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Arcangelo

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L'arcangelo Gabriele e la Madonna nell'Annunciazione, di El Greco

Arcangelo è un tipo di angelo, presente nel Cristianesimo, nell'Ebraismo e nell'Islam.

L'etimo deriva dal latino "archangelus" (a sua volta derivante dal greco ἀρχάγγελος, archànghelos), composto dalle parole greche ἄρχειν, "àrchein", comandare e ἄγγελος, "ànghelos", angelo (la traduzione letterale è "messaggero").

Indice

Nel Giudaismo

Non ci sono espliciti riferimenti agli arcangeli nei testi canonici della Bibbia Ebraica (Vecchio Testamento). Solitamente si trovano menzioni più generali ad angeli, a partire dal Pentateuco in cui compaiono nelle storie di Abramo (che incontra tre angeli presso il luogo detto "le Querce di Mamre", che gli annunciano la nascita del figlio tanto atteso, Isacco), Giacobbe (che, secondo la tradizione, lottò con Dio, in quella stessa notte Dio gli da un nuovo Nome, Israele, che in aramaico significa "forte con Dio", se ne trova riscontro sulla stessa Bibbia) e Lot (che fu avvertito da un angelo riguardo gli impedimenti per la costruzione delle città di Sodoma e Gomorra). Per poi intensificare la loro presenza nei libri più tardi come quello di Daniele e di Tobia: "Dal libro di Tobia 12,1.5-15,20: "…allora l’ angelo disse loro in segreto: ”Benedite il Dio del cielo e lodatelo davanti a tutti i viventi, perché egli ha usato con voi la sua misericordia. E’ bene tenere nascosto il segreto del re; ma è degno di lode rivelare e proclamare le opere di Dio. Buona cosa è la preghiera unita al digiuno, e assai meglio è fare l’elemosina che accumulare tesori; l’elemosina infatti libera dalla morte, purifica dai peccati e fa trovare la misericordia e la vita eterna. Quelli che commettono il peccato e l’ iniquità sono nemici della loro stessa vita. […] E proprio poiché tu eri gradito a Dio, fu necessario che la tentazione ti mettesse alla prova.[…] IO SONO L’ANGELO RAFFAELE, UNO DEI SETTE CHE STIAMO DAVANTI AL SIGNORE. E’ ormai tempo che io torni a Colui che mi ha mandato; voi dunque benedite Dio e fate conoscere a tutti le Sue meraviglie”.

I primi riferimenti agli arcangeli si hanno nella letteratura del periodo inter-testamentale[1].

Secondo il Rabbino Simeone ben Lakish di Tiberias (230-270), tutti i nomi specifici degli angeli furono ripresi dai giudei dalla Babilonia[2].

Per la tradizione rabbinica, il Qabbaláh, e secondo il libro di Enoch[3], il numero usuale degli arcangeli è dato essere almeno sette, che sono gli angeli focali. I tre più alti arcangeli sono comunemente identificati come: Michael, Raphael e Gabriel. C'è confusione invece riguardo uno degli otto nomi di seguito, considerando che uno non è propriamente un arcangelo. Questi sono: Uriel, Sariel, Raguel, e Remiel (probabilmente il Ramiel dell'Apocalisse di cui al Libro di Baruc, disse di presiedere le vere visioni), Zedkiel, Jophiel, Haniel e Chamuel.

Nel Cristianesimo

Icona ortodossa dei sette arcangeli. Da sinistra a destra: Jegudiel, Gabriel, Selaphiel, Michael, Uriel, Raphiel, Barachiel. Sotto la mandorla di Cristo sono rappresentati Cherubini e Serafini.

Il Nuovo Testamento parla molto raramente di angeli, e fa solo due riferimenti agli arcangeli: Michele in Giuda 1:9 e I Tessalonicesi 4:16, dove la «voce di un arcangelo» è sentita al ritorno di Cristo. Contrariamente alla credenza popolare, Gabriele non è mai chiamato arcangelo nei Vangeli.

Nella tarda tradizione cristiana, a differenza di quanto esposto nella Bibbia, ci sono tre arcangeli: Michele, Gabriele e spesso Raffaele; a volte Uriel è dato come il quarto arcangelo. Gli Ortodossi menzionano "sette arcangeli". Uriel è incluso, e gli altri tre più spesso citati sono Selaphiel, Jegudiel e Barachiel.

I SETTE ARCANGELI(traduzione dello scritto posto ai piedi dell’ altare dedicato ai Sette Arcangeli nella Cattedrale di Città del Messico): "La Chiesa Cattolica riconosce ufficialmente il culto di tre Arcangeli: San Michele (significa “Chi come Dio”), San Raffaele ( significa “Medicina di Dio”) e San Gabriele (significa “Messaggero di Dio”). A questi si aggiunsero quattro Arcangeli che, secondo la tradizione, si rivelarono a un sacerdote nella città di Palermo, Italia, tra il 1520 e 1525. I loro nomi sono: Uriel (“Fuoco di Dio”) Sealtiel (“Intercessore davanti a Dio”), Jehudiel (“Ricompensatore”)e Baraquiel (“Lode”). Nel periodo coloniale ebbero un culto tanto esteso che si possono trovare nella cappella degli angeli della cattedrale Metropolitana realizzata nel 1728. I fedeli hanno l’ usanza di offrire loro 7 monete e collocare 7 ceri mentre fanno le loro richieste; curiosamente San Jehudiel era invocato affinché non mancasse mai il benessere".

A volte Satanel è considerato un arcangelo caduto che originariamente aveva nome di Lucifero la Stella del Mattino, anziché solo Lucifero.

Alcuni Protestanti vedono Michele come l'unico arcangelo, il solo esplicitamente descritto come tale nel canone Protestante della Bibbia[4].

Poiché la Bibbia canonica non menziona mai Raphael, i Protestanti non lo considerano un Arcangelo. Raffaele, comunque sia, è menzionato nel libro di Tobia, uno dei libri deuterocanonici. Nel racconto, Raffaele arriva ad aiutare Tobi, curando la sua cecità, e suo figlio Tobia, guidandolo e salvandolo da un demone che voleva ucciderlo. Raffaele gioca altresì un ruolo molto importante nel libro di Enoch.

Le chiese avventiste identificano Gesù con l'arcangelo Michele. Da questo punto di vista, Michele è il primo e più grande di tutte le creature di Dio. Questo, semplicisticamente, è motivato dalla Bibbia che menziona solo un arcangelo per nome, Michele appunto, e dalla prima lettera ai Tessalonicesi (4:16), in cui san Paolo dice riguardo Gesù: «Perché il Signore scenderà dal Cielo con un comando, e con la voce di un arcangelo».

