il regno di Dio |
Ambientato nell'esilio di Babilonia (587-538 a.C.) |
Esdra
(Esd) |
ebraico e aramaico[8] |
10
280 |
Giudea, fine IV - metà III secolo a.C. |
cc. 1-6: ritorno dall'esilio di Babilonia, ricostruzione del tempio;
cc. 7-10: attività riformatrice di Esdra a Gerusalemme, riforma religiosa |
1-6: 538-515 a.C.;
7-10: dal 398 a.C. (?) |
Neemia
(Ne) |
ebraico |
13
406 |
Giudea, fine IV - metà III secolo a.C. |
Attività riformatrice di Neemia a Gerusalemme, ricostruzione delle mura |
445-432 a.C. |
1 Cronache
(1Cr) |
ebraico |
29
942 |
Giudea, tra il 330-250 a.C. |
1-9: genealogie da Adamo a Davide
10-29: regno di Davide |
Dalla creazione alla morte di Davide, circa 970 a.C. |
2 Cronache
(2Cr) |
ebraico |
36
822 |
Giudea, tra il 330-250 a.C. |
1-9: regno di Salomone
10-36: regno di Giuda, distruzione, esilio, ritorno |
Dal 970 circa al 538 a.C. |
| Deuterocanonici |
Ester
(Est) |
greco |
10
260 |
Egitto (forse Alessandria), circa 114-113 a.C. (o 48-47 a.C.) |
Come il Libro di Ester ebraico con alcune aggiunte di carattere meraviglioso-miracoloso |
Ambientato nel 485 a.C. (o 464 a.C.) |
Giuditta
(Gdt) |
greco (su prototesto ebraico perduto) |
16
340 |
Giudea, fine II secolo a.C. (testo ebraico di metà II secolo a.C.) |
La città giudea di Betulia è sotto assedio da parte di Oloferne, generale assiro, e viene liberata grazie all'ebrea Giuditta |
Ambientato al tempo di Nabucodonosor (605-562 a.C.), "re degli Assiri" [sic] |
Tobia
(Tb) |
greco (su prototesto aramaico perduto) |
14
249 |
Giudea, circa 200 a.C. |
Tobi, un pio ebreo deportato dagli Assiri, diventa cieco. Il figlio Tobia compie un viaggio e lo guarisce con l'aiuto di Raffaele |
Ambientato nell'VIII-VII secolo a.C. |
1 Maccabei
(1Mac) |
greco (su prototesto ebraico perduto) |
16 |
Giudea, circa 100 a.C. |
Descrive la lotta per l'indipendenza della Giudea dei fratelli Maccabei (Giuda, Gionata, Simone) contro i re seleucidi |
Dal 332 a.C. al 134 a.C. |
2 Maccabei
(2Mac) |
greco |
15 |
Riassunto composto poco dopo al 124 a.C. forse ad Alessandria d'Egitto di un'opera di Giasone di Cirene, di poco dopo il 160 a.C. |
Descrive la lotta per l'indipendenza della Giudea di Giuda Maccabeo contro i re seleucidi |
Dal 180 a.C. al 161 a.C. |
Sapienza
(Sap) |
greco |
19 |
Alessandria d'Egitto, circa 50 a.C. |
Esaltazione della Sapienza divina personificata |
- |
Siracide
(Sir) |
greco (su prototesto ebraico perduto e poi in parte ritrovato) |
51 |
Composto in ebraico circa nel 180 a.C. a Gerusalemme da "Giosuè figlio di Sirach", tradotto in greco dal nipote poco dopo il 132 a.C. |
Sintesi della religione tradizionale e della sapienza comune |
- |
Baruc
(Bar) |
greco |
5 |
1,1-3,8: forse Antiochia, forse poco dopo il 164 a.C.;
3,9-4,4: II secolo a.C.;
4,5-5,9: seconda metà II secolo a.C. |
1,1-14: introduzione storica pseudoepigrafa;
1,15-3,8: preghiera penitenziale;
3,9-4,4: meditazione della Sapienza;
4,5-5,9: esortazione e consolazione di Gerusalemme |
Incipit pseudoepigrafo ambientato nel 582 a.C. |
Lettera di Geremia
(Let-ger o Bar 6) |
greco |
1
72 |
Giudea, fine II secolo a.C. |
Contro l'idolatria |
- |
| Aggiunte a Daniele |
greco (forse su prototesto ebraico perduto) |
- |
Alessandria, metà del II secolo a.C. |
3: Preghiera di Azaria e Cantico dei tre giovani nella fornace;
13: Storia di Susanna;
14: Bel e il Drago |
- |
Circa i testi che i protestanti indicano come "apocrifi", essi non sono propriamente considerati canonici ma vengono solitamente aggiunti in appendice alle Bibbie (per esempio la Bibbia di Lutero o la Bibbia di Re Giacomo) in quanto, sebbene non possono servire a fondarvi la fede, possono risultare utili a nutrire la pietà dei cristiani. In molte edizioni contemporanee però, soprattutto nei formati più ridotti ed economici, tali testi non sono riportati neanche come appendici.
Contenuto
Il Pentateuco comincia con la narrazione della creazione del mondo, con la spiegazione della caduta di Adamo, del Diluvio universale e dei patriarchi: Abramo, Isacco e Giacobbe. Quest'ultimo ha dodici figli, che sono presentati come i capostipiti del popolo degli Israeliti. La storia di uno di essi, Giuseppe, e dei suoi fratelli, è collegata con il trasferimento degli ebrei in Egitto. La liberazione dalla schiavitù d'Egitto (XII secolo a.C.), sotto la guida di Mosè, è l'evento che a livello storiografico sancisce la nascita di Israele come popolo. Al passaggio del Mar Rosso seguono il racconto dell'Alleanza del Sinai, i quarant'anni di peregrinazione nel deserto, le lotte per la installazione nella terra promessa.
Dopo i primi tempi, in cui Israele è una confederazione di tribù, Saul è il primo re di Israele. Gli succede Davide (c. 1000 a.C.), che è il vero iniziatore della monarchia: sotto il suo regno le 12 tribù sono unite. Suo figlio Salomone aumenterà lo splendore della monarchia israelita, e in particolare realizzerà la consacrazione del tempio. Però alla sua morte l'unità del regno si rompe e il popolo rimane diviso: il regno di Israele al nord, con capitale Samaria, e il regno di Giuda al sud, con capitale Gerusalemme. In entrambi i regni vari profeti richiamano continuamente i re e il popolo alla fedeltà all'alleanza del Sinai, e preannunciano sventure e redenzione.
Nel 721 a.C. l'invasione degli Assiri pone fine alla esistenza del regno del Nord. Il popolo è deportato in varie regioni dell'impero assiro, e mai riuscirà a riorganizzarsi per tornare a occupare la sua terra.
Il regno del Sud continua fino al 587 a.C., quando avviene la distruzione di Gerusalemme ad opera di Nabucodonosor e l'esilio babilonese, che durerà fino al 538 a.C.
Durante l'esilio, il popolo che ha perduto la sua terra, il suo tempio, le sue feste, trova nella codificazione delle leggi (libro del Levitico) e nella profezia di Ezechiele la forza che lo mantiene unito. Sotto il regno di Dario, la differente politica dei deportatori permetterà il ritorno di un gruppo alla terra di Israele e la ricostruzione del tempio.
Israele è ormai una provincia dell'impero dei medi. Non avrà più autonomia politica. Svilupperà una vita esclusivamente religiosa, con la nascita di vari testi sapienziali.
Nel 165 a.C. il monarca ellenistico Antioco IV Epifane vorrà imporre un'ellenizzazione del popolo ebreo, e questo susciterà una lotta di liberazione. Ne saranno le guide Mattatia e, alla sua morte, Giuda Maccabeo. Queste lotte sono documentate nei libri dei Maccabei. Il libro di Daniele è un testo scritto per fortificare la lotta del popolo e invitarlo alla perseveranza.
La Bibbia contiene inoltre testi di preghiere da essere eseguiti in musica (i Salmi) e vari altri libri sapienziali.
Prescrizioni alimentari
Tra i molti precetti contenuti nell'Antico Testamento si trovano anche precetti che difficilmente sono ritenuti comprensibili oggi per chi non è ebreo o non sa nulla della religione ebraica, come la proibizione di mangiare tutti quegli animali acquatici che non hanno pinne né squame (Levitico, 11, 9-12). Considerando tali proibizioni alla lettera, nell'ebraismo ortodosso vige come conseguenza il divieto di mangiare aragoste, polpi, e calamari. La Bibbia nasce da una varietà di tradizioni orali che, progressivamente, sono state raggruppate e messe per iscritto. Questa lenta accumulazione spiega la ragione per cui nella bibbia sono presenti generi letterari e stili così diversi tra loro e perché di alcuni libri si possano identificare gli autori mentre di altri ci rimangono ignoti.
L'Antico Testamento nell'Islam
Secondo l'Islam l'Antico Testamento è un testo divino, tuttavia corrotto dal tempo e da taluni ebrei (il tempo e taluni cristiani avrebbero corrotto a loro volta il Nuovo Testamento, anch'esso considerato d'ispirazione divina). Il Corano cita in proposito moltissime volte in modo non letterale i personaggi e le vicende narrate nella Bibbia ebraica (oltre che nel Nuovo Testamento e anche nei Vangeli apocrifi), facendo pensare ad una conoscenza per via orale dell'Antico Testamento da parte di Maometto. Il Corano sarebbe dunque nient'altro che l'ennesima (ma ultima) rivelazione divina agli uomini affinché ubbidiscano al volere del Creatore.
Adattamenti cinematografici e televisivi
- I dieci comandamenti (The Ten Commandments, 1923), regia di Cecil B. De Mille
- I dieci comandamenti (1945), regia di Giorgio Walter Chili
- I dieci comandamenti (The Ten Commandments, 1956), regia di Cecil B. De Mille (remake dello stesso regista del film del 1923)
- I dieci comandamenti (2003), spettacolo musicale
- In principio: Storie dalla Bibbia, serie tv d'animazione di 26 episodi, ideata da Osamu Tezuka e realizzata da Osamu Dezaki
- Storie della Bibbia o Progetto Bibbia, serie tv realizzata da Lux Vide, BetaFilm e RAI che hanno fondato l'apposita società Lube. Sono stati realizzati finora 21 film dell'Antico e del Nuovo Testamento.
- Il principe d'Egitto (1998), film d'animazione su Mosè
Note
- ^ Tratto dal sito Blue Letter Bible.
- ^ Esistono talvolta notevoli varietà tra le proposte dei vari biblisti. I dati indicati sono tratti dalle introduzioni ai vari libri della Bibbia TOB, versione della Bibbia interconfessionale che, sebbene non riconosciuta come ufficiale e liturgica da nessuna confessione cristiana, rappresenta attualmente il massimo del consenso "ufficioso" tra biblisti di diverse confessioni.
- ^ Vedi Storia degli Ebrei.
- ^ Con un solo versetto (10,11) in aramaico.
- ^ Per la versione greca vedi dopo.
- ^ In aramaico Dan 2,4-7,28.
- ^ Per le aggiunte proprie della versione greca vedi dopo.
- ^ Esdra 4,8-6,18;7,12-26
Bibliografia
Nuovo Testamento
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il Nuovo Testamento è la raccolta dei 27 libri canonici che costituiscono la seconda parte della Bibbia cristiana e che vennero scritti in seguito alla vita e alla predicazione di Gesù di Nazareth. Nuovo Testamento o Nuovo Patto è un'espressione utilizzata dai cristiani per indicare il nuovo patto stabilito da Dio con gli uomini per mezzo di Gesù Cristo. I libri del NT sono scritti in greco con numerosi semitismi.
Contenuto
I quattro Vangeli (che la tradizione chiama: secondo San Matteo, Marco, Luca e Giovanni) riportano la vita e i detti di Gesù il Nazareno, esposti con un peculiare stile letterario, secondo punti di vista in parte diversi.
Lo stesso autore del vangelo secondo Luca scrive anche gli Atti degli Apostoli, in cui narra la storia delle prime comunità cristiane sotto la guida di Giacomo e Paolo. A motivo della loro intestazione, dello stile e dei contenuti, il vangelo secondo Luca e gli Atti degli Apostoli formano quasi una unica opera, divisa in due parti.
Seguono le Lettere di Paolo: scritti inviati a varie comunità in risposta a esigenze particolari o a temi generali, assieme ad altri destinati a singoli individui. Gli scritti autentici di Paolo di Tarso sono i più antichi documenti del cristianesimo pervenutici, a partire dalla I lettera ai Tessalonicesi, poi Galati, Filippesi, I e II Corinzi, Romani e Filemone. La maggior parte degli studiosi considera deuteropaoline (scritte da discepoli di Paolo dopo la sua morte) Efesini, Colossesi, II Tessalonicesi e, per comune consenso, le lettere pastorali (I e II Timoteo, Tito).
La Lettera agli Ebrei potrebbe essere un'antica omelia rivolta a cristiani di origine ebraica tentati di ritornare alle istituzioni giudaiche. L'autore, ignoto, conosceva molto bene le norme sacerdotali ebraiche, le Scritture di Israele e le loro tecniche interpretative.
Le altre sono dette lettere cattoliche, perché indirizzate non alla comunità cristiana di una città particolare, ma a tutte le chiese, o più semplicemente perché non hanno precisato il destinatario. Esse sono le due Lettere di Pietro, la Lettera di Giacomo, la Lettera di Giuda (tutte di ambiente giudeo-cristiano), e le tre cosiddette Lettere di Giovanni.
L'Apocalisse chiude il Nuovo Testamento, con temi desunti dall'apocalittica giudaica reinterpretati e utilizzati alla luce della fede in Gesù.
