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Angelologia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

L'angelologia è lo studio teologico delle dottrine riguardanti le entità definite angeli.

Si affianca alla demonologia che assume significato analogo nel campo di studi opposto, quello relativo ai demoni. In molte culture, le entità spirituali chiamate angeli sono spesso legate al concetto di bene contrapposto al concetto di male.

Gli angeli, in tali credenze, sono suddivisi in schiere che seguono determinate gerarchie dalle quali traggono caratteristiche peculiari. Pertanto in alcune culture, prima fra tutte quella giudaico-cristiana, essi occupano un determinato posto nella scala celeste ossia nella rappresentazione immaginifica del cielo (Paradiso). Inoltre nella teogonia di tali credenze, gli angeli corrotti dalla superbia e quindi rinnegati da Dio e scacciati dal Paradiso diventano creature malefiche chiamate demoni o angeli decaduti (vedi Lucifero). L'angelologia si occupa quindi delle gerarchie angeliche e diaboliche, come pure delle singole personalità di angeli e demoni, spesso definite nel nome stesso di ciascuna entità, per esempio Michael, "chi come Dio", Gabriel, "uomo di Dio", Raphael, "Dio ha sanato", Uriel, "fuoco di Dio", Abaddon, "perdizione", Asmodeus, "spirito del giudizio", Baalzebub, "signore delle mosche", Satan, "avversario", Samael, "signore del veleno”, Behemoth, "grande bestia". Punti di riferimento fondamentali in questo senso sono il "Vocabulaire de l'Angelologie" (Paris 1897) di Moise Schwab, il "Dictionary of Angels" (London 1968) di G. Davidson e il "Dizionario delle creature spirituali" contenuto in "I mondi ultraterreni (Milano 1998) di Giordano Berti.

Bibliografia

  • Renzo Lavatori, Gli angeli, Marietti, Genova 1991.
  • Massimo Cacciari, L'angelo necessario, Adelphi, Milano 1992.
  • Giordano Berti, I mondi ultraterreni, Mondadori, Milano 1998.
  • Franco Manzi, “Interrogativi, discussioni e conferme sul binomio Melchisedek ed angelologia nell’Epistola agli Ebrei e a Qumran”, in La Scuola Cattolica 131 (2003) 379-428.
  • Franco Manzi, Melchisedek e l'angelologia nell’Epistola agli Ebrei e a Qumran (= Analecta Biblica 136), Roma, Editrice Pontificio Istituto Biblico, 1997, 433 pp.
  • Franco Manzi, “Schiere angeliche: saggio di bibliografia aggiornata sull'angelologia”, in Ephemerides Liturgicae 110 (1996) 51-84.141-164.
  • Franco Manzi, “Si prostrino davanti a lui tutti gli angeli di Dio. Le potenze angeliche e demoniache in Efesini, Colossesi ed Ebrei”, in Parola Spirito e Vita 46 (2002) 121-135.
  • Franco Manzi, “Una recente ricerca su Melchisedek e l’angelologia nell’Epistola agli Ebrei e a Qumran”, in Archivio Teologico Torinese 8 (2002) 301-324.
  • Philippe Olivier, Gli Angeli, gli Arcangeli, i Serafini e i Cherubini, 3 volumi, DVE Italia SpA, Milano 2000.
  • Heinrich Krauss, Angeli. Tradizione, immagine, significatoEinaudi, Torino 2003.
  • Igor Sibaldi, "Libro degli angeli", Frassinelli, 2007.
  • Giuseppe Pulina, L'angelo di Husserl. Introduzione a Edith Stein, Zona, Civitella in Val di Chiana 2008.
  • Erik Peterson e Franco Manzi, Il libro degli angeli. Gli esseri angelici nella Bibbia, nel culto e nella vita cristiana. CLV - Ediz. Liturgiche 2008.

Serafino

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 
 
Un Serafino ritratto in un quadro moderno (1905)

Nel cristianesimo medievale il Serafino è una delle nature angeliche, o spiriti celesti. Normalmente in gruppo, i Serafini si situano nella prima gerarchia angelica e in quanto tali sono nominati da Dante nel Canto XXVIII (v. 99) del Paradiso: vengono appellati "fuochi pii" perché il nome deriva da un termine ebraico che significa "ardente".

Indice

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I Serafini nel Libro di Isaia

Un Serafino in una rappresentazione medievale

Nel Libro di Isaia (6:1-3) si fa cenno alla visione del profeta Isaia di un serafino:

Vidi il Signore seduto su di un trono, ed il suo seguito riempiva l'Hekhal. Sotto di lui stavano i serafini, ognuno con sei ali, e due di queste ricoprivano il loro viso e due i loro piedi, mentre con le ultime due volavano.