In quest'ottica arcangelo significherebbe capo degli angeli piuttosto che capo angelo, e come questo titolo sarebbe vicino al «Principe» che usa Daniele[5].

I teologi cristiani, sia cattolici che protestanti, sono concordi nell'identificare, nell'Antico Testamento, l'Angelo del Signore (al singolare) come una prefigurazione del Cristo; quindi una teofania[6].

Nell'Islamismo

Israfil (Iraq, 1280)

Nell'Islam gli arcangeli includono Michael o Mikail (arcangelo della sostanza), Gabriel o Jubril (arcangelo della rivelazione, che porta il Corano a Maometto), e Azrael o Ezrail (angelo della morte) - un nome comune; comunque sia, mai menzionato nelle scritture. I nomi che sono menzionati includono l'angelo della morte o Malak-al Maut, Israfil o Israfil (arcangelo che è riferito al giorno del Giudizio), Malik (il custode degli Inferi), Munkar e Nakir (angeli dell'interrogazione, che interrogheranno le anime dei morti riguardo la loro vita prima della morte) e Radwan (il custode del Cielo). Raqib o 'Atid è l'angelo che tiene i ricordi della vita di ogni persona, che sia buona o cattiva. Israfil e Ezrail non sono mai menzionati nel Corano, come del resto Nakir e Munkar, mai menzionati come arcangeli sia nel Corano che in altre scritture islamiche; è però enfatizzato nei testi islamici come gli angeli siano senza sesso.

Altre tradizioni

Gli esoteristi a volte associano gli arcangeli alla tradizione Kabbalistica e alle varie stagioni ed elementi, o anche ai colori. In alcune cerimonie magiche i quattro arcangeli maggiori (Michele, Gabriele, Raffaele e Uriele) sono invocati per le quattro direzioni, e corrispondono a colori associati a proprietà magiche.

Negli insegnamenti di Rudolf Steiner, ci sono quattro spiriti che appartengono al livello gerarchico degli arcangeli. In generale, i loro compiti sono di ispirare e proteggere grandi gruppi di persone, come nazioni, popolazioni o gruppi etnici. Ciò li distingue dagli angeli, che invece si occupano dei singoli individui (angeli custodi) o dei piccoli gruppi. I sette arcangeli maggiori sono chiamati da san Gregorio: Anael, Gabriel, Arcangelo Michael, Oriphiel, Raphael, Samael, Zachariel ed hanno speciali associazioni in riferimento allo spirito del tempo (Zeitgeist), ogni periodo corrisponde a 380 anni. I quattro principali arcangeli sono anche associati alle quattro stagioni: Raphael (primavera), Uriel (estate), Michael (autunno) e Gabriel (inverno).

Non sempre gli arcangeli sono stati considerati "buoni" nelle varie tradizioni religiose o esoteriche, e qualcuno arriva a indicarne alcuni come collaboratori di Ahriman/Satanael. Il loro scopo sarebbe quello di alienare l'umanità dal mondo spirituale, promuovere il materialismo, e incoraggiare l'uso esclusivo della mente, negando il ruolo delle emozioni e dei sentimenti umani. Va aggiunto naturalmente che la comprensione tradizionale e religiosa, ma spesso anche quella esoterica, dei livelli di coscienza angelici o "arcangelici" raramente riesce a sfuggire al presupposto limitante che tali entità siano catalogabili secondo le comuni categorie dualistiche del tipo bene/male. A tal proposito è utile il confronto col diverso modo di interpretare tali "entità superiori" che è via via emerso nel vasto panorama della cosiddetta "New Age".

Nell'arte, gli Arcangeli sono spesso rappresentati con grandi ali contenenti molti occhi. Alcuni dei più rappresentati sono Gabriele, Michele, Raffaele, Metatron e Uriel.

Note

  1. ^ Esdras 4:36
  2. ^ Talmud Yerushalmi Rosh Hashanah 56d
  3. ^ capitolo 20
  4. ^ Giuda 1:9
  5. ^ Daniele 10:13; 10:21 e 12:01
  6. ^ cfr. Gn16:10, 22:11; Es3:2; Nu20:16, 22:22

Sette arcangeli

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I Sette sigilli degli Arcangeli da una rappresentazione del 16° secolo delThe Complete Book of Magic Science

Il sistema di sette maggiori arcangeli è una antica tradizione dell'angeologia di matrice biblica.

Differenti fonti sono in disaccordo sull'identificazione dei sette arcangeli, e sono in disaccordo sui sette lumi tradizionali: Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno, ai quali ogni Arcangelo dovrebbe corrispondere.

I più antichi riferimenti al sistema dei sette arcangeli, compare nel Libro di Enoch (l'Etiope Enoch), dove vengono associati a Michele, Gabriele, Raffaele, Uriel, Raguel, Zerachiel e Remiel. Secoli dopo, Pseudo-Dionigi li associa a Michele, Gabriele, Raffaele, Uriel, Camael, Jophiel e Zadkiel (o Hesediel). Papa Gregorio I li identifica come Michele, Gabriele, Raffaele, Uriel, Simiel, Orifiel, e Zachariel.

I sette arcangeli compaiono specialmente nel rituale magico, a cui ogni arcangelo corrisponde un sigillo.

Arcangelo Michele

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San Michele Arcangelo
L'arcangelo Michele, icona di Simon Ushakov (XVII secolo)
L'arcangelo Michele, icona di Simon Ushakov (XVII secolo)
 
Nascita  
Morte  
Venerato da Chiesa cattolica, Chiesa ortodossa, Islam
Beatificazione {{{beatificazione}}}
Canonizzazione  
Santuario principale  
Ricorrenza 29 settembre - 8 maggio
Attributi Ali, Spada, Bilancia
Patrono di Brigata paracadutisti "Folgore",Polizia, Radiologi, Droghieri

Michele (ebraico מיכאל) è uno dei tre arcangeli menzionati nella Bibbia. Il nome Michele deriva dall'espressione "Mi-ka-El" che significa "chi è come Dio". L'arcangelo Michele è ricordato per aver difeso la fede in Dio contro le orde di Satana. Nel calendario liturgico cattolico si festeggia come San Michele Arcangelo il 29 settembre, con San Gabriele Arcangelo e San Raffaele Arcangelo.