Sinossi riassuntiva dei libri del Nuovo Testamento
Libro
(e sigla) |
Lingua |
Capitoli e
versetti |
Autore |
Composizione |
Contenuto |
| Vangeli e Atti |
Matteo
(Mt) |
greco[1] |
28
1071 |
Matteo-Levi, apostolo |
Antiochia (?), circa 80-90 d.C.[2] |
Ministero di Gesù, il Messia atteso, descritto ai giudeo-cristiani |
Marco
(Mc) |
greco |
16
678 |
Giovanni-Marco |
Roma, circa 65-70[2] |
Ministero di Gesù, Figlio di Dio, descritto ai non ebrei |
Luca
(Lc) |
greco |
24
1151 |
Luca |
Grecia (?), circa 80-90[2] |
Ministero di Gesù, salvatore di tutti gli uomini |
Giovanni
(Gv) |
greco |
21
879 |
Giovanni, apostolo, figlio di Zebedeo |
Efeso, circa 100[2] |
Ministero di Gesù, Logos divino, con notevoli digressioni teologiche |
Atti degli Apostoli
(At) |
greco |
28
1007 |
Luca |
Grecia (?), circa 80-90[2] |
Storia della comunità cristiana dopo la morte di Gesù (30 d.C. ?) fino al 63 d.C. circa, descrivente in particolare l'operato di Pietro e Paolo |
| Lettere di Paolo |
Lettera ai Romani
(Rm) |
greco |
16
433 |
Paolo |
Corinto, 57-58 |
1-11: importanza della fede in Gesù per la salvezza, vanità delle opere della legge
12-16: esortazione |
Prima lettera ai Corinzi
(1Cor) |
greco |
16
437 |
Paolo |
Efeso, 55-56 |
Esame di vari temi discussi tra le primitive comunità cristiane: matrimonio e celibato; divisioni nella comunità; eucaristia; rapporto col mondo pagano |
Seconda lettera ai Corinzi
(2Cor) |
greco |
13
257 |
Paolo |
Macedonia, 56-57 |
1-7: direttive alla comunità di Corinto;
8-9: colletta per i cristiani di Gerusalemme;
10-13: difesa del proprio ministero |
Lettera ai Galati
(Gal) |
greco |
6
149 |
Paolo |
Efeso, 56-57 |
Difesa del proprio ministero, importanza della fede in Gesù contro le opere della legge, esortazioni |
Lettera agli Efesini
(Ef) |
greco |
6
155 |
Paolo (?) |
Se autentica: in prigionia a Roma, circa 62;
se pseudoepigrafa: posteriore alla morte di Paolo (64-67), verso fine I secolo |
Meditazioni teologiche su Gesù, Chiesa, salvezza per grazia, condotta morale |
Lettera ai Filippesi
(Fil) |
greco |
4
104 |
Paolo |
Efeso, 56-57 |
Meditazioni teologiche su Gesù, esortazioni |
Lettera ai Colossesi
(Col) |
greco |
4
95 |
Paolo (?) |
Se autentica: in prigionia a Roma, circa 62;
se pseudoepigrafa: posteriore alla morte di Paolo (64-67), verso fine I secolo |
Meditazioni teologiche su Gesù, Chiesa, salvezza per grazia, condotta morale |
Prima lettera ai Tessalonicesi
(1Ts) |
greco |
5
89 |
Paolo |
Corinto, 51 |
Elogio, esortazione, meditazione teologica su Gesù |
Seconda lettera ai Tessalonicesi
(2Ts) |
greco |
3
47 |
Paolo (?) |
Se autentica: poco dopo 1Ts;
se pseudoepigrafa: posteriore alla morte di Paolo (64-67), verso fine I secolo |
Fermezza nella fede nonostante il ritardo della parusia |
Prima lettera a Timoteo[3]
(1Tm) |
greco |
6
113 |
Paolo (?) |
Se autentica: Roma, dopo il 63 (?);
se pseudoepigrafa: posteriore alla morte di Paolo (64-67), verso fine I secolo |
Esortazioni, indicazioni circa i ruoli della comunità |
Seconda lettera a Timoteo[3]
(2Tm) |
greco |
4
83 |
Paolo (?) |
Se autentica: in prigionia a Roma, circa 62;
se pseudoepigrafa: posteriore alla morte di Paolo (64-67), verso fine I secolo |
Esortazioni |
Lettera a Tito[3]
(Tt) |
greco |
3
46 |
Paolo (?) |
Se autentica: Roma, dopo il 63 (?);
se pseudoepigrafa: posteriore alla morte di Paolo (64-67), verso fine I secolo |
Esortazioni circa la guida della comunità |
Lettera a Filemone
(Fm) |
greco |
1
25 |
Paolo |
In prigionia a Cesarea o Roma, circa 62 |
Esortazione a Filemone a considerare lo schiavo Onesimo come un fratello |
| Altre lettere o lettere cattoliche[4] |
Lettera agli Ebrei
(Eb) |
greco |
13
303 |
Apollo (?) |
forse poco prima del 70 |
Esaltazione del sacrificio di Gesù, sacerdote della nuova alleanza |
Lettera di Giacomo
(Gc) |
greco |
5
108 |
Giacomo (?) |
Se autentica: prima del 62;
se pseudoepigrafa: 80/90 |
Importanza delle opere di carità |
Prima lettera di Pietro
(1Pt) |
greco |
5
105 |
Pietro (?) |
Se autentica: prima del 64;
se pseudoepigrafa: 70/80 |
Esortazioni varie |
Seconda lettera di Pietro
(2Pt) |
greco |
3
61 |
pseudoepigrafa di Pietro |
125 (?) |
Esortazioni, attesa escatologica |
Prima lettera di Giovanni
(1Gv) |
greco |
5
105 |
Giovanni (?) |
Efeso, fine I secolo (?) |
Esortazioni, Anticristo |
Seconda lettera di Giovanni
(2Gv) |
greco |
1
13 |
Giovanni (?) |
Efeso, fine I secolo (?) |
Esortazioni, Anticristo |
Terza lettera di Giovanni
(3Gv) |
greco |
1
14 |
Giovanni (?) |
Efeso, fine I secolo (?) |
Esortazioni |
Lettera di Giuda
(Gd) |
greco |
1
25 |
pseudoepigrafa di Giuda, fratello di Giacomo |
80-90 |
Esortazioni, falsi maestri |
| Apocalisse |
Apocalisse o Rivelazione (dicitura protestante)
(Ap o Riv) |
greco |
22
404 |
Giovanni (?) |
Efeso, fine I secolo (?) |
Descrizione allegorica della vittoria dell'agnello immolato (Gesù) sulla bestia (impero romano) |
Canone
 |
. |
Il canone del Nuovo Testamento ebbe una formazione abbastanza complessa. Esso venne infine adottato dalla Chiesa alla fine del IV secolo secondo il seguente elenco:
Storicità e redazione
I vangeli e la questione sinottica
Il più antico dei vangeli, Marco, può risalire a prima del 70 (anno della distruzione del Tempio ad opera delle armate di Tito); Matteo e Luca probabilmente a qualche anno dopo. Il vangelo di Giovanni va datato invece alla fine del I secolo, ma non va trascurato che alla sua base stanno almeno tre redazioni, a partire da un originale più antico e conciso, che comunque non poteva non conoscere il testo di Marco (anche in una forma iniziale).
Leggendo il testo dei quattro vangeli, si nota come i primi tre hanno molto in comune: raccontano spesso gli stessi episodi, usando a volte le stesse parole, e a tratti seguono il medesimo ordine nel presentare gli episodi. Per questo risulta agevole affiancarli uno all'altro, come su tre colonne parallele, a guardarli insieme: di qui il nome 'Vangeli sinottici' (sin-ottici: guardati insieme).
Il quarto Vangelo invece, quello secondo Giovanni, ha una sua tradizione in gran parte indipendente, per questo non rientra tra i Vangeli sinottici.
Note
- ^ Probabilmente su prototesto aramaico perduto. Vedi Priorità aramaica.
- ^ a b c d e Per la maggior parte degli storici cristiani, vangeli e Atti furono redatti entro il I secolo, mentre alcuni storici ipotizzano la redazione definitiva alla metà del II secolo. Così p.es. Alfred Loisy, Le origini del Cristianesimo, 1964, p. 55-59;161; Ambrogio Donini, Breve storia delle religioni, 1991.
- ^ a b c 1-2 Tm e Tt sono tradizionalmente indicate col nome "Lettere Pastorali": non sono rivolte a intere comunità ma a singoli "pastori", guide della comunità
- ^ Solitamente con "lettere cattoliche" (cioè "universali", senza uno specifico destinatario) si intendono le lettere non attribuite a Paolo. La Lettera agli Ebrei, non paolina e con destinatari espliciti, non rientra nei due gruppi e rappresenta un caso a parte.
Testi sacri ebraici
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Il Testo sacro più importante per l'ebraismo è la Torah scritta, che corrisponde al Pentateuco, che fa parte della raccolta nota sotto il nome di Tanach, la (cosiddetta) Bibbia ebraica, chiamata dai cristiani Antico Testamento.
In essa sono presenti tutte le regole che un ebreo deve seguire nella sua vita, regole che vengono poi spiegate e discusse in una tradizione orale codificata in varie raccolte:
Il Talmud
Il Talmud, a sua volta diviso in Mishnah e Ghemarah, consiste in una raccolta di discussioni avvenute tra i sapienti e i maestri dentro e fuori il Sinedrio. Il Talmud Yerushalmi comprende principalmente le discussioni talmudiche tenute in Terra d'Israele, e fu concluso da Rabbi Yochanan nel III secolo. Il Talmud Bavli, più ampio, comprende principalmente le discussioni dei maestri delle diverse accademie di Babilonia (Naardéa, Sùra, Pumbédita), e fu concluso da Rav Ashi ed i suoi allievi nel V secolo. Essi formano la base della tradizione orale ebraica, a partire dalla quale fu codificato il canone definitivo, lo Shulchan Arukh.
La Halacha'
La Halacha non è un testo singolo, ma piuttosto un nome per definire il complesso delle norme codificate della legge ebraica e deriva dalla codificazione delle regole del Talmud.
Quelli che seguono sono i primi codici che abbiamo avuto dopo il periodo del Talmud:
- Teshuvot vesifré rabanan savorai ad opera dei "savoraim", cioè degli allievi degli amoraim (i rabbini del periodo a cavallo dell distruzione del Secondo Tempio).
- Teshuvot vesifré rabana’n hagaonim A nome dei maestri babilonesi del periodo del gaonato (1110 circa). Successivi ai Savoraim.
Nel corso degli anni, molti sono stati i tentativi di riunire le norme rituali ed etiche dell'ebraismo in libri di tipo sinottico. Oggi si considera come compilazione di riferimento quella dello Shulchan Arukh (Tavola apparecchiata), redatto da Rabbi Yossef Caro nel XV secolo, e dal quale è sfociata una ricchissima letteratura con innumerevoli testi destinati a guidare il comportamento dell'ebreo nella vita corrente.
Il Midrash
Il Midrash è un metodo di interpretazione della Scrittura che, andando al di là del senso letterale (chiamato peshat, semplice, ovvio), scruta il testo in profondità per cercare di trarne applicazioni pratiche e significati nuovi. Esistono decine di raccolte di Midrashim. Le più note: Midrash Rabba, Midrash Tanchuma, Midrash Talpiot, Yalkut Shim'oni.
Sheeloth uTshuvoth
Sheeloth uTshuvoth (lett. domande e risposte), è il nome di una raccolta, tuttora in via di ampliamento, di tutte le domande che vengono poste e di tutte le risposte che sono fornite dai rabbini.
Vangelo
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I vangeli sono libri che raccontano la vita e/o la predicazione di Gesù. "Vangelo" deriva dalla parola greca ευαγγέλιον (euanghélion), che arriva all'italiano attraverso il latino evangelium e significa letteralmente "lieto annunzio", "buona notizia".
Nell'arco di alcuni secoli furono composti numerosi vangeli, molti dei quali sono andati perduti e sono stati in parte riscoperti solo grazie ai ritrovamenti archeologici. Dal punto di vista religioso, quattro di essi (Vangelo secondo Matteo, Vangelo secondo Marco, Vangelo secondo Luca e Vangelo secondo Giovanni) sono considerati canonici; gli altri sono detti vangeli apocrifi.
Cronologia
- Stime delle date di composizione dei vangeli[1]

Vangeli canonici
Dei numerosi vangeli scritti nell'antichità, solo quattro sono entrati a far parte del canone della Bibbia, dell'elenco, cioè, dei libri considerati "ispirati" da Dio e accettati dalle Chiese cristiane moderne: il Vangelo secondo Matteo, il Vangelo secondo Marco, il Vangelo secondo Luca e il Vangelo secondo Giovanni.
Il primo a formare un canone del Nuovo Testamento fu il teologo Marcione, attorno al 140. Marcione, che riteneva che il Dio degli ebrei non fosse lo stesso Dio dei cristiani, formò un proprio canone composto dal "Vangelo di Marcione", una rielaborazione del Vangelo secondo Luca dal quale Marcione aveva rimosso tutte le parti non compatibili con il proprio insegnamento e che riteneva fossero interpolazioni successive[2] da alcune lettere di Paolo.
Ad insistere che i vangeli dovessero essere quattro fu Ireneo di Lione, un teologo del II secolo, il quale affermò che come vi erano quattro angoli della terra e quattro venti, così non potevano esserci più di quattro o meno di quattro vangeli;[3] ancora al II secolo è fatto risalire il Canone muratoriano, il quale elenca i quattro vangeli poi inseriti nel canone cristiano. Per la precisione il Canone muratoriano è un documento ecclesiale la cui datazione è stimata intorno al 170 (ci è pervenuto tramite un manoscritto incompleto dell'VIII secolo), in cui vengono citati come canonici i vangeli di Luca e Giovanni, oltre ad altri due di cui sono illegibili i nomi.