Nella visione del profeta l'urlo dei serafini pronunciava di continuo Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti: tutta la terra è piena della Sua gloria.

Questa è la sola occasione nella quale occorre il termine seraphim nella Bibbia ebraica.

Membri dei Serafini [

Nomi di Serafini conosciuti o ipotizzati:

Araldica

Dio accompagnato da due serafini. Dal libro Petites Heures de Jean de Berry
Serafini accanto a Maria in trono. Da un dipinto di Viktor Vasnetsov, 1901

Serafino è un termine utilizzato in araldica per indicare una testa di puttino, in maestà contornata da sei ale.[1]

Nell'araldica francese sono presenti, abitualmente, solo quattro ali.

Traduzioni

Note

  1. ^ Dal "Vocabolario araldico ufficiale", a cura di Antonio Manno – edito a Roma nel 1907.

Cherubino

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

Cherubino è un tipo di angelo, presente, in ordine storico: nell'Ebraismo, nel Cristianesimo e nell'Islamismo.

Nella letteratura compaiono per la prima volta nel libro della Genesi 3,24 "E esiliò (il Signore Dio) l'uomo e pose a oriente del Giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante per custodire la via dell'albero della vita."

I Cherubini, secondo la classificazione delle schiere angeliche - sono posti "oltre il trono di Dio", espressione metaforica per indicare l'estrema vicinanza a Dio ed al suo potere; sono posti a guardia della luce e delle stelle. Si crede che, anche se sono stati rimossi dal piano reale e materiale degli uomini, la luce divina che essi filtrano giù dal cielo possa ancora toccare le vite umane.

Secondo l'Antico Testamento hanno quattro ali e quattro facce, ovvero una di uomo, una di cherubino, una di leone ed infine una di aquila, mentre nell'iconografia classica ed artistica, sono raffigurati con volti umani, spesso giovani o bambini, di rarissima bellezza e splendore.

I Cherubini sono considerati dediti alla protezione. Essi stanno a guardia dell'Eden e del trono di Dio.

Il loro grado tra gli angeli non è certo, ma vengono comunque posti nella Prima Sfera. Alcuni li credono essere un ordine di angeli; altri li credono una classe al di sopra di ogni altro angelo. I Cherubini hanno una perfetta conoscenza di Dio, superata soltanto dall'amore di Dio dei Serafini.

Quanto al nome dei Cherubini, esso ci rivela il loro potere di conoscere e di contemplare la Divinità, la loro attitudine a ricevere il dono di luce più alto e a contemplare la dignità del Principio divino nella sua potenza originaria, la loro capacità di riempirsi del dono della saggezza e di comunicarlo, senza invidia, a quelli del secondo ordine...

 

Indice

Riferimenti Biblici

Essi vengono menzionati di solito al plurale nella Bibbia in Genesi3,24, Esodo25,18-22, Esodo26,1, Esodo26,31, Esodo36,8, Esodo36,35, Esodo37,7-9, Numeri7,89, 1Samuele4,4, 1Re6,23-35, 1Re7,29, 1Re7,36, 1Re8,6-7, 2Re19,15, 1Cronache13,6, 1Cronache28,18, 2Cronache3,7-14, 2Cronache5,7-8, Salmi80,1, Salmi99,1, Isaia37,16, Ezechiele10,1-22, Ezechiele11,22, Ezechiele41,18-25, Ebrei9,5.

Essi vengono menzionati nella Bibbia anche al singolare in Esodo25,19, Esodo37,8, 2Samuele22,11, 1Re6,25-26, 2Cronache3,11-12, Salmi18,10, Ezechiele9,3, Ezechiele10,9-14, Ezechiele28,14-16, Ezechiele41,18-19.

Riferimenti islamici

Per quanto nella tradizione islamica i Cherubini siano chiamati qarubiyyūn, Alessandro Bausani identifica nella parola mukarrabūn - presente in Cor. IV:172; LVI:11 e LXXXIII: 21, 28 - questo tipo di schiera angelica che ha il fine precipuo di attorniare il trono celeste, tessendo senza cessa le lodi dell'Eterno.

Riferimenti storici e letterari

Nel cristianesimo medievale il Cherubino è una delle nature angeliche, o spiriti celesti. Normalmente in gruppo, i Cherubini si situano nella prima gerarchia angelica e in quanto tali sono nominati da Dante nel Canto XXVIII (v. 99) del Paradiso.

Per estensione, si definisce cherubino un fanciullo di particolare grazia e bellezza. Di qui il nome del personaggio del paggio nelle Nozze di Figaro di Mozart.