Indice

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Michele nella Bibbia

Michele è citato nella Bibbia, nel Libro di Daniele 12,1, come primo dei principi e custode del popolo di Israele.

Nel Nuovo Testamento è definito come arcangelo nella Lettera di Giuda 9, mentre nell'Apocalisse di Giovanni 12,7-8 Michele è l'angelo che conduce gli angeli nella battaglia contro il drago, rappresentante il demonio, e lo sconfigge. Esso è implicitamente nominato in Giosuè 5:14-15 e in Zaccaria 3:2. Essendo qui chiamato Angelo Personale del Signore possiamo ritrovare la sua figura in Genesi 16:7 che rimanda a 1Corinzi 10:4 che a sua volta si ricollega a Esodo 3:2 e 23:21 che rimandano ad Isaia 9:5 e 63:9 per poi ritrovarsi in Giudici 2:1 e rivelarsi nel collegamento tra Malachia 3:1 e Marco 1:2 e Salmo 106:20 e Giovanni 1:1 testo CEI.

Michele nei libri non canonici

Nel Dizionario delle Creature spirituali di Giordano Berti (in I mondi ultraterreni, Milano 1998), sono riportati numerosi scritti apocrifi dell'Antico e del Nuovo Testamento in cui l'arcangelo Michele compare a vario titolo. Per esempio, nell'Apocalisse siriaca di Baruch è scritto che detiene le chiavi del Paradiso; nella Vita di Adamo ed Eva si dice che fu lui ad insegnare ad Adamo a coltivare la terra; nell' Apocalisse siriaca di Mosè detta ai figli di Adamo ed Eva i doveri rituali verso i defunti; nel Vangelo di Bartolomeo si racconta che fu lui a portare a Dio la terra e l'acqua necessarie a creare Adamo; nella Ascensione di Isaia si racconta che fu lui a rimuovere la pietra dal sepolcro di Gesù; nella Apocalisse della Madre di Dio accompagnò la Vergine in un viaggio infernale per mostrarle le pene a cui sono sottoposti i dannati.

L'arcangelo Michele uccide il drago (Borgogna, XII secolo)
San Michele vince il diavolo (Gonzalo Pérez, XV secolo)
L'arcangelo Michele uccide il drago (Corigliano d'Otranto), figura presente su uno dei quattro torrioni del castello XV-XVI secolo)
L'arcangelo Michele scaccia i pirati saraceni dall'isola di Procida (olio su tela, XVII secolo)
L'arcangelo Michele apparve a San Lorenzo Maiorano la prima volta a Siponto in sonno.

Iconografia

L'immagine di Michele arcangelo sia per il culto che per l'iconografia, dipende dai passi dell'Apocalisse. È comunemente rappresentato alato in armatura con la spada o lancia con cui sconfigge il demonio, spesso nelle sembianze di drago. È il comandante dell'esercito celeste contro gli angeli ribelli del diavolo, che vengono precipitati a terra. A volte ha in mano una bilancia con cui pesa le anime (psicostasia).

Sulla base del libro dell'Apocalisse ne vennero scritti altri dedicati a Michele che finirono per definirlo come essere maestoso con il potere di vagliare le anime prima del Giudizio. L'iconografia bizantina predilige l'immagine dell'arcangelo in abiti da dignitario di corte (con il loron) rispetto a quella del guerriero che combatte il demonio o che pesa le anime, più adottata invece in Occidente.

In psicologia e nella gnosi

Nella psicologia gli angeli sono paragonabili alle passioni, cioè a stati d'animo intensi e persistenti; ad esempio la passione d'amore è raffigurata nella mitologia occidentale come l'angelo Eros che colpisce al cuore con una freccia.

Nell'Antico testamento sono menzionati solamente quattro angeli, che vengono identificati con il loro nome: Michele, Raffaele, Gabriele e Satana.

Il nome Gabriele significa: Kha-Bir-El = "Colui che brama - come l'acqua - Dio"; con il senso di indicare la passione di chi vuole ardentemente conoscere Dio, chi ha sete di Dio. È un angelo che appare all'asceta, e si ricorda ad esempio la sua apparizione a Maometto. Michele indica la passione di colui che difende a spada tratta la sua fede in Dio. Infine Satana indica la passione del credente che rinnega Dio, da cui l'espressione che "chi rinnega Dio cade nelle braccia di Satana". I tre angeli nominati nell'Antico testamento indicano quindi un percorso mistico che va dal desiderio di conoscenza di Dio (Gabriele), per andare alla fede (Michele) oppure per finire al rinnegamento della fede (Satana).

San Michele nella liturgia

Nella Messa tridentina san Michele è ricordato espressamente più volte. Innanzitutto è menzionato nel Confiteor primo fra i santi dopo la Vergine Maria. Lo si ritrova quindi nella preghiera di benedizione dell'incenso, in cui l'Arcangelo viene invocato come «colui che sta alla destra dell'altare dell'incenso». Secondo il celebre liturgista dom Prosper Guéranger san Michele potrebbe essere citato erronemente al posto dell'arcangelo Gabriele, che viene menzionato dal Vangelo di Luca 1,19.[1]

Papa Leone XIII ordinò infine di recitare la Preghiera a San Michele in ginocchio davanti all'altare al termine di tutte le Messe, escluse quelle solenni.

Culto e tradizioni popolari

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Il culto dell'arcangelo Michele (impropriamente ma tradizionalmente equiparato ad un Santo) è di origine orientale. L'imperatore Costantino I a partire dal 313 gli tributò una particolare devozione, fino a dedicargli il Micheleion, un imponente santuario fatto costruire a Costantinopoli. La prima basilica dedicata all'arcangelo in Occidente è quella che sorgeva su di una altura al VII miglio della Via Salaria, ritrovata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma nel 1996; il giorno della sua dedica, officiata con ogni probabilità da un Papa prima del 450, ovvero il 29 settembre, è rimasto fino ad oggi quello in cui tutto il mondo cattolico festeggia "San Michele". La basilica "in Septimo" fu meta di pellegrinaggi fino al IX secolo, quando il riferimento geografico della festa del 29 settembre risulta trasferito al santuario garganico e alla chiesa di Castel Sant'Angelo a Roma.

In Oriente san Michele è venerato con il titolo di "archistratega", che corrisponde al titolo latino di princeps militiae caelestis (principe delle milizie celesti) che compare nella preghiera a San Michele.