La formazione definitiva del canone cristiano della Bibbia fu però un processo lungo, che avvenne nel corso del IV secolo: a seguito dei risultati del concilio di Roma (382), del sinodo di Ippona (393) e dei sinodi di Cartagine (397 e 419), papa Innocenzo I riconobbe i quattro vangeli nominati dal Muratoriano come canonici.
Storicità dei vangeli canonici
I cristiani affermano che i quattro vangeli canonici e gli altri scritti del Nuovo Testamento sono ispirati da Dio e raccontano fedelmente la vita e l'insegnamento di Gesù[4]; anche i numerosi miracoli riportati dai vangeli, ed in particolare la resurrezione di Gesù, sarebbero, sempre secondo i cristiani, realmente avvenuti. Alcuni critici, invece, interpretano gli eventi soprannaturali narrati dai vangeli come racconti mitici elaborati dai primi cristiani.
È tuttora materia di discussione fra gli storici quali siano state, tra le parole che i vangeli attribuiscono a Gesù, quelle effettivamente da lui pronunciate. Generalmente sono accettate come storiche le parole presenti in vangeli che siano stati redatti sulla base di documenti indipendenti[5], come ad esempio il Vangelo secondo Giovanni.
I dubbi sull'autentico valore storico dei racconti evangelici discendono dal fatto che alcuni critici affermano che essi sarebbero trascrizioni di precedenti trasmissioni orali, messe per iscritto alcuni decenni dopo la morte di Gesù. Tali ipotesi nascono dal fatto che i più antichi manoscritti noti risalgano al II secolo (escludendo il frammento 7Q5, la cui attribuzione è tuttavia discussa).
Una parte della critica rifiuta in blocco il valore storico dei vangeli, affermando che essi sono documenti "di parte" e quindi non attendibili, benché alcuni vangeli presentino riferimenti storici riportati anche da fonti indipendenti (come gli Annali di Tacito, la vita di Gesù di Giuseppe Flavio, le epistole di Plinio il Giovane all'imperatore Traiano, il De Vita Caesarum di Svetonio, l'orazione contro i cristiani di Marco Cornelio Frontone e altri) e fatti coerenti con la Palestina del I secolo[5].
Manoscritti antichi
Si conoscono diverse decine di manoscritti dei vangeli scritti su papiro e risalenti ai primi secoli del cristianesimo. I più antichi sono i seguenti:
- papiro 7Q5, ritrovato tra i manoscritti del Mar Morto delle grotte di Qumran e datato tra il 50 a.C. e il 50 d.C. Contiene poche lettere (9 identificabili con certezza) che secondo Padre José O'Callaghan (1972) corrispondono a Mc 6,52-53. Altri studiosi lo reputano una traduzione greca del Libro di Enoch.
- Papiro 52 (Rylands): datato tra il 120-130 circa, è un frammento di un singolo foglio contenente nel fronte e retro 5 versetti di Giovanni (18, 31-33; 37-38). Originario dell'Egitto, è attualmente conservato a Manchester.
- Papiro 66 (Bodmer II): datato al II secolo, contiene in 104 pagine danneggiate parti del Vangelo secondo Giovanni: i primi 14 capitoli quasi completi e parti degli altri 7. È attualmente conservato a Cologny, presso Ginevra.
- Papiro 45 (Chester Beatty I): datato inizio del III secolo, contiene in 55 fogli ampi frammenti dei vangeli. Conservato a Dublino.
- Papiro 46 (Chester Beatty II): datato inizio del III secolo, contiene in 86 fogli frammenti del corpus paolino e della Lettera agli Ebrei.
- Papiro 72 (Bodmer VIII): III-IV secolo, contiene frammenti delle epistole cattoliche più altri testi patristici. I fogli delle lettere di Pietro sono presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, mentre il resto è conservato a Cologny, presso Ginevra.
- Papiro 75 (Bodmer XIV-XV): inizio del III secolo, contiene in 27 fogli ampi frammenti di Luca e i primi 14 capitoli di Giovanni. È attualmente conservato a Cologny, presso Ginevra.
Vi sono inoltre centinaia di codici su pergamena, i più antichi dei quali, il Codice Vaticano e il Codice Sinaitico, risalgono all'inizio del IV secolo. Entrambi contengono i quattro vangeli completi, oltre a gran parte dell'Antico e del Nuovo Testamento.
Nessuno di questi manoscritti contiene testi sostanzialmente diversi dagli altri o dalle copie dei vangeli più recenti.
Analisi storico-filologica [modifica]
Così come per un importante sito archeologico esistono più strati ciascuno dei quali appartenente ad epoche diverse nel caso dei vangeli l'analisi storico-filologica ricava dall'esame dei testi una struttura "a strati".
In realtà qualcosa di simile è dichiarato dagli evangelisti stessi, ad esempio Luca, nel proemio, scrive:
- Poiché molti hanno intrapreso ad esporre ordinatamente la narrazione delle cose che si sono verificate in mezzo a noi, come ce le hanno trasmesse coloro che da principio ne furono testimoni oculari e ministri della parola, è parso bene anche a me, dopo aver indagato ogni cosa accuratamente fin dall'inizio, di scrivertene per ordine, eccellentissimo Teofilo, affinché tu riconosca la certezza delle cose che ti sono state insegnate.
Nei vangeli si possono riscontrare almeno le seguenti componenti stratificate:
- testi o tradizioni orali attribuiti a Gesù (vedi ipotesi fonte Q);
- testi o tradizioni orali basati risalenti alle sette cosiddette giudeo-cristiane (nelle lingue semitiche di allora: aramaico);
- testi o tradizioni orali, ispirate dall'insegnamento di Paolo di Tarso, in contrasto con alcuni apostoli (Simone e Giacomo) circa l'apertura del cristianesimo ai gentili e che operando in ambienti romano-ellenistici hanno prediletto la lingua colta dell'epoca: il greco;
- varianti testuali.
Stando ai frammenti a noi giunti e alle opere successive che ne parlano, il vescovo Papia di Ierapoli, nella sua Esegesi delle parole del Signore (120/125 circa), cerca di raccogliere le testimonianze orali relative all'operato di Gesù: questo dimostrerebbe che, anche a distanza di un secolo dagli eventi narrati e di alcuni decenni dalla scrittura dei primi Vangeli, a fianco alle opere scritte, era ancora presente e diffusa nelle comunità cristiane una forte tradizione orale degli insegnamenti di Cristo [6](o per lo meno di quelli che venivano diffusi come tali).
Kropotkin ragiona su alcune presunte modifiche avvenute rispetto al testo originale. Nella sua opera incompiuta L'etica, egli sostiene che la morale dei primi cristiani fosse estremamente diversa da quella assunta poi dalla Chiesa; in origine il Cristianesimo sarebbe stato una religione che tendeva a emancipare i poveri e gli sfruttati. In epoca di persecuzioni romane contro i cristiani, i trascrittori dei vangeli sarebbero stati costretti a modificare alcuni passi non fondamentali. Kropotkin ipotizza ad esempio il "Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio" come frase probabilmente mai pronunciata da Gesù ma aggiunta successivamente. In realtà la gran maggioranza degli esegeti vede questo detto ben inquadrato nel contesto del tempo di Gesù, ed è quindi propenso ad accettarne in pieno l'autenticità gesuana.
Lingua
I più antichi manoscritti dei vangeli, come pure di tutto il Nuovo Testamento, ci sono pervenuti in greco. La maggior parte degli studiosi oggi ritiene che i quattro vangeli siano stati scritti originariamente in greco, la lingua franca dell'oriente romano.
Sulla traccia di alcuni commentatori antichi si è avanzata l'ipotesi che Matteo abbia scritto originariamente in aramaico il suo vangelo (detto Vangelo degli ebrei) e che questo sia stato tradotto in greco con correzioni di Marco. Tuttavia non esiste alcun manoscritto in aramaico che possa provarlo, ma solo tarde traduzioni dal greco (Peshitta).
Lo studio dei vangeli ha sollevato numerosi interrogativi in quanto sia dal punto di vista linguistico che della coerenza interna, alcuni passi risultano ambigui. Sono perciò in corso numerosi tentativi di risolvere tali incongruenze lavorando su possibili traduzioni alternative. Quel che è certo è che chi li scrisse non era di lingua madre greca.
Uno dei più recenti, ed interessanti, lavori è quello svolto dalla "scuola di Madrid". Secondo gli esperti di tale scuola il testo greco conosciuto sarebbe la traduzione di un testo precedente in aramaico, la lingua parlata da Gesù e dagli apostoli. Molte incongruenze si spiegherebbero quindi come errori di traduzione dall'aramaico al greco. Tale lavoro, che peraltro non modifica la dottrina della Chiesa con interpretazioni eterodosse, è ampiamente specialistico e i suoi risultati ancora all'esame della comunità scientifica. L'adozione di eventuali nuove traduzioni dovrà comunque essere sottoposta al giudizio del Magistero della Chiesa.
Data di composizione
Sono state proposte per i vangeli differenti datazioni, che vanno dal 40 circa fino al 150 e oltre.
Secondo la datazione più comunemente accettata, il Vangelo secondo Marco sarebbe stato composto tra il 65 e l'80, probabilmente dopo il 70 (il racconto della distruzione del Tempio di Gerusalemme, avvenuta nell'anno 70, non sarebbe una vera profezia di Gesù, ma sarebbe una profezia post eventum);[7] successivamente sarebbero stati composti il Vangelo secondo Matteo e il Vangelo secondo Luca; il Vangelo secondo Giovanni sarebbe stato invece scritto tra il 100 e il 120 e avrebbe avuto una genesi in più fasi. Come mostrato inizialmente, nei decenni della loro stesura e prima diffusione non erano gli unici vangeli impiegati dalle prime comunità cristiane, che spesso si differenziavano anche in base a testi a cui davano maggiore importanza.[8]
Nel periodo in cui venivano messi per iscritto i Vangeli sinottici, venivano composti anche gli Atti degli Apostoli, probabilmente da un autore di impostazione filo-romana.[9]
Alcuni critici avanzano l'ipotesi di un periodo di alcuni decenni nel corso del quale la tradizione relativa a Gesù sarebbe stata trasmessa oralmente, o per mezzo di altri vangeli o documenti che non si sono conservati, tra cui la fonte Q.
Un'ipotesi minoritaria, relativa ad una scrittura dei testi in un tempo precedente rispetto a quanto comunemente accettato, si basa sul fatto che gli Atti degli Apostoli terminano improvvisamente con la prigionia di Paolo a Roma, che viene generalmente datata al 62 circa. È stato suggerito che questa interruzione sia dovuta al fatto che Luca terminava di scriverli in quel momento. Ne conseguirebbe che il terzo vangelo, di cui gli Atti sono il seguito, sia stato scritto prima di quella data. Inoltre, secondo l'interpretazione ancora in esame da parte della comunità scientifica proposta dalla scuola esegetica di Madrid, un passo della Seconda lettera ai Corinzi (2 Cor 8, 18), che è generalmente datata tra il 54 e il 57, indicherebbe che, quando Paolo scriveva, Luca aveva già composto il suo vangelo ed esso circolava "in tutte le Chiese". Ciò implicherebbe che una traduzione greca delle fonti del Vangelo secondo Luca (tra cui il Vangelo secondo Marco) circolasse già nel decennio che va dal 40 al 50, e quindi ne conseguirebbe che la stesura in aramaico del Vangelo secondo Marco sia da datare tra il 30 e il 40, a ridosso della morte di Gesù. Tale datazione antica si appoggia anche sull'identificazione controversa del frammento di papiro 7Q5 trovato nelle grotte di Qumran (in cui gli Esseni avevano nascosto un gran numero di testi religiosi) con un brano del Vangelo secondo Marco. Poiché il frammento in questione è databile tra il 50 a.C. ed il 50 d.C., se si accetta la sua identificazione, occorre ammettere che i testi sulla cui base il vangelo è stato composto risalgono a prima del 50. Inoltre, se, come sostiene la scuola di Madrid, i vangeli a conservatisi sono la traduzione di originali aramaici, questi devono essere stati composti nell'ambito della primitiva comunità cristiana di Gerusalemme, che si disperse prima del 70.
La datazione più recente si basa invece sul fatto che i padri della Chiesa e gli altri scrittori cattolici non fanno riferimenti ai vangeli canonici prima della seconda metà del II secolo, pur parlando di quelli apocrifi, il che farebbe ritenere che i vangeli risalgano al 150 circa. Tuttavia essi potrebbero essere stati composti a partire da testi preesistenti.
Vangelo secondo Matteo
Il Vangelo secondo Matteo narra della vita e del ministero di Gesù: ne descrive la genealogia, la nascita virginale e l'infanzia, il battesimo e la tentazione, il ministero di guaritore e predicatore in Galilea, il viaggio a Gerusalemme, segnato dalla cacciata dei venditori dal Tempio e, infine, la crocifissione e risurrezione.