Membri dei Cherubini

Nomi di Cherubini conosciuti o ipotizzati:

Araldica

In araldica, il termine Cherubino è utilizzato per indicare una testa di puttino, in maestà, sostenuta da due ali spiegate: in questa veste iconografica i cherubini sono spesso raffigurati dalla tradizione pittorica italiana. Taluni stemmi di araldica civica straniera portano il cherubino con le ali incrociate.

Altre lingue

Troni

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

I Troni, nella tradizione biblica, sono uno dei nove cori angelici. Il loro nome deriva dai Troni su cui siedono; sono coloro che manifestano la giustizia di Dio, esseri purissimi al di sopra di ogni tentazione. Questi angeli non entrano mai in contatto con gerarchie subalterne.

I Troni risiedono in una regione in cui il cielo viene a contatto con la terra e al loro comando vi è Zaphkiel. Sono detti "Facchini di Dio"; hanno l'aureola.

L'unica descrizione biblica di questi esseri è riportata in Ezechiele 1, 4-22.

Membri dei Troni

Nomi di Troni conosciuti o ipotizzati:

  • Astaroth
  • Bodiel
  • Focalor
  • Forneus
  • Gressil
  • Murmur
  • Nelchael
  • Ophaniel
  • Phenex
  • Purson
  • Raum
  • Zaphkiel

Curiosità

Esiste un Digimon chiamato Ophanimon, e prende il nome appunto da ophanim, sinonimo di Troni. Ophanimon è rappresentato come un angelo di sesso femminile, con un giavellotto, sei ali lucenti ed un elmo che le copre il viso, anch'esso dotato di un paio d'ali.

Dominazioni (angeli)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 

Indice

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La tradizione antica

Non è chiaro se il termine Dominazioni usato da Paolo di Tarso nella Lettera ai Colossesi (1:16) fosse stato utilizzato per riferirsi alle dominazioni delle nazioni e agli uomini, invece che ad una gerarchia angelica. Al contrario è assolutamente certo che le Dominazioni entrano nel pensiero cristiano a partire dallo Pseudo Dionigi l'Aeropagita (V secolo). Difatti nelle "Gerarchie celesti" (8:1) lo Pseudo Dionigi usò questo nome per indicare una categoria di “intelligenze celesti” libere da qualsiasi legame con le cose basse e volta interamente verso l’Essere Sovrano e quindi al di sopra di Angeli, Arcangeli e Troni. Poco più tardi, nelle "Omelie sul Vangelo" (VI secolo), san Gregorio Magno sostenne che gli esseri umani capaci di dominare in se stessi ogni istinto malvagio sono vicini alle schiere delle Dominazioni (34:11). L'iconografia medievale caratterizza questa Gerarchia con una sfera e uno scettro in mano a ciascun angelo. Come riportato da Giordano Berti ne "I Mondi Ultraterreni" (Mondadori Libri Illustrati, Milano, 1998, s.v. "Kyriotites"), una tradizione esoterica raccolta da Agrippa (1533) assegnava all’Angelo Zadkiel, o Hesediel, la supremazia su questo ordine, che corrisponde agli Hashmallim dell’ebraismo e alla Sefira Hesed (“amore”). Nuove idee su questa gerarchia angelica furono elaborate dal fondatore dell’antroposofia, Rudolf Steiner (1909), il quale sosteneva che le Dominazioni, o “Spiriti della saggezza”, accolgono ciò che i Troni portano per così dire “giù dall’universo” e lo dispongono in modo armonico con il nuovo corpo celeste che sta nascendo.

La tradizione new age

Partendo dalle concezioni antroposofiche, gli adepti della new age hanno elaborato nuove idee che si discostano sia dalla tradizione cristiana sia da quella cabalistica. Ciò che segue è un esempio chiaro di queste idee. Le Dominazioni hanno il compito di regolare i compiti degli angeli inferiori, ricevendo ordini dai serafini, dai cherubini o direttamente da Dio, e devono assicurarsi che il cosmo sia sempre in ordine. È con estrema rarità che le Dominazioni assumano forma fisica per mostrarsi ai mortali. Invece, si interessano tranquillamente dei particolari dell'esistenza. Sono gli Angeli ai quali Dio affida la forza del Dominare. Essi compongono l'esercito dell'Apocalisse e da loro dipende l'ordine universale e la disciplina ferrea alla quale gli angeli si rivolgono per mantenerlo.

È possibile che il nome rivelatore delle sante Dominazioni ci indichi la loro forza di elevarsi, che mai si sottomette, libera da ogni inferiore cedimento; esse non si abbassano assolutamente a nessuna realtà discordante e tirannica, superano ogni degradante asservimento, entrano il più possibile in comunione con l'eterna divinità del Principio della Dominazione.

 

 

 

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