Alla fine del V secolo il culto si diffuse rapidamente in tutta Europa, anche in seguito all'apparizione dell'arcangelo sul Gargano in Puglia. Secondo la tradizione, l'arcangelo sarebbe apparso a san Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto l'8 maggio 490, ed indicatagli una grotta sul Gargano lo invitò a dedicarla al culto cristiano. In quel luogo sorge tutt'oggi il Santuario di San Michele Arcangelo - Celeste Basilica - (nel mezzo del nucleo cittadino di Monte Sant'Angelo), che nel Medioevo fu meta di ininterrotti flussi di pellegrini, i quali per giungervi percorrevano un apposito percorso di purificazione detto Via Sacra Langobardorum.

Fin dal VII secolo i pastori pugliesi che si recavano in transumanza sulla Maiella portarono con loro il culto di San Michele Arcangelo. A Lettomanoppello a circa 750 mslm c'è un'ampia grotta in cui è collocata una statua in pietra del santo particolarmente venerata nei secoli passati da tutti i lettesi (abitanti di Lettomanoppello) che, ogni anno, l'8 di maggio si recavano in processione dal paese fino alla grotta per celebrarvi messa. Il particolare e suggestivo luogo non sfuggì neanche all'attenzione di Pietro da Morrone, futuro Papa Celestino V, che ai piedi della grotta costruì una piccola cappella, oggi diruta, durante gli anni in cui viveva nel vicino eremo di Santo Spirito a Maiella nel territorio di Roccamorice. Ancora oggi, seppur in forma ridotta, l'8 maggio ci si reca in pellegrinaggio alla grotta di "Sant'Angelo" dove viene celebrata una Messa. Attualmente nella grotta è collocata una copia della statua in quanto quella originale, poichè di notevole valore storico-artistico (nonchè economico) dopo un tentativo di furto è custodita presso il Museo delle Genti d'Abruzzo a Pescara.

Nella vita di papa Gregorio I riportata dalla Leggenda aurea, si narra che durante una tremenda pestilenza, al termine di una processione con il canto delle litanie istituite dal papa intorno alla città di Roma, Gregorio vide apparire su Castel Sant'Angelo San Michele che deponeva la spada nel fodero, segno che le preghiere erano state ascoltate e che la terribile epidemia sarebbe cessata. Per commemorare l'episodio sul monumento fu eretta una statua raffigurante l'arcangelo.

Altro luogo di venerazione dell'arcangelo Michele è l'isolotto francese di Mont Saint-Michel. Qui, secondo la leggenda, l'arcangelo Michele apparve nel 709 a sant'Uberto, vescovo di Avranches, chiedendo che gli fosse costruita una chiesa sulla roccia. Il vescovo ignorò tuttavia per due volte la richiesta finché san Michele non gli bruciò il cranio con un foro rotondo provocato dal tocco del suo dito, lasciandolo tuttavia in vita. Il cranio di sant'Uberto con il foro è conservato nella cattedrale di Avranches.

Molto caro ai russi assieme all'arcangelo Gabriele e oggetto di diverse icone. Un monastero del XII secolo a lui dedicato, costruito sulla foce della Dvina, ha dato il nome all'intera città di Arcangelo, nel nord della Russia.

Il culto di san Michele fu assai caro ai Longobardi, e in Italia l'arcangelo Michele è patrono di molti paesi e alcune città.

Il culto fu caro anche a San Colombano ed ai monaci colombaniani di Bobbio, lo stesso santo monaco missionario irlandese fondò numerose chiese dedicati al santo nella sua opera evangelizzatrice in Europa ed eresse nel 615 l'Eremo di San Michele di Coli poco distante da Bobbio e dalla sua abbazia.

San Michele viene invocato per la buona morte ed è il protettore dei paracadutisti, commercianti, maestri d'arme, poliziotti, merciai, speziali, fabbricanti di bilance e schermidori.

La festa si celebra normalmente il 29 settembre, ma anche l'8 maggio, ricorrenza dell'apparizione.

In Italia san Michele è particolarmente venerato nelle seguenti località:

Alla tradizione della Novena a San Michele Arcangelo in Grinzano, presso Cervere, appartiene questa lode:

  « Oh Sant'Arcangelo, deh a noi discendi

d'ogni pericolo tu ci difendi
le nostre suppliche porgi al Signor
di questo popolo o protettor,

di questo popolo o protettor! »
   

Il Santuario di Monte Sant'Angelo

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Il Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant'Angelo (FG), detto anche "Celeste Basilica", fu decisivo per lo sviluppo della devozione all'Arcangelo e per la sua propagazione nell’Occidente europeo. Il culto micaelico, difatti, partì dall’Oriente bizantino e si insediò nell’Occidente latino soprattutto grazie al santuario garganico, che fu legato a vari protettori: Bizantini, Longobardi (dei quali l'arcangelo divenne il patrono nazionale), Normanni, Svevi, Angioini[3]; si costituirono altre analoghe istituzioni e strutture cultuali, poste sotto il suo patrocinio.

Il culto micaelico, così, superando la valenza religiosa, divenne un formidabile collante politico, testimoniato dal fatto che varie personalità politiche, religiose, militari abbiano nei secoli visitato la Montagna Sacra. Il santuario garganico fu importante anche per l’ampia frequentazione di pellegrini provenienti da varie parti d’Europa. Ciò è testimoniato dall'origine da San Michele nel Gargano della “Via Sacra Langobardorum[3], che successivamente, raccordandosi con la “Via Francigena”, proseguì per la Val Susa, dove sorge l'imponente Sacra di San Michele, per terminare in Normandia. Tale percorso fu utilizzato, al contrario - dal Nord-Europa - come itinerario utilizzato per giungere a Bari e Brindisi per l'imbarco verso la Terra Santa[3].

Il culto Micaelico nel movimento nazionalista

Al culto di san Michele Arcangelo si richiama il movimento nazionalista antiebraico rumeno la Guardia di ferro fondato da Corneliu Zelea Codreanu proprio il 29 settembre. Anche in Italia il movimento politico Forza Nuova si richiama a san Michele Arcangelo. La cittadina di Aprilia, in provincia di Latina, ha in Lui il suo Santo Patrono. La sua ricorrenza, il 29 settembre, viene festeggiato con una festa di paese molto sentita.

Note

  1. ^ dom Prosper Guéranger, O.S.B., Spiegazione della Santa Messa
  2. ^ Abbazia San Michele
  3. ^ a b c Italia Langobardorum. Centri di potere e di culto (568-774 d.C.). La descrizione dei siti. URL consultato il 03-10-2008.

Arcangelo Gabriele

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San Gabriele Arcangelo
Gabriele.jpg
Arcangelo Gabriele.