La tradizione cristiana attribuisce la composizione del vangelo a Matteo, uno degli apostoli di Gesù.[10][11] A partire dal XVIII secolo, i biblisti hanno sempre più frequentemente messo in discussione la tradizione, e la maggior parte degli studiosi moderni ritiene che Matteo non scrisse il vangelo che porta il suo nome;[12] l'autore è comunemente identificato con un anonimo cristiano che scrisse verso la fine del I secolo[13] un testo in lingua greca, piuttosto che in aramaico o in lingua ebraica.[14] La ricostruzione ampiamente prevalente tra gli esegeti biblici moderni è che l'autore del Vangelo secondo Matteo (come pure quello del Vangelo secondo Luca) abbia usato come fonte la narrazione del Vangelo secondo Marco per la vita e la morte di Gesù, più l'ipotetica fonte Q per i suoi detti; una ricostruzione che ha avuto minore successo vuole che Matteo sia stato il primo vangelo ad essere scritto, che sia stato usato per la stesura di Luca e che Marco sia il risultato dell'unione di Matteo e Luca.[15] [13]
Dei quattro vangeli canonici, Matteo è quello più vicino all'Ebraismo del I secolo; una caratteristica di questo vangelo, ad esempio, è che si sottolinea ripetutamente come Gesù soddisfacesse le profezie ebraiche;[16] gli studiosi concordano sul fatto che l'autore di Matteo fosse un giudeo cristiano, piuttosto che un gentile.[17] L'autore ha disposto gli insegnamenti di Gesù in cinque sezioni: il sermone della montagna (5-7), il discorso della missione (10), la raccolta di parabole (13), le istruzioni per la comunità (18) e infine gli insegnamenti sul futuro (24-25). Similmente agli altri due vangeli sinottici e a differenza del Vangelo secondo Giovanni, in Matteo Gesù parla più del Regno dei Cieli che di sé stesso, e insegna principalmente attraverso brevi parabole o detti piuttosto che con lunghi discorsi.[18] Il racconto della nascita, con l'omaggio dei saggi, la fuga in Egitto e la strage degli innocenti, non ha paralleli negli altri vangeli ed è differente dal corrispondente racconto in Luca.
Vangelo secondo Marco
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Il Vangelo secondo Marco è il secondo dei quattro vangeli canonici del Nuovo Testamento, sebbene la maggior parte degli studiosi moderni concordino sul fatto che sia stato il primo ad essere scritto e sia poi stato usato come fonte dagli autori degli altri due vangeli sinottici (il Vangelo secondo Matteo e il Vangelo secondo Luca), in accordo con la teoria della priorità marciana. Si tratta di un testo in lingua greca di autore anonimo,[19] sebbene la tradizione lo attribuisca a Marco evangelista, anche noto come Giovanni Marco, cugino di Barnaba;[20] esistono comunque alcuni indizi che potrebbero confermare che l'autore fosse un discepolo di Pietro apostolo.[21] Il vangelo racconta la vita di Gesù dal suo battesimo per mano di Giovanni Battista alla sua resurrezione (o fino alla tomba vuota nella versione corta), ma si concentra principalmente sui fatti dell'ultima settimana della sua vita. La narrazione concisa rappresenta Gesù come un uomo d'azione,[16] un esorcista, un guaritore e un operatore di miracoli. Lo chiama "Figlio dell'Uomo",[22] "Figlio di Dio",[23] e il "Cristo"[24] (traduzione in greco di "messia").
Due temi importanti del Vangelo secondo Marco sono il segreto messianico e l'ottusità dei discepoli. In questo vangelo Gesù ordina frequentemente di mantenere il segreto riguardo aspetti della sua identità e di particolari azioni. [25] Gesù utilizza parabole per spiegare il suo messaggio e realizzare profezie (4,10-12). Alle volte i discepoli hanno problemi a comprendere le parabole, ma Gesù ne spiega il significato, in segreto (4,13-20, 4,33-34). Non riescono neanche a comprendere le conseguenze dei miracoli che egli compie dinanzi a loro.[16]
Vangelo secondo Luca
Il Vangelo secondo Luca (greco: Κατὰ Λουκᾶν εὐαγγέλιον) è uno dei vangeli canonici del Nuovo Testamento e il terzo e, con i suoi 24 capitoli, il più lungo dei vangeli sinottici. Narra della vita di Gesù e si apre con le nascite miracolose di Giovanni Battista e di Gesù, per poi descrivere il ministero di quest'ultimo in Galilea, fatto di predicazione, esorcismi e miracoli; dopo aver rivelato ai discepoli la propria natura divina con la trasfigurazione, Gesù si reca a Gerusalemme, dove è crocifisso per poi risorgere, comparire ai suoi discepoli e infine ascendere al cielo. Il testo contiene anche una genealogia, differente però da quella presentata nel vangelo di Matteo.
L'autore, tradizionalmente identificato con Luca evangelista, è interessato a temi quali l'etica sociale, i diseredati, le donne e altri gruppi oppressi.[26] Alcune storie popolari riguardanti questi temi, come le parabole del figlio prodigo e quella del buon samaritano, si trovano solo in questo vangelo, che pone una enfasi speciale sulla preghiera, le attività dello Spirito Santo e sulla gioia.[27] Secondo Donald Guthrie «è pieno di storie superbe e lascia il lettore con una profonda impressione della personalità e degli insegnamenti di Gesù».[28] L'autore intendeva scrivere un resoconto storico,[29] mettendo in evidenza il significato teologico della storia.[30] Aveva inoltre intenzione di raffigurare la cristianità come divina, rispettabile, rispettosa delle leggi e internazionale.[16] Gli studiosi concordano ampiamente che l'autore del Vangelo secondo Luca scrisse anche gli Atti degli Apostoli.[31]
Secondo gli studiosi contemporanei, l'autore di Luca, un gentile cristiano che scrisse intorno all'85-90,[32] utilizzò il Vangelo secondo Marco per la propria cronologia e la fonte Q per molti degli insegnamenti di Gesù; è possibile anche che abbia fatto uso di racconti scritti indipendenti.[33]
Vangelo secondo Giovanni
Il Vangelo secondo Giovanni, per stile e contenuto, è molto diverso dagli altri tre: ci sono meno parabole, meno "segni", non vi è accenno all'Eucaristia, al Padre nostro, alle beatitudini, mentre sono aggiunti altri miracoli come quello delle nozze di Cana e della resurrezione di Lazzaro. Il motivo di tale diversità potrebbe essere spiegabile con una redazione di molto successiva a quella degli altri tre, risalente alla fine del I secolo: l'autore o gli autori, pertanto, non ritennero necessario riportare materiale già abbondantemente presente nei precedenti vangeli, mentre aggiunse o ampliò materiale da essi tralasciato o solo abbozzato.
Compaiono inoltre nuove espressioni per indicare Gesù, prima fra tutte quella di logos (letteralmente parola, ma anche progetto, senso), resa poi con il latino verbum, donde l'espressione Verbo di Dio. Alcuni ritengono che questo vangelo abbia origini nell'ambito dello gnosticismo.
Il testo fa intendere (cfr. Gv 21,20-24) che ne sia autore il discepolo che Gesù amava, che la tradizione identifica (seppur in maniera non unanime) con l'Apostolo Giovanni, figlio di Zebedeo e fratello dell'altro apostolo Giacomo. Egli è ritenuto l'autore anche delle tre lettere conosciute sotto il suo nome e dell'Apocalisse.
Secondo il presbitero Gaio, Giovanni non sarebbe mai esistito e i suoi scritti (Apocalisse e Vangelo) in realtà sono del maestro gnostico Cerinto. Più in generale, all'interno della Chiesa primitiva si formò una fazione (gli Alogoi) che negava l'autenticità dei testi giovannei. Tale impostazione tuttavia non gode di alcuna fortuna presso gli esegeti moderni.
Secondo alcuni studiosi (Schonfield e altri), il Vangelo secondo Giovanni sarebbe stato redatto da un altro Giovanni, detto l'Anziano, un greco cristiano che basò i suoi testi su testi ebraici, e sui ricordi di un altro Giovanni, detto il Sacerdote. Il "discepolo che Gesù amava" sarebbe stato quest'ultimo, un sacerdote ebraico amico del Nazareno, che avrebbe ospitato nella sua casa l'ultima cena.
Le analogie tra i vangeli sinottici
Tra i quattro vangeli, tre di essi, Matteo, Marco e Luca, sono detti "sinottici", perché mettendoli in colonna l'uno di fianco all'altro (syn-opsis = "una sola vista" in greco) si scopre che hanno una struttura letteraria praticamente parallela, come se si fossero copiati l'uno dall'altro o avessero attinto a una fonte comune, mentre quello di Giovanni, composto alcuni decenni dopo, è completamente diverso:
- lo stile dei primi tre vangeli è in genere molto immediato, quello di Giovanni sembra più ponderato;
- Giovanni riporta pochi episodi, molto sviluppati, gli altri vangeli tantissimi episodi, spesso appena abbozzati;
- in particolare, Giovanni, nonostante dedichi molto del suo contenuto alla narrazione degli ultimi giorni di Cristo (8 capitoli su 21, di cui ben 5 incentrati sull'ultima cena) , non riporta l'istituzione dell'Eucaristia, mentre è l'unico a raccontare la lavanda dei piedi.
Fin dall'antichità cristiana si è preso atto di tale situazione. I vangeli sinottici probabilmente derivano questa loro somiglianza dai contatti che hanno avuto i loro autori quando sono stati scritti e da fonti comuni; tra le varie teorie che sono state addotte come spiegazione la più comunemente accettata è la teoria delle due fonti.
Vangeli apocrifi
In un ampio lasso di tempo che va dal 50 circa al XIV secolo prendono forma altri vangeli, detti oggi vangeli apocrifi, i più antichi dei quali sono scritti in greco. La loro datazione è spesso molto discussa: secondo alcuni studiosi il Vangelo di Tommaso e il Vangelo di Pietro, come pure i frammenti di vangelo che prendono il nome di Vangelo Egerton, daterebbero alla seconda metà del I secolo. La maggior parte di tali vangeli nascono nel contesto di correnti teologiche giudicate eretiche dalla Chiesa cristiana successiva, come quelle di stampo gnostico ed ermetico o sono stati esclusi perchè davano una visione di Cristo troppo legata all'ebraismo.[34]
I vangeli apocrifi contengono le tipologie più disparate: i vangeli dell'infanzia narrano con episodi coloriti l'infanzia di Gesù, un tema non trattato dai vangeli canonici; i vangeli di stampo gnostico sono interessati ad aspetti più esoterici e misteriosofici; altri vangeli, invece, narrano episodi della vita di Gesù che non compaiono negli scritti canonici (ma la presenza o l'omissione di episodi tra testi differenti, come detto, riguarda anche i quattro canonici confrontati tra di loro).
Seppure queste opere non siano state accolte nel canone neotestamentario, i vangeli apocrifi hanno avuto una certa influenza nella tradizione e nell'iconografia: ad esempio la presenza del bue e dell'asinello nella grotta della natività e il nome dei genitori di Maria (Gioacchino e Anna) sono contenuti esclusivamente nel Protovangelo di Giacomo.
La Chiesa e la lettura dei vangeli
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Nel corso del I millennio, la Chiesa cattolica non ha mai sentito la necessità di promulgare nessuna regola circa la lettura dei vangeli in particolare e della Bibbia in generale: a tal proposito, infatti, l'Enchiridion Symbolorum (la raccolta dei documenti ufficiali della Chiesa cattolica, a cura di H. Denzinger) non riporta alcun intervento. Dato il diffuso analfabetismo tra il popolo (plebe ma anche nobili) e l'elevato costo dei supporti fàtici (dapprima papiri, poi pergamene), la lettura e la meditazione personale avvenivano perlopiù all'interno dei monasteri o delle biblioteche personali ad uso del clero.
Tendenzialmente, monaci e clero secolare erano incoraggiati a leggere le scritture secondo le loro necessità spirituali, come scrive Ireneo in Contro gli eretici (3, 4)[35].
Dall'inizio del II millennio cambia notevolmente il panorama teologico-sociale. Soprattutto nel sud della Francia e nel nord Italia compaiono le eresie di tipo gnostico, che sulla base di interpretazioni spiritualiste del messaggio dei vangeli, in particolare Giovanni, arrivavano a negare la bontà della materia in genere e delle sue manifestazioni concrete: matrimonio e procreazione, stato e potere temporale, sacramenti e Chiesa, erano tutti visti come frutti malvagi della corruzione del peccato originale. Il perfetto credente, in tale ottica, era l'asceta estraniato dal mondo e contrario alla corporeità, legato spesso a movimenti sociali che potevano sfociare in rivolte sociali contro principi o 'vescovi grassi', come efficacemente sintetizza Umberto Eco ne Il nome della rosa.
La Chiesa pertanto, dietro pressante richiesta delle autorità politiche (Roberto II re di Francia, Guglielmo conte di Poitiers e duca di Aquitania, l'imperatore Enrico III)[36], inizia a contrastare la lettura personale della Bibbia in lingua volgare per evitare gli eccessi gnostici:
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« Proibiamo che qualsiasi laico possieda i libri dell'Antico o del Nuovo Testamento tradotti in lingua volgare. Se una persona pia lo desidera, può avere un Salterio o un Breviario... ma in nessun caso dovrà possedere i libri sopra menzionati tradotti in lingua romanza. » |
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Da notare come:
- la lettura biblica in lingua latina (traduzione della Vulgata) era permessa, pertanto è inesatto sostenere che in tale occasione la Chiesa vietò la Bibbia;
- il Sinodo di Tolosa non era un Concilio Ecumenico, ma appunto un sinodo locale: le sue deliberazioni, tra cui quella sopra riportata, non avevano valenza universale ed eterna per tutta la Chiesa cattolica, ma solo per i territori rappresentati dai partecipanti al sinodo (nella fattispecie, il sud della Francia) e solo per un limitato periodo di tempo (il periodo dell'emergenza gnostica).