Josè Camaròn Bononat. Sec XVIII, Academia de San Carlos, Valencia

Nascita  
Morte  
Venerato da Chiesa cattolica, Chiesa ortodossa, Islam
Beatificazione {{{beatificazione}}}
Canonizzazione  
Santuario principale  
Ricorrenza 29 settembre
Attributi Ali, giglio
Patrono di Diplomazia e comunicazione, Telecomunicazioni

Nelle religioni abramiche, Gabriele (ebraico גַּבְרִיאֵל, Gavriʼel, latino Gabrielus, greco Γαβριήλ, ebraico tiberiano Gaḇrîʼēl, arabo جبريل Jibrīl o Jibrail), significa "forza di Dio".

Indice

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Nome ed Angelologia [modifica]

Il nome deriva dall'ebraico e significa: "La forza di Dio" "Dio è forte", o anche "l'eroe di Dio". È il primo ad apparire nel Libro di Daniele della Bibbia. Era anche rappresentato come "la mano sinistra di Dio". Ha annunciato la nascita di Giovanni Battista e di Gesù, e per i musulmani è stato il tramite attraverso cui Dio rivelò il Corano a Maometto.

Nella tradizione biblica è a volte rappresentato come l'angelo della morte, uno dei Messaggeri di Dio: anche come angelo del fuoco. Il Talmud lo descrive come l'unico angelo che può parlare siriaco e caldeo. Nell'Islam, Gabriele è uno dei capi Messaggeri di Dio.

Nella tradizione cristiana è conosciuto come uno degli arcangeli. Nell'Antico Testamento Gabriele interpreta la visione profetica del capro e del montone (Daniele 8:15-26) e spiega la predizione delle settanta settimane di anni (490 anni) dell'esilio da Gerusalemme (Daniele 9:21-27); nel Nuovo Testamento annuncia a Zaccaria la nascita del figlio Giovanni Battista e a Maria di Nazareth la nascita di Gesù Cristo (Luca 1:11-20).

Secondo alcune elucubrazioni, nel nome Gabriele, Kha-Vir-El, secondo l'antica pronuncia egiziana, Ga o Ka indicano "desiderio", "sentimento" ed "amore espresso"; Bir o Vir indicano l'elemento "acqua". Gabriele, infatti, governa l'acqua e i liquidi, che costituiscono i tre quarti del pianeta. Gabriele è il sovrintendente della totalità del regno fisico. In effetti sembra che tradizione 'cristiana' e tradizione 'biblica' dissentano in quanto all'effettivo titolo di quest'ultimo. Nella Bibbia infatti si parla sempre e soltanto di un solo Arcangelo (singolare) che per l'appunto significa 'angelo capo' ed è sempre riferita a Michele e mai a Gabriele. I riferimenti a Gabriele sono sempre e soltanto in qualità di 'angelo' ossia messaggero. - Nella Bibbia troviamo diverse figure angeliche tra cui appunto Angeli, Cherubini, Serafini... ma un solo Arcangelo; e non era Gabriele.

Riferimenti ebraici

Storia e Bibbia ebraica

Nello storico contesto della distruzione del Tempio di Gerusalemme di Salomone, e nella cattività babilonese del Regno di Giuda che seguì, il profeta Daniele pensava quale fosse il significato delle diverse visioni che aveva vissuto in esilio, quando Gabriele gli apparve (Daniele 8:16-25).

Gabriele è menzionato due volte per nome:

"... e egli arrivò per passare, quando io, io Daniele, ebbi la visione, che cercavo per capire; e, vedo, lì davanti a me l'apparire come di un uomo. E io sentii la voce di un uomo tra le rive dell'Ulai, che chiamava, e disse: 'Gabriele, fa che quest'uomo possa capire la visione'. Così egli venne vicino dove io ero: e quando arrivò, io ero terrificato, e caddi; ma egli mi disse: 'Capisci, figlio dell'uomo; per la visione che appartiene al tempo della fine..." [1] (Daniele 8:15-17).

L'arcangelo Gabriele in una scultura del 1490

È verso la fine del potere di Babilonia che ancora Gabriele viene inviato a elaborare e spiegare i problemi relativi alla "Fine dei Giorni" come quando il regno di Persia, Grecia e Roma stavano perdendo il dominio del mondo.

"...E dopo che io ebbi parlato, e pregato, e confessato i miei peccati ed i peccati del mio popolo di Israele, e presentato le miei suppliche davanti al Signore mio Dio per la sacra montagna del mio Dio; e mentre stavo parlando e pregando, l'uomo Gabriele, che avevo visto nella visione all'inizio, stava volando veloce, recandosi vicino a me verso l'ora dell'offerta serale. E lui mi fece capire, e mi parlò, e disse: 'Daniele, sono ora giunto per renderti capace di capire...Settanta settimane sono dichiarate per la tua gente e per la tua santa città, per porre fine alle trasgressioni, e per porre fine ai peccati, e per perdonare l'iniquità, e per prendere l'eterna virtuosità, e per sigillare la visione ed il profeta, e per raggiungere il più sacro dei luoghi" [2] (Daniele 9:20-24).

È qui che Gabriele racconta a Daniele riguardo le misteriose "Settanta settimane" (shavu-im shivim) che sembrano indicare la fine della cattività Babilonese che durò settant'anni quando Ciro il Grande permise il ritorno a Zion e la ricostruzione del Tempio dei Giudei nel suo impero.

Il suo nome ricorre anche nell'apocrifo Libro di Enoch.

Talmud

Nel Talmud (uno dei testi sacri dell'ebraismo), Gabriele appare come il distruttore degli ospiti di Sennacherib nel Sanhedrin 95b, armato di " affilata falce che era pronta già dalla Creazione". L'arcangelo è anche attribuito come colui che mostrò a Joseph la via, colui che evitò alla Regina Vashti di apparire nuda davanti al Re Ahasverus ed i suoi ospiti, e l'angelo che seppellì Mosè. Nel Talmud Yoma 79a, comunque sia, è detto che Gabriele cadde una volta in disgrazia "per non aver obbedito agli esatti comandi dati, io rimasi per un po' fuori dal Velo celeste". Durante questo periodo di 21 giorni, l'angelo guardiano della Persia, Dobiel, fece le veci di Gabriele.

Gabriele è anche, secondo il Giudaismo, la voce che disse a Noè di prendere gli animali prima del grande diluvio; l'invisibile forza che evitò ad Abramo di uccidere Isacco; l'invisibile forza che lottò con Giacobbe; e la voce del cespuglio infiammato.