La Chiesa infatti, in seguito, non si è opposta a priori alla diffusione di traduzioni bibliche in lingue moderne, ma solo a quelle che, a suo giudizio, veicolavano giudizi eretici. Queste le principali traduzioni volgari la cui lettura era permessa ai cattolici:
- in spagnolo, la Bibbia Alfonsina, dedicata al re di Castiglia Alfonso X e realizzata in epoca pre-stampa nel 1280;
- in tedesco, una traduzione integrale a cura di John Rellach, pubblicata a Costanza nel 1450;
- in italiano, la Bibbia del Malermi (1471), ad opera del monaco camaldolese Nicolò Malermi, soppiantata poi nel 1778 dalla Bibbia di Antonio Martini;
- in francese, la Bibbia di Jacques Lefèvre d'Étaples, pubblicata ad Anversa (1523-8);
- in inglese, la Bibbia di Douai o Reims (1582 NT, 1609 intera Bibbia), tuttora la Bibbia cattolica ufficiale di lingua inglese.
Va sottolineato come tali Bibbie cattoliche, che si basavano sulla Vulgata latina e non sui testi originali greci ed ebraici, contenevano numerosi errori sia di stile sia di significato originario. [38]
Dopo il sinodo di Tolosa, il divieto relativo alla traduzione, possesso e uso di traduzioni volgari non autorizzate venne ribadito molte volte da singole Chiese locali allorquando si avvertiva il pericolo della diffusione di idee giudicate eretiche. In varie parti d'Europa si verificarono dunque roghi di copie non autorizzate e sanzioni di natura spirituale ai lettori di tali versioni (non sono infatti documentati processi e pene civili ai semplici lettori). Circa gli autori di traduzioni non autorizzate sono attestate solo due condanne capitali, entrambe in Inghilterra, relative a John Wycliffe e William Tyndale. Va sottolineato tuttavia che, per Wycliffe, la condanna a morte per eresia fu postuma (nel 1415 venne riesumato il corpo, sepolto alla morte nel 1384, e ne vennero bruciati i resti), e per Tyndale la condanna fu sancita non da un tribunale cattolico ma da un tribunale inglese, dunque anglicano, nel 1536. Non è pertanto corretto, dunque, sostenere che la Chiesa cattolica ha ucciso chi traduceva la Bibbia.
Nel corso del XVI secolo ebbe inizio in Europa la Riforma protestante, che ha spaccato il mondo cristiano fino ad oggi. Per Lutero la Bibbia poteva essere letta e interpretata da qualunque cristiano, arrivando alle conclusioni che più reputava opportune (tale 'libertà' ermeneutica ha portato di fatto alla frammentazione della stessa Chiesa riformata). Fu in seguito a tale crisi che si ebbe un pronunciamento ufficiale della Chiesa cattolica con valenza dogmatica, dunque universale ed eterna. In particolare il problema fu affrontato al Concilio di Trento che così deliberò:
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« Il sacrosanto concilio tridentino ecumenico e generale [...] sa che questa verità e disciplina è contenuta nei libri scritti [della Bibbia] e nelle tradizioni non scritte [...]. Seguendo l'esempio dei padri della vera fede, con uguale pietà e venerazione accoglie e venera tutti i libri, sia dell'Antico che del Nuovo Testamento, essendo Dio autore di entrambi [...]. Lo stesso sacrosanto sinodo [...] stabilisce e dichiara che l'antica edizione della Vulgata, approvata dalla stessa Chiesa da un uso secolare, deve essere ritenuta come autentica nelle lezioni pubbliche, nelle dispute, nella predicazione e spiegazione e che nessuno, per nessuna ragione, può avere l'audacia o la presunzione di respingerla. [...] Inoltre stabilisce che nessuno, fidandosi del proprio giudizio [...], deve osare distorcere la Scrittura secondo il proprio modo di pensare » |
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(Concilio di Trento, sessione IV, 8 aprile 1546, DS 1501-1508)
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Da notare come:
- non viene espresso un giudizio negativo sulla Bibbia;
- non viene vietata la lettura della Bibbia, ma solo vincolata alla sua traduzione ufficiale latina;
- non vengono vietate le traduzioni in lingue volgari per uso personale, che infatti continuarono a circolare liberamente, previa approvazione ecclesiastica.[39]
In tale ottica, dunque, non dovrebbe essere visto come in contrasto con le promulgazioni precedenti l'affermazione del Concilio Vaticano II nel 1965:
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« È necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura. » |
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Secondo altri invece questa affermazione sarebbe una conversione piuttosto controversa.[40]
Utilizzo del termine "vangelo" o Evangelo
"Evangelo" è il termine migliore per tradurre il greco εὐαγγέλιον (lett. "buona notizia" o "lieta novella"). Indica come tale non tanto le quattro composizioni, pure chiamate "vangeli", ma il loro contenuto, il messaggio della redenzione in Gesù Cristo, quello che si ritrova nel Nuovo Testamento e della fede della Chiesa cristiana. Nel Nuovo Testamento esso è dapprima la proclamazione stessa di Gesù che il Regno di Dio si è avvicinato e poi la proclamazione dei Suoi apostoli che nella Sua vita, morte e risurrezione, il Regno di Dio è stato stabilito e che la salvezza, il perdono dei peccati , la risurrezione e la vita eterna sono offerti a tutti coloro che l'accolgono con fede.
È solo più tardi che questo termine è stato usato nei primi scritti cristiani che narrano la storia di quell'unica manifestazione della "buona notizia" nella persona e nell'opera di Gesù Cristo (cfr. Giustino di Nablus, Apologia prima 66:3, Clemente di Alessandria, Stromata 3:13).
Strettamente parlando, vi è solo un Evangelo, dato che i quattro scritti chiamati "vangeli" non sono che variazioni su un singolo tema. Sarebbe più esatto parlare del "quadruplice Vangelo" (come Ireneo) che dei "quattro Vangeli". L'apostolo Paolo in Galati 1:6,7 contesta a viva voce che vi possa essere un altro Evangelo: "Mi meraviglio che così presto voi passiate, da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, a un altro Vangelo. Ché poi non c'è un altro Vangelo; però ci sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il Vangelo di Cristo. Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunziasse un Vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia anatema"'.
Il contesto dell'uso del sostantivo εὐαγγέλιον ed il verbo relativo εὐαγγελίζω nel Nuovo Testamento è la traduzione greca della seconda parte della profezia di Isaia (40,9; 52,7; 60,6; 61,1) che è citata molte volte o si fa allusione nel Nuovo Testamento (es. Marco 1:3; Romani 10:15; Luca 4:17-21; Matteo 11:5; Luca 7:22).
Nella teologia luterana il termine Evangelo è usato per rappresentare la rivelazione del Nuovo Testamento in contrasto con la Legge (l'antica dispensazione).
Nell'Antico Testamento
In Isaia 52,7 "משׂא דמשׂק הנה דמשׂק מוסר מעיר והיתה מעי מפלה" si parla del messaggero di buone notizie. L'espressione "lieti annunci" contiene nella versione greca la stessa parola vangelo. Il contesto è quello del ritorno a Gerusalemme degli esiliati in Babilonia.
Isaia 61,1 è un passo profetico ripreso da Gesù quando si presentò nella sinagoga di Nazaret, sua città natale. Parla dell'azione dello Spirito di Dio sul consacrato (messia) del Dio ebraico. L'opera del messia sarà una buona notizia ("vangelo") per i poveri, consistendo nella loro liberazione. Appunto Gesù applicherà a sé e alla sua opera questo annuncio dell'antico testamento.
Nel Nuovo Testamento
Vangelo come annuncio del Regno
Troviamo il termine nei vangeli sinottici, in bocca allo stesso Gesù:
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« Il tempo è compiuto, e il Regno di Dio è vicino: convertitevi e credete alla buona notizia (vangelo) » (Marco 1,15) |
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Qui la parola indica l'irruzione di Dio nella storia degli uomini attraverso la persona di Gesù di Nazaret. Lo stesso significato si trova in Paolo di Tarso nella Lettera ai Filippesi, dove lungo tutta la lettera ritorna l'idea del vangelo-buona notizia che si è diffuso nella comunità di Filippi: parla della sua gioia per la loro "cooperazione alla diffusione del Vangelo" (1,5) e della "grazia che mi è stata concessa sia nelle catene, sia nella difesa e nel consolidamento del Vangelo" (1,7); riconosce che le sue "vicende si sono volte piuttosto a vantaggio del Vangelo" (1,12); è cosciente di essere stato "posto per la difesa del Vangelo" (1,16); invita i filippesi a comportarsi "da cittadini degni del Vangelo" (1,27); ecc. ecc.
Lo stesso significato appare nella Lettera agli Efesini, dove risalta che il vangelo è l'annunzio di Cristo, trasmesso dagli apostoli:
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« In lui (Cristo) anche voi, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza e avere in esso creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso » (Efesini 1,13) |
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« I pagani cioè sono chiamati, in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, e ad essere partecipi della promessa per mezzo del Vangelo » (Efesini 3,6) |
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Vangelo come kerigma
In altro contesto Paolo usa invece la parola riferendosi all'annunzio fondamentale (kerigma) che egli faceva nelle comunità cristiane, annuncio incentrato nella Pasqua di Gesù. Nella Prima Lettera ai Corinzi afferma:
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« Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l'ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano! Vi ho trasmesso, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. » (1 Corinzi 15, 1-8) |
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Appare già una leggera trasformazione semantica: dal messaggio della vicinanza di Dio e del suo regno siamo passati al contenuto della prima professione di fede, centrato sulla morte e risurrezione di Cristo.
Vangelo nella lettera ai Galati
Nella Lettera ai Galati di San Paolo, scritta nel contesto del conflitto di Paolo contro l'obbligo della circoncisione e del rispetto globale della tradizione ebraica, come interpretata nelle chiese ellenistiche da lui fondate e diversamente dalla Chiesa di Gerusalemme, "vangelo" significa la condizione di libertà dalla legge mosaica che Cristo avrebbe portato. Tale libertà, diversamente dalle chiese giudeo-cristiane, a suo parere permetteva l'abolizione totale della legge mosaica e dell'obbligo della circoncisione per i cristiani provenienti dal paganesimo:
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« Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro Vangelo. In realtà, però, non ce n'è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il Vangelo di Cristo. Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un Vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! » (Galati 1, 6-8) |
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Nella letteratura ellenistica del I secolo
Nella letteratura ellenistica euaggélion significa "buon annuncio". Così in Giuseppe Flavio, Beh. 2, 42 appare l'espressione deinòn euaggélion = "splendida notizia": quella data al procuratore Gessio Floro sull'aggravarsi della situazione in Gerusalemme all'inizio della prima guerra giudaica nel 66 d.C.
Vangelo come genere letterario
A partire dal II secolo, vangelo passa ad indicare il genere letterario che racconta la vita di Gesù, i suoi insegnamenti, le sue opere, la sua morte e resurrezione.
Questo genere letterario si distingue da quello delle biografie: queste hanno di mira fornire un'informazione completa sulla vita di una persona; invece nei vangeli la finalità è trasmettere la predicazione della Chiesa dei tempi apostolici riguardante colui che considerava il suo Signore e Messia, Gesù di Nazaret, incarnato, morto e risorto per la salvezza degli uomini.
Non stupisce quindi il fatto che nei vangeli non compaiono le informazioni sui primi trent'anni di vita di Gesù. E dove Matteo e Luca riportano alcuni episodi della sua infanzia, lo fanno in funzione teologica, per far risaltare l'identità di Gesù come Signore (Luca), e il compimento in lui delle scritture (Matteo).
Note
- ^ Le stime delle datazioni sono riassunte da: Kirby, Peter. Early Christian Writings. 2006. 2 febbraio 2006 <http://www.earlychristianwritings.com/>.
- ^ Wilhelm Schneemelcher, Robert McLachlan Wilson, New Testament Apocrypha: Gospels and related writings, Westminster, John Knox Press, 2003, ISBN 0-664-22721-X, p. 399.
- ^ Ireneo di Lione, Contro gli eretici, 3.11.8.
- ^ «La santa madre Chiesa ha ritenuto e ritiene con fermezza e costanza massima che i quattro vangeli, di cui afferma senza alcuna esitanza la storicità, trasmettono fedelmente quanto Gesù, Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò ed insegnò per la loro eterna salvezza». (Concilio Vaticano II, Dei Verbum, 19).
- ^ a b Bart Ehrman, La verità sul Codice da Vinci, Mondadori, ISBN 88-04-54792-8
- ^ Corrado Augias, Mauro Pesce, Inchiesta su Gesù, Oscar Mondadori, ISBN 978-88-04-57132-2, pag 15
- ^ Randel Helms, Who Wrote the Gospels?, Millennium Press, 1997, ISBN 0-9655047-2-7, p. 8; John Dominic Crossan, The Historical Jesus: The Life of a Mediterranean Jewish Peasat, HarperOne, 1993, ISBN 0-06-061629-6. Citati in Kirby.
- ^ Corrado Augias, Mauro Pesce, Inchiesta su Gesù, Oscar Mondadori, ISBN 978-88-04-57132-2, capitoli 1 e 3
- ^ Corrado Augias, Mauro Pesce, Inchiesta su Gesù, Oscar Mondadori, ISBN 978-88-04-57132-2, pag 172
- ^ Mills, p. 942.
- ^ Ehrman (2001), p. 44.
- ^ Ehrman (2004), p. 92
- ^ a b Levine (2001), p.372-373.
- ^ Ehrman (2001), p. 43.
- ^ Howard Clark Kee (1997), p. 448.
- ^ a b c d Harris, Stephen, Understanding the Bible. Palo Alto: Mayfield. 1985.
- ^ Paul Foster, "Why Did Matthew Get the Shema Wrong? A Study of Matthew 22:37", Journal of Biblical Literature, Vol. 122, No. 2 (Summer, 2003), pp. 309-333.
- ^ Levine (2001), p. 373.
- ^ Harris, Stephen L., Understanding the Bible. Palo Alto: Mayfield. 1985.
- ^ Bernd Kollmann, Joseph Barnabas (Liturgical Press, 2004), page 30.
- ^ Gospel of Mark
- ^ 2,10 (Gesù; ai dottori della legge), 2,28 (Gesù; ai Farisei), 8,31 (Gesù via Marco, ai discepoli), 8,38 (Gesù; ai discepoli e alla folla di Cesarea), 9,9,12 (Gesù via Marco; a Pietro, Giacomo e Giovanni), 9,31 (Gesù; ai discepoli), 10,33 (Gesù; ai discepoli), 10,45 (Gesù; ai discepoli), 13,26 (Gesù; to Peter, James, John, and Andrew), 14,21 (Gesù; ai discepoli), 14,41 (Gesù; a Pietro, Giacomo e Giovanni), 14,62 (Gesù; al sommo sacerdote con i preti, gli anziani e i dottori della legge)
- ^ verbatim in 3,11 (spiriti maligni; a Gesù), 5,7 ("Legione", gli spiriti maligni; a Gesù), 15,39 (il centurione alla crocefissione); implicito nel contesto in 1,11 (voce dal cielo; a Giovanni Battista), 8,38 (Gesù come escatologia; ai discepoli e alla folla), 9,7 (voce da una nube; ai discepoli), 12,6 (Gesù come parabola; agli alti sacerdoti, scribi e anziani), 13,32 (Gesù come escatologia; ai discepoli), 14,61 (Gesù; all'alto sacerdote); presente in alcuni manoscritti in 1,1 (l'autore marciano come personaggio dell'introduzione; al lettore)
- ^ 1,1 (autore marciano; al lettore), 8,29 (Pietro; a Gesù), 9,41 (Gesù; a Giovanni), 12,35 (Gesù; ad una grande folla), 13,21 (Gesù; a Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea, v. 33), 14,61-62 (Gesù; al sommo sacerdote), 15,31 (alti sacerdoti e dottori della legge; a sé stessi per scherno)
- ^ 1,43-45 (guarigione; al lebbroso), 3,12 (identità del Figlio di Dio; agli spiriti maligni), 5,43 (resurrezione di una ragazza; ai discepoli e ai genitori della ragazza), 7,36 (guarigione; al guarito e ad alcune persone), 8,30 (identità come Messia; a Pietro e a discepoli non meglio identificati), 9,9 (identità come Figlio di Dio; a Pietro, Giacomo e Giovanni); secondo alcuni manoscritti 8,25 (guarigione del cieco; al guarito).
- ^ Harris.
- ^ Guthrie, p. 105.
- ^ Guthrie, p. 102.
- ^ N. B. Stonehouse, The Witness of Luke to Christ (1951), pp. 24-45; H. J. Cadbury, The Beginnings of Christianity II, 1922, pp. 489-510; R. Bauckham, Jesus and the Eyewitnesses (Eerdmans, 2006).
- ^ Guthrie, p. 107.
- ^ Udo Schnelle, The History and Theology of the New Testament Writings, p. 259.
- ^ Harris, "The Gospels", pp. 266-268.
- ^ Funk, Robert W., Roy W. Hoover, and the Jesus Seminar. The five gospels. HarperSanFrancisco. 1993. "Introduction," p 1-30.
- ^ Corrado Augias, Mauro Pesce, Inchiesta su Gesù, Oscar Mondadori, ISBN 978-88-04-57132-2, pag 20 e 21
- ^ Catholic Encyclopedia, voce Scripture
- ^ Rino Cammilleri, Storia dell'inquisizione, 1997, ISBN 88-8183-885-0, p. 16.
- ^ Citato da The Lollard Bible and Other Medieval Biblical Versions, di Margaret Deanesly (1920), p. 36.
- ^ Ancora oggi ad esempio la versione della CEI, rifacendosi alla Vulgata, traduce il termine greco agape con carità. Che tale traduzione sia poco appropriato è confermato anche da papa Benedetto XVI, che nell'enciclica del gennaio 2006 "Deus caritas est" definisce agape come "l'amore fondato nella fede e da essa plasmato". Vedi Artur Noble "Può una Chiesa che ha bandito, bruciato e travisato la Bibbia essersi convertita fino a raccomandarne la lettura?" cit.
- ^ Suonano pertanto come infondate affermazioni come questa di Indro Montanelli: "da quando il Concilio di Trento aveva formalmente ribadito che il credente non aveva affatto il dovere, anzi non aveva il diritto di leggere e d'interpretare le sacre scritture. Di esse era perfino proibita la traduzione in lingua italiana appunto per riservare al prete il compito di decifrarle. Il verbo doveva restare un'esclusiva di casta..." in L'Italia giacobina e carbonara (1789-1831), Rizzoli, 1998, pag 21
- ^ Ad esempio Arthur Noble dedica al tema l'articolo "Can a Church which has banned, burned and perverted the Bible now have been converted to recommending the reading of it?" ossia "Può una Chiesa che ha bandito, bruciato e travisato la Bibbia essersi convertita fino a raccomandarne la lettura?" http://www.ianpaisley.org/article.asp?ArtKey=connell
Vangeli apocrifi
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I vangeli apocrifi sono testi religiosi che si riferiscono come contenuto a Gesù. Sono detti "apocrifi" in quanto esclusi dal canone della Bibbia cristiano, sovente con attribuzione pseudoepigrafa di qualche apostolo o discepolo.
I vangeli apocrifi sono solitamente divisi in base a contenuto, genere e ambiente d'origine.
Storicità
Generalmente i vangeli apocrifi non sono accolti dagli studiosi come fidati testimoni del Gesù storico[1] (data la composizione generalmente tarda, a partire dalla metà del II secolo, sono al più utili per ricostruire l'ambiente religioso dei secoli successivi a Gesù[2]), anche per il genere letterario favolistico-leggendario che contraddistingue gran parte delle loro narrazioni[3].
Cronologia dei vangeli canonici e apocrifi, I-III secolo

Uso
L'uso e la diffusione dei vangeli apocrifi sono state variegate:
- i vangeli apocrifi dell'infanzia, non canonici hanno goduto di una certa fortuna almeno a livello artistico: p.es. la localizzazione della nascita di Gesù in una grotta deriva dal Protovangelo di Giacomo, mentre la presenza dell'asino e del bue accanto alla mangiatoia, associato tipicamente alle raffigurazioni natalizie antiche e moderne, deriva dal Vangelo dello pseudo-Matteo;
- i vangeli gnostici, di origine eretica e diffusi unicamente all'interno dei circoli gnostici, non sono stati in alcun modo usati e considerati all'interno della cosiddetta 'Grande Chiesa', cioè la maggior parte delle comunità cristiane[senza fonte].
Alcune narrazioni contenute negli apocrifi, sono divenute un attributo ricorrente in molte raffigurazioni artistiche della vita di Gesù e delle persone a lui vicine, descritte nei vangeli, queste raffigurazioni sono spesso presenti in chiese e santuari, senza provocare discussioni dottrinali.
Canonicità
I quattro criteri usati dalla Chiesa cristiana antica per considerare un testo canonico nell'ambito del Nuovo Testamento, e dunque di converso per stabilire quali rappresentavano Apocrifi del Nuovo Testamento, sono stati:
- La sacra tradizione; (Dei Verbum II 8-10)
- Paternità apostolica: attribuibile all'insegnamento o alla diretta scrittura degli apostoli o dei loro più stretti compagni;
- Uso liturgico: testi letti pubblicamente nei riti liturgici delle prime comunità cristiane;
- Ortodossia: testi che rispettano le verità dogmatiche di fede (Unità e Trinità di Dio, Gesù Cristo vero Dio e vero uomo...).
Vangeli dell'infanzia
I vangeli dell'infanzia illustrano i dettagli relativi alla vita pre-ministeriale di Gesù, soprattutto la sua infanzia, altrimenti ignoti in quanto taciuti dai vangeli canonici. Presentano un carattere abbondantemente e gratuitamente miracolistico che sfocia spesso nel magico-fiabesco, in netto contrasto con la sobrietà dei 4 vangeli canonici. Sono caratterizzati inoltre da una assente o imprecisa conoscenza degli usi e costumi giudaici o da altre imprecisioni di natura storica o geografica, che ne inficiano il valore storico degli eventi narrati.
Nessuna di tali opere compare in qualche manoscritto biblico o in antichi elenchi dei testi canonici ritenuti ispirati.
I 3 vangeli detti giudeo-cristiani, in uso tra i cristiani dei primi secoli rimasti legati alla tradizione religiosa giudaica, sono andati perduti. Ci è giunta traccia di essi solo attraverso testimonianze indirette e occasionali fornite da alcuni Padri della Chiesa. Verosimilmente si trattava di tre diciture diverse di un unico testo derivato dal Vangelo di Matteo.
Vangeli gnostici
Le diverse correnti gnostiche dei primi secoli del Cristianesimo (II-IV) hanno prodotto diversi testi relativi alla vita e al ministero di Gesù. Nonostante la datazione antica e l'attribuzione autorevole, la Chiesa cattolica anche antica non ha mai mostrato dubbi nel considerare i soli 4 vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca, Giovanni) come ispirati.
Nonostante l'interesse che suscitano attualmente, il valore storico di questi testi si limita perlopiù alla ricostruzione dell'ambiente gnostico dei primi secoli dell'era cristiana, senza fornire affidabili informazioni sull'attività di Gesù. Due sono in particolare gli elementi che inducono a rigettare la presunta storicità delle informazioni in esse contenute:
- l'epoca tarda. I più antichi vangeli apocrifi sono stati composti verso la metà del II secolo, quando i testimoni diretti della vita e della predicazione di Gesù erano da tempo scomparsi. Al contrario la composizione dei vangeli canonici secondo alcuni risale al I secolo, quando la testimonianza dei discepoli e degli evangelisti in particolare avrebbe potuto essere ancora viva.
- la natura 'segreta' delle rivelazioni. Per i vangeli apocrifi di origine gnostica, e dunque eretica, l'artificio letterario è sempre lo stesso: Gesù risorto comunica in privato a un discepolo (quasi sempre apostolo) meritevole (a differenza degli altri non meritevoli) 'inedite' e particolari nozioni e informazioni. Tale artificio mostra chiaramente la consapevolezza che avevano gli scrittori apocrifi della tardiva originalità, e dunque non fondatezza storica, dei contenuti narrati: "Ciò che dico si trova da nessuna parte perché Gesù l'ha comunicato in segreto a questo apostolo". Il risultato complessivo è quantomeno curioso: Gesù avrebbe di volta in volta prescelto un apostolo per rivelazioni particolari non precedentemente attestate, giudicando gli altri apostoli non degni della rivelazione, rivolgendosi però in definitiva a tutti gli apostoli.