Riferimenti cristiani

Nuovo Testamento

Nel nuovo testamento, Gabriele è l'angelo che rivela a Zaccaria che Giovanni Battista nascerà da Elisabetta, e che visita Maria rivelandole che sarà lei la madre di Gesù. La visita di Gabriele a Maria nel Vangelo di Luca è spesso detta "L'annunciazione" (Luca 1:26-38), un evento celebrato il 25 marzo dalla Chiesa Cattolica Romana. È anche commemorato come "il Primo Mistero di Gioia" ogni volta che si prega il rosario.

Gabriele può anche essere l'angelo che visitò Giuseppe. Dopo aver appreso della gravidanza di Maria, Giuseppe considera l'ipotesi di non sposarla più, ma "un angelo del Signore" appare a Giuseppe in sogno e gli dice che il concepimento avvenne mediante lo Spirito Santo. (Matteo 1:18-25).

Secondo la tarda leggenda, è anche l'angelo non identificato del Libro della Rivelazione (Apocalisse di Giovanni) che soffia il corno annunciando il Giorno del Giudizio. Sia per i cattolici sia per gli ortodossi, è San Gabriele l'Arcangelo, conosciuto come il santo patrono dei lavoratori delle comunicazioni. Come tale è ricordato il 29 settembre.

Gabriele compare anche in vari scritti apocrifi dell'Antico e del Nuovo Testamento. Il Dizionario delle Creature spirituali (in I mondi ultraterreni di Giordano Berti, Milano 1998) riporta l'immagine battagliera di quest'angelo descritta nel Libro di Enoc etiope; da qui deriva un'iconografia diffusissima presso i cristiani ortodossi, che confondono però spesso Gabriele con Michele. Gli ortodossi infatti rappresentano un arcangelo mentre trafigge il demonio con una lancia: ma si tratta di Michele.

L'arcangelo Gabriele in un mosaico sulla facciata del Duomo di Piombino

Altre denominazioni

Secondo alcune speculazioni teologiche eterodosse, Gabriele vivrebbe la sua vita mortale come il patriarca Noè. Gabriele e Noè sono da considerare come lo stesso individuo e Noè sarebbe il nome da mortale, mentre Gabriele sarebbe il nome di essere immortale.

Nell'Islam

Il nome arabo di Gabriele è Jibrīl o Jabrāʾīl arabo: جبرائيل , جبريل ‎: IPA: [dʒibriːl], [dʒiabræːʔiːl] [dʒibræːʔiːl] o [dʒibrɛ̈ʔiːl]). I musulmani credono che Gabriele sia stato l'angelo che rivelò il Corano a Maometto.

Nell' Islam, è anche chiamato capo dei quattro angeli favoriti e spirito di verità, esplicando sotto altri punti di vista una funzione analoga a quella dello Spirito Santo. Gabriele è menzionato anche nelle scritture della fede dei Bahá'í, e appare nelle opere di Bahá'u'lláh, Le Sette Valli, e Le Quattro Valli.

L'aspetto fisico di Gabriele è descritto nel ḥadīth di Bukhārī (Ṣaḥīḥ, 4:54:455): «Mi ha narrato ( ḥaddathanī ) Abū Isḥāq al-Shaybānī: chiesi a Zir ibn Ḥubaysh riguardo le dichiarazioni di Dio: "S'avvicinò a due archi e meno ancora / e rivelò al servo Suo [Gabriele] quel che rivelò[1].). Su ciò, Zir disse, "Ibn Masʿūd ci disse che il Profeta aveva visto che Gabriele aveva seicento ali».

Gabriele è considerato con lo stesso aspetto dai musulmani e nel pronunciare il suo nome o nel riferirsi a lui i musulmani ripetono l'eulogia : "su di lui la salvezza [di Dio]" ( ʿalayhi l-salām ). Il primo compito di Gabriele è di portare messaggi da Dio ai Suoi messaggeri. Come nel Cristianesimo, Gabriele è detto essere l'angelo che informò Maria arabo: ﻣﺮﻳﻢ, Maryam della sua concezione virginale di Gesù arabo: عيسى, ʿĪsā : «E nel Libro ricorda Maria, quando s'appartò dalla sua gente lungi in un luogo d'oriente / ed ella rese, a proteggersi da loro, un velo. E Noi le inviammo il Nostro Spirito (Rūḥ) che apparve a lei sotto forma di un uomo perfetto. / Ella gli disse: "Io mi rifugio nel Misericordioso, avanti a te, se tu sei timorato di Dio!" / Le disse: "Io sono il Messaggero del tuo Signore, per donarti un fanciullo purissimo". / "Come potrò avere un figlio, rispose Maria, se nessun uomo mi ha toccata mai, e non sono una donna cattiva?" / Disse: "Così sarà. Perché il tuo Signore ha detto: 'Cosa facile è questa per me, e Noi, per certo, faremo di Lui un Segno per gli uomini, un atto di clemenza Nostra: questa è cosa decretata".» (Cor., 19:16-21, Sura di Maria)[2].

I musulmani credono che Gabriele abbia accompagnato Maometto nell'ascesa al Paradiso, dove Muḥammad si dice abbia incontrato i precedenti profeti di Dio, essendo informato riguardo le modalità della preghiera islamica (Bukhārī 1:8:345). I musulmani credono anche che Gabriele discenda sulla Terra nella notte detta "del Destino" (Laylat al-Qadr), una imprecisata notte cioè degli ultimi dieci giorni del mese sacro di ramaḍān.

Angelologia profana

Gabriele è a volte associato al colore rosso, la direzione del Sud, o l'elemento del Fuoco; il suo cavallo si chiama Haizum. Gabriele è anche variamente identificato come l'angelo dell'annunciazione, resurrezione, pietà, vendetta, morte, e rivelazione. Inoltre, l'arcangelo è anche stato identificato in varie fonti come il "Settimo Angelo che presiede alla presenza di Dio"; è anche dichiarato in varie fonti tafsarim (capo angelico principe) dei Cherubini, grazie, potere, arcangeli e degli angeli degli ordini celestiali. Il governatore della Luna e del Lunedì è anche descritto come Gabriele; in finale, l'arcangelo è anche il dominatore dello Shamayim, il Primo Paradiso.

Il Libro di Enoch pone l'arcangelo Gabriele come la Mano Sinistra di Dio, o seduto al lato sinistro del trono di Dio accanto a Metatron. Gabriele nel Libro di Enoch è anche il dominatore dei Cherubini che attorniano il Trono dell'Onnipotente cantandone le lodi; è anche uno dei quattro angeli incaricati da Dio di proteggere le quattro parti del mondo.

Protezione

Angelo protettore delle comunicazioni (radio, cinema, televisione), dei postini, degli ambasciatori, dei giornalai e dei corrieri.

Alcuni cristiani del Sud America lo considerano anche il patrono degli scrittori.

Il mese di settembre è sotto la protezione dell'Arcangelo Gabriele (specialmente il giorno 29) e si narra in alcuni vangeli apocrifi che chiunque sia nato in questo mese abbia la protezione dell'arcangelo da:

  • Morte violenta, vendicando il suo protetto uccidendo l'assassino
  • Apocalisse o Armageddon, lui e i suoi angeli proteggeranno i settembrini dalla furia di Dio.

Iconografia

Il suo aspetto rispetta quello dell'angelo: giovane figura androgina alata che talvolta porta il diadema. Spesso raffigurato con il giglio, portato alla Vergine nell'Annunciazione.

L'angelo Gabriele viene promosso ad arcangelo dai testi dei Vangeli apocrifi, senza che da questo derivi una particolare distinzione iconografica, dipendente piuttosto dall'episodio rappresentato che dagli attributi specifici.

Per questa ragione non è imprescindibile per Gabriele l'immagine dell'arcangelo in abiti di corte, con una tunica dalmatica bianca coperta dalla clamide. Degli angeli e degli arcangeli Gabriele conserva l'attributo della lunga bacchetta degli ostiari che può essere sostituita dal giglio simbolo della verginità di Maria.

Letteratura

Gabriele è ricordato nel XXIII canto del Paradiso dantesco, ghirlanda che scende ad avvolgere la Madonna, cantando una melodia a cui si uniscono tutti i beati.

  « Io sono amore angelico, che giro
l'alta letizia che spira dal ventre
che fu albergo del nostro disiro... »
 
(vv. 103-105)

Musica

L'eccentrico inglese agiografo, padre di 15 figli, Sabine Baring-Gould (1834-1924), scrisse un canto di Natale basco, Gabriel's Message, che si basava probabilmente sul canto latino del XIII-XIV secolo Angelus ad Virginem che egli stesso utilizzò come base per la sua biblica descrizione dell'Annunciazione nel Canto del Nuovo Testamento di Luca.

Nel rock moderno il musicista Sting ha interpretato Gabriel's Message nella compilation (CD) di Natale "A Very Special Christmas".

Nel 2006, il cantante inglese e compositore Foy Vance registrò la canzone "Gabriele ed il Vagabondo", ed il single fu utilizzato nell'episodio "Superstition" della serie Grey's Anatomy. La canzone riguarda un racconto in cui l'angelo aiuta un mendicante, che in cambio aiuta gli altri, ispirando un'intera popolazione di una città e inducendo in loro pentimento.

Gabriele è anche il nome di una canzone delle Electrelane, inclusa nel loro primo album, Rock it to the Moon, così come la canzone di Lamb, che appare nell'album What Sound e utilizzato nell'episodio "Death Grip" di CSI: Miami.

Gabriele è anche menzionato nella prima canzone della band Creed, intitolata "My own Prison". Il testo dice "I cry out to God seeking only his decision, Gabriel stands and confirms I've created my own prison".

Gabriele è anche il soggetto di una canzone dei Cole Porter "Blow Gabriel, Blow". Gabriel è anche il soggetto della canzone più famosa della cantante francese Najoua Belyzel, "Gabriel", dove lei racconta di essersi innamorata dell'arcangelo.

Film

Gabriele ha un ruolo principale nel film "Gabriel - la furia degli angeli"; in esso egli è l'ultimo arcangelo sopravvissuto a Satana e tenta di riconquistare il Purgatorio.

Note

  1. ^ Cor., 53:9-10. Traduzione di A. Bausani, Il Corano, Firenze, Sansoni, 1961, p. 397.
  2. ^ Traduz. di A. Bausani, op. cit., p. 220.

 

Arcangelo Raffaele

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San Raffaele Arcangelo
L'Arcangelo Raffaele in un'icona
L'Arcangelo Raffaele in un'icona
 
Nascita  
Morte  
Venerato da Chiesa cattolica, Chiesa ortodossa, Islam
Beatificazione {{{beatificazione}}}
Canonizzazione  
Santuario principale  
Ricorrenza 29 settembre
Attributi Ali
Patrono di Ciechi

Raffaele è, nella tradizione biblica, uno degli Arcangeli che sono alla presenza di Dio e ne cantano incessantemente le lodi.

Il nome Raffaele (in ebraico רפאל) vuol dire "medicina di Dio" o "Dio guarisce" e si contrappone al significato del nome del diavolo Asmodeo: "colui che fa perire".

Gli angeli menzionati nei libri più antichi della Bibbia ebraica non hanno nome; Rabbi Simeon ben Lakish di Tiberiade (230-270), affermava che tutti i nomi specifici degli angeli erano stati portati dagli Ebrei di Babilonia, e gli studiosi moderni tendono a confermarlo.

Raffaele è il terzo angelo di cui parla la Bibbia, s'incontra nell'opera dedicata a Tobia; dove appare in forma umana col nome di Azaria. Raffaele è la guida ed il difensore del giovane Tobia o Tobiolo, procurandogli la riscossione del credito che il padre aveva lasciato in una città della Media, un felice matrimonio con la giovane Sara, la guarigione della stessa dai tormenti del demonio e del padre di Tobia dalla cecità. Al termine della sua missione, si rivela dichiarandosi "uno dei sette spiriti che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore".

Essendo un personaggio di un libro deuterocanonico della Bibbia, Raffaele non è riconosciuto dalla maggior parte dei Protestanti.

Il nuovo Calendario liturgico cattolico ha riunito in un'unica celebrazione, il 29 settembre, San Michele Arcangelo, San Gabriele Arcangelo e San Raffaele Arcangelo, le cui feste cadevano rispettivamente il 29 settembre, il 24 marzo e il 24 ottobre.

Nell'iconografia cristiana i suoi attributi sono il pesce e il vaso dei medicamenti.

Compare anche nei testi islamici: secondo l'Hadith, Israfil (Raffaele in arabo) è l'angelo che ha il compito di segnalare l'avvento del Giorno del Giudizio suonando un corno; a differenza di Jibrail (Gabriele) e Mikail (Michele), questo arcangelo non è menzionato nel Corano.