| Vangeli gnostici |
| Titolo |
Attribuzione |
Lingua |
Data |
Contenuto |
Note |
| Apocrifo di Giovanni o Libro di Giovanni Evangelista o Libro segreto di Giovanni o Rivelazione segreta di Giovanni |
Giovanni, apostolo ed evangelista |
copto |
II secolo entro il 185 |
Rivelazione segreta di Gesù risorto all'evangelista Giovanni, descrivente creazione, caduta, redenzione dell'umanità. Elementi gnostici: tripartizione degli uomini (terreni, psichici, spirituali); creazione del demiurgo; 7 eoni; dicotomia luce/oscurità; divinità intrappolata nell'uomo mortale |
Gnostico. Citato da Ireneo, ritenuto perduto fino al ritrovamento di 3 distinte versioni tra i Codici di Nag Hammâdi |
| Dialogo del Salvatore o Dialogo del Redentore |
- |
copto |
II secolo |
Dialogo tra il Salvatore (Gesù) e alcuni discepoli nel quale espone la cosmologia gnostica, con qualche accenno antifemminista |
Gnostico. Ritenuto perduto fino al suo ritrovamento tra i Codici di Nag Hammâdi |
| Libro segreto di Giacomo o Apocrifo di Giacomo |
Giacomo apostolo |
copto |
II secolo |
Rivelazione segreta di Gesù risorto a Giacomo |
Gnostico. Ritenuto perduto fino al suo ritrovamento tra i Codici di Nag Hammâdi |
| Libro di Tommaso (il Contendente o l'Atleta) |
Giuda Tommaso, apostolo |
copto |
prima metà del III secolo |
Rivelazione segreta di Gesù risorto a Tommaso |
Gnostico. Ritenuto perduto fino al suo ritrovamento tra i Codici di Nag Hammâdi |
| Pistis Sophia o Libro del Salvatore |
'noi' discepoli |
copto |
seconda metà del III secolo (o II secolo?) |
Rivelazione segreta di Gesù risorto ai discepoli |
Gnostico. Perduto per secoli, studiato dal 1795 grazie al manoscritto Askew, ritrovate varianti tra i Codici di Nag Hammâdi |
| Vangelo di Apelle |
Apelle (II secolo), gnostico |
- |
metà II secolo |
- |
Citato da alcuni padri, verosimilmente da identificare con l'opera Parole di Apelle o Ragionamenti di Apelle dello gnostico Apelle (II secolo) |
| Vangelo di Bardesane |
Bardesane (II-III secolo), gnostico siriaco |
- |
- |
- |
Perduto, citato da alcuni padri. Forse va identificato col canonico Vangelo di Giovanni (integrale o modificato) o col Diatesseron di Taziano |
| Vangelo di Basilide |
Basilide (II secolo), gnostico |
- |
- |
- |
Perduto, pervenuteci citazioni patristiche |
| Vangelo copto degli Egiziani o Santo libro del grande Spirito invisibile |
- |
copto |
III-IV secolo |
Gesù incarnazione di Set per liberare le anime divine dalla prigionia della carne |
Gnostico. Ritenuto perduto fino al suo ritrovamento tra i Codici di Nag Hammâdi |
| Vangelo greco degli Egiziani |
- |
greco |
metà del II secolo in Egitto |
Dialogo di Gesù risorto presso il sepolcro con la discepola Salomè. Ascetismo sessuale gnostico-encratita |
Gnostico. Perduto, pervenuteci citazioni patristiche |
| Vangelo di Eva |
- |
- |
II-III secolo (?) |
Eva cerca di apprendere la conoscenza, dunque la salvezza, mangiando il frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male. Esaltazione del coito interrotto e ingoiare sperma come atto religioso |
Gnostico. Perduto, pervenuteci citazioni patristiche, forse coincide col Vangelo della Perfezione |
| Vangelo secondo Filippo |
Filippo, apostolo |
copto, probabilmente da un prototesto greco perduto |
metà-fine II secolo |
Vari detti di Gesù, molti sui sacramenti. Cristo e Maria Maddalena consorti, ma in senso spirituale: sono incarnazioni rispettivamente degli eoni (=semidivinità gnostiche) Soter e Sofia, che hanno generato dall'eternità tutti gli angeli |
Gnostico. Perduto, non menzionato da Padri della Chiesa, ritrovato tra i Codici di Nag Hammâdi |
| Vangelo di Giuda |
Giuda Iscariota, apostolo traditore |
copto, forse da un prototesto greco perduto |
metà del II secolo, prima del 180 |
Gesù stesso aveva chiesto a Giuda di tradirlo. Descrive la cosmosmologia gnostica |
Gnostico. Perduto, pervenuteci citazioni patristiche, ritrovato a al-Minya (Egitto) nel 1978 |
| Vangelo di Maria o Vangelo di Maria Maddalena |
- |
copto, da un prototesto greco perduto |
metà del II secolo |
Esalta il ruolo della discepola Maria Maddalena |
Gnostico. Perduto, pervenuteci citazioni patristiche, ritrovati frammenti in greco e copto |
| Vangelo di Mattia o Tradizioni di Mattia |
Mattia, apostolo sostituto di Giuda Iscariota |
greco |
metà del II secolo |
Rivelazione segreta di Gesù a Mattia |
Gnostico, usato da Basilide (II secolo). Perduto, pervenuteci citazioni patristiche |
| Vangelo della Perfezione |
- |
- |
- |
- |
Gnostico. Perduto, pervenuteci citazioni patristiche, forse coincide col Vangelo di Eva |
| Vangelo dei Quattro Reami Celesti |
- |
- |
- |
- |
Gnostico. Perduto, pervenuteci citazioni patristiche |
| Vangelo del Salvatore o Vangelo di Berlino |
- |
copto, da un prototesto greco perduto |
II-III secolo |
Dialogo tra il Salvatore (Gesù) e i suoi discepoli |
Gnostico. Conservato nel frammentario papiro Berolinensis 22220 databile al VI secolo, studiato dal 1999 |
| Sapienza di Gesù Cristo o Sofia di Gesù Cristo |
- |
copto |
II-III secolo |
Dialogo tra Gesù risorto e alcuni suoi discepoli |
Gnostico. Perduto, ritrovato tra i Codici di Nag Hammâdi |
| Vangelo di Tommaso, o Vangelo di Didimo Thoma o Quinto Vangelo |
Tommaso, apostolo |
copto, forse da un prototesto greco perduto |
I o II secolo |
Raccolta di detti di Gesù, probabilmente simile ai Loghia |
. Perduto, ritrovato tra i Codici di Nag Hammâdi |
| Vangelo della Verità |
- |
copto, da un prototesto greco perduto |
metà del II secolo |
Dissertazione su alcuni punti fondamentali dello gnosticismo |
Gnostico. Perduto, pervenuteci citazioni patristiche (Ireneo lo attribuisce a Valentino), ritrovato tra i Codici di Nag Hammâdi |
Vangeli della passione
| Vangeli apocrifi della passione |
| Titolo |
Attribuzione pseudoepigrafa |
Lingua |
Data |
Contenuto |
Note |
| Vangelo di Gamaliele |
Gamaliele, stimato maestro ebreo |
copto, forse rielaborante materiale greco precedente |
IV secolo |
Descrive gli eventi della domenica di Pasqua successivi alla risurrezione di Gesù e esalta la figura di Pilato e sua moglie Procla, che prein consegna la Sindone |
Origina l'esaltazione cristiana di Pilato e sua moglie Procla, considerati santi dalle chiese greco-ortodossa e copta |
| Vangelo di Nicodemo |
Nicodemo, discepolo di Gesù |
greco |
II secolo |
Descrive la passione di Gesù,discolpando Pilato |
- |
| Vangelo di Pietro |
Pietro, apostolo |
greco |
metà del II secolo |
Descrive la passione di Gesù, discolpando Pilato |
Già perduto, conosciuto in accenni patristici, un lungo frammento fu trovato nel 1887 ad Akhmim (Egitto) |
| Dichiarazione di Giuseppe di Arimatea |
Giuseppe di Arimatea, discepolo |
greco |
prima del XII secolo |
Descrive la passione di Gesù soffermandosi sui due 'ladroni' Dema e Gesta |
- |
Altri vangeli apocrifi
Frammenti di vangeli apocrifi
I ritrovamenti archeologici del XX secolo hanno portato alla luce alcuni frammenti di papiro o pergamena contenenti testi di natura evangelica non riconducibili ad alcun vangelo apocrifo o canonico. Data la brevità dei testi e la corruzione del supporto, la datazione è particolarmente difficile sia con metodi filologici che con i normali metodi di datazione archeologici (p.es. carbonio 14). Di seguito sono indicate le datazioni maggiormente condivise, ma a seconda degli studiosi subiscono notevoli variazioni.
Risulta inoltre attualmente impossibile determinare se si trattasse di raccolte di materiale poi confluito nei vangeli canonici (p.es. fonte Q), di brani di vangeli apocrifi noti ma andati perduti, o di brani di vangeli apocrifi del tutto sconosciuti.
| Frammenti papiracei |
| Titolo |
Lingua |
Data |
Ritrovamento |
Contenuto |
Note |
| Papiro di Ossirinco 840 |
greco |
IV secolo |
Ossirinco (Egitto) nel dic. 1905 |
45 linee recto/verso su pergamena. Riporta una diatriba tra il Salvatore e un fariseo capo sacerdote di nome Levi che lo accusa di presentarsi nel tempio senza le necessarie abluzioni rituali. Gesù risponde che lui e i suoi discepoli sono lavati dalle acque vive provenienti dal Padre |
La scrittura microscopica e il ridotto formato fanno supporre che facesse parte di un minuscolo libretto portato al collo come amuleto |
| Papiro di Ossirinco 1224 |
greco |
fine III - inizio IV secolo |
Ossirinco (Egitto) |
2 frammenti di papiro entrambi recto/verso, il secondo su 2 colonne, per un totale di 24 linee incomplete e parzialmente leggibili |
Dal Vangelo di Pietro? |
| Papiro Egerton 2 |
greco |
50-100 |
Egitto 1934 |
5 frammenti recto/verso contenenti 4 pericopi: 1. Una disputa tra Gesù e gli uomini della legge, che cercano invano di lapidarlo; 2. Una guarigione di un lebbroso; 3. Una disputa circa la legittimità del pagamento delle tasse; 4. Un miracolo (indefinito) di Gesù presso il Giordano |
Mostra paralleli con brani del Vangelo di Giovanni. |
| Papiro di Fayyum |
greco |
III secolo |
Fayyum (Egitto) 1886 |
Breve frammento del dialogo tra Gesù e gli apostoli durante l'ultima cena |
Redazione abbreviata di Mc14, 26-30 e Mt26, 30-34 |
| Papiro di Berlino |
greco |
VI secolo |
1923 |
2 frammenti del dialogo tra Gesù e Natanaele |
Cf. Gv1, 49 |
Vangeli apocrifi perduti o omonimi
| Vangeli apocrifi perduti o omonimi |
| Titolo |
Attribuzione |
Lingua |
Data |
Contenuto |
Note |
| Predicazione di Pietro o Annuncio (Kerygma) di Pietro |
pseudoepigrafo di Pietro, apostolo |
greco |
II secolo |
Argomentazioni apologetiche del cristianesimo |
Perduto, pervenuteci citazioni patristiche |
| Vangelo di Andrea |
pseudoepigrafo di Andrea, apostolo |
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Citato da alcuni padri, forse coincide con l'apocrifo Atti di Andrea |
| Vangelo di Cerinto |
Cerinto (inizio II secolo), ebionita-gnostico |
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Perduto, pervenute citazioni patristiche. Forse era una rielaborazione del Vangelo di Matteo o del Vangelo di Giovanni, o un rielaborato compendio composito di essi |
| Vangelo dei Dodici (apostoli) |
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II secolo |
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Perduto, pervenute citazioni patristiche, forse coincide col Vangelo degli Ebioniti |
| Vangelo di Mani |
Mani (III secolo), eretico |
persiano |
III secolo |
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Perduto, pervenuto un frammento e citazioni patristiche |
| Vangelo di Marcione |
Marcione (II secolo), eretico |
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Perduto, pervenute citazioni patristiche. Forse era una rielaborazione del Vangelo di Luca |
| Vangelo segreto di Marco |
pseudoepigrafo di Marco evangelista, evangelista |
greco |
II secolo? (falso del XX secolo?) |
I due passi frammentari pervenutici descrivono la risurrezione di un giovane da parte di Gesù e un breve passo riguardante Salomè, entrambi non presenti nel canonico Vangelo di Marco |
Perduto. Citato in un manoscritto del XVIII secolo (ora misteriosamente perduto e perciò non più direttamente accessibile) che riporterebbe una lettera attribuita a Clemente di Alessandria (circa 150-215), ritrovato nel 1958 nel monastero di Mar Saba presso Gerusalemme e studiato dallo storico della Chiesa Morton Smith. Forse era un ampliamento gnostico del Vangelo di Marco, secondo altri si tratta di un falso storico |
| Vangelo dei Settanta (discepoli) |
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Perduto, pervenuteci citazioni patristiche, forse coincide col Vangelo di Mani |
Note
- ^ Cfr. Moraldi, op. cit., p. 31: circa gli apocrifi, «il valore storico diretto [relativo cioè a Gesù e alla Chiesa delle origini] è, generalmente parlando, assai tenue, e il più delle volte nullo».
- ^ Cfr. Moraldi, op. cit., p. 31: «[gli apocrifi permettono] un contatto diretto con i sentimenti, gli stati d'animo, le reazioni, le ansie, gli ideali di moltissimi cristiani d'Oriente e di Occidente, ci rivelano le tendenze, le correnti morali e religiose di moltissime chiese, o almeno di larghi strati di esse, completando, supplendo e a volte rettificando quanto ci è giunto da altre fonti».
- ^ Cfr. Geno Pampaloni, La fatica della storia, in Craveri, op. cit., pp. XIII-XXVIII, in particolare: «La materia narrativa [degli apocrifi] è assai ricca di colorito romanzesco, da antica fiaba popolare... il miracolo, come accade negli scrittori intimamente poveri di fantasia, è chiamato in causa di continuo, e si mescola quasi ingenuo lustrino al povero realismo degli scenari. È un miracolo che agisce con automatismo implacabile, penoso, senza altro significato che il suo stesso prodigio. Non ha accento spirituale, ma solo il peso, assoluto, del Potere» (p. XVII); «Dietro gli Apocrifi senti l'ansito grosso dell'approssimazione, l'impazienza della meraviglia, lo stupore di una fede che si confessa come un amore» (p. XXVII).
Vangeli gnostici
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I vangeli gnostici sono un insieme di opere, che ha origine nel colto ambiente intellettuale di Alessandria d'Egitto, circa nel II secolo d.C., nell'ambito di quella corrente mistico-filosofica nota come gnosticismo, in particolare dello gnosticismo cristiano. La conoscenza dello gnosticismo e dei suoi testi è rimasta per lunghi secoli legata alle citazioni e ai commenti, molto spesso ostili, di cui si trova traccia principalmente nelle opere della patristica cristiana. La assoluta mancanza di documenti, che non fossero frammenti riportati in altre opere, spesso anche alterati, ha reso in genere difficile la collocazione e la comprensione dello gnosticismo. Tuttavia la scoperta, avvenuta nel 1945 presso il villaggio di Nag Hammâdi, nell'alto Egitto, di una biblioteca di testi gnostici, scritti su papiro in lingua copta, ha dato un nuovo impulso agli studi relativi allo gnosticismo. In realtà, complicate questioni riguardo ai diritti di possesso e di acquisto dei testi rinvenuti, hanno, di fatto, ritardato l'inizio regolare degli studi fino al 1956 (salvo per un piccolo gruppo di manoscritti, acquistati subito dalla Fondazione Jung di Zurigo). Seguì poi un'altra interruzione, risolta nel 1962 da una serie di accordi tra UNESCO e governo della Repubblica Araba Unita, e di nuovo nel 1967, a causa del conflitto arabo-israeliano. Attualmente i tredici rotoli in papiro, che contengono complessivamente 53 scritti gnostici, sono catalogati, e in parte trascritti e studiati.
Testi della letteratura gnostica
Salmi
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Il Libro dei Salmi (ebraico תהילים, tehillìm; greco Ψαλμοί, psalmòi; latino Psalmi) è un testo contenuto nella Bibbia ebraica (Tanakh) e cristiana.