È l'angelo dell'amore sponsale e della salute. È, nella chiesa cattolica, come in quella ortodossa, il patrono di:

  • giovani,
  • fidanzati,
  • sposi,
  • farmacisti,
  • educatori,
  • viandanti,
  • profughi.

Uriel

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 
 
Affresco di Dionisio raffigurante l'Arcangelo Uriel. (Chiesa della Natività della Vergine, Monastero di Ferapontov, Russia).

Uriel (אוּרִיאֵל, "Luce di Dio" nella lingua ebraica) è uno degli arcangeli della tradizione ebraica . Il suo nome potrebbe avere analogie con Uriah.

Gli angeli menzionati nei vecchi libri della Bibbia Ebraica, sono senza nomi. Effettivamente, il rabbino Simeon ben Lakish di Tiberiade (230-270), asserisce che tutti i nomi specifici degli angeli vengono riportati dagli Ebrei di Babilonia, e alcuni critici moderni tendono ad acconsentire. Dei sette arcangeli del giudaismo post-esilio, solo tre, Gabriele, Michele e Raffaele, vengono menzionati per nome nelle scritture che gradualmente diventano accettate come la Bibbia canonica. Gli altri quattro, tuttavia, vengono nominati nel capitolo XXI del Libro di Enoch (II secolo a.C.): oltre Uriel questi sono Raguel, Sariel e Remiel. Nel libro di Enoch testimoniano a nome dell'umanità durante il regno degli Osservatori Caduti, (i Nephilim); loro rappresentano il caso dell'umanità per intervento divino, da quando gli Osservatori, guidati da Samyaza.

Dove i quattro arcangeli erano aggiunti ai nomi dei tre, per rappresentare i quattro punti cardinali, Uriel generalmente rappresentava il quarto. Adempie a questo ruolo nel Libro Terzo del Paradiso perduto di John Milton, dove Uriel, in carica nell'orbita del Sole, asserve il ruolo di occhio di Dio, ma inconsapevolmente guida Satana verso la Terra appena creata.

Uriel compare anche nel Secondo Libro di Esdra, un'apocrifa aggiunta nella tradizione della Letteratura Apocalittica creata da Esdra, nella quale il profeta Ezra pone a Dio una serie di domande, e Uriel viene inviato da Dio per istruirlo. Uriel è spesso identificato come il cherubino che "sta a guardia dei cancelli dell'Eden con una spada fiammeggiante", o come l'angelo che "veglia sul tuono ed il terrore" (1 Enoch). Nell'Apocalisse di Pietro appare come l'Angelo del Pentimento, rappresentato come se fosse senza pietà come un qualsiasi demone. Nella Vita di Adamo ed Eva, Uriel è visto come uno dei cherubini del terzo capitolo della Genesi. Egli è anche comunemente identificato come uno degli angeli che aiutarono a seppellire Adamo e Abele in Paradiso.

Secondo le tradizioni della mistica medievale ebraica, Uriel è diventato l'Angelo della Domenica (Jewish Encyclopedia), Angelo della Poetica, e uno dei Sacri Sephiroth. Fu lui a lottare con Giacobbe a Peniel ed è raffigurato come l'angelo che decimò l'esercito del re assiro Sennacherib. Egli dice Noè dell'avvento del Diluvio che viene descritto nel Libro di Enoch.

  « Poi disse l'Altissimo, parlò il Sacro e il Grande, e mandò Uriel dal figlio di Lamech, e gli disse: 2. '〈Vai da Noé〉 e digli nel mio nome "Nasconditi!" e rivelagli che la fine si sta avvicinando: che l'intera terra sarà distrutta, e un diluvio sta per scendere su tutta la terra, e distruggerà tutto ciò che vi è sopra. »
 
(Enoch 1917 R. H. Charles (1 Enoch 10:1 Libro degli Osservatori))
Uriel, a destra, nella Vergine delle Rocce ( versione del Louvre) di Leonardo da Vinci, 1483-86.

Egli controllò sulle porte d'Egitto che vi fosse il sangue d'agnello, durante le piaghe. Egli detiene inoltre la chiave dell'Inferno durante i Tempi della Fine, e condusse Abramo verso l'Ovest.

Nella modernità, in un'ottica solo marginalmente Cristiana (Angelologia), Uriel è identificato variamente come serafino, cherubino, reggente del sole, fiamma di Dio, angelo della Divina Presenza, colui che presiede e vigila sul Tartaro (inferno), arcangelo della salvezza, e, in scritture successive, è identificato con Phanuel, "volto di Dio". È spesso raffigurato con un libro o un rotolo di papiro (per la sua saggezza). Uriel è un patrono delle Arti, ed è descritto da Milton come lo "lo spirito dalla vista più acuta in tutto il Cielo."

In opere apocrife e relative alla qabbalah Uriel è stato assimilato o confuso con Nuriel, Uryan, Jeremiel, Vretil, Sariel, Puruel, Phanuel, Jehoel e Israfel.

Indice

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Fatti storici

Nel 745 papa Zaccaria, in un sinodo diocesano, condannò e sospese l’arcivescovo Adalberto di Magdeburgo. Costui era accusato di compiere opere di magia tramite l'invocazione di angeli, e si riteneva che fosse aiutato da Uriel per produrre grandi fenomeni.

In particolare, il motivo della condanna risiedeva in una preghiera "miracolosa", composta da Adalberto, che, accanto ai nomi già noti di Michele, Gabriele, Raffaele e Uriel, includeva nomi di angeli "sospetti": Raguel, Tubuel, Ineas, Tubuas, Sabaoc, Siniel. Negli atti del sinodo si ribadiva che nelle Sacre Scritture sono resi noti soltanto tre nomi di angeli: dunque, si riteneva che gli altri angeli invocati nella preghiera di Adalberto fossero autentici demoni. Le preghiere da lui composte furono accuratamente cancellate e Uriel fu fatto oggetto di un'attenta inquisizione. Alla fine, la Chiesa decise che esistevano due Uriel: uno era l'immacolato compagno di Adamo di prima e dopo la caduta, l’altro era un demone perfido che aveva acconsentito alle richieste del vescovo-mago Adalberto.

Papa Clemente III ordinò di rimuovere dalle chiese le immagini di Uriel.

Uriel nell'angelologia e nell'occultismo

Immagine moderna dell'Arcangelo Uriele.

Uriel è associato al colore verde, il Nord e a volte anche il sud, l'elemento Terra.

Uriel nella cultura moderna

Voci correlate

Bibliografia

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