È scritto in ebraico e, secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la redazione definitiva del libro è avvenuta in Giudea forse alla fine del III secolo a.C., raccogliendo testi composti da autori ignoti lungo i secoli precedenti di varia origine (il salmo considerato più antico è il 104 che riprende l'egiziano Inno al Sole del XIV secolo a.C.).
È composto da 150 capitoli, ognuno dei quali rappresenta un autonomo salmo o inno di vario genere: lode, supplica, meditazione sapienziale.
Numerazione dei salmi
Il salterio contiene 150 salmi ognuno dei quali è anche considerato come un capitolo del libro.
La numerazione dei salmi varia a seconda se consideriamo il testo ebraico masoretico o i manoscritti greci della versione detta Septuaginta. Le antiche traduzioni latine, come la Vulgata, solitamente seguono la numerazione greca. Le traduzioni moderne le indicano entrambe (una delle due fra parentesi). Le differenze sono le seguenti:
Molti manoscritti della versione Septuaginta includono un salmo in più, il salmo 151. Una versione di questo testo è stata ritrovata fra i manoscritti del Mar Morto.
Autore
La tradizione riporta che i salmi furono composti da Davide. La critica moderna ritiene che siano il prodotto di vari autori o gruppi di autori, di cui molti ignoti. La maggior parte dei salmi comincia con un versetto introduttivo che ne attribuisce l'autore o descrive le circostanze per le quali furono composti. Comunque si ritiene che i salmi non furono scritti prima del VI secolo a.C., e poiché il regno di Davide risale all'incirca all'anno 1000, il materiale risalente a Davide dovrebbe essere stato preservato dalla tradizione orale per secoli.
All'inizio dei salmi 39, 62 e 77 si fa riferimento a Idutun, in particolare per il modo di cantare o per il suo coro. I salmi 50 e dal 73 all'83 parlano di Asaf come maestro del coro. Le intestazioni dei salmi 42, dal 44 al 49, 84, 85, 87 e 88 riportano che "i figli di Core furono incaricati di cantarli". Nel Secondo Libro delle Cronache (20,19) si trova un riferimento al fatto che i Leviti, i figli dei Keatiti e i figli dei Korachiti lodassero Dio a piena voce.
Sezioni del libro
Il salterio è diviso in 5 parti, in analogia con il Pentateuco, e ciascuna parte termina con una benedizione o dossologia.
- Il primo libro comprende i salmi 1-41, tutti attribuiti a Davide tranne il 1, 2, 10 e 33, i quali, sebbene anonimi, sono tradizionalmente considerati suoi. Anche se l'attribuzione a Davide non è provata, si tratta probabilmente della sezione più antica dell'intero libro.
- Il secondo libro contiene i successivi 31 salmi (41-72), 18 dei quali attribuiti a Davide e uno a Salomone (il 72). Gli altri sono anonimi.
- Il terzo libro contiene 17 salmi (73-89), dei quali il n° 86 è di Davide, l'88 di Heman l'ezraita, e il 90 di Ethan l'ezraita.
- Anche il quarto libro ne contiene 17 (90-106) dei quali il 90 attribuito a Mosè e il 101 e 103 a Davide.
- Il quinto libro comprende i rimanenti 44 salmi (104-150). Di questi 15 sono di Davide e il 127 di Salomone.
Generi letterari
Una suddivisione dei salmi può essere operata a partire dal genere letterario. Da un punto di vista stilistico si possono dividere in tre grandi generi: inni, suppliche e ringraziamenti.
- La composizione degli Inni è abbastanza costante: inizia con una esortazione a lodare Dio, continua specificando i motivi di questa lode, la conclusione riprende la formula di introduzione o esprime una preghiera. [1]
- Le suppliche sono salmi di sofferenza o lamenti. Generalmente iniziano con una invocazione a Dio, un grido di aiuto, una preghiera. Nel corpo del salmo si cerca di commuovere Dio, presentandogli la triste condizione dei supplicanti, con metafore per lo più generiche. Le suppliche possono dividersi in individuali e collettive. Quelle collettive nascono forse da un disastro nazionale, una disfatta, una indigenza comune. [2] Le suppliche individuali sono particolarmente numerose e di contenuto vario. [3].
- I ringraziamenti esprimono la gioia per la grazia ottenuta; anch'essi possono essere individuali o collettivi. [4].
Sovente i generi letterari sono mescolati per cui un salmo che inizia come supplica può continuare come salmo di ringraziamento, o altre mescolanze varie.
Gruppi di salmi particolari
Alcuni salmi hanno delle caratteristiche particolari, che li distinguono all'interno del salterio. Si possono allora distinguere i salmi regali, quelli alfabetici, quelli delle ascensioni e quelli del piccolo e del grande Hallel.
- I salmi regali sono stati composti in qualche ricorrenza particolare del re. Sono poemi molto antichi, che datano dall'epoca monarchica e riflettono il linguaggio ed il cerimoniale di corte. Usano espressioni esagerate per il re, tipico di uno stile di adulazione. In una seconda lettura tali salmi alimentano sempre più il messianismo; al tempo di Gesù tali espressioni vengono attribuite al Cristo, come perfetto realizzatore delle attese messianiche. [5]
- I salmi alfabetici sono costruiti con la particolarità di incominciare ogni riga od ogni strofa con la lettera successiva dell'alfabeto ebraico. [6]
- I salmi delle ascensioni (שירי המאלות - Shirei HaMaalot) sono un gruppo particolare di salmi, che da un certo tempo in poi sono stati utilizzati per il pellegrinaggio a Gerusalemme (detto Sukkot). Sono stati inseriti in questo gruppo perché avevano qualche riferimento alla città di Gerusalemme, oppure si adattavano al pellegrinaggio. [7]
- I salmi dell'Hallel generalmente sono di lode a Dio ed hanno tutti il titolo iniziale Alleluia. Venivano usati in momenti particolari della vita e della preghiera del popolo. Sono comunemente collocati verso la fine del salterio. Il salmo 136 è chiamato "il grande Hallel" (il Talmud vi aggiunge anche i salmi 120-135). I salmi 113-118 formano il piccolo Hallel, che gli ebrei recitavano per le tre grandi festività, per la luna nuova e per gli otto giorni successivi alla festa della dedicazione.
La poesia dei salmi
I salmi possiedono allo stesso tempo un grande valore spirituale ed un grande valore poetico. Una forma tipica della poesia dei salmi è la ripetizione del pensiero, per cui se una riga esprime un pensiero, la riga successiva generalmente, ripete, modifica, amplia, corregge il pensiero appena espresso. [8]
Uso dei salmi nel rituale ebraico
Primi versetti in ebraico del salmo 1.
La "dialettica di peccato e pentimento" (Neher) mette impietosamente a nudo la condizione dell'uomo e rivela tutta la fragilità umana.
I Salmi sono per il giudaismo il testo della fede pura per eccellenza e il fondamento e la ragione del concetto di pietismo ebraico perché, a differenza di altri sistemi teologici, il giudaismo non predica la negazione dell'umanità-sinonimo di imperfezione intrinseca a cui nessun uomo può sfuggire. Non nega la colpa, riconosce invece che essa implica paradossalmente la 'redenzione': "Il ritorno (a Dio) è nel peccato come l'olio nell'oliva", diceva il Magghid di Mezritch, uno dei grandi del pensiero chassidico. Cioè, il peccato è inevitabile, ma contiene segretamente la promessa di una possibile 'rigenerazione' dell'anima... (L.Cohen Salomone Ecig editore) Il rituale mosaico descritto nel Pentateuco non fa riferimento all'uso di canti nel servizio divino, che vengono utilizzati per la prima volta da Davide. Alcune intestazioni dei salmi suggeriscono un loro utilizzo nel culto
- Tredici salmi sono designati in ebraico shir, cioè ode, e può riferirsi sia a componimenti religiosi che profani.
- Quarantacinque salmi sono detti mitsmor tradotti in greco con il termine salmo, e significa componimento musicale sacro accompagnato da uno strumento
- il salmo 45 e molti altri sono indicati come tehillah, cioè in ebraico "inno", cioè canto di lode, in riferimento a Dio
- Sei salmi (16;56-60) hanno il titolo ebraico michtam.
- Il salmo 7 e il Libro di Abacuc hanno il titolo shiggaion.
I salmi hanno avuto un ruolo preminente nel culto ebraico fino ai giorni nostri. Anche nel Nuovo Testamento troviamo menzionato il loro uso da parte della comunità palestinese del I secolo.
I salmi nel culto cristiano
Nel cristianesimo il valore spirituale dei salmi è tenuto in grande considerazione:
Queste grida di lode, di supplica o di ringraziamento, anche se scritte in epoche determinate e per una esperienza personale, hanno una risonanza universale, perché esprimono l'atteggiamento che ogni uomo deve avere di fronte a Dio. Acquistano in particolare un nuovo senso se rapportate a Gesù Cristo, alla sua esperienza, e all'esperienza cristiana.
Nel Nuovo Testamento troviamo riferimenti al fatto che i primi cristiani utilizzassero i salmi nel culto divino, e tuttora vengono largamente impiegati nella liturgia cristiana. In particolare nella liturgia ortodossa, cattolica ed anglicana il salterio è utilizzato in modo ciclico e queste chiese hanno sviluppato anche delle salmodie particolari. Nei primi secoli della Chiesa i candidati all'episcopato erano tenuti alla conoscenza dell'intero libro dei salmi a memoria, spesso imparato praticando la vita monastica. Durante la Riforma protestante divennero comuni traduzioni e parafrasi metriche, e molti salmi subirono adattamenti come inni. Ciò fu particolarmente diffuso in ambito calvinista. Il primo libro stampato nel Nord America è stato una raccolta di adattamenti di salmi, il Bay Psalm Book (1640).
Uso ortodosso orientale
I cristiani ortodossi utilizzano spesso i salmi nella preghiera privata e pubblica. Per facilitare la lettura, i 150 salmi sono divisi in 20 kathismata, e ciascun kathisma è ulteriormente suddiviso in tre antifone come segue (la numerazione è quella greca):
- Kathisma 1: salmi 1-3, 4-6, 7-8
- Kathisma 2: 9-10, 11-13, 14-16
- Kathisma 3: 17, 18-20, 21-23
- Kathisma 4: 24-26, 27-29, 30-31
- Kathisma 5: 32-33, 34-35, 36
- Kathisma 6: 37-39, 40-42, 43-45
- Kathisma 7: 40-48, 49-50, 51-54
- Kathisma 8: 55-57, 58-60, 61-63
- Kathisma 9: 64-66, 67, 68-69
- Kathisma 10: 70-71, 72-73, 74-76
- Kathisma 11: 77, 78-80, 81-84
- Kathisma 12: 85-87, 88, 89-90
- Kathisma 13: 91-93, 94-96, 97-100
- Kathisma 14: 101-102, 103, 104
- Kathisma 15: 106, 107-108
- Kathisma 16: 109-111, 112-114, 115-117
- Kathisma 17: 118,1-72, 73-131, 132-176
- Kathisma 18: 119-123, 124-128, 129-133
- Kathisma 19: 134-136, 137-139, 140-142
- Kathisma 20: 143-144, 145,147, 148-150
A seconda dei periodi liturgici e dei giorni della settimana vengono letti diversi kathismata durante i vespri, seguendo il calendario ecclesiastico ortodosso. Nel XX secolo si è diffuso fra i laici la lettura continua dei salmi tutti i giorni, in modo tale che l'intero libro sia letto completamente in quattro settimane, con letture tre volte al giorno terminando un kathisma al giorno.
Uso riformato - presbiteriano
Le chiese evangeliche riformate mettono in evidenza come il canto dei Salmi sia sempre stato importante componente del culto, prima nella sinagoga e poi nella chiesa. Il Nuovo Testamento stesso ne prescrive il canto con la dizione "Salmi, inni e cantici spirituali", definizione storica che descrive le caratteristiche dei 150 Salmi. L'uso dei Salmi cantati è stato portato avanti dal Monachesimo e così rivalutato dalla Riforma che ne prescriveva l'uso esclusivo durante il culto. Nel corso del XIX-XX secolo, nel culto delle chiese evangeliche i salmi sono stati progressivamente sostituiti dagli inni. Nei libri di canto ne rimangono alcuni, spesso parafrasati o ridotti a qualche espressione. Oggi il canto dei Salmi è in corso di rivalutazione [9].
Uso cattolico
Nella Chiesa cattolica i salmi vengono regolarmente utilizzati nella liturgia eucaristica e nella liturgia delle ore. I salmi sono anche il fondamento della preghiera monastica delle ore canoniche. Ci sono tre forme in uso:
- antifonale, con due cori che si alternano;
- responsoriale, dove il solista e il coro si alternano;
- diretta, se il salmo è cantato dal coro o dal solista.
Elenco di salmi con voce su wikipedia italiana
Note
- ^ cfr. Salmi 8 117.
- ^ Il salmo 137 riflette, per esempio, la condizione dei deportati a Babilonia.
- ^ Il salmo 51 (il Miserere) è tipico salmo penitenziale di richiesta di perdono. Il salmo 130 (De profundis) è una supplica che la Chiesa ha adattato per il ricordo dei defunti. Il salmo 42-43 rappresenta forse la situazione di un levita esiliato e lontano dal tempio.
- ^ Cfr. salmi 30 138.
- ^ I salmi 2 110 sono oracoli in favore del re; questi due salmi diventano quelli più citati nel Nuovo Testamento.
- ^ Tipico è Sal 119 (il più lungo del salterio), che è tutta una lode alla legge divina.
- ^ Essi sono i salmi 120-134.
- ^ Cfr Sal 19.
Salmi 152-155